Girando per blog sono finita a leggere questo post che si riferiva a due articoli di giornalisti emeriti, anche se, tutto sommato, non si dovrebbe valutare la loro fama dalle polemiche che innescano ma dalla loro capacità di analisi e di sintesi.
Ad ogni modo, leggendo queste due, non dissimili valutazioni, sul perchè non troviamo più, nel popolo italiano, il tanto e giustamente valutato senso di responsabilità, vengo a sapere che per ambedue i giornalisti, questo senso, deriva principalmente dalla caduta brutale, nella nostra “nuova educazione” del timore o rispetto per l’autorità.
La cosa mi è faticosa da digerire. Da sempre, riferendomi alla mia educazione, che è frutto delle convinzioni tipiche, in tal senso, della metà dello scorso secolo, ho inteso: i paletti, le regole è il rispetto per l’autorità, più un’imposizione limitativa della mia libertà che il concetto base del mio senso di responsabilità.
Se è il rispetto assoluto e acritico per l’autorità che determina il nostro senso di responsabilità, allora, com’è che proprio le persone che si trovano di fronte a fatti contingenti in cui dovrebbero dimostrare le loro capacità, il loro senso critico e il senso di responsabilità personale, proprio quelli che più hanno vissuto dipendenti dall’autorità degli altri, si trovano incapaci di muoversi autonomamente e di prendere decisioni importanti?
Storie di Capitani di navi scellerati e di Re d’Italia fifoni, non fanno che confermare la non dipendenza delle due cose tra di loro. Ovviamente chi fa la carriera militare o la carriera nella marineria commerciale e chi fa il re di una nazione deve aver, per forza di cose, vissuto in un contesto dove la piramide dell’autorità doveva essere ben netta e rispettata. Pertanto sarà vero che regole, paletti e autorità servono a crescere uomini coraggiosi e responsabili?
Sinceramente io dissento. L’educazione è una questione complessa ed esistono, in ciascuno di noi, delle priorità. Sto parlando di noi genitori ed educatori. C’è chi tende a perpetuare un unico modo di educare, anche se vecchio e usurato, c’è chi cerca percorsi nuovi e più evoluti di coinvolgimento educativo e chi, per scrollarsi dalle spalle il peso di vecchie imposizioni, lascia libero spazio all’anarchia dei comportamenti senza dare almeno delle regole interiori.
Come la penso io?
Beh, non è facile dirla così su due piedi. Personalmente non amo imporre regole e mettere paletti e penso che l’autorità sia quella cosa che ti viene dalla capacità che hai di dire cose sensate e di dimostrare che sei coerente e capace di stare in modo correto nella “vita”. L’autorità è la tua capacità di farti rispettare e di dimostrare la tua correttezza morale ed etica.
Certo che se tu hai questa capacità, da qualcosa ti viene, sia per carattere oppure senso analitico molto sviluppato, insomma sostengo che l’educazione rigida che ho ricevuto non c’entra niente con quello che sono, quello che ha contribuito di più è il mio desiderio di vedere il mondo con occhi autonomi e umani ed i miei sempre più forti tentativi di analisi e critica di me stessa, in primis, e successivamente di quello che mi circonda.
Forse, proprio per questo ho cercato di insegnare più che il rispetto per l’autorità, il rispetto per la persona, a prescindere dalla posizione che questa occupa, ma non solo quello, importante è anche il rispetto per le cose e per l’ambiente e manco a dirlo il rispetto per sè stessi. Se mio figlio ha fatto tesoro di quello che gli ho insegnato è solo perchè rispetta le mie idee e il mio modo di essere e ritiene degno di attenzione quello che cerco di comunicargli e trasmettergli. Il senso di responsabilità è incentrato sulla capacità di prendersi in carico ogni propria azione e ogni idea personale. A mio figlio, ossessivamente, gli ho detto e ripetuto, che per crescere e diventare uomini bisogna saper avere il coraggio delle proprie idee, difendendole fino allo stremo e la responsabilità delle proprie azioni. Solo così si diventa un essere umano responsabile. Se avessi ascoltato i miei genitori che mi ripetevano il rispetto acritico di tutte le persone anziane, se avessi vissuto in un ambiente diverso, con ogni probabilità, avrei potuto diventare facile vittima di molestie o ben più gravi questioni.L’età non dà, per forza, l’autorità di fare scempio della tua vita.
E poi che cos’è il rispetto dell’autorità senza la capacità critica della persona?
In poche parole è vero che un’analisi superficiale presenta una società moderna, poco abituata a prendersi la responsabilità delle proprie azioni e soprattutto delle proprie idee, ma non è forse proprio perchè non siamo mai stati abituati a criticare l’autorità e il modo di imporre queste idee.
Insomma quello che ci viene presentato come cura, a me personalmente, pare piuttosto la causa di tutto. Ecco perchè a leggere il post e gli articoli di giornale mi hanno dato un forte senso di disagio, anzi dirò di più mi hanno fatto saltare sulla sedia, come se fossi messa a sedere su una graticola.
Il rispetto verso le persone non dipende affatto dalla loro autorità costituita, ma dalla loro capacità di “ottenere rispetto”. Un percorso probabilmente lungo e doloroso, sia per chi diventa agente educatore e sia per chi è invece soggetto all’educazione stessa.
Guardando poi le vignette messe in apertura del post, in realtà sono davvero esplicative di uno stato delle cose nella nostra scuola italiana, quando mai i brutti voti sono colpe dei nostri figli? Su questo però non mi sento colpevole, ogni brutto voto del mio rampollo se l’è meritato a pieno titolo e la giustificazione la pretendevo da lui. Fortunatamente non ha mai cercato la via facile di colpevolizzare gli altri ed io non gli ho mai permesso farlo, così come capitò successivamente con le prime stupidate che ha combinato in compagnia dei suoi amici. Purtroppo io sono tendente a dargli tutte le responsabilità, e lui è ovviamente abituato a prendersele, sa bene che sono pronta a supportarlo nelle difficoltà, ma mai a sostituirmi a lui nella vita. Spero che questo ci basti.
