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L’umanità di Napoli

In auguri, Gaza, Giovani, Informazione, personale, politica on 16 ottobre 2012 at 16:43

C’era tutto: il sole, il mare e il cuore dei napoletani!

Napoli è una città bistrattata. Nell’immaginario dell’italiano del nord, questa città è vissuta come caotica, sporca e piena di napoletani. Certo bisognerebbe anche precisare il senso comune di: napoletanità. Una parola sola che racchiude in sé un sacco di aggettivi non del tutto positivi, anzi direi che sono normalmente considerati negativi. Non sto lì a spiegare quanti siano i luoghi comuni che circondano Napoli e i suoi abitanti. Ed invece a me che ci sono stata realmente, ossia che ci sono andata per qualche giorno, senza portarmi appresso i soliti pregiudizi, posso dire che in questo incontro improvvisato, me ne sono innamorata.

Oltre al fatto che Napoli è bella, solare e ci ha pure il mare, questa città è abitata anche dai napoletani che sono una parte importante della sua bellezza e della sua capacità di essere umana.

Ma arriviamo subito al dunque. Venerdi 5 ottobre 2012, dall’azzurro mare che bagna Napoli è arrivato il veliero Estelle, con destinazione Gaza.

La nave Estelle è partita dalla Svezia, il maggio scorso, e di porto in porto ha raggiunto Napoli, come sua ultima tappa, nel viaggio verso Gaza per portare in quell’angolo di mondo dimenticato, la solidarietà di un mondo di umani che vorrebbero mandare un messaggio di pace e di fratellanza.

Probabilmente, merito di un Sindaco, Luigi De Magistris, molto più umano e coraggioso di altri personaggi politici con maggior peso del suo, che ha ricevuto, con allegria e cordialità, l’arrivo del veliero.

Io sono partita da Roma il giorno 6 in un pullman di amici allegri e ciarlieri, tutti diretti a salutare “Estelle” e la sua partenza per Gaza, dopo aver caricato a bordo le reti da pesca, regalo di questa città, ai pescatori gazawi.

Noi si arrivava da Venezia, ma a vincerla tutta è stato un ragazzo palestinese che arrivava da Trieste, non il più a nord, ma almeno quello che veniva più da distante. Ma questo solo nel pullman che veniva da Roma,  perchè invece a Napoli c’era il mondo intero ad aspettarci e a mettersi in marcia, nella manifestazione verso l’Estelle, la cui bandiera svettava mescolata a quelle delle grandi navi da crociera al porto Beverello.

Le polemiche nate, a seguito di questa accoglienza, sono molte e molto spesso corredate da tutti quei pregiudizi che in genere colpiscono anche nel nostro paese: una popolazione invece di un’altra o una condizione sociale invece di un’altra. Il povero Sindaco in mezzo, ma anche tutti quelli che hanno, in queste due giornate, organizzato una specie di festa, con tanti saluti, abbracci e lacrime di vera commozione.

Indicare i 17 pacifisti a bordo di un vecchio veliero carico di reti da pesca, di palloni da calcio e buone intenzioni, come degli antisemiti (ma anche i palestinesi sono semiti e pertanto il discorso non vale) oppure come quelli che danno appoggio ai terroristi, visto che il terrore sembra, per loro, venire solo da quella striscia di terra tanto martoriata e non dal paese con l’esercito più etico del mondo che occupa illegalmente il territorio di altri.

Se Israele è un paese così umano, perchè per la prigionia di un suo soldato e dei razzi fatti col meccano, ha provocato un Piombo Fuso con 1500 morti palestinesi e 5000 feriti e continua a bombardare Gaza, ottenendo per giunta la copertura di nazioni potenti come l’America e l’Europa (con la presunzione di meritare il Nobel per la Pace)? E perchè per la libertà di quel soldato, Israele ha rilasciato 1500 prigionieri palestinesi sfiniti dallo sciopero della fame e dalla burtalità della detenzione? E’ come dire che un solo israeliano vale 3000 palestinesi (più  tutti le perdite chiamate volgarmente “effetti collaterali”).

Ma la polemica è arida e poco produttiva. Con le parole non risorgono i morti e non si risolvono i problemi e  le ingiustizie e pertanto bando ai discorsi e lunga vita ai pacifisti che veleggiano verso Gaza con il veliero da favola dal nome “Estelle”. Se riusciranno a passare vuol dire che anche in quel luogo sta aprendosi la strada una qualche forma di umanità che, a dirla tutta, malattia non è e seppur si trattasse di un virus vorrei che tutto il mondo ne restasse contagiato.

Restiamo umani, che è l’unico aggettivo di cui possiamo andare fieri.

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Cuore di mamma

In amore, auguri, Giovani, La leggerezza della gioventù, personale on 8 maggio 2012 at 22:05

Non so, un po’ mi vergogno di comportarmi in modo così sdolcinato, ma certo che è sempre una grande emozione vedere il proprio figlio laurearsi. Voglio dire che è una cosa di per sè particolare su cui emozionarsi, anche se so bene che al cuore di mamma comunque ogni scarrafone e bello a mamma sua. La questione è che non c’è solo l’amore di mamma, che vede il suo ragazzo, che qualche tempo fa era un bambinetto dagli occhi dolcissimi, diventato grande e grosso è che comunque, ogni volta che lo vede, le sembra più grande e più grosso della volta precedente. Non è lui che cresce, si sa e lei che ne perde ogni volta la misura.
E poi è così strano vederlo vestito un po’ curato, non era successo mai. Il suo massimo era un paio di pantalonacci blu con una camicia stropicciata. Ebbé almeno una volta nella vita: pantaloni nuovi rossi (grande eccezione perchè i colori forti non gli piacevano mai) e poi il gilè coi bottoni e la camicia bianca con il papillon rosso, la giacca no, perché fa troppo caldo.
Che stranezza un figlio vestito bene seppur in modo eccentrico, non l’ha fatto mai eppure per questa laurea aveva consumato più di un’ora del suo tempo per correre con me in un negozio e scegliere proprio quell’abito che comunque, conoscendolo, non avrebbe fatto il monaco. Almeno questo era il concetto. Chissà se mai lo rimetterà? Non credo, almeno non prevalga la sua natura di ragazzo parsimonioso e allora tutto si usa, fino allo sfinimento, finchè non c’è più modo di rattoppare e aggiustare.
Mio figlio ha la sua laurea e ha raggiunto la sua meta. Non il suo fine, solo una delle tappe per riprendere la salita. Come molti ragazzi d’altra parte, tutti pronti allo start per il loro futuro in un mondo che futuro non ha. Sarà la crisi che ha rubato il futuro ai nostri figli? Davvero non so. Le cause sono molte e più ci penso e più ne scopro e mai nessuna sufficientemente valida per causare una così terribile penuria di sogni.
I nostri figli non sognano e se sognano non ce lo fanno sapere, forse sanno che tanto li amiamo e tanto ci sfianchiamo per loro, per consetire a loro una vita decente e con un minimo di soddisfazioni, che se ce lo facessero sapere ci scanneremmo ancora di più.
Ma torniamo al punto, quel ragazzone che mi sembra sempre più grande ogni volta che lo rivedo ha preso il suo attimo di gloria, e sembra diventare più uomo e io leggermente più piccola e vecchia. Niente che mi dispiaccia però, ho fatto un buon lavoro e sebbene ogni mio pensiero abbia contenuto sempre un po’ della sua presenza, lui è stato comunque il centro della mia vita.
Ora credo che in qualche modo dovrò pensare ancora a lui perchè è così che la vita vuole, ma non dovrò più pensare per lui e decisamente c’è una bella differenza. Non che lo riuscissi a fare in modo preciso nemmeno prima, ma mi pareva che un po’ di bisogno lui l’avesse sempre  e comunque.
In una mattina calda di sole, in una città che se l’era preso per il tempo dei suoi studi, ho abbracciato mio figlio che subito prima di entrare a discutere la sua tesi mi ha fatto vedere la dedica:
A mia madre che con il suo amore e il suo coraggio mi ha insegnato a sorridere alla vita. Grazie.
Quale dono più bello? Quale compenso migliore anche se mai e poi mai mi pareva di dovermi aspettare tanto lusso? Eccolo lì con l’alloro in testa e il suo viso scanzonato che abbraccia la nonna che ha mirato per prima. Quella nonna che si era alzata coraggiosamente all’alba e camminando incerta con il suo bastone, si era sobbarcata un lungo viaggio per raggiungere l’Università in un’altra città, le sue cugine-sorelle che vanno pazze di lui e lui di loro, la sua amica del cuore che da sempre c’è come c’è lui per lei, gli zii e gli amici. Io mi sono riempita gli occhi e mi sono scordata di me. Macchisenefrega se sono la mamma e il suo abbraccio mi cerca per ultimo, lo so che non importa se comunque è il più lungo, un po’ ci vergognamo, un po’ ci pare di rubare qualche cosa agli alti, ma fra noi non serve e lo sappiamo, fra noi basta solo uno sguardo, lui sa e io so che comunque ci saremo e comunque il nostro amore resterà anche in barba agli affanni e alle offese della vita, malgrado la possibile assenza e anche alla probabile perdita che sta nell’ordine delle cose.
Tutto questo vale altrettanto e forse più del suo caparbio 110 e lode e la vita scorre sempre con il suo sorriso sornione e generoso e noi con essa.

Ricetta per uccidere un amore

In amore, auguri, Blog, Donne, Giovani, La leggerezza della gioventù, uomini on 30 gennaio 2012 at 0:00

Vi è mai capitato nella tempesta di un sentimento, nella tristezza di un amore che latita e nella certezza che nulla può più essere salvato, che vi venga la folle idea di trovare la ricetta per uccidere quell’amore? Chiaro non ucciderlo fisicamente, sebbene in alcuni casi magari un po’ ci pensi, ma annientare la forza delle sensazioni negative, del dolore e della delusione, insomma uccidere un amore è uccidere un amore. Basta, via, niente, pussa via, sparisci…

Insomma girando per la rete ho trovato questo post in questo blog molto carino che riporto pari pari qui sulle mie pagine:

Ho messo via un bel pò di cose, ma…

Ci ho provato a metterti da parte insieme al mio amore per te.
Lo giuro.
Ci ho provato per amor proprio,  per istinto di sopravvivenza, per realismo…ma niente. Non riesco a lasciarti andare.

Da settimane ho tolto dal mio raggio d’azione tutto quello che poteva ricordarmi di te. E’ tutto chiuso in una busta, confinata nel buio di un armadio. Nel farlo non ho avuto nemmeno il coraggio di guardare una sola delle nostre fotografie. Quelle stesse che avevo fatto stampare tra le tante fatte, piccoli passi orientati alla composizione di un album che contenesse le più belle, per raccontare i nostri anni di vita insieme… magari per poterle riguardare insieme un giorno, in futuro, per ricordare l’evolversi del nostro amore.

Come si uccide l’amore? C’è un modo, una formula segreta, una cura, una pillola? Anche qualcosa in sperimentazione mi va bene, mi candido come cavia umana!

Ci ho provato, ci sto ancora provando. Ma non riesco.
Puntualmente perdo le forze e finisco col fare capolino nella tua esistenza, sperando che tu mi stupisca, ma per la prima volta (da un pò di tempo a questa parte) sei fin troppo coerente con te stesso e con le tue scelte.

Non sò come tu ci riesca, vorrei un pizzico della tua forza… o forse della tua indifferenza, chi lo sà…. questo, lo sai solo tu.

V.

Chissà com’è che a leggere tutto questo mi sono commossa. Che ne dite cuore fragile o cuore di mamma?

Ecco che c’è…

In amore, auguri, Giovani, La leggerezza della gioventù, musica, personale on 12 dicembre 2011 at 19:35

Stasera, dopo una giornata impegnativa, trascorsa come al mio solito, con uomini vari che ormai da anni fanno parte della mia vita, ho scoperto che è il 12 dicembre 2011, sarebbe a dire che sono passati 44 anni da quel giorno…
Facciamo un po’ d’ordine come la situazione lo esige. Gli uomini vari che ormai da anni fanno parte della mia vita, sono sempre diversi per forme e nomi, ma appartengono sempre alla stessa categoria: operai. Insomma niente di strano che io passi le giornate parlando con muratori, piastrellisti, impiantisti, falegnami e pittori, è il mio lavoro e a volte è pure pesante perchè ho sempre a che fare con scadenze e piccole discussioni di percorso. Lavorare con gli uomini non mi dispiace. In genere non amano molto prendere ordini da una donna, questo lo so, devo però anche dire che c’è modo e modo per farsi ascoltare, per chiedere e per far eseguire quello che vuoi. Lavorare con loro è un esercizio di equilibrio, tra il rispettare e farsi rispettare. Per me non è difficile, rarissimamente trovo la persona maleducata che vuole fare di testa propria, allora ci vado a nozze e finisce sempre che uno dei due deve lasciare il cantiere, e sinceramente non lo faccio io per principio, a meno che non ci sia una ragione precisa per farlo.
Insomma così sono le mie giornate, poi torno a casa e cerco di lasciare, dietro alle spalle, la fatica della giornata e intreccio con il mio compagno ritrovato, i soliti cicalecci. Impegni, discussioni, novità, precisazioni. Forse un po’ faticoso pure questo, ma ormai lo giudico il sale della vita. Con lui cerco di non farmi accompagnare le serate dal lavoro, ricordando tutti gli anni che ho passato a provvedere da sola a tutto, anche se accompagnata da un uomo decisionista che non aveva mai tempo per la sua famiglia. Ho imparato da sempre ad arrangiarmi da sola e a capire che per le cose che non potevo fare io direttamente, c’erano gli “operai” e rispettavo il loro lavoro, proprio perchè capivo che era qualcosa che non potevo o sapevo fare io da sola.
Insomma stasera ero stanca e stavo lì a raccogliere in casa la polvere che i falegnami avevano sparpagliato con grazia sui pavimenti ed i mobili. Lavori in casa. I cantieri peggiori e più faticosi.
Ormai avevo perso un po’ l’orientamento della giornata e avevo trascurato il mio amore proprio perchè ho lavorato poco distante da lui senza avere l’intimità delle nostre ciaccole abituali.
Ad un certo punto, già faceva buio e i falegnami stavano in chiusura della giornata, il mio vecchio ragazzo mi si è avvicinato e mi ha detto: “Lo sai che giorno è oggi?” sinceramente ho fatto fatica anche a ricordarmi che mese è oggi, e così sono risalita alla superficie e ho avuto una illuminazione: oggi è il 12 dicembre!!! Oggi sono 44 anni dal nostro primo e molto combattuto bacio. Avevo 16 anni e lui 19, eravamo alla fine dell’anno che preannunciava il 1968. Un anno che sarebbe passato inosservato se non era per quel ragazzo dagli occhi verdi, che mi avrebbe rubato l’anima e anche questo non lo sapevo. Furono due mesi soltanto. Stavamo insieme a molti amici e quasi mai da soli. Abbiamo fatto l’inverosimile, malgrado i divieti dei miei genitori che mi facevano tornare a casa prima di “Carosello”, come se quello fosse un limite invalicabile, o almeno il confine tra una ragazza seria e una perduta.
Non fu un bacio facile perchè lui non aveva voluto baciarmi il giorno prima e chissà perchè io non mi ero arrabbiata, ma l’avevo provocato tanto, fino a farmelo dare il giorno dopo. Sapevo che con lui avrei dovuto prendere sempre l’iniziativa, perchè era terribilmente timido e poi si faceva bloccare da un senso di rispetto che era sucuramente mal interpretato. Era troppo buono e troppo sensibile e proprio per questo teneva l’atteggiamento di un uomo che aveva vissuto a lungo e che conosceva il mondo. Solo quando rideva, ti faceva capire che per lui c’era ancora tutto da scoprire e che si poteva farlo assieme. Quanto parlare, quanto discutere e quanto provocare. Ed io non sapevo farne a meno, non riuscivo a smetterla, e lui non riusciva a resistere e finiva sempre nel mio ingenuo gioco di parole, o di argomenti. Furono due mesi pieni di tutto: di amicizia, di sogni, di condivisioni, di letture, di scambi di opinioni, di baci che faticavano a non diventare troppo appassionati. Il capodanno del 1968 a casa sua, con tutti gli amici e mio fratello grande a farmi da guardiano, alla prima festa che superavo la mezzanotte. Che nevicata quella notte… Mio fratello, sempre un po’ fuori dal gruppo, si era messo sul poggiolo a pensare ai fatti suoi e almeno a fingere di non vedere la mia piccola storia d’amore.
Fu quel ragazzo ormai invecchiato a dirmi: “Non una piccola storia, ma una breve storia…” Solo io potevo sapere che cosa significassero quelle parole. Solo io potevo sapere quanto fosse stata dura la sua partenza e come mi ero sentita nei mesi che seguirono. Troppi mesi per una ragazza di 16 anni, che si è lasciata convincere che quello non poteva essere l’amore per sempre e che c’era tutto un mondo davanti che l’aspettava a braccia aperte. La realtà non era proprio come mi sembrava. Il suo migliore amico non era proprio un suo amico e dopo quasi un anno da quel 12 dicembre io buttai la spugna.
Non ci vedemmo molto dopo. Io lo evitavo per molte ragioni, una tra tutte: i miei sensi di colpa. Lui mi evitava. Non era piacevole vedermi tra le braccia del suo “migliore amico”, che amico poi non era e che, solo dopo una barca di anni e di vita, siamo riusciti a vedere per quello che era: un vero stronzo.
Lui, so che non approva il mio turpiloquio. So che è un uomo dai mille pudori e so anche che è troppo buono per chiamare “stronzo” un vigliacco che non ha mai avuto il coraggio di prendersi le sue responsabilità e di chiedere scusa dove era necessario e per capire che non era un grande uomo, ma solo un piccolo manovratore, che ha avuto vita facile con una che di fiducia ne dà sempre anche troppa.
Che poi non ci è voluto molto per capire che non era la mia scelta migliore e per decidere che era meglio stare sola piuttosto che in sua compagnia. Ma questa è un’altra storia e non merita di trovarsi tra queste pagine. Ciò che invece merita è parlare di un uomo che in qualche modo mi ha tenuto con sé per tutti questi anni. Un uomo con grandi sogni e altrettanto grandi qualità, ma che si è ritirato nel suo guscio per la sua timidezza ed insicurezza.
Ancora oggi trasecola quando racconto, per l’ennesima volta, del suo enorme disegno a china che avrà contenuto almeno mille nudi di donna ai quali, mia madre, per celarli a una mia Zia suora li ha “mutandati” tutti, uno ad uno, con un pennarello nero. Era un quadro bellissimo e lui non ci crede, non ricorda, non sa. Ed è questo che io quotidianamente devo dirgli e ripertergli: i suoi tanti talenti e la sua modestia, le sue rinuncie e la sua incapacità di odiare, la sua testardaggine e la sua volontà di non dimenticarmi.
Avere la pazienza di farmi ricordare che quella piccola storia era stata breve, ma per niente piccola. Che io avevo amato ed ero stata incapace di conservarmi quell’amore. Che mi ero sempre portata nel cuore il suo ricordo e il segno della colpa di averlo fatto soffrire, per un nessuno. Perchè a 16 anni io mi ero innamorata di lui e non lo avevo capito, perchè era l’uomo che non avrei più ritrovato negli altri uomini, quello che avrebbe saputo crescere con me senza pretendere di cambiarmi, quello che avrebbe brontolato e col quale avrei trovato sempre da discutere, ma che alla fine mi avrebbe zittito con un bacio. Quel primo bacio che poi spero si rinnoverà ogni giorno della mia vita.
Ecco che c’è… è da una vita che sono innamorata di te!

Lettera ad un’amica particolare

In Amici, auguri, Donne on 15 dicembre 2009 at 15:20

Cara Leonora,
è da molto che non ci sentiamo, e mi dispiace. Ho sensi di colpa perché ti penso spesso, ma rinvio il tempo di una telefonata solo per averne di più poi, ma non succede mai e alla fine mi pare una scusa bizzarra. Che dire, non ci sono parole per spiegare che non mi sono scordata di te, anzi, ma il tempo come sempre gioca a nostro sfavore. Ricordo con calore l’immediata simpatia che ci ha fatto trovare le parole giuste per entrare vicendevolmente nei nostri mondi separati, ma non così diversi. Ricordo ancora con piacere quanto gradivo le nostre lunghe chiacchierate notturne. (Si chiede sempre ai ragazzini che non finiscono mai di telefonare all’amica o amico del cuore, cosa si debbono dire così lungamente. Un po’ come a noi, in questa tarda pubertà, che ci ha colto di sorpresa.) Noi non più ragazze non avevamo tempo bastante, troppe cose da dire e anche banali “segreti” da confidare. Non scordo certamente i miei momenti tormentati che hanno trovato in te una concreta e affettuosa “fustigatrice” e anche paziente ascoltatrice. La mia gratitudine non sarà mai troppa. E così mi pare di non averti dimostrato, con altrettanta generosità, simile disponibilità e pazienza. Ecco quali sono i miei sensi di colpa. Ecco dove mi sento di essere mancata nei tuoi confronti. Potevo esserti più vicina? Potevo aiutarti di più? Lo so, tu dirai semplicemente “No!” ridendo di quella risatella che fa sentire caldo dentro. Ma sì, dai, lo so che fai la burbera e che fai anche la cinica per poi essere invece una tenerona che si commuove quando ti dico, con il mio piglio altrettanto burbero: “ti voglio proprio un mondo di bene”. Ah che strane ragazze che siamo! Oggi si avvicina il giorno del tuo compleanno, ma non solo quello, arriva anche quel Natale che tanto cerchiamo di pianificare come un giorno simile ad un altro. Bene, mi sembra giunto il momento di ricordare ancora il mio grande fraterno affetto che provo per te, mi sembra ancora opportuno chiederti di scusare il poco tempo che ti dedico, ma ti chiedo anche di apprezzare, se puoi, la qualità dei sentimenti che ti voglio esprimere.
Ciao bella ragazza! Arriverà quello che meriti e spero solo che saprai fermarti e goderne a piene mani. Io vorrei esserci per poter condividerne con te la gioia.
Buona fortuna dalla tua lontana amichetta, ma sempre e comunque amichetta
Ross

PS Non fingere di non capire che Leonora sei tu, la donna dai molteplici nomi e dalle grandi qualità 🙂 Baci

Forever young

In Amici, amore, auguri, Blog, Giovani, musica, personale on 18 maggio 2009 at 15:26

18 maggio 2009

Mica sempre il giorno del proprio compleanno è un giorno felice. Io me ne ricordo molti, alcuni compleanni allegri passati con gli amici, altri tristi da dimenticare, ma questo 18 maggio di questo anno 2009, che dice poco, anche se nessun anno dice molto, prima di poterlo vedere e capire a distanza, per me è un compleanno speciale.

Un amico molto caro mi ha dedicato un post e una canzone 18 maggio 2009, proprio per questo, proprio grazie a lui,  io oggi mi sento molto più giovane di quello che sono. Chissà davvero quanti anni ho?  A sentire alcuni amici sono ancora una ragazza 😉 (ringrazio nomadus!), insomma oggi mi sento giovane, anzi se devo dire, oggi mi sento giovane per sempre.

PER SEMPRE GIOVANE
parole e musica Bob Dylan

Possa Dio benedirti e proteggerti sempre
possano tutti i tuoi desideri diventare realtà
possa tu sempre fare qualcosa per gli altri
e lasciare che gli altri facciano qualcosa per te
possa tu costruire una scala verso le stelle
e salirne ogni gradino
possa tu restare per sempre giovane
per sempre giovane per sempre giovane
possa tu restare per sempre giovane

Possa tu crescere per essere giusto
possa tu crescere per essere sincero
possa tu conoscere sempre la verità
e vedere le luci che ti circondano
possa tu essere sempre coraggioso
stare eretto e forte
e possa tu restare per sempre giovane
per sempre giovane per sempre giovane
possa tu restare per sempre giovane

Possano le tue mani essere sempre occupate
possa il tuo piede essere sempre svelto
possa tu avere delle forti fondamenta
quando i venti del cambiamento soffiano
possa il tuo cuore essere sempre gioioso
possa la tua canzone essere sempre cantata
possa tu restare per sempre giovane
per sempre giovane per sempre giovane
possa tu restare per sempre giovane

Oggi metto questa maglietta…..

In Amici, auguri, Guerra, personale, uomini on 15 maggio 2009 at 16:18

Logo_Emergency

Stamattina, giornata uggiosa di un maggio incerto, foriero di una primavera non troppo felice e solare.

Io no. Stamattina ero felice. Il tempo meteorico non contava. Non contava nemmeno il tempo che vivo e sul quale sto facendo dolorose riflessioni. Cose che capitano quando si vivono con partecipazione “i tempi che corrono”, il che vuol dire che si assistono a idee e fatti inaccettabili. Inutile dire “o tempora o mores”, troppo fatalista per il mio carattere. Non sopporto i rigurgiti fascisti, i razzismi e i qualunquismi leghisti, la disonestà e l’ottusità dei fans del (ahimè) nostro governo. Però per una serie di concause, l’avvento di piccole a grandi cose che mi riempiono la vita, e per la solita indomita voglia di vivere di cui sono  fornita in abbonzanza, stamattina ho aperto il cassetto e con orgoglio ho tratto una delle mie magliette con il logo di Emergency.

Stamattina, 15 maggio 2009, alla “vigilia” del mio 58simo compleanno, ho deciso, con un sorriso compiaciuto, di festeggiare così il 15simo compleanno di Emergency indossando la mia maglietta nuova, di un bel colore rosso fiammante, con il simpaticissimo logo bianco.

Mi sono detta: ecco, malgrado l’età, sei sempre una “bandiera” o almeno tenti di esserlo ancora.  Così ho aggredito la strada con una certa allegria. Sicura del fatto mio, certa di non essere ridicola solo perchè  metto alla mia età una maglietta che usa disinvoltamente mio figlio. Orgogliosa di voler rendere evidente che l’impegno fa ancora parte della mia vita e nel voler dimostrare che a molte cose credo ancora.

A cento metri dalla porta di casa incontro un signore, occhialini da intellettuale, capelli bianchi che denunciano pressapoco la mia età, lo incontro tutti i gorni, ma ha sempre un’aria grigia e triste. Ma stamattina ha  un sorriso nuovo nuovo, anche lui con la maglietta di Emergency di colore nero con la scritta rossa. Ci guardiamo e inevitabilmente sorridiamo.

Riconoscersi senza conoscersi, sorridere di piacere, salutarsi con allegria: Ciao! Ciao!  Avere una maglietta certe volte fa sentire meno soli, ditelo anche agli altri, a quelli che sotto un cielo che promette pioggia, rasentando i muri, si dirigono muti  al lavoro. Insomma, senza dubbi, ho fatto bene stamattina a dire: oggi metto questa maglietta!

Buon compleanno Emergency!

www.emergency.it

E’ la donna l’altra metà del cielo……

In Amici, auguri, Donne, personale on 7 marzo 2009 at 12:21

Questa fu la fortunata espressione con cui Mao Tse-Tung defini l’universo femminile, quella parte di mistero e compiutezza che avvolge la terra e che la rende più viva ed arcana.
Così si è chiamato il mio blog, nato all’incirca un anno fa.
Sui contenuti che il mio blog avrebbe trattato, non ne sapevo molto, però ero certa che come il mondo femminile, sarebbe stato: dolce, misterioso, profondo, razionale, introspettivo e vagamente inconsistente, ma avrebbe anche saputo descrivere, a tratti decisi, la figura dell’autrice.
Donna che senza troppe velleità ne ha voluto fare il suo diario più intimo.
Domani è l’8 di marzo. Ho sempre oborrito le feste consumistiche, ho sempre odiato il dovere di fare qualche cosa, oggi invece, negli anni maturi della mia vita, dopo le molteplici esperienze, le tempeste e le bonaccie, desidero esserci per rivolgere un augurio a tutte le mie compagne di cielo…..
“Che il vento vi sia dolce e leggero, che il cielo sereno vi prometta sempre primavera, che le albe siano dolci come i tramonti, che il profumo dei fiori si fermi a giocare tra i vosti capelli, che i sorrisi si moltiplichino e che la terra vi accolga feconda…. donne, amiche…. siete il sale della vita.”

Ross o Luci, ma sempre la stessa donna con voi….

La favola di Angelo

In Amici, amore, auguri, Gruppo di scrittura, poesia on 22 gennaio 2009 at 1:35

C’era una volta un prato bellissimo, pieno di fiori e di piccoli insetti che intrecciavano i loro percorsi e le loro voci, con gioia e vivacità. Ogni giorno venivano le farfalle arcobaleno, che cercavano i fuori più belli che si intonavano con i loro vestiti.

I bambini che passavano non potevano fare a meno di rotolarsi sull’erba e di fare capriole, lì l’erba era davvero verde e morbida e l’aria profumava di sole e  i bambini si sentivano amati e felici.

Un giorno passò lì vicino il Mago Boscoscuro, un tipo particolare, triste e molto invidioso. A sentire le voci allegre dei bambini e a vedere tutta quella luce e quei colori, decise di prendersi la sua soddisfazione e usando il suo peggiore sortilegio, decise di rovinare la bellezza e la gioia di quel prato.

Raccolse tutte le nuvole più tumultuose e nere del suo cielo e le imprigionò con un malefizio proprio sopra quel magnifico prato gioioso. La tempesta allontanò tutti i bambini di corsa, calpestò tutti i fiori più belli, spezzò tutti i fili d’erba, spazzò via  il ronzio degli insetti che si nascosero sottoterra e strappò le ali alle farfalle.

Per giorni e giorni il terribile temporale spezzò tutti i rami , strappò i germogli e la vita dal quel luogo che era stato così felice ed amato. Il buio si depositò sulla terra e nulla più poteva avere vita, nulla sarebbe potuto crescere ancora sotto la coperta del male.

Col passare del tempo i bimbi crebbero e si scordarono del prato felice che aveva fatto parte della loro infanzia.

Ma un giorno passò lì vicino un Angelo, un cosino davvero speciale,  due occhietti dolci e furbi nello stesso tempo, un sorriso contagioso e tanti riccioli neri. Vide il prato e si ricordò tutto….. pensò a quanto bello era giocare sull’erba morbida e profumata, fare le capriole, ascoltare musica, mordere una mela, pensò che lui su quel prato ci era già stato ed era stato molto felice.

In effetti quell’Angelo si ricordava della sua vita terrena che era stata luminosa e piena di amore, ma adesso quel luogo era triste, era arido e senza vita e il piccolino non poteva accettare di passare e di lasciare così tanta distruzione dietro di sè.

Pensa e ripensa, si ricordò che quando da piccolo le cose non andavano per il loro verso,  la mamma e il papà gli avevano insegnato che un sorriso avrebbe risolto tutto, sgarbugliato un terribile malefizio e allontanato le nuvole nere dei pensieri disperati.

Il piccolo Angelo s’illuminò del suo sorriso migliore quello che usava  per la sua mamma e il suo papà, il sorriso che parlava da solo, senza usare neanche una parola. E il cielo si squarciò, i lembi neri delle nuvole si sciolsero al sole che fece capolino da un lato del cielo, gli uccelli si misero a cantare e le api laboriose svolazzarono in cerca di fiori. Ma quel prato era ormai un pezzo di terra fredda e abbandonata….. l’Angelo sorridente non si scoraggiò e con i suoi piedini nudi saltellò sulla terra inerte ed ad ogni passettino questa  riprese vita e l’erba ed i fiori sbucarono con i loro mille colori brillanti.

L’Angioletto rideva  e rideva, ormai sapeva che il prato sarebbe diventato un luogo speciale, bellissimo, sapeva che la vita sarebbe tornata e che avrebbe parlato a tutti anche di lui, le sue alucce si stesero nella calda luce del sole, il suo volo che somigliava a quello di una farfalla indecisa,  lo portò in alto nella luce dorata del giorno.

Una polvere scintillante discese sul mondo e molti occhi si girarono verso quella luce, una mamma e un papà si presero per mano  e pensarono ad un bimbo dai riccioli scuri, sentirono il gorgoglio della sua risata,  e tra le lacrime compresero che quella vita che era in loro era il dono di quell’Angelo sorridente, mai fu fatto dono più bello, mai ci fu una storia più bella che parlasse  dell’eterno ritorno.

Angelo ormai aveva il suo posto, il suo giardino era il luogo più bello perchè era stato pensato e curato per lui, Angelo posò il capino sull’erba e si addormentò,ormai il più era fatto, ora poteva riposare.

Auguri sperduti nella rete.

In amore, auguri, personale on 21 dicembre 2008 at 12:54

Questo è il post più personale che un blog abbia mai ospitato, se sarà letto dalla persona alla quale è destinato, sarà un messaggio di augurio chiarissimo e sopratutto non fraintendibile, per gli altri che non ne sono i destinatari….. beh abbiano pazienza,  il mio augurio vale anche per loro, con tutto il mio cuore.

Post:
Ho passato molti tipi di Natale e anche di Capodanno, alcuni felici, anzi felicissimi popolati di parenti, amici, bambini che ti corrono tra le gambe, pacchetti da aprire sotto l’albero pieno di luci e purtroppo,  alcuni altri tristissimi, mesti e incredibilmente  senza senso.
Questo sono per me i prossimi giorni di festa, mesti e senza senso, facile resa dei conti,  evidente bilancio fallimentare di un periodo della vita, ma comunque parte di una vita che va giudicata nella sua totalità e che avrà comunque il pregio o il difetto di essere appassionatamente vissuta.
Malgrado questo, avendo fatto una promessa a me stessa e non solo a me, di non entrare più nella tua vita  e di mantenere il mio profilo basso e possibilmente silente, inserisco questi auguri nella rete in modo che siano raggiunti solo se ricercati, se non lo saranno si sperderanno negli anfratti bui di questo mondo virtuale senza lasciare traccia come è giusto che sia.
Auguri per tutto quello che vuoi oggi e che vorrai domani,
Auguri di trovare finalmente e definitivamente il tuo posto, il luogo dove stare e dove poter tornare,
Auguri di ritrovare te stesso, senza inutili infrastrutture, senza ma e senza se e finalmente senza discriminanti,
Auguri di amare e di amarti senza preconcetti e senza difese,
Auguri di trovare la forza per progettare e ricostruire il tuo futuro,
Auguri di ritrovare la tenerezza e la generosità del tuo cuore ferito,
Auguri di trovare una famiglia che possa riempirti l’anima e la tua solitudine,
Auguri di ritrovare il mondo che vale intorno a te, tutti gli amici e i conoscenti che ti hanno dato senza chiederti niente in cambio,
Auguri di saper riconoscere e di saper separare le cose belle ed importanti, da quelle che luccicano e che si spengono a festa finita,
Auguri di gettare l’ancora nel porto giusto e di scendere a terra senza aver più desiderio di ripartire,
Auguri di trovare le parole che non hai detto mai e che hai sempre cercato di ricevere dagli altri,
Auguri di fermarti con il cuore e non con la ragione, di scordarti l’orgoglio a favore della resa, di cedere  l’onore delle armi a favore delle tenere carezze, di donare la cosa più importante che possiedi senza chiederla indietro e alla fine ti auguro di ricevere la cosa più importante che possiederai per tutto  il resto della tua vita.
Con immenso affetto
da chi tu sai o da chi tu vuoi che io sia.

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