luciindescai

Il viaggio con AssoPace Palestina dicembre-gennaio 2014-2015

In Viaggi AssoPace Palestina on 30 gennaio 2015 at 13:11

gruppo1
In questa pagina troverete il sunto dei racconti inviati dopo il suddetto viaggio.
Cliccando sopra i link potrete seguire con facilità il materiale raccolto:

Sull’andare e tornare, tra casa e Palestina - (di Franca Bastianello)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/10/sullandare-e-il-tornare-tra-casa-e-palestina

Innamorarsi della Palestina (di Andrea….)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/12/innamorarsi-della-palestina

Brothers in Peace- (di Franca Bastianello)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/14/brothers-in-peace

Con la terra in tasca – (di Valeria Manca)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/16/con-la-terra-in-tasca

Barriere – (di Franca Bastianello)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/17/barriere

Nulla è eterno. Neppure il male – (di Simonetta Madussi)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/18/nulla-e-eterno-neppure-il-male-di-simonetta-madussi/

Alcune riflessioni sul viaggio di Natale – (di Rosa Calderazzi)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/18/alcune-riflessioni-sul-viaggio-di-natale-di-rosa-calderazzi

NON si può spiegare – (di Amalia Di Giampietro)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/18/non-si-puo-spiegare-di-amalia-di-giampietro

AlKamandjati la musica come forma di resistenza – (di Nara Ronchetti)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/19/al-kamandjati-la-musica-come-forma-di-resistenza-di-nara-ronchetti

Il presepe col muro – (di Laura Marcheselli)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/19/il-presepe-col-muro-di-laura-marcheselli

Il Muro e la formica – (di Daniela Marrapese)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/20/il-muro-e-la-formica-di-daniela-marrapese

Fierezza, tenacia e mandorle – (di Maria Gabriella Mazzotti)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/21/fierezza-tenacia-e-mandorle-di-maria-gabriella-mazzotti

Quello che ho portato a casa – (di Donato Cioli)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/21/quello-che-ho-portato-a-casa-di-donato-cioli

Dalla Francia con amore – (di Brigitte e Jean-Marc)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/21/dalla-francia-con-amore-di-brigitte-e-jean-marc

L’Ulivo è Vita – (di Franca Bastianello)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/21/lulivo-e-vita

La Palestina è un paese obbligato alla speranza – (di Milena Nebbia)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/22/la-palestina-e-un-paese-obbligato-alla-speranza-di-milena-nebbia

Ridere, vivere, lottare – (di Maria Francesca Gullott)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/23/ridere-vivere-lottare-di-maria-francesca-gulotta

All’ombra del gigantesco muro – (di Marisa Fugazza)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/24/la-liberta-non-e-in-vendita-di-marisa-fugazza

La libertà non è in vendita – (di Marisa Fugazza)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/25/la-liberta-non-e-in-vendita-di-marisa-fugazza-2

Storie di quotidiana civile resistenza – (di Marisa Fugazza)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/25/storie-di-quotidiana-civile-resistenza-di-marisa-fugazza

Pensa agli altri – (di Fiorenza Borghese)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/26/pensa-agli-altri-di-fiorenza-borghese

Dentro alle antiche mura – (di Franca Bastianello)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/26/dentro-alle-antiche-mura-di-franca-bastianello

Resistenza è…. per sempre (di Jean-Emile)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/28/resistenza-e-per-esempio-di-jean-emile

Cuore perduto ad At-Tuwani (di Franca Bastianello)

https://laltrametadelcielo.wordpress.com/2015/01/30/cuore-perduto-ad-at-tuwani-di-franca-bastianello

Cuore perduto ad At-Tuwani (di Franca Bastianello)

In amore, Viaggi AssoPace Palestina on 30 gennaio 2015 at 11:37

pastore

Quando viaggio, in qualsiasi luogo sia e in qualsiasi tempo, so di lasciare un pezzettino di cuore da qualche parte senza la speranza di poter tornare a riprendermelo. Magari ad At-Tuwani ci torno, ma sarà difficile che recuperi quel pezzettino di cuore lasciato e perduto fin dalla prima volta che sono scesa dal pullman. Luisa nei viaggi di AssoPace Palestina, passa sempre in questo piccolo villaggio di contadini incastrato nelle aride colline a sud-est di Hebron, nella cosiddetta Area C della West Bank.
In Area C si assiste oggi ad un fenomeno definibile come “normalizzazione dell’occupazione militare”, che produce concretamente un doppio livello di oppressione. Da un lato la violenza legalizzata dell’esercito, e dall’altro la violenza dei coloni, tacitamente autorizzata dallo Stato di Israele. A poche centinaia di metri dal villaggio, infatti, abbiamo l’insediamento coloniale di Ma’on, nato nei primi anni ’80, cui segue sull’altura vicina l’avamposto, all’interno del quale sono insediati membri di alcuni dei più pericolosi gruppi extraparlamentari terroristici dell’estrema destra israeliana. Un villaggio sgangherato a dire il vero, ma di anno in anno ci scopro un segreto in più, una dimostrazione di coraggio in più. Guardo la casa viola in cima alla collina e sorrido. Una casa viola nel villaggio di pastori dove le case sono ancora scavate nella roccia e dove le antiche pietre di anno in anno si sgretolano sempre di più. Una bella vittoria visto che questo villaggio è a rischio demolizione.
Lasciare il cuore ad At-Tuwani mi rallegra. Il solito incontro con il più piccolo dei figli maschi di Hafez, di cui non conosco il nome, mi rende allegra, tanto che mi ci metto a giocare a calcio. Hafez è il coordinatore del Comitati Popolari di resistenza pacifica di At-Tuwani e quest’anno purtroppo non c’è. La morte di un cugino l’ha fatto partire prima del nostro arrivo. Ma ci viene incontro il figlio maschio più grande: Sami, che ricordiamo bene, visto che l’anno scorso lo avevano arrestato mentre stavamo visitando la città di Hebron-Al Khalil. Un’avventura davvero indimenticabile per tutti i 50 viaggiatori, farsi arrestare sotto gli occhi, un ragazzino di 15 anni e non poter far nulla per lui.
Cosa aveva fatto? Niente, era solo palestinese, e viaggiava con 50 internazionali, ovviamente internazionali poco graditi ai soldati e ai coloni insediati nella città. Comunque l’avventura era finita bene, visto che il nostro Mike e Issa Amro, del centro YAS, più tutto il nostro gruppo rumoreggiante sotto la rampa del posto di polizia, hanno prodotto il miracolo del suo rilascio.
Per prima cosa che spiego è che i figli di Hafez non sembrano affatto dei palestinesi, sono molto più simili a degli irlandesi piuttosto che ai classici bambini e ragazzini che girano le strade di Palestina. I loro capelli vanno dal biondo al rosso, chi più chi meno, e hanno tutti una faccetta birbante e simpatica.
Sami fa le veci del padre e ci racconta tutto della lotta del villaggio e delle disavventure per riuscire a resistere ancora sulla loro terra.
Non è l’unico che ci parla, ci sono pure i nostri connazionali di Operazione Colomba che ci raccontano delle loro attività e dei problemi che incontrano tutti i giorni.
Tra gli italiani c’è pure Andrea, non sapevamo di trovarlo ancora qui, se l’avessimo saputo avremmo portato il solito regalo di natale: un buon salame veneto e una bottiglia di vino rosso, come già fatto altre volte.
Intanto una camionetta di soldati ci osserva a due o trecento metri da dove siamo scesi. Ci seguirà per tutto il nostro restare nel villaggio.
Non so gli altri, ma a me sono cose che fanno incazzare. Odio essere controllata a vista. Mi viene voglia di andarci a parlare e chiedere cosa ci fanno lì e cosa vogliono da noi.
Un po’ più tardi ci passiamo accanto e mi chiedo se quei soldatini armati di mitra, si siano mai posti la domanda se è lecito difendere dei coloni considerati illegali e violenti pure da Isrele.
Quei soldati dovrebbero essere lì, anche per garantire ai bambini palestinesi, sotto gli occhi vigili dei nostri ragazzi italiani, di poter andare e tornare dalla scuola senza subire le aggressioni dei coloni energumeni.
I soldati si riservano anche di proteggere i coloni quando aggrediscono i pastori e si impossessano di terra palestinese, sradicando piante e uccidendo pecore e asini di proprietà dei villaggi della zona.
Un bel film italiano di Andrea Paco Mariani e Nicola Zambelli è stato girato ad At-Tuwani e lo consiglio a tutti “Tomorrow’s land” (http://www.tomorrowsland.com/sinossi.html) tanto per capire meglio di quale tipo di occupazione si tratti.
Intanto, mentre tutti parlano, io gioco a pallone con il piccolo di Hafez senza scambiarci nemmeno una parola, ma non c’è niente da dire il gioco parla da sè. Il bambino mostra tutta la sua arte nel gioco del pallone, un po’ con l’orgoglio da uomo arabo e un altro po’ con un senso di sana autoironia, quando il mio tiro fa goal.
Ricordo l’anno prima, i suoi capelli biondissimi e lunghi e la sua aria ritrosa, subito pronto a farti un sorriso conquistatore. I capelli ora sono più scuri e corti, sta assomigliando sempre di più a suo padre, un uomo di grande resistenza. Un uomo che ha fatto della resistenza e del pacifismo il suo credo. Che risponde con il suo orgoglio e la legalità a tutti i tentativi di cacciarlo dalla sua terra, di spaventarlo, di metterlo a tacere.
Un uomo che cresce i suoi figli nella resistenza, come lui è stato cresciuto dalla madre.
Arriva un furgone dell’organizzazione Ta’ayush (credo voglia dire “cooperazione”) e ne scende Amiel Vardi, un israeliano che da anni collabora assieme ai palestinesi contro l’ingiustizia dell’occupazione e contro i soprusi. Ci racconta quale sia il suo lavoro di cooperazione e quanti ostacoli incontra.
Nei viaggi con Luisa incontriamo molti israeliani che sono contro l’occupazione e che proprio per questo vengono ostracizzati dal governo e dalle persone comuni.
Facciamo un passaggio anche alla cooperativa delle donne di At-Tuwani, c’è sempre qualche ricamo da comperare e qualche storia nuova che ci viene raccontata. L’essere donne in Palestina è difficile ancora di più, due sono le lotte da fare: contro l’occupazione israeliana e contro la mentalità del villaggio.
Casualmente qui incontriamo anche due ragazzi del Freedom Theatre di Jenin, una istituzione fondata da Juliano Mer-Khamis, il famoso attore-regista ucciso per il suo attivismo.
Oggi At-Tuwani sembra l’ombelico del mondo, un sacco di storie e realtà convergono nello stesso punto.
Intanto io vedo delle bambine sul tetto di una casa in costruzione, mi sorridono ma non vogliono farsi fotografare, come fossero molto più grandi di quello che sono, poi scendono e mi vengono vicine, allora sì che si fanno fotografare in tutte le pose e guardano le fotografie ridendo.
Capite ora dove ho lasciato il mio pezzetto di cuore? Tra le pietre aride della terra delle colline a sud di Hebron e gli occhi dolci dei bambini del villaggio, nell’abbraccio con Andrea il nostro cooperante e la stretta di mano ormai adulta di Sami.
La bambina più piccola di Hafez ci guarda da distante tenendo stretta la bambola di pezza che gli è stata regalata da una di noi. Le mando un bacio anche io da lontano e in silenzio prometto che tornerò.

bimbi

Resistenza è….. per sempre (di Jean Emile)

In amore, Viaggi, Viaggi AssoPace Palestina on 28 gennaio 2015 at 17:24

jean_emile_bagnod
DIARIO INCOMPLETO DI 3 MESI IN PALESTINA

Prima di affrontare la vita in Palestina non avevo mai riflettuto così a lungo sul significato della parola “Resistenza”:
Resistenza è camminare
Resistenza è restare concentrati quattro ore di fila per scrutare un boschetto con un cannocchiale malfunzionante
Resistenza è stare concentrato sul video della telecamera quando sei circondato da una decina di soldati che imbracciando il mitra con evidente nervosismo
Resistenza è concentrarsi, dopo una giornata di lavoro, per scrivere un articolo sulla follia. Se va bene hai ancora un’ora e mezza
Resistenza è mangiare colazione alle 6.30 del mattino e pranzo alle 4 del pomeriggio
Resistenza è usare olio di semi per il soffritto perché l’olio d’oliva costa troppo
Resistenza è essere in due a fare le cose che andrebbero fatte in sei
Resistenza è uscire di casa alle 9.15, correre per chilometri in salita e discesa dalle 10 alle 13.30, rientrare a casa, mangiare e cadere finalmente in un sonno profondo… “svegliati dai, ci hanno chiamati, giù alla strada c’è un’emergenza”
Resistenza è correre veloce, più veloce dei tuoi muscoli e polmoni
Resistenza è sopportare un attacco d’asma giocando a palle di neve ai confini del deserto
Resistenza è dormire per terra, insieme a tuoi compagni
Resistenza è “finalmente stanotte dovrebbe arrivare un’altra compagna” – “No, è stata respinta all’aeroporto”
Resistenza è andare a letto alle 20.30 dopo aver bevuto dodici bicchieri di tè e due di caffè arabo, sapendo benissimo che non ti addormenterai prima dell’una di notte
Resistenza è svegliarsi alle tre di notte per andare in bagno e scoprire che alcuni militari dentro una camionetta ti stanno tenendo d’occhio… dall’alto
Resistenza è non dormire affatto, perché la paura di un’incursione notturna dell’esercito israeliano non dà pace alla mente
Resistenza è accompagnare due palestinesi disarmati nel bel mezzo di esercitazioni militari a cui partecipano centinaia di soldati
Resistenza è andare a visitare il villaggio circondato da centinaia di soldati israeliani per incontrare gli occhi dei suoi abitanti
Resistenza è stare insieme intorno a un fuoco scrutando, nella notte, i soldati con un cannocchiale
Resistenza è accettare di mangiare pop corn mentre le truppe israeliane si stanno esercitando nel buio, a pochi metri di distanza… e due commilitoni stanno visibilmente dirigendosi nella tua direzione
Resistenza è visitare una famiglia che sta costruendo una nuova casa. In questa terra l’unico modo per farlo è farlo illegalmente e spesso sotto una tenda
Resistenza è stare in piedi tra un pastore palestinese e un colono israeliano, sapendo benissimo che se quest’ultimo decide di attaccare non avrai neanche il tempo di pensare
Resistenza è sentirsi dire da un ebreo “You like Nazi?”
Resistenza è assistere al parto di una pecora a qualche centinaio di metri da un avamposto di coloni nazional-religiosi
Resistenza è accompagnare un pastore nello stesso posto in cui era stato picchiato neanche 24 ore prima
Resistenza è apprendere che su quel pozzo c’era scritto, in ebraico: “Morte agli arabi. Rabbino Kahane aveva ragione”
Resistenza è continuare a sentire l’umanità dell’altro, nonostante il conflitto
Resistenza è impiegare due ore per accendere la stufa, perché piove da giorni e la legna è tutta bagnata
Resistenza è utilizzare un sacco di plastica e una maglia per accendere la stufa
Resistenza è rischiare di rimanere intossicati dal fumo che esce dalla parte sbagliata della stufa
Resistenza è cucinare la polenta sul fuoco della stufa
Resistenza è puzzare di fumo e di sudore: sempre e comunque
Resistenza è assistere, di notte, al bendaggio e all’arresto di un palestinese sconosciuto senza poter far molto, se non chiedere spiegazioni e riprendere con la videocamera
Resistenza è ricevere minacce perché stai riprendendo un palestinese sconosciuto, bendato e ammanettato sul ciglio della strada
Resistenza è ascoltare canzoni di donne che inneggiano alla libertà, di fronte a decine di soldati
Resistenza è convincere i soldati a farti riprendere mappe geografiche riportanti confini illegali
Resistenza è assistere allo scivolone maldestro di un soldato mentre sta cercando di raggiungerti per parlare… il fango ha otturato la canna del suo M-16
Resistenza è parlare per decine di minuti con soldati che si esprimono attraverso stereotipi e cliché
Resistenza è spiegare ad un soldato, per l’ennesima volta, che sta violando la sentenza della Corte Suprema Israeliana
Resistenza è scoprire che una soldatessa di leva la pensa come te
Resistenza è ascoltare la sofferenza umana, da qualsiasi parte arrivi
Resistenza è litigare con il tuo compagno per non aver fatto abbastanza
Resistenza è arrabbiarsi con sé stessi per non aver dato abbastanza
Resistenza è guardare in faccia all’ingiustizia, giorno per giorno
Resistenza è essere presi in giro da chi “proteggi”
Resistenza è non riuscire più a capire chi protegge chi
Resistenza è cercare di esprimersi in arabo senza averlo mai studiato
Resistenza è sentirsi giudicati per non aver imparato abbastanza in fretta quella lingua altrimenti sconosciuta
Resistenza è non dare ascolto a quella vocina interiore che dice “se c’era qualcun’altro, sicuramente, avrebbe fatto meglio”
Resistenza è sapere che ci sono palestinesi rinchiusi in carcere da mesi, da anni senza processo e senza motivazioni d’accusa
Resistenza è scoprire che molti di questi palestinesi sono in sciopero della fame da settimane o mesi… e in Europa sono veramente in pochi a saperlo
Resistenza è tornare insieme ai palestinesi sui campi che gli hanno proibito di coltivare… tutte le settimane
Resistenza è assistere all’arresto degli attivisti israeliani che si interpongono fisicamente per difendere i diritti di quei contadini
Resistenza è cooperare. Israelian*, palestinesi, italian*, inglesi, statunitensi, svedesi, cech*, polacch* insieme per raggiungere un unico fine senza confini: la giustizia
Resistenza è fare tutto questo per amore,
E tanto altro ancora…”

Jean Emile

(uno dei ragazzi di Operazione Colomba ad At Tuwani)
trovato morto in fondo ad un dirupo in Val D’Aosta il 3 agosto 2014

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