rossaurashani

Archive for settembre 2008|Monthly archive page

Guai alla patria che ha bisogno d’eroi…..

In Miti ed eroi on 29 settembre 2008 at 21:16

Già, non fa bene aver bisogno d’eroi….. ma fa malissimo esserne in astinenza.

In questi giorni è stato il compleanno del Presidente del Consiglio del nostro povero paese, ho letto gli auguri di quelle persone che lo osannano e lo venerano….. ma com’è possibile crescere con un simbolo così mediocre, con un idolo così borioso…… è come scambiare  il dott. Jakill con mister Hide, l’Usl di Badoere con l’E.R. di Chicago, Bondi con George Clooney…. insomma come può essere quel nascituro?

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Obama for President

In musica on 28 settembre 2008 at 20:20

Anche i gondolieri sono esseri umani:

Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti….

In musica, politica, Sinistra e dintorni on 21 settembre 2008 at 17:45

Immagini e parole.

Basta trovare una collocazione.

In Ironia on 21 settembre 2008 at 11:52

La settimana di GiPi

Ehi Ehi Ehi! L’omicidio del ragazzo negro di Milano non ha niente a che fare con il razzismo!

Ah no?

Certo che no!

Insomma quello pare che avesse rubato!

E “pare” è sufficiente.

Certo che sì!

Insomma diciamolo ha commesso peccato mortale!

Beh la roba non si tocca.

Certo che no!

La roba, i soldi, le merci sono sacre!

Eh!

Certo che siì

La proprietà, minchia! Quella non si tocca!

Eh no!

Certo che no!

Una cosa sola abbiamo sacra: la roba! I soldi voglio dire.

Eh che cazzo.

Certo che sì!

Quindi quello non è stato un omicidio di stampo razzista, ma di stampo religioso!

Eh!

E in più era negro.

E in più era negro cazzo!

Vignetta su Internazionale n.762

Lacrime di pioggia…..

In musica on 19 settembre 2008 at 21:59

L’odore dell’autunno, la terra bagnata, le foglie cadute che si srotolano, come un tappeto morbido, sulle tue caviglie, il vento che ti fa sollevare il bavero della giacca e ti lucida lo sguardo, capelli negli occhi, sul naso, dentro alla bocca….un sorriso senza tempo. Un piccolo ricordo vivido di una passeggiata nel parco, un vero parco inglese, un vero tempo inglese. Le nostre mani, dentro alla tua tasca, si scaldano sicure e già bugiarde, qualcuno già sa che è tempo di andare…. e senza pietà uccide la speranza.

Lacrime di pioggia… il tuo ricordo mi parla….

L’Anomalia Colaninno

In Anomalie on 18 settembre 2008 at 22:07

Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
Morire, dormire, sognare forse: ma qui é l’ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell’uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d’altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l’incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso: e dell’azione perdono anche il nome…

Fare l’ALITALIA o l’OPPOSIZIONE questo è il problema…. questo!

Berluscom e la pubblicità progresso

In politica on 14 settembre 2008 at 18:33

Sono giorni e giorni che il mio morale è basso, troppe cose da sostenere, troppi discorsi che non mi piacciono, troppa gente che non pensa, troppe notizie che mi spaventano e mi preoccupano. Ovviamente non penso al mio futuro, penso al futuro di mio figlio e a quello di questo Paese che malgrado mi deluda, amo profondamente.
Oggi propongo una piccola pubblicità che parla di un piccolo uomo, che si ispira ad una grande pubblicità che parla di un uomo immenso… per un momento mi sono divertita anche se il mio sorriso era oltre ogni evidenza molto amaro.
Giudicate voi.

Con usura… nessuno……

In Economia, poesia, politica on 13 settembre 2008 at 10:05

Ezra Pound, poeta pazzo, illuminato economista.

Stamattina presto, almeno per la media di chi il sabato cerca di dormire un pò più a lungo del resto dei giorni della settimana, ho assistito ad un programma sulla 3 di Rai Educational sul Poeta Ezra Pound.  Il punto di vista che veniva toccato, della sua travagliata biografia e delle sue “qualità” di uomo e artista, era la sua visione economica della società.

Pound, che negli ultimi anni della sua vita visse a Venezia e che qui vi è sepolto dal 1972. Lo vedevo a volte per strada: un omino minuto e sghembo, dall’aria coriacea e truce. Non l’ho mai sentito parlare, ma sembra che negli ultimi anni della sua vita si rifiutasse di proferire parole in pubblico. A quel tempo volevo saperne di più, ma le informazioni che riuscii ad ottenere lo dipingevano un poeta ispirato dalla follia, 12 anni passati in manicomio criminale, accusato di alto tradimento dalla sua patria: l’America, imprigionato a Genova in una Gabbia dai partigiani perchè fascista. Volevo idee più chiare e lessi i “Pisan Cantos” che mi lasciarono ancora più interdetta. Mi erano piaciuti e non riuscivo a capire perchè.

Oggi la storia di Pound mi è finalmente apparsa chiara, perchè ripulita di tutti gli orpelli ed i luoghi comuni che ne avevano fatto ornamento. Bastava guardare il Poeta da un altro punto  di vista, quello che gli avrebbe poi costato l’infamia, il manicomio criminale, l’emarginamento. Ezra Pound era un illuminato economista, che tuonava contro l’economia americana, contro l’usura, contro i grandi banchieri colpevoli, secondo lui, ma non solo, dell’indebitamento dello Stato che conduce inevitabilmente questo stesso Stato a congegnare guerre all’infinito.

Inutile dire che questo aspetto della sua personalità era stato totalmente nascosto. Quando si dice che pronunciare teorie scomode può portare alla rovina, si parla sicuramente di storie simili a quella di Pound. Quando si denuncia l’America di strapotere e di falsa democrazia non si parla di una fesseria, si racconta solo la verità. Screditare un individuo, esiliarlo di fatto, perseguitarlo, incarcerarlo e processarlo per tradimento, rinchiuderlo in un manicomio criminale, annientargli la psiche…. (altro che gulag russi) perchè un uomo afferma che un sistema economico può diventare assassino, può uccidere anche l’arte e l’uomo stesso, è una delle cose fatte contro l’umanità, tra le più  abiette . Se lo avessero assassinato, sarebbe stato il meno, l’uomo poeta e pensatore sarebbe diventato un mito. Tacciare Pound di follia criminale lo ha distrutto non solo come essere sociale, ma anche come poeta.

La grandezza di Pound è lì tra le sue pagine, ai tempi della sua persecuzione moltissimi grandi poeti del nostro tempo si ersero a sua difesa e riuscirono a ricondurlo fuori dal manicomio. Quando visse in Italia e sopratutto negli ultimi anni della sua vita lo stesso Pasolini gli fu amico e difensore. Vittor Ugo Contino, gli fu vicino e  raccolse le immagini vivide del suo isolamento. Molti intellettuali e uomini di lettere tentarono di riabilitarne la memoria.

La prossima volta che vengo a S.Michele verrò sulla tua tomba, caro Ezra, e non sarà più solo curiosità, verrò come  un’amica, che dopo tanto tempo ha ritrovato i suoi passi….

Ci sono cose che nessuno ti dirà…. in Italia.

In Senza Categoria on 7 settembre 2008 at 23:03

Formidabili quegli indiani….

In Libri on 5 settembre 2008 at 22:44

Non so a voi, ma a me molto speso succede che leggo un libro che tratta un determinato argomento che mi intriga e subito dopo leggo un altro libro che contiene lo stesso argomento e che mi intriga ancora di più. Così è successo durante la mia vacanza.

Avevo portato con me  “Formidabili quegli anni” di Mario Capanna sull’onda dei post scambiati con Riciard sul ’68. Un libro interessante, certo, che chiarisce e ricorda molti dei fatti salienti di quel periodo, se non che, gli ultimi capitoli sono dei racconti di fatti successivi al ’68, accaduti all’autore.

Ecco, mi imbatto in un capitolo dedicato all’incontro di Capanna con i capi Mohawk, uno dei popoli delle Sei Nazioni irochesi, insomma si parla di indiani d’America, i pellerossa. Sì, gli indiani dei film western, quelli di cui abbiamo una vaga idea e tra parentesi del tutto sbagliata. Mi bevo il racconto, ad onor del vero, più che per solidarietà con Capanna per interesse nei confronti della storia degli irochesi e delle loro vicissitudini e l’interesse antropologico  per i loro usi e costumi. Apprendo che i Mohawk occupano una piccolo territorio tra lo stato di New York e il Canada e che negli anni ’80 pur vivendo in una riserva di cui a seguito trattati avevano ottenuto il possesso, venivano ancora una volta spodestati del loro territorio perchè i bianchi ci avevano scoperto un ricchissimo giacimento di carbone.

Il popolo Mohawk (assieme ai Seneca, Oneida, Cajuga, Onondaga, Tuscarora) fu decimato dal vaiolo (uno dei primi esempi di pulizia etnica con guerra batteriologica), praticamente vennero regalate alle tribù coperte infestate del virus. Successivamente George Washington nel 1779 ordina che i villaggi indiani vengano totalmente rasi al suolo, catturato il maggior numero di indiani e devastati i raccolti affamando un popolo.

I Mohawk fu l’unico popolo che non fu sconfitto mai, distrutto sì, quasi annientato ma mai sconfitto.

Termino la lettura ed inizio la successiva eccomi in mano “Manituania” di Wu Ming il famoso gruppo composto da 5 giovani scrittori. Di nuovo i Mohawk e la loro storia, la loro grande civiltà, la lealtà, l’amore per le tradizioni e per i loro popoli.

Leggo tutto di un fiato la storia dei Mohawk che partirono dalla valle del S.Lorenzo e andarono a Londra per parlare con il Re per concordare la protezione delle truppe della corona dai Wings, gli inglesi ribelli a sua maestà, quelli che fondarono gli Stati Uniti rubando le terre agli indiani, amazzandoli di alcool e vaiolo. Popolo questi indiani con più onore degli inglesi, con più dignità, addirittura con il supporto di una cultura più grande e saggia.

Ma lo sapete che Friedrich Engels nel”L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”, scrisse che “la gens irochese” aveva una struttura sociale comunistica molto  evoluta ? Ma ci credere che mi sono vergognata di essere bianca e di aver guardato i film western senza capire con quali e quante panzane ci stavano fasciando il cervello?

Americani….già tarati fin dai primi passi,  genocidio fin da subito, per interesse e con la scusa della loro soppravvivenza. Infausto destino per chi si trova sul loro cammino, per chi deve affrontare la loro democrazia….

Cito da Manituania: Nei loro volti “si rintracciava il tratto comune della materia che li plasmava. Terra scura della notte dei tempi, il volto dei vecchi. Terra rossa di roccia striata, quello degli ultimi guerrieri. Polvere bianca e marmorea, il viso delle giovani donne”.

Grandi uomini pellerossa, grandi uomini bianchi che con loro si erano mescolati ed assieme a loro avevano combattuto. Grande popolo coraggioso e leale. Insomma proprio formidabili questi indiani….

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