Mario

Archive for the ‘Scissione’ Category

Sogni ricorrenti

In Anomalie, Guerra, personale, Scissione on 3 aprile 2012 at 7:46


Solo quando i sogni vanno persi come lacrime nella pioggia è arrivato il momento di morire – Jim Morrison

Secondo me diamo troppo poca importanza ai sogni. Non sto parlado dei sogni che fanno parte dell’immaginario di chi è sveglio, a quelli invece diamo molta importanza, qualche volta un po’ troppa, ma di quelli che frequentano le nostre notti, con assiduità, ed è proprio perché ci fanno compagnia da tempo noi non li vediamo più.
Non li vediamo certo, ma quasi sempre ci lasciano in bocca un retrogusto, assieme a delle sensazioni che molto spesso ci cambiano la giornata successiva.
Di questi sogni ricorrenti, belli o brutti che siano, ne ho di tre diverse categorie: una che riguarda le persone (persone amate o meno e che mi hanno dato “ansie” in alcuni momenti della vita), una che riguarda i luoghi (posti sconosciuti e mai visti che mi ritornano in modo ripetitivo alla mente, oppure case che ho acquistato e poi dimenticato, oppure ancora altre che vorrei acquistare, perché “fanno proprio parte dei miei sogni”), ultima categoria sono le “avventure”: salvataggi dopo iperboliche azioni, oppure “contorti ragionamenti” su come agire nei confronti di persone in difficoltà: bambini o adulti che siano.Che poi l’eroina di questi sogni non è che sono sempre io direttamente, spesso sono solo spettatrice, anzi regista.
L’ultima categoria di questi sogni-incubi è legata alla guerra. Guerra che non ho mai vissuto direttamente, ma il cui pensiero sembra essersi annidato in me, come ricordo ancestrale e trasmesso nei geni dai miei genitori.
In realtà, nei sogni, riesco a mantenere quasi sempre un grado di controllo che mi permette, nel momento che diventano troppo ansiogeni, di sapere perfettamente che si tratta di sogno e di provvedere al mio risveglio. Questa è una buona cosa che mi risparmia un sacco di fastidi, ma mica sempre, a volte l’impronta di quel sogno, magari un’impronta latente, perché del sogno non porto ricordo, almeno a livello cosciente, mi rimane attaccata anche per giorni, così precisa che mi turba a lungo e che non sempre riesco a spiegare.
A parte per i sogni incubi, che mi sconvolgono per ovvi motivi, quelli che sono meno dirompenti, ma che mi rimangono vivi in testa, sono quelli dei loghi che non ho mai visto e che ritornano. Mi ricordo, moltissimi ani fa, che con precisione fotografica avevo sognato un assembramento di case tipo paese spagnoleggiante che dopo alcuni giorni ho trovato, tale e quale, in un film di Bertolucci. Ovviamente questo è un caso limite, di solito questi luoghi sono vallate in mezzo al verde che penso di non aver mai visto e non capisco che ritornano a fare. Certo sembra non aver senso. Certo che ho il sospetto che un qualche senso ci sia.
Sicuramente quando sogno di salvare persone in pericolo, in qualche modo vero o solo percepito, ho, nella realta, persone care in difficoltà. Il sogno poi delle case che scopro di aver acquistato e di essermene dimenticata oppure di aver trovato case da sogno (il mio sogno in questo è davvero creativo: non si tratta mai di villa hollywoodiana, ma di grande casa piena di angoli speciali, vista particolarmente affasciante e tante tante finestre, da restaurare totalmente, ma proprio in quello sta il fascino).
Sul primo genere preferisco non parlare. Quelli sono sogni che mi “sfrugugliano” il cuore in tutti i sensi. Tanto io sogno sotto metafora, una cosa ne significa chiaramente un’altra, ma senza tanta difficoltà e senza l’aiuto del vecchio Freud, ci arrivo in un battibaleno al significato vero e non mi servono tante interpretazioni. Insomma, la mia complessità da sveglia, quando sogno diventa, senza timore di sbagliare, una semplicità sconcertante. Sarà che mi conosco? Può essere, comunque effettivamente sono più facile da capire mentre dormo di quando sono sveglia. E sinceramente non so se sia un difetto ;-).

I ladri di sogni

In Amici, amore, Anomalie, Donne, Giovani, Nuove e vecchie Resistenze, personale, politica, Scissione, Sinistra e dintorni on 16 ottobre 2011 at 14:12

Siamo tornati questa notte da Roma, Delusi ed arrabbiati, molto di più di quando ieri mattina siamo arrivati a Roma.
Ci siamo alzati prestissimo per prendere il treno con le offerte del sabato. Sia chiaro che oggi si fa fatica anche a viaggiare in treno, non è un mezzo per chi fa  i conti per arrivate a fine mese e siamo in tanti a fare questi benedetti conti.
In treno ci sono le mamme, mi chiederete quali mamme e che c’entrano. C’entrano, sono le mamme dei ragazzi e ragazze, studenti medi che sono partiti a notte fonda verso Roma, perché anche di questo è fatta questa manifestazione. Io e Mario avevamo mio figlio con gli studenti che venivano da Firenze e la ragazzina di 17 anni, Shaden, che la mamma, impossibilitata a venire, ci aveva affidato, anche lei era partita da Venezia con quei pullman che sono la tradotta di queste manifestazioni. Autobus che solo i giovani possono affrontare. Io ci lascerei le gambe prima ancora di arrivare.
Si arriva in una Roma assolata e allegra. Arriviamo presto e già la Piazza è colorata e piena di allegro vocio. Noi abbiamo appuntamento alle 13 o 13,30 davanti al cinema Moderno, ma ci arriviamo abbastanza presto dopo aver telefonato e fatto raccolta di amici romani e non. Qualcuno di loro deve andare in testa del corteo perchè sono quelli del Comitato 15 ottobre, c’è tanta allegria, la gente non sembra molta però, ma a noi non importa, chi c’è c’è, e anche gli studenti devono arrivare dopo essersi raccolti davanti alla Sapienza.
Chiamo mio figlio: tutto bene, stanno riunendosi per partire verso Termini. I gruppi della Palestina non si vedono. Noi indossiamo le bandiere per fare richiamo. Arrrivano ragazzi da Milano e alcuni giovani romani e un’altra ragazza da Venezia che è partita più tardi.
Siamo allegri e ottimisti, dietro ai nostri sorrisi però ci sono dei dubbi e delle tensioni (oppure pare solo a me). Non ci possiamo credere. Avevamo visti i mezzi dei carabinieri, in un angolo della piazza, e c’era qualcosa di strano: vicino ad una camionetta c’erano carabinieri con dei personaggi che carabinieri non sembravano proprio. Alcuni seduti dentro, altri che rilassati parlavano all’esterno. Fra di noi non abbiamo esternato quello che ci era venuto in mente. Eppure anche Mario aveva annotato la cosa. Non si può immaginare che, se ci fosse stato qualcosa di dubbio, lo facessero così alla luce del sole. Erano i miei retaggi da sessantottina a parlare, sicuramente. Insomma carabinieri e dimostranti dall’aspetto poco rassicurante, insieme in un guazzabuglio a dir poco sconcertante. Ma tiriamo avanti.
Mi son detta: ma cosa vai a pensare, se fossero infiltrati, perché mostrarsi alla luce del sole, sono troppo pochi, verrebbero isolati, ma che diamine. Forse mi sono sbagliata o forse il pericolo non veniva da lì, non ne sono sicura  e non lo sarò probabilmente mai.
Raccogliamo altri con la bandiera palestinese e con quelle della Flotilla, ma il furgone non arriva, poi mi chiamano al cellulare: venite a Termini che il gruppo parte da lì, il furgone è rimasto imbottigliato. Andiamo raccogliendo un po’ di persone per strada. Fortunatamente il nostro gruppo è riconoscibile per le bandiere e ci si ricompatta a Termini. Ci abbracciamo e riconosciamo i nostri amici di Facebook. E’ bello trovarsi e riconoscersi, è rassicurante. Intanto gli studenti sono arrivati alla stazione e mio figlio riconoscendo le bandiere mi raggiunge. Ci abbracciamo e siamo ottimisti e contenti. Sarà una grande manifestazione.
Quelli del Comitato sono già partiti da un po’. Ci chiamano per sapere di noi della Palestina, dove siamo. Io rispondo che non siamo ancora partiti anche se dovevamo partire in quinta posizione. Quelli ci dicono che sono ad una decina di minuti da Piazza S. Giovanni. Ma allora chi c’è dientro di loro se noi non siamo ancora partiti? Non riusciamo ancora a pensare che il corteo possa essere così lungo e numeroso.
Partiamo e si va lenti, ma è bellissimo, ci sono famiglie con bambini in carrozzina, c’è musica e allegria, qualche slogan, tanti sorrisi.
A metà Via Cavour mi arriva la telefonata di quelli del Comitato e dicono che gli studenti di termini sono bloccati da Black Blocs che stanno provocando disordini. Chiamo mio figlio, che dice: no, qui tutto tranquillo, siamo tantissimi ed aspettiamo di confluire nel corteo. La cosa mi rasserena. Richiamo quelli del Comitato che sono già entrati a S. Giovanni. Si tranquillizzano pure loro. Ma ad un tratto noi cominciamo a vedere le macchine con i vetri sfasciati e una banca con le vetrate sfondate. Ma allora da qui i Black Blocs sono già passati?
Mi telefona la mamma della ragazzina a cui dovevamo dare supporto: oddio le immagini che la televisione ci manda sono terribili, c’è una guerra in atto. Lei grida ed io sono sconvolta. Ma come? qui è tutto tranquillo. Richiamo mio figlio e non sono ancora partiti, anche lui mi conferma che è tutto tranquillo, e mi rasserena il fatto che siano ancora lì. Intanto noi vediamo la prima macchina bruciata e già spenta dai Vigili del fuoco e altre macchine sfasciate, altre vetrine sfondate. Ma che furia è passata di qua? Dai furgoni, partono i primi appelli di calma e di non accettare le provocazioni. Proprio in quel momento una trentina di giovani mascherati ci superano e il corteo si ritrae come fossero appestati. Qualcuno grida: “Siete fascisti!” “Fuori, fuori, fuori!” Ma la gente ha paura, si sente, si capisce. Dietro a questo manipolo ci corrono un po’ di ragazzi a viso scoperto, sembra che abbiamo visto il messia. Ragazzini che forse per la prima volta vedono il male, l’odio puro e ne vengono affascinati. Ho pensato che non potevano avere l’età per conoscere davvero la rabbia e la delusione, che erano solo ragazzini in cerca del gioco e della grande avventura. Dio santo, ma che potevano farci quei ragazzini? Quale pericolo potevano essere per noi, per il movimento che si era messo in cammino oggi?
Mi ritelefona la mamma disperata: non riesco a parlare con mia figlia, per televisione fanno vedere una guerra, hanno bloccato via Labicana e hanno messo a ferro e fuoco una caserma e occupato una chiesa, per favore vai a prendere i ragazzi e portali via. Sono spaventatissima, chiamo in testa al corte, sono già da un po’ in piazza S. Giovanni che è gremita. La polizia lì sta caricando e non si sa bene perché, il corteo è già tagliato in tre tronconi, c’è del fumo nero e alto che vediamo pure noi. C’è un ferito grave. C’è che quelli in piazza S. Giovanni stanno scappando, cercando di allontanarsi dalla polizia e dai violenti. Richiamo mio figlio, ma non riesco ad avere la linea. Parlo con Patrizia che parla col megafono del furgono e che mi conferma che c’è una guerra in corso. Passa un’ambulanza che risale Via Cavour, da dove siamo venuti. Io blocco Mario e gli dico: torno indietro vado dai ragazzi. Lui mi dice di non esagerare, che se stiamo calmi e non ci facciamo provocare tutto andrà bene. Eh no che non va bene, io ho Marco e Shaden in coda al corteo e loro non sanno niente, stanno solo aspettando di partire e magari a Termini questi quattro energumeni stanno facendo il caos e magari la celere carica e ci rovinano i figli.
Forse a tratti sono melodrammatica, ma non riesco più a stare nel corteo, ormai non ho più voglia di manifestare, ho già consegnato la mia bandiera della Flotilla a qualcuno e non ho che il pensiero alla coda del corteo.
Mario sa che non può fermarmi e sa che me ne andrò anche senza di lui, sa che ne sarei straziata, ma che non posso continuare. Intanto chiamo mio figlio e non riesco ad avere la linea. Mi chiedo dove sono le “mamme” che erano partite con noi. Poi al ritorno saprò che come cani da guardia hanno piantonato il corteo degli studenti, ma senza nessun potere. I padri chiamavano spaventatissimi e loro non riuscivano a cavare i loro figli o figlie dalla manifestazione.
Mario si decide: torno indietro con te e assieme a noi viene Mirna, la nostra amica brasiliana. Mio cognato e sua sorella hanno fatto un’altra strada e hanno visto gli scontri, mi chiamano e confermano che è davvero una guerra.
Risaliamo il corteo e solo allora la realtà ci appare in tutta la sua forza e anche la sua innata debolezza: c’è una marea, ma che dico, un oceano di gente, che non sa niente e non ha visto niente. E i ragazzi sono ancora alla stazione Termini. Sono ore che aspettano di partire. Mio figlio mi rassicura: ma dai, non fare la madre in ansia, qui è tutto tranquillo. Io cerco di fargli capire che magari lì sembra  tutto tranquillo, ma non riesco a spiegargli che risalendo la strada io mi incontro con una distruzione che prima non c’era? Come faccio a fargli capire che se arrivano al Colosseo, siamo perduti?
Facciamo una fatica boia a risalire contro corrente, non c’è spazio, e dobbiamo ritagliarci gli spazi con decisione. La gente ci guarda come fossimo dei matti. Più si risale il corteo e più c’è gioia ed allegria, come se fosse la giornata più bella della vita. Non sanno che sotto, alla fine della strada, c’è l’inferno. Ma perchè nessuno ferma il corteo? Ma perchè non li deviano su un altro percorso?
Mi richiama la mia amica e mi dice che persino la polizia sembra non riuscire a fermarli, Almeno da quello che mostrano in tv. Mi viene un sospetto: e se non volessero fermarli? Poi mi do della “complottista” da sola, non è possibile che siano così folli da mettere in pericolo… quanta gente? Un milione, un milione e mezzo di persone? Esagero? Faccio un po’ il conto della strada percorsa dal corteo, e dal tempo che il fronte della manifestazione è arrivata a piazza S. Giovanni che era già parzialmente piena. Sono quasi 2 ore che io vedo gente davanti e gente dietro e dietro ancora e non finisce più. E dietro c’è un mondo intero, con le famiglie e le carozzine e le bandiere di tutti i colori e l’allegria negli occhi: che grande e bella giornata oggi!
Richiamo mio figlio. Gli studenti sono entrati nel corteo. Maledizione e adesso? Mi dice più o meno dove si trovano, sono solo all’inizio mi spiega qual è il camion dietro al quale si trovano. Dice di stare calma. Ma ragiona, come faccio a stare calma se so dove vi state infilando. Sento che la sua pazienza è al limite. Ma i miei nervi sono già saltati e non posso dirgli togliti da lì e cercami Shaden perchè lui è un uomo e prende le sue decisioni e Shaden non so nemmeno dove sia. Nemmeno la mia amica lo sa.
Intanto il mio telefonino dà segni di cedimento, la batteria si sta scaricando. Sfrutto quello di Mario, che nel frattempo ha cercato degli amici che stanno in mezzo. Quello più giovane ci fa promettere di stare lontano dai disordini, ci fa giurare. Ma che cazzo sta succedendo.
Finalmente vedo gli studenti, sono moltissimi e organizzatissimi, forse hanno anche un sistema di sicurezza, forse hanno imparato pure loro ad usare i Katanga, come facevamo noi dopo il ’68. Ma questo servizio d’ordine è fatto da ragazzini. Ma che esperienza hanno? Non ci si butta in mezzo al caos così. I primi sono gli studenti medi, i piccoli, sicuramente Shaden è con loro. Impossibile vederla. A mio figlio non posso più telefonare, non posso tirare la corda della sua pazienza. Mi chiama la mamma di Shaden dice che è sempre peggio, che non sa più cosa fare, ma poi le viene un’idea e mi dice che chiamerà i numeri che avevamo preso su Facebook della Casa dei diritti civili e di Giuristi democratici, vuole sapere dove faranno finire i nostri ragazzi. Mio cognato e sua sorella cercano anche loro di raggiungerci. Faccio chiamare mio figlio dallo zio, ma so bene che non uscirà dal corteo.
Finalmente vediamo il camion del teatro Valle occupato con musica ed allegria a non finire e dientro a duecento metri il furgone dei We camp dove stanno anche gli studenti fiorentini. Ovviamente non vedo mio figlio, come potrei, sono una marea… sono delusa, spaventata, incazzata. Com’è possibile che una bella cosa come questa diventi un incubo? Sono incazzata perchè mi hanno fatto morire di paura, perchè mi hanno cancellato la gioia di partecipare e di portare al mondo anche il mio messaggio. Mi hanno trasformato il sogno in un incubo, hanno trasformato una giornata di sole e di colori e di musica in fumo, grigiore e paura. Sono incazzata, ma contro chi? Chi sono? CHI? E perché? PERCHE’?
Arriviamo finalmente a Termini e incredibilmente la piazza è ancora piena.
E’ quasi buio e ho il telefonino quasi scarico. Lo stress mi ha tagliato le gambe e mi ha svuotato il cervello. Per i ragazzi non posso fare molto né con il telefonino né con la mia buona volontà. Entriamo in stazione e ci mettiamo al bar d’angolo. Mario chiama mio figlio che mi parla e mi rassicura, il loro corteo è stato deviato… era tempo, ho un sospiro di sollievo, limitato, ma sollievo.
Richiamo gli amici in testa al corteo, anche loro si sono ricompattati e stanno andando verso la Piramide e si troveranno lì con gli studenti e i gruppi che si sono trovati tagliati fuori. Da quel che so il furgone della Palestina e della Rete romana per la Palestina si è trovato vicino agli scontri e non so che fine ha fatto. Chiamo Valentina che era rimasta con gli altri. Mi dice che è in piazza Vittorio, che sono venuti via di fronte a quel macello. Richiamo la mamma che è rimasta a casa e dico di restare calma, che i ragazzi sono stati deviati e non dovrebbero incontrare problemi. Ma tutto è stato rovinato, tutto sembra macerie di sogni ed illusioni.
Alla fine, fino a che mio figlio non chiama Mario per dire che se ne stanno tornando ai pullman e che mi manderà un messaggio quando arriverà a Firenze, io non riprendo a respirare. Il mio cellulare è morto, non prima di ricevere questo messaggio da Shaden una ragazzina di 17 anni italopalestinese piena di coraggio:
Ho sentito la mamma, tutto ok. Sto tornando indietro. Non potevo tornare indietro prima, perché dovevo partecipare a questa Italia che amo, perché è questa l’Italia in cui voglio vivere e che spero, scontri estremi a parte. Baci Shaden“.
E a questo punto mi è venuto da piangere.

Un NUOVO PARTIRE deciso a Chianciano.

In Gruppo di discussione politica., Informazione, La Sinistra, Scissione on 29 gennaio 2009 at 2:33

Come spesso accade le poche capacità comunicative della Sinistra si sommano alle semplificazioni ed alle forzature di un sistema della comunicazione che troppo spesso sceglie la scorciatoia scandalistica e la semplificazione.

Al seminario di Chianciano abbiamo dato vita al Movimento per La Sinistra.
Siamo usciti, in tanti, da un partito, il PRC, che si è avvitato in una logica autoreferenziale, identitaria, che pratica la retorica della declamazione, molto più simile ad un gruppo extraparlamentare degli anni ’70 che non teso alla costruzione di una grande, e necessaria, sinistra di popolo.

Non abbiamo praticato una scissione del tipo “il capo comanda e tutti, come tanti soldatini di piombo, lo seguono nell’uscita dal PRC”.
Abbiamo scelto la strada della scelta individuale, dell’argomentare, ognuno di noi e mostrando la propria faccia, le ragioni secondo le quali il PRC rappresenta un progetto strategico morto e le ragioni per le quali, anche, e soprattutto oggi, serva un altro progetto.

Un progetto costituente di una forza di sinistra grande e forte in grado di favorire la partecipazione popolare, il coinvolgimento democratico dei, e nei, territori, la formulazione di risposte concrete alle crisi del tempo presente.

Vogliamo La Sinistra: senza aggettivi.
Oggi gli aggettivi tendono ad escludere mentre oggi vi è la necessità di includere, di allargare, di riconoscere e valorizzare le forme della pluralità e della molteplicità.
La globalizzazione autoritaria fonda la propria struttura di dominio, oltre alla guerra anche, non solo, sul conformismo, sulla riduzione di tutto “ad uno”. Riarticolare un pensiero delle differenze diventa fondamentale. Non è forse questo uno dei messaggi importanti che hanno sostenuto quel fatto emblematico e di per sé innovatore rappresentato da Obama presidente?

La Sinistra senza aggettivi rappresenta, allora, non un segnale di debolezza o di incertezza, bensì la ricerca di un pensiero forte in grado di includere e non di escludere.
Noi del Movimento per La Sinistra non siamo interessati alla costruzione dell’ennesimo partitino della sinistra, autoreferenziale e finalizzato alla tutela di un microcosmo di ceto politico.

Vogliamo costruire con altri, altre forze politiche, movimenti, associazioni, libere e liberi cittadini, un processo di riconquista della democrazia e, di conseguenza, di una politica degna di questo nome.

Certamente un movimento con questi obiettivi non può durare in eterno (altrimenti diventa un partito senza nemmeno dichiararlo): si dovrà arrivare alla costruzione di un nuovo soggetto politico ma, sembra ovvio, i tempi non potranno essere brevissimi.
Dobbiamo evitare le sciagure de La Sinistra – l’Arcobaleno che si era caratterizzata come un cartello elettorale, una sorta di “arca di Noè” per salvare un ceto politico, e non come un vero progetto politico unitario a sinistra: e gli elettori l’hanno capito e non ci hanno votato.

Assemblee nei territori, più numerose possibili, per una “campagna di ascolto”, primarie delle idee, proposte per una “carta dei valori” condivisa e per un programma fondamentale realmente partecipato, ritorno nei territori e costruzione di una “Convenzione programmatica”, in ogni territorio, per definire congiuntamente il programma di azione territoriale ed il gruppo di coordinamento che sostituisca l’attuale “coordinamento provvisorio”.

Le elezioni, in questo frangente, rappresentano solo un passaggio nella costruzione del nuovo soggetto e non, come troppo spesso è accaduto, il “fine ultimo della creazione”. Vedremo poi, e dopo le elezioni europee, quale scenario si aprirà complessivamente: ad esempio il PD terrà, sarà in grado di superare il proprio immobilismo dettato dalle contraddizioni interne, sia programmatiche che etiche, che lo paralizzano? Deflagrerà e, anche in quel “luogo”, donne e uomini si sentiranno liberi e disponibili al partecipare alla costruzione de La Sinistra? Agiamo e vediamo.

Insomma, oggi scegliamo un “nuovo partire” più che un nuovo partito. Un nuovo partire che, nella costruzione paziente e democratica, ridia speranze alle donne ed agli uomini, davvero tantissimi, che sentono, soffrono, l’assenza di una sinistra realmente all’altezza delle sfide. Il nuovo partito verrà da sé, se saremo capaci.

Alessandro Sabiucciu

Nasce LA SINISTRA

In La Sinistra, politica, Scissione on 21 gennaio 2009 at 20:48

COMUNICATO STAMPA

Si è costituita LA SINISTRA nella provincia di Venezia

Abbiamo dato vita a LA SINISTRA nella provincia di Venezia.
Nasce come associazione e si propone, in accordo con le scelte nazionali, di concretizzare il processo costituente di una nuova soggettività politica nel nostro Paese
Nel territorio della Provincia di Venezia LA SINISTRA si compone di associazioni, gruppi di cultura politica, soggetti delle organizzazioni sindacali, singole e singoli che non si rassegnano sia al riflusso moderato che alla chiusura identitaria, minoritaria e gruppettarista.
LA SINISTRA si compone altresì dal movimento di Sinistra Democratica e dall’area di Rifondazione per la Sinistra (l’area “Vendola” che esce dal PRC).

La scorsa settimana si è tenuta una assemblea generale e ieri la prima riunione del Coordinamento Provinciale quale organismo provvisorio appunto di coordinamento.
Provvisorio perché LA SINISTRA si impegna a sviluppare una fortissima campagna per le PRIMARIE delle IDEE, una campagna di ascolto e proposta con gazebo e banchetti in tutta la provincia, un ciclo di assemblee in tutte le aree della provincia per allargare il processo di coinvolgimento e partecipazione, in una raccolta di adesioni e contatti, che sviluppino un reale processo di partecipazione politica dal basso.

Questo lavoro di costruzione politica si concretizzerà in una grande CONVENZIONE PROGRAMMATICA PROVINCIALE che si terrà ai primi di marzo.
In questa “convenzione” si darà corpo alla “carta dei valori” ed alle priorità programmatiche in coerenza con le scelte nazionali, si nomineranno le figure di coordinamento non più provvisorie, si definirà il PROGRAMMA POLITICO de LA SINISTRA per il territorio della provincia di Venezia.
Noi de LA SINISTRA dichiariamo, da subito, che intendiamo costruire una forza in grado di svilupparsi sul versante della partecipazione e coinvolgimento popolare e di darsi una autonoma rappresentanza istituzionale.

Noi de LA SINISTRA dichiariamo, da subito, che intendiamo, sulla base del programma che verrà definito nella convenzione programmatica provinciale, presentare LA LISTA de LA SINISTRA alle prossime ELEZIONI PROVINCIALI, che non sarà composta prevalentemente da ceto politico tradizionale bensì da soggetti realmente rappresentanti i territori, il mondo del lavoro, i saperi reali, ed alle ELEZIONI nei COMUNI della provincia di Venezia che saranno chiamati al voto amministrativo.

LA SINISTRA nella provincia di Venezia nasce nel processo popolare di partecipazione e FONDA se stessa, nella rivendicazione e nella pratica della AUTONOMIA.
Noi de LA SINISTRA ci impegniamo alla costruzione di alleanze di sinistra e centro sinistra per tutte le elezioni che affronteremo.
Nulla però deve essere dato per scontato.

La volontà di sostenere Davide Zoggia quale Presidente della Provincia di Venezia DOVRA’ TROVARE RISCONTRO nella costruzione di un programma condiviso che rafforzi ciò che di positivo è stato fatto in questi anni (lavoro, politiche sociali, ambiente tra le altre cose) ma superi anche le contraddizioni ed ambiguità presenti, ad esempio nel Piano territoriale di Coordinamento Provinciale.
Infatti le OSSERVAZIONI al PTCP soprattutto in materia infrastrutturale (Veneto CITY, Romea Commerciale, Camionabile tra le altre) non potranno essere solo formalmente affrontate e, nella sostanza, archiviate. Esse rappresentano, per noi de LA SINISTRA, elemento costitutivo dell’eventuale alleanza.
In caso contrario noi de LA SINISTRA non daremo nessuna delega e la nostra AUTONOMIA si dispiegherà pienamente.

Noi de LA SINISTRA ci impegniamo a praticare il massimo livello di informazione, partecipazione e formazione condivisa delle decisioni.

A partire da oggi si chiude la fase propedeutica e si inizia la vita politica, sociale culturale, de LA SINISTRA ed è con questa denominazione che ci qualificheremo in tutti gli ambiti ed in tutti i momenti.

Coordinamento Provvisorio de LA SINISTRA

Venezia, 21 gennaio 2009

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: