Mario

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35 anni senza sapere……

In Stragi di Stato on 28 maggio 2009 at 12:21
Strage Piazza della Loggia

Strage Piazza della Loggia

Stamattina mi viene da ricordare. Stamattina dopo 35 anni da quella data non ci è dato ancora di sapere. No anzi, sappiamo e lo sappiamo fin da allora, ma non ci potevamo credere e tanto meno lo possiamo oggi.
 
Tratto da un post di  www.ilDeposito.org
La mattina del 28 maggio 1974 una bomba esplode sotto i portici di piazza della Loggia a Brescia, mentre è in corso una manifestazione antifascista indetta dai sindacati e dal Comitato antifascista. L’attentato rivendicato da Ordine Nero, provoca otto morti e più di novanta feriti. L’ordigno era stato posto in un cestino portarifiuti e fatto esplodere con un congegno elettronico a distanza. Due istruttorie si susseguono negli anni: la prima porta a processo, nel 1979, diversi esponenti della destra radicale bresciana. In secondo grado, nel 1982, la sentenza di condanna viene annullata. L’assoluzione definitiva per tutti gli imputati arriva con la Cassazione nel 1985. La seconda istruttoria indica come imputati altri esponenti dell’estrema destra fra cui Mario Tuti. Anch’essi saranno prosciolti per insufficienza di prove (1989).
Una terza istruttoria è tuttora pendente presso la Procura di Brescia. Il 19 maggio 2005 la Corte di Cassazione ha confermato la richiesta di arresto per Delfo Zorzi (latitante da tempo in Giappone con il nome di Hagen Roy) per il coinvolgimento nella strage di Piazza della Loggia
Il 15 maggio 2008 sono stati rinviati a giudizio i sei imputati principali: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi. I rinviati a giudizio Zorzi, Maggi e Tramonte erano all’epoca militanti di spicco di Ordine Nuovo, gruppo neofascista fondato nel 1956 da Pino Rauti e più volte oggetto di indagini, pur senza successive risultanze processuali, in merito all’organizzazione ed al compimento di attentati e stragi. Ordine Nuovo fu sciolto nel 1973 per disposizione del ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani con l’accusa di ricostituzione del Partito Fascista.
Gli altri rinviati a giudizio sono l’ex generale dei carabinieri Francesco Delfino, all’epoca responsabile – con il grado di capitano – del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Brescia, e Giovanni Maifredi, ai tempi collaboratore del ministro degli Interni Paolo Emilio Taviani.
La prima udienza si è tenuta il 25 novembre 2008.

Nell’archivio de ilDeposito.org abbiamo questa canzone, che parla di quei fatti:
http://www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=1004

Attenzione alla moltiplicazione delle cellule staminali.

In Anomalie, Ironia, politica on 27 maggio 2009 at 15:00
La famiglia "perfetta"

La famiglia "perfetta"

 

Oddio che incubo……..

Vorrei…….

In amore, musica, personale, poesia on 22 maggio 2009 at 10:02

 VORREI

Vorrei conoscer l’ odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell’ aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c’è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d’ un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos’è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l’ universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell’ Appennino dove risuona
fra gli alberi un’ usata e semplice tramontana

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l’ oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all’ infinito

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

Francesco Guccini

Democratici anonimi

In Giovani, Ironia, La Sinistra, Malattie mentali, politica on 21 maggio 2009 at 21:06

SE AVETE BISOGNO DI AIUTO

RIVOLGETEVI AI DEMOCRATICI ANONIMI     😉

Ogni commento credo sia superfluo.

Venezia, non c’è Fiamma nel suo cuore.

In Anomalie, Gruppo di discussione politica., Informazione, Ironia, politica, Sinistra e dintorni on 20 maggio 2009 at 13:52

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Venezia, un cuore antifascista. Una città che ho chiamata piccola e presuntuosa. La mia città, pigra e sonnolenta, ma un grande cuore antifascista.

I difetti, malgrado il respiro mozzato dal turismo e l’anima venduta al profitto, che a questa città mancano sono lo spirito di uniformazione e la capacità di adattamento (e in questo caso sarebbe un grosso difetto). Subiamo da anni il logorio di una vita scomoda, costosa e irritantemente sprovvista  di quell’addizionale dose di cultura che ci sarebbe dovuta. Le kermesse di sempre sono solo occasioni per gli altri, mai per chi ci vive, mai facilitate per chi ci abita ed è veramente interessato.

Ma ancora e sempre questa città che espone il tricolore con ostentata protervia, proprio nel giorno della “Padania Libera”, quando un’orda di barbari invadono le nostre stradine e ne fanno un uso improprio. Quando sui muri appare nella notte il verde simbolo della marjuana con vicino la scritta: Erba buona e appresso il verde simbolo della Lega con la ovvia scritta: Erba cattiva. Così questa città riceve gli  invasori. Così non si lascia cambiare.

Oggi è il tempo della Fiamma Tricolore, anche questi si dovevano vedere. La città si sveglia, non li vuole. Il prefetto autorizza. In Consiglio Comunale i toni salgono. La gente mormora, in molti si organizzano. Altri pensano che bisogna lasciarli passare, come un’orda di lupi famelici, lasciati soli e senza notorietà.

Io opterei per un’ospitalità gogliardicamente ritenuta propria di questa città. Non sarebbe la prima volta. Anzi sarebbe una ripetizione. Tanto per dire che qui le cose non cambiano e che il fascismo non passerà. Neanche Almirante riuscì a tenere un comizio in questa città. La nostra storia è storia. Dobbiamo ricordare al mondo che eravamo una Repubblica, storicamente la più famosa. Dobbiamo usare quello che la natura ci ha concesso, e che il territorio ci impone. Tutti amano i nostri canali, tutti ce li invidiano. Ma allora perchè non usarli? Non sarebbe la prima volta. Non sarebbe l’ultima. Spegniamo la Fiamma, che non ha posto nei nostri cuori e buttiamola “cameratescamente” in canale. 😉

Forever young

In Amici, amore, auguri, Blog, Giovani, musica, personale on 18 maggio 2009 at 15:26

18 maggio 2009

Mica sempre il giorno del proprio compleanno è un giorno felice. Io me ne ricordo molti, alcuni compleanni allegri passati con gli amici, altri tristi da dimenticare, ma questo 18 maggio di questo anno 2009, che dice poco, anche se nessun anno dice molto, prima di poterlo vedere e capire a distanza, per me è un compleanno speciale.

Un amico molto caro mi ha dedicato un post e una canzone 18 maggio 2009, proprio per questo, proprio grazie a lui,  io oggi mi sento molto più giovane di quello che sono. Chissà davvero quanti anni ho?  A sentire alcuni amici sono ancora una ragazza 😉 (ringrazio nomadus!), insomma oggi mi sento giovane, anzi se devo dire, oggi mi sento giovane per sempre.

PER SEMPRE GIOVANE
parole e musica Bob Dylan

Possa Dio benedirti e proteggerti sempre
possano tutti i tuoi desideri diventare realtà
possa tu sempre fare qualcosa per gli altri
e lasciare che gli altri facciano qualcosa per te
possa tu costruire una scala verso le stelle
e salirne ogni gradino
possa tu restare per sempre giovane
per sempre giovane per sempre giovane
possa tu restare per sempre giovane

Possa tu crescere per essere giusto
possa tu crescere per essere sincero
possa tu conoscere sempre la verità
e vedere le luci che ti circondano
possa tu essere sempre coraggioso
stare eretto e forte
e possa tu restare per sempre giovane
per sempre giovane per sempre giovane
possa tu restare per sempre giovane

Possano le tue mani essere sempre occupate
possa il tuo piede essere sempre svelto
possa tu avere delle forti fondamenta
quando i venti del cambiamento soffiano
possa il tuo cuore essere sempre gioioso
possa la tua canzone essere sempre cantata
possa tu restare per sempre giovane
per sempre giovane per sempre giovane
possa tu restare per sempre giovane

Oggi metto questa maglietta…..

In Amici, auguri, Guerra, personale, uomini on 15 maggio 2009 at 16:18

Logo_Emergency

Stamattina, giornata uggiosa di un maggio incerto, foriero di una primavera non troppo felice e solare.

Io no. Stamattina ero felice. Il tempo meteorico non contava. Non contava nemmeno il tempo che vivo e sul quale sto facendo dolorose riflessioni. Cose che capitano quando si vivono con partecipazione “i tempi che corrono”, il che vuol dire che si assistono a idee e fatti inaccettabili. Inutile dire “o tempora o mores”, troppo fatalista per il mio carattere. Non sopporto i rigurgiti fascisti, i razzismi e i qualunquismi leghisti, la disonestà e l’ottusità dei fans del (ahimè) nostro governo. Però per una serie di concause, l’avvento di piccole a grandi cose che mi riempiono la vita, e per la solita indomita voglia di vivere di cui sono  fornita in abbonzanza, stamattina ho aperto il cassetto e con orgoglio ho tratto una delle mie magliette con il logo di Emergency.

Stamattina, 15 maggio 2009, alla “vigilia” del mio 58simo compleanno, ho deciso, con un sorriso compiaciuto, di festeggiare così il 15simo compleanno di Emergency indossando la mia maglietta nuova, di un bel colore rosso fiammante, con il simpaticissimo logo bianco.

Mi sono detta: ecco, malgrado l’età, sei sempre una “bandiera” o almeno tenti di esserlo ancora.  Così ho aggredito la strada con una certa allegria. Sicura del fatto mio, certa di non essere ridicola solo perchè  metto alla mia età una maglietta che usa disinvoltamente mio figlio. Orgogliosa di voler rendere evidente che l’impegno fa ancora parte della mia vita e nel voler dimostrare che a molte cose credo ancora.

A cento metri dalla porta di casa incontro un signore, occhialini da intellettuale, capelli bianchi che denunciano pressapoco la mia età, lo incontro tutti i gorni, ma ha sempre un’aria grigia e triste. Ma stamattina ha  un sorriso nuovo nuovo, anche lui con la maglietta di Emergency di colore nero con la scritta rossa. Ci guardiamo e inevitabilmente sorridiamo.

Riconoscersi senza conoscersi, sorridere di piacere, salutarsi con allegria: Ciao! Ciao!  Avere una maglietta certe volte fa sentire meno soli, ditelo anche agli altri, a quelli che sotto un cielo che promette pioggia, rasentando i muri, si dirigono muti  al lavoro. Insomma, senza dubbi, ho fatto bene stamattina a dire: oggi metto questa maglietta!

Buon compleanno Emergency!

www.emergency.it

Il guru e la felicità

In Ironia, personale on 5 maggio 2009 at 1:06

E’ vero: sono curiosa. Anzi, per alcuni, assomiglio ad una scimmietta che mette il naso dappertutto. Ogni cosa e ogni persona strana che localizzo, nel raggio di cento metri, diventano subito oggetto di studio. In questo caso poi si trattava del massaggiatore, che durante una serie di terapie, si era preso in carico il trattamento del mio ormai stress cronico.

Già sulla porta mi ero fatta un sacco di domande. Cavoli, che vuol dire massaggio ayurvedico? Raiki? Shatsu? E riflessologia plantare? Insomma non è che io, di queste cose, sia tanto pratica, soprattutto non ci credo neanche un po’, ma tanto va che visto che mi devo curare: “proviamo anche con Dio non si sa mai.

Eccomi nel “gabinetto” del massaggiatore (che per chi legge non contiene mai un w.c. e la carta igienica), un guru più o meno della mia età, vestito di bianco, a piedi scalzi, con sottofondo di musica irlandese (ma poi che c’entra Enya con le filosofie orientali?).

Prima di farmi stendere sul lettino mi frega gli occhiali da vista che, per chi non sa, hanno un aspetto molto disimpegnato, un misto tra il leopardato e il giraffato; comprati a 12 euro ad una fiera paesana.

Troppo belli! Questi te li frego!” e inforca le mie prede da vista. “Dovrai passeggiare sul mio cadavere!” rispondo pronta, ma già mi scappa da ridere nel sentire la sua parlata da bassa padania. Quella che i veneziani chiamano la parlata “campagna”, indicando così tutto quello che si trova in terraferma, ossia dopo il ponte che collega le isole con la terraferma; come ogni parlare meridionale diventa “parlar napoli”, e ogni parlare straniero è “parlar crucco”. Ma questo è argomento di un altro post.

Eravamo rimasti agli occhialini. Avete mai visto un guru con gli occhialini leopardati? Beh io sì e ve lo consiglio.

Da qui in poi inizia il massaggio più pazzo e divertente che si possa avere in un qualunque centro di cura.

Mi chiede di quale massaggio voglio essere oggetto. Precipitosamente rispondo: “Uno qualsiasi purché mi faccia bene!” Mi guarda storto, forse intuisce il mio scetticismo.

Mi informa che lui di solito preferisce fare i massaggi a terra. Io penso alla scomodità e dico “Eh sì… E poi come fai a tirarmi su dal pavimento?” “Ti tiri su da sola.” Risponde sconcertato. Ed io replico: “Ma scusa, dove sta il divertimento?” Pertanto mi stendo sul lettino che come posizione mi sembra la più facile.

Capiamo fin da subito che, se vuole stupirmi, deve usare tutte le tecniche messe insieme, della sua vasta cultura fisioterapica. Difatti sfodera un po’ di “sciamanesimo” facendo gesti inconsulti sopra la mia panciotta.

Che stai facendo?” chiedo petulante. “Misuro la tua energia.” “E come va?” richiedo sempre più divertita. “Va che ne hai moltissima; a vagonate.” Scommetto che nessuno di voi sa che l’energia interiore di una persona ha una unità di misura che si chiama “vagonata”. Ma quale unità di misura si usa per chi ne ha così così? “Carellata?” e per chi ne ha pochina? “Secchiellata?” La cosa mi sembra argomento di riflessione, ma non faccio a tempo di pensare che subito, il guru, ha una mano sempre sulla panciotta e l’altra che snacchera in aria. “Scusa, perché snaccheri?” Il guru alza gli occhi al cielo, non si sa se per dire qualche preghiera in sanscrito, oppure per farmi capire che ne comincia ad avere gli zebedei sfracellati. “Mi si è attaccato qualcosa sulla mano e devo liberarmene!” Ma vedo bene che me l’ha detto, ma non ci crede neanche lui. Troppo dissacrante la mia risposta “Se è una gomma da masticare, aspetta che si raffreddi poi la levi facile…

In quel momento credo che a lui venga in mente che è meglio parlare di un qualsiasi argomento pur di deviare la mia attenzione dal massaggio, che a quel punto mi sta massacrando un piede,, così cerca di evitare i miei “vaffa…”, e il pericolo delle mie scalciate per riportare i “miei” piedi in “mio” possesso, e su terreno più sicuro che nelle sue mani.

Ma quanti anni hai?” Mi chiede. “Capirai se te lo dico mentre mi sfrugugli un piede!” Gli rispondo piccata. “Avrai si è no…” e lì lancia la sua bomba levandomi come minimo una quindicina d’anni. “Azz… Ma vuoi vedere che devo lasciarti i miei occhialini giraffati? Ma dico io, ci vedi?” Capisco che non è gentile trattarlo così, ma se non teneva il mio piede martoriato tra le sue mani, sarei stata molto più ben disposta.

Sai che io riesco a vedere l’età delle persone dall’energia che emanano, perché più antica è la loro anima, meno energia emanano.

Ma allora che stai a dire? Che le mie vagonate di energia indicano che sono una ragazzina?” Questo lo dico molto interessata. Chi sa mai che mi riscopro diciassettenne, in un corpo da sessantenne.

Certo, vuol dire che l’anima che tu ospiti è giovane e pertanto hai molta energia!

Azz….. mi vien da pensare al bambino che sta dentro di me; il solito rompipalle che si arrampica sui muri? Ci mancherebbe, chi lo tiene calmo a questo?

Non pensare che possa essere una persona; magari un bambino. No! non è detto. Chissà cos’eri nella tua precedente vita…

Mi mette un dubbio. E se ero un sasso? E se invece di un sasso ero un mattone? E se invece di un mattone ero una goccia di sodio dentro la bottiglia dell’acqua minerale? Dai meglio un bel sasso liscio, sempre fermo là; immutabile ed impermeabile. Un bel sasso senza piedi, così almeno nessuno me li maltratta.

Continua a raccontarmi dei suoi corsi di “sciamanismo” mentre mi ficca dei ditazzi trapananti su dei punti dolorosissimi che mi fanno tirare moccoli a mezza voce.

Sarà poi il suo modo di parlare da villico, e il trattamento che mi sta facendo, che penso a quali sono state le prime vittime delle sue esperienze shatsu. Le mucche della stalla di casa? “Povere stelle!” Il maiale dalla cotenna rosea, ma per sua fortuna resistente? Quello sognava l’inverno e il suo nuovo destino sotto forma di prosciutto, al posto di tanto tormento.

Boh! Ma finirà prima o dopo questo massaggio antistress?

Ora capisco, non ho più dubbi. L’effetto si vede solo alla fine, quando il tuo stress, per tanto trapanare e snaccherare, viene finalmente liberato dalla causa, dal torturatore. Allora sì, bella gente, che ti rilassi, e, con un sorriso beato, lasci il gabinetto ed il guru, e ti dici finalmente contenta e soddisfatta: “Ma guarda un po’ quanto poco basta ad essere felici.

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