rossaurashani

Era bello il mio ragazzo

In Nuove e vecchie Resistenze on 7 febbraio 2011 at 16:31

Foto BN di articolo di quotidiano su Anna IdenticiIl 24 febbraio 1972, quando si presenta sulla ribalta del ventiduesimo Festival di Sanremo ha ancora il volto da ragazza. Sono passati cinque anni, era il 1967, da quando Tenco si è sparato dopo aver cantato una canzone sull’emigrazione. Con dolcezza interpreta la sua canzone: Era bello il mio ragazzo. La sua vita è cambiata. Una voce esile e un testo forse esile ma che parla degli incidenti sul lavoro, delle morti bianche. Un tema non certo consueto per la manifestazione. In fondo è sempre il palco adatto per: Io tu e le rose. E’ quella un’Italia che non può continuare a fingere di non vedere. Le spinte sono tante. Lei tornerà l’anno successivo e poi lentamente sparirà. Sparirà come tanti che hanno scelto l’impegno, di parlare della vita fuori. Io sono fra gli organizzatori della Festa dell’Unità di Favaro Veneto e la invitiamo. E’ il 1973; o forse il 1974? la memoria non è più quella di una volta se mai è stata affidabile. Per chi non lo sapesse Favaro Veneto e una frazione popolosa del comune di Venezia. Allora una zona rossa con una festa che non aveva eguali. Ci si poteva ancora definire comunisti senza provare vergogna e ricordo ancora l’emozione. Non ho imparato quella vergogna e tiro diritto, non sono cambiato. Per uno come me per il quale “la resistenza non è mai finita” anche questo è resistere. Resistere è anche testimoniare, ricordare e continuare a portare in cuore quei grandi valori che sono la libertà e la dignità.

Era bello il mio ragazzo

Anna Identici

Era bello il mio ragazzo sempre pieno di speranze
Mi diceva: “Mamma mia un giorno sai ti porto via
Via da tutta sta miseria in una casa da signora
Via da questo faticare potrai infine riposare”.
Era bravo il mio ragazzo; morì il babbo che era bimbo
ma mi disse: “Non temere. Vado io ora in cantiere
Sono grande ormai lo vedi prendo il posto di mio padre,
son capace a lavorare, non ti devi preoccupare”.
Era stanco il mio ragazzo in quel letto di ospedale
ma mi disse: “Non fa niente, solo un piccolo incidente
Quando si lavora sodo non c’è soldi da buttare
Non puoi metter troppa cura per far su l’impalcatura”.
Era bello il mio ragazzo col vestito della festa
L’ ho sentito tutto mio, mentre gli dicevo addio
E poi quando l’ho baciato gli ho strappato una promessa
e gli ho detto anima mia presto sai portami via
Era bello il mio ragazzo ….

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  1. Ripensando alle parole del testo mi vengono i brividi.
    Certamente a quel tempo era un testo coraggioso anche se proposto a Sanremo era un’eresia.
    Immagino che ci siano dei buoni motivi per cui Anna Identici è sparita dalle scene. Mi auguro abbia avuto una vita migliore del suo successo festivaliero.

  2. Ricorda che allora si pensava di passare attraverso le istituzioni, e attraverso tutto.

  3. Grazie per aver postato il brano.
    Io me la ricordavo solo per “Taxi” ai tempi in coppia con Antoine, mi pare (ok, vado dietro la lavagna a vergognarmi per i prossimi quindici minuti).
    Adesso ho altro materiale da riconsiderare e mi pare ne valga la pena.

  4. Che bel Post, Ser @Mario, e che ricordi “non” perduti ….
    Che emozione poi, rivedere quella Anna Identici dal viso pulito, dall’ esile filo di voce, dalla femminilità incantevole, dove sarà andata mai a finire ?

  5. Sono le storie minime. Le piccole resistenze. Ma di queste è fatta l’altra cultura. Anche e soprattutto di volti senza nome. I resistenti non cercano la prima pagina dei giornali. Spesso guadagnano l’obblio. Mi resta solo un frammento di ricordo di quella sera, a Favaro. Lei che canta Porta Romana e mi colpisce soprattutto la strofa “Prima faceva il ladro e poi la spia, e adesso è commissario di Polizia”. Ma questa è una semplice emozione solo mia, che ricordavo appena. Ma proprio noi veneziani ne avremmo da raccontare sulla canzone popolare e la canzone di impegno proprio in quegli anni.

    • Sai quanto mi piacerebbe raccontarla quella canzone popolare! Venezia era una culla fantastica con le sue grandi contraddizioni: la povertà operaia e la ricchezza di chi ha sfruttato il turismo e il lavoro degli altri.
      Mi piacerebbe portare alla ribalta ancora una volta le canzoni di Gualtiero Bertelli, Alberto D’Amico, Luisa Ronchini per riportare ancora una volta la voce della resistenza che fu di ieri, ma che rimane anche oggi nel nostro cuore.

  6. E chi l’ha detto? Chi ha detto che non si farà? Che non lo faremo? La musica di quella memoria la conserviamo così come le emozioni e la dignità che portava. Si tratterà di trasformare il dialetto in lingua. Ho tutta l’intenzione di provarci. QUI.

  7. Mi ha colpito questo articolo, anche se parla di una realà che ben conosco, assolutamente vergognosa.

    Quello che però mi ha colpito di più in questi anni è stata la storia di un extracomunitario che, caduto da un’impalcatura, invece di essere soccorso è stato trasportato lontano dal cantiere affinché il datore di lavoro potesse chiamarsene fuori.

    Chiamare i soccorsi poteva significare salvargli la vita, e invece è stato trattato come una cosa, da sfruttare e gettare, nessuna pietà, solo un padrone che “non doveva avere rogne”: un padrone assassino, che magari in società ha pure la pretesa di essere rispettabile.

    La macchina della giustizia avrà fatto il suo dovere, di gettarlo nelle patrie galere e gettare la chiave, o se la sarà cavata come spesso riescono a fare in questi casi? Il fatto che non solo non si rispettino le norme di sicurezza a rischio della vita altrui è già di per se riprovevole, ma quando se ne toccano le conseguenze con mano, come ci si può sporcare la coscienza al punto di pensare alle proprie “rogne”, come può non scattare l’immediato istinto umano al soccorso?

    Non ho parole. Io, lo sapete, sono forcaiola, e a certi padroni farei fare la stessa identica fine.

  8. Qui parlavo di Sanremo e del tema esposto in modo, per così dire, edulcorato. La canzone è Ugualianza. L’ho già postata qui:
    http://emmedigi.wordpress.com/2008/11/19/un-nuovo-%E2%80%9868/
    e tornerò a postarla. Questo è il testo:
    Ti ho visto lì per terra
    al sole del mattino
    e braccia e gambe rotte
    dal dolore.
    Dicevan che eri matto
    ma devo ringraziare la tua pazzia.

    Ti ho visto lì per terra
    poi ti ha coperto il viso
    la giacca del padrone
    che ti ha ucciso.
    T’hanno coperto subito
    eri ormai per loro da buttar via.

    Ci dicon Siamo uguali
    ma io vorrei sapere
    uguali davanti a chi?
    uguali per che per chi?

    E’ comodo per voi
    dire che siamo uguali
    davanti a una giustizia partigiana.
    Cos’è questa giustizia
    se non la vostra guardia quotidiana.

    Ci dicon siamo uguali…

    E’ comodo per voi
    che avete in mano tutto
    dire che siamo uguali davanti a Dio.
    E’ un Dio tutto vostro,
    è un Dio che non accetto e non conosco.

    Dicevi questo ed altro
    e ti chiamavan matto
    ma quello in cui credevi verrà fatto.
    Alla legge del padrone
    risponderemo con Rivoluzione.
    Un testo meno forcaiolo di quanto appare se pensiamo che spesso gli ispettori che girano a controllare il rispetto delle norme di sicurezza si ritrovano la macchina sgarrata, naturalmente parlo di quelli meno corruttibili.

  9. 30 anni fa avevo un vinile graffiato che saltava, cantavo questa canzone e senza capirne le parole credevo che fosse una canzone di festa. adesso non posso sentirla senza averne un groppo. grazie per averne postato una diversa versione. federico

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