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1968-2018 donna, cinquantanni della mia storia

In amore, personale on 8 aprile 2018 at 16:16

 

Una giornata di sole, la lettura di vecchie mail, in tasca i biglietti per il concerto del più famoso folk singer vivente, cosa ti fa pensare tutto questo? Semplicemente al fatto che sono la ragazza di allora con tante rughe e cicatrici in più.

50 anni di storia: splendente, magnifica, esplosiva e anche deludente, contorta, complicata. Sogni, paure, spensieratezze miste a dolore, fatica e solitudine. Perchè sono donna e nel 68 sono sbocciata alla vita, perchè a 17 anni puoi pensare di essere fragile, ma ti spinge una forza da leone, puoi esplodere di vita, ma muori ogni giorno un pochino.

Tutti abbiamo una storia, se poi mi guardo indietro, penso che la mia sia stata più che una storia unica, una catena di storie a volte completate e molto spesso spezzate, lasciate là senza speranza di poterle raccogliere e dipanare. Senza nemmeno la volontà di farlo. Storie a volte senza senso, a volte crude, qualche volta buie e dimesse, a volte tanto belle da non saperle raccontare, da rimanere senza parole. Ma ripeto la mia è una storia di donna, che si è trovata in un momento topico della storia del mondo e che ha plasmato la realtà e da questa è stata plasmata in un dare e avere senza fine.

Andavamo sottobraccio pieni di sogni indomabili, amici prima che amori, politici prima che personali, con risate senza memoria e corse in avanti che non prevedevano le brusche fermate degli anni successivi. Un mondo di uomini e donne senza paura e mai domi, ma anche di uomini  inadatti al futuro e di donne che non sapevano stare da sole.

Credo che la conquista più grande a cui sono arrivata, ovviamente oltre alla conquista dell’indipendenza dalla famiglia di origine e anche dalla più o meno casuale liberazione da rapporti e legami limacciosi, ciò che imparai col tempo e che la libertà e l’indipendenza si paga con la solitudine, si diventa donne forti e intere se si sa vivere da sole e se non si rimpiange il passato. Un percorso accidentato, difficile, doloroso senza una vera soluzione definitiva. Ma nell’imparare a fare e stare da sole c’era il senso della nostra emancipazione.

I ragazzi di allora, io li capivo anche troppo bene, erano sempre loro a parlare, a prendere la scena, soperometti in un mondo di opportunità infinite. Attenti al loro ego, dimentichi delle donne limitrofe, territorio da occupare e colonizzare. Non ne ricordo nessuno che sapesse ascoltare una donna, che sapesse rapportarsi alla pari, che sapesse amare alla pari, con responsabilità e generosità, dote umana ma non particolarmente frequentata. Allora le ragazze cominciavano ad allontanarsi dalla tappezzeria, cominciavano ad aver voglia di dire quello che a loro passava per la testa, ed era tanta roba e roba complicata che forse forse non ci bastava una vita per dirla tutta. “Ricordati che devi parlare veloce quando qualcuno ti dà la possibilità di parlare, perchè gli altri si stancano velocemente ad ascoltarti”. Potevi essere bellissima o bruttina, le possibilità erano le stesse i pregiudizi tanti.

Uomini inadatti al loro tempo contro donne pronte a sperimentare. E’ proprio per questo che quel tempo era particolare, perchè qualcuno decise della propria vita per sempre, a volte senza lungimiranza rinunciando alla possibilità di vivere altre vite.

Le mie amiche si sposavano e facevano figli a volte per dovere a volte per il piacere effimero di possedere il loro angusto mondo. A me dicevano che non mi accontentavo e che volevo sempre di più, e non è che fosse vero, io volevo solo cose diverse, cose che neanche sapevo di volere, cose che non trovavo, ma che anche non avrei riconosciuto se le trovavo. Ed ecco perchè la mia è stata una vita di tante vite ecco perchè ho volato, sono caduta, mi sono ferita e mi sono rialzata, rivolando di nuovo. Ancora oggi qualche volta volo… qualche rara volta.

Un volo alla cieca che mi fa prenotare i biglietti per un concerto che rimpiangerà certo i miei vinile e le mie emozioni di allora, ma la musica rimane e seppure i miti giustamente si abbattono… ma sì, le emozioni di allora rimangono e mi fanno sorridere.

 

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