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A proposito d’amore………

In amore, Giovani, personale, politica, Sinistra e dintorni on 26 marzo 2009 at 16:20

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Quest’oggi desidero parlare di Politica….. i tempi sono maturi, gli eventi sono preoccupanti, la Resistenza si innesca perchè velocemente la Democrazia viene ingoiata a grossi bocconi dal sistema politico nel nostro paese.. ed io sessantottina idealista, mi accingo a parlare di Idealismo e Amore.
Chiunque potrebbe obiettare che Idealismo e Amore non c’entrano niente con la Politica, ma io la penso diversamente. Altri potrebbero dire che non vedono negli eventi del nostro paese nessun pericolo di remissione della Democrazia, ma anche qui io la penso diversamente.
Procediamo passo passo. Nel 1968 avevo 17 anni ed ero una persona piena di ideali, di idee di pace, comunanza di intenti, uguaglianza di diritti umani e sociali che, a quel tempo, erano comuni a tutta la gioventù. Noi eravamo “the people in motion” quello delle manifestazioni contro la guerra nel Vietnam, della contestazione contro il “Sistema” e dell’occupazione delle Università, dall’America alla Vecchia Europa, il fermento e la voglia di nuovo ha scardinato certezze e travolto argini. Noi eravamo “la migliore gioventù” gli artefici del cambiamento.
Il nostro era Amore. Amore puro, idee incontaminate, ideali illimitati, integrità morale, apertura mentale, partecipazione fisica, disponibilità allo scambio, altruismo, determinazione…. avevamo più qualità di qualsiasi altra generazione che ci ha preceduto e che ci ha seguito…
Quella generazione così straordinaria non aveva privato, era un popolo pubblico che condivideva, inclusivo fino all’esasperazione, fluido più di un’onda, radicale più di un prato, presuntuoso più di un Dio.
Il Sistema, tanto odiato e vilipeso, umiliato e calpestato taceva. Taceva sì, ma non era inerme. La reazione passò , silente e nascosta, al suono delle bombe nelle banche e sui treni, scompigliò le nostre fila serrate, lottizzò di ideologie le nostre menti, seminò il dubbio e la propensione per la convenienza nel nostro coraggio, niente fu come prima e fummo sconfitti.
L’Amore che avevamo provato divenne un amore privato. Ci ritirammo in piccoli gruppi esclusivi, in piccoli frazioni familiari, in singoli esseri rampanti, in cerca di successo. Le idee immiserirono, il respiro si fece corto, l’anima diseccò, i volti e i cappelli ingrigirono.
La radice di tutti i mali s’annidò in quegli spledidi anni indimenticabili. Siamo noi la generazione del fallimento, siamo noi che abbiamo conosciuto l’Amore e l’abbiamo tradito. Siamo noi che abbiamo sognato i sogni più belli e non li abbiamo realizzati.
Oggi il nostro paese è quel posto dove gli ideali sono legati alla realizzazione del singolo, dove le méte sono il denaro e la comodità, dove l’esclusione deriva dalla paura e dalla chiusura mentale, dove la libertà è una cosa grande che si trova solo dentro ad una vecchia canzone, dove non ci riconosciamo nell’altro che è diverso e pertanto inacettabile, dove l’amore è fatto solo di ti amo che hanno il suono e il senso delle parole di una canzonetta, dove essere la migliore gioventù vuol dire vestire con l’abito griffato e frequentare la discoteca più alla moda della città.
Io ho conosciuto l’Amore, e amo ancora, risultando datata ed etichettata, le miei idee di rivolta non sono mai morte, senza correre per le strade di Roma sopra la Vespa, riesco ancora a dire: “- VOI gridavate cose orrende e violentissime e VOI siete imbruttiti. IO gridavo cose giuste e ora sono una splendida sessantenne”.
Ecco stasera perchè ho voluto parlarvi d’amore….

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Ormai sei mia

In amore, poesia on 23 marzo 2009 at 17:21

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Ormai sei mia. Riposati dormendo nel mio sonno.

E dormano gli affanni, e l’amore e il dolore.

Sopra ruote invisibili gira la notte, e tu

accanto a me sei pura come l’ambra sopita.

Mai piu’ nessuna, amore, dormirà nei miei sogni.

Andrai, andremo insieme dentro l’acqua del tempo.

Nessuna viaggerà verso l’ombra con me,

tu soltanto, immortale, come il sole e la luna.

Le tue mani si aprirono e i pugni delicati

lasciarono cadere dei sogni senza meta,

i tuoi occhi si chiusero come due ali grigie,

mentre vado con l’acqua che porti e che mi porta:

la notte, il mondo, il vento, vanno al loro destino,

e senza te io sono, ormai, solo il tuo sogno.

Pablo Neruda

AMORE GRANDE

In amore, poesia on 19 marzo 2009 at 20:18

AMORE GRANDE

Il vecchio s’avvicina adagio adagio

gli occhi chini a terra

le mani tremanti.

Poi col pudore che hanno certi ragazzi,

quando l’amore dà turbamento al cuore,

allunga una carezza

sui capelli.

Pian piano trova il coraggio di guardarla

e la vita rinasce in fondo agli occhi

nella chiara sua luce

celestina.

Dalla voce un po’ esitante

sbocciano fiori.

-Non ho piu’ tempo, dice, di raccontarti

com’è stato nella vita il nostro amore.

Le mie parole sono vecchie, il corpo stanco,

mi manca il respiro, sembra che mi scoppi il cuore

Eppure, quando penso a te quasi bambina,

corrermi incontro a prendermi le mani,

sembra che il tempo si dilati oltre il cielo,

oltre le onde del mare che si distendono.

Ci stringevamo come disperati

a cercar dentro di noi germogli di vita

per salvarci da un mondo senza cuore,

che non ci offriva nemmeno una speranza.

Sentirti ridere tutta spettinata,

toccare la tua pelle liscia di velluto…

io restavo incantato come se il mondo

si fermasse d’incanto in quel momento.

Disfare le lenzuola non era solo amarci

o raccogliere sospiri oltre le carezze,

era trovare una strada sempre nuova

per intraprendere il viaggio oltre la stanza.

Adesso e’ srotolato il gomitolo della vita,

però ti voglio lasciare cio’ che mi resta:

queste mani che hanno raccolto pietre e gramigna.

questo cuore che ha patito troppi dispiaceri,

questo cervello che va smarrendo la ragione.

Ma per quest’amore che m’accompagna ancora,

fin dove l’uomo possa camminare,

ti do’ fiori e carezze d’un bambino,

le stelle più profonde, la musica del mare.

Da “Venessia xe un mondo” Lucia Fornaini

Io vorrei stare sopra le tue labbra

In amore, poesia on 18 marzo 2009 at 0:24

Io vorrei stare sopra le tue labbra

per spegnermi alla neve dei tuoi denti.

Io vorrei stare dentro il tuo petto

per sciogliermi al tuo sangue.

Fra i tuoi capelli d’oro

vorrei eternamente sognare.

E che diventasse il tuo cuore

la tomba al mio che duole.

Che la tua carne fosse la mia carne,

che la mia fronte fosse la tua fronte.

Tutta l’anima mia vorrei che entrasse

nel tuo piccolo corpo.

Essere io il tuo pensiero, io

il tuo vestito bianco,

perche’ tu t’innamori

di me d’una passione cosi’ forte

che ti consumi cercandomi

senza trovarmi mai.

E perche’ tu il mio nome

vada gridando ai tramonti,

chiedendo di me all’acqua,

bevendo, triste, tutte le amarezze

che sulla strada ho lasciato,

desiderandoti, il cuore.

E intanto io penetrero’ nel tuo

tenero corpo dolce

essendo io te stessa

e dimorando in te, donna, per sempre,

mentre tu ancora mi cerchi invano

da Oriente ad Occidente,

fin che alla fine saremo bruciati

dalla livida fiamma della morte.

Federico Garcia Lorca

Il treno senza ritorno

In amore, poesia on 13 marzo 2009 at 16:27

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Cigolanti rotaie del tempo
rotolano su sobbalzi alterni,

paralleli siamo noi,
senza mai toccarci
ci respiriamo
e su sorrisi stanchi
ci arrampichiamo
sulle vette dell’anima

sgusciamo via
dalla presa
di una realtà
predeterminata

ed è qui che uniamo le mani
sopra quel treno senza ritorno.

Maurizio Lauriani

Aspettando i tuoi passi…..

In amore, personale, poesia on 13 marzo 2009 at 10:52

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Gela questa notte
e ti vengo a cercare
tra lenzuola impregnate di me.

Ogni odore vaga nell’aria
come dolce agonia
ricordi in fondo agli occhi.

Sabbia zuccherosa
i tuoi baci
carezze che toccavano il cuore.

Piccola luce
faceva correre il tempo
rifletteva sui muri
la voglia di fermarlo.

Davanzale di fiori
per curare il tuo amore
taciturna li sfioravo
lasciando tra la terra
le mie impronte.

Alba in punta di piedi
per non farti svegliare.

Dietro la porta socchiusa
ascoltavo i tuoi respiri
aspettando i tuoi passi.

(poesia di Elisabetta Randazzo)

Cos’è un italiano.

In Anomalie, Informazione, politica, uomini on 12 marzo 2009 at 23:13

Camilleri articolo riportato su Micromega on line – pubblicato su Limes

ufficiale

Da molto tempo, una quindicina di anni a questa parte, mi chiedo quotidianamente, senza trovare una risposta significativa ed autorevole Cos’è un italiano.
Leggendo l’articolo su riportato ho avuto momenti di varia “illuminazione” che più che legata ad una lettura politico sociale della realtà italica, ne ho ricavato una lettura storico letteraria forse meno certa, ma più autorevole.
Camilleri, grande scrittore e testa pensante tra le più lucide nel paesaggio artistico del nostro paese, si chiede se, partendo dal più banale luogo comune: “italiani brava gente” e passando attraverso la quiescenza del periodo fascista e l’irresponsabile adesione ai nuovi ideali nostalgici e conservatori dei nostri giorni, si possa ancora considerare il nostro un paese civile e progressista.
Si deduce dal percorso storico che l’italiano non è mai stato fatto mentre l’Italia sì, così da fugare ogni dubbio Metternichiano. Basta solo pensare all’uso dei dialetti, che malgrado i severi divieti dell’epoca fascista, hanno continuato ad esistere in barba all’unificazione linguistica dell’Italia. Ma non è solo questo che rende poco omogenea come entità unica l’Italia, basterebbe pensare che non sono accomunabili i matrimoni con rito celtico del nord con lo scoagulo del sangue di S.Gennaro a Napoli.
Certamente che l’avvento della televisione ha reso l’Italia unita, più che qualsiasi costrizione culturale o scolastica.
La cosa fa pensare che oltre a unificare sotto una sola lingua, si sia anche arrogato il diritto di unificarla sotto un “unico linguaggio” detto anche “linguaggio concettuale”.
Inutile dire che la propaganda fin dai tempi di Mussolini ha veicolato un pensare comune ed ha emarginato le voci al di fuori del coro. Cosa che si ripropone pari pari ai giorni nostri “all’italiano piace ascoltare la parola del capo sentendosi uno tra i tanti”. Vero è che all’italiano piace salire sul carro dei vincitori per poi discendere in corsa non appena si accorge che la guerra è perduta.
Così l’italiano che osannava il Duce era lo stesso che pochi giorni dopo lo appendeva al distributore di benzina in piazzale Loreto.
Ma nei confronti del fascismo esistono delle contraddizioni incomprensibili, già tre anni dopo la liberazione, Giorgio Almirante, esponente del partito erede di quello fascista, entrava a far parte con pieno titolo all’arco costituzionale. “Il fascismo insomma è una fenice che non ha bisogno di ridursi in cenere per rinascere.” , non è mai morto e fa parte del DNA di un popolo che ama essere comandato e ama seguire le figure forti.
Quasi sempre, nella sua lunga storia, l’italiano ha dimostrato di essere esattamente come le particelle di Majorana, ossia non la coesistenza, ma l’inscindibile fusione degli opposti costituisce l’identità.
“Il Rinascimento in Italia ebbe origine proprio nel periodo più acuto delle guerre fratricide, dei tradimenti, degli assassini. Mentre dalla lunga, tranquilla, secolare pace degli svizzeri non è nato che l’orologio a cucù.
Questo è il paradossale segno di contraddizione che appartiene all’italiano.
L’italiano non ha una visione totale della storia d’Italia, ha semmai una certa visione di dettaglio, limitata cioè alle minute vicende del suo vicino territorio, del suo paese d’origine, e addirittura del quartiere dove è avvenuta la sua nascita.
Questo spiega in parte il grande successo politico della Lega Nord. All’infuori di questo perimetro, l’orizzonte dell’italiano è da miopi.
Ecco, gli italiani non hanno il senso della Storia, ma della Storiella.
Perché la Storia comporta l’uso critico della memoria e gli italiani essenzialmente tendono ad essere smemorati o ad avere la memoria corta. Se la Storia è veramente magistravitae, gli italiani non hanno mai frequentato quella scuola.
Pertanto, del momento massimo del consenso, che si verificò al tempo di Mani Pulite, quando la magistratura milanese fece piazza pulita della corruzione partitica e, praticamente, spazzò via la Prima Repubblica, l’italiano non ricorda nulla.
Dalle ceneri di essa, lo sappiamo, nacque inopinatamente un affarista milanese che seppe trasformarsi in uomo politico. Aveva molti conti aperti con la giustizia. E quindi, appena arrivato al potere, si è dedicato anima e corpo alla distruzione del sistema giudiziario, con continue leggi ad personam e addirittura arrivando ad affermare che i giudici sono esseri mentalmente tarati. Le stesse parole adoperate dal gran capo mafioso Totò Riina. Ma quanti italiani se ne sono accorti?
Ad ogni modo, dato il larghissimo seguito di cui dispone, è riuscito ad abolire il divario tra Sud e Nord: l’italiano di Palermo e quello di Bergamo ora sono felicemente concordi nella sfiducia totale verso la giustizia.”
Insomma da questa smemoratezza per il proprio passato nasce la presunzione di poter reiterare gli errori senza doversi porre il problema della superficialità e della disinformazione, della mediocrità e dell’inaffidabilità di un popolo rimasto sempre bambino.
In qualsiasi modo rispondere se “italiani brava gente” è una descrizione che si addice al nostro popolo, senza dare una risposta, mi vien da pensare che nessuno può dirsi di appartenere ancora alla “brava gente” se scordando un passato di migrazione, di ingiustizie subite, di angherie, di mancanza di libertà, perpetua sugli altri le medesime sopraffazioni.

Ignoranza ed ottimismo

In Disoccupazione, Economia, Informazione on 11 marzo 2009 at 9:29

tasso di disoccupazione fra gennaio e febbraio

Mi chiedo se l’ottimismo in questi tempi sia inversamente proporzionale alla conoscenza. La risposta e nessun individuo che non ignori la realtà del nostro paese, ma anche del mondo che ci circonda può essere ottimista.
Certo che questa affermazione la dovremmo far conoscere al nostro presidente del consiglio, lui la ignora e pertanto è ottimista, ma non è solo l’ignoranza che lo rende ottimista, bensì l’effettiva realizzazione di quasi tutti i suoi progetti (che ad onor del vero sono tanti e non sono solo suoi).

Genericamente le statistiche (come nell’articolo citato sotto la fotografia), per me, sono osticamente difficili da inquadrare, in genere preferisco ricavarne un’idea generale, dimenticando i numeri, ma ricordando troppo bene la sostanza. Il nostro paese si trova di fronte ad una crisi colossale, la disoccupazione sale in modo vertiginoso, gli ammortizzatori sociali (dove ci sono) riusciranno ad arginare la catastrofe per un piccolissimo spazio di tempo, i giovani laureati e non, si trovano di fronte ad una barriera insormontabile, i salari si abbassano i prezzi diventano irraggiungibili, i consumi calano e l’informazione nasconde.

Mi chiedo come è possibile essere ottimisti.
La settimana scorsa Nichi Vendola (governatore della regione Puglia e rappresentante del Movimento per la Sinistra, scissione dal PRC) durante una trasmissione televisiva che trattava sull’argomento “assegno di disuccupazione” invitava il governo a recuperare i fondi necessari per questa operazione (ammesso che sia praticabile e ammesso che abbia un qualche senso risolutivo nei confronti della crisi) non dalle Regioni che “virtuosamente” (termine amato da questa coalizione) ha risparmiato per progetti relativi allo sviluppo di alcune zone del territorio in difficoltà, ma indicava un “prelievo” mirato a quella fetta di popolazione che se ne stava in “montagna a sciare”.
Ovviamente a questa uscita è stato aggressivamente accusato di affossare il turismo nelle nostre montagne, risorsa indispensabile per il nostro paese.
A parte il fatto che mi pareva una provocazione azzeccatissima, pensandoci bene, alla fine non mi pareva neanche tanto una provocazione, sinceramente guardandomi intorno, non vedo più che la “settimana bianca” sia diventata un diritto acquisito dai lavoratori. I problemi dei lavoratori sono altri e di più grave importanza perchè sono: il posto di lavoro stesso e la sopravvivenza delle loro famiglie.

Di seguito, dico, che nella stessa settimana parlando con un signore, piuttosto benestante e simpatico, ho sentito ripetere il solito tantra: “Parlano di crisi, ma quando vado in montagna ci vedo il mondo, per sciare la crisi non c’è più!” Stesso genere del: “Non hanno i soldi, ma tutti tengono la televisione a colori e l’auto.”
Forse per chi ha i soldi, sentirsi in compagnia è un dovere. Forse sarebbe utile sapere chi è che scia e di quale ottimismo siano forniti i suoi conti in banca.
Ma si sa…. sono solo discorsi qualunque, di gente spaventata e poco ottimista, magari leggessimo solo i giornali di regime e ancora bevessimo dalla fonte dell’informazione di Stato (che per chi legge non è solo la Rai), allora sì, che oltre allo sciopero virtuale, potremmo prenotare una vacanza in montagna in un ottimo albergo virtuale con una stupenda neve a numero di pixel infinito.

Caro Vendola, che dire: siamo noi che non facciamo girare l’economia, manca a noi il sano ottimismo del consumatore, perchè leggere le statistiche che ci fanno confusione, meglio un buon centro commerciale, un carrello formato tir, gli acquisti più impensabili di cose inutili, ma necessarie 😦 …. e alla cassa un bel portafoglio virtuale….. allora sì che l’ottimismo vince.

Bulldozer e pacifismo…. Rachel Corrie una Donna da non dimenticare

In Anomalie, Donne, Gaza, Giovani on 8 marzo 2009 at 13:33

Oggi 8 di marzo, giorno della Donna.
Vi propongo l’immagine di una Donna che non ha cambiato il mondo perchè non ha avuto il tempo di farlo, ma che ha messo a disposizione tutti i suoi sogni, i suoi ideali e la sua vita per raggiungere un mondo più giusto

La palestina attraverso le sue parole

Credetemi sono immagini davvero terribili , provo sempre un forte senso di indignazione e di commozione, quando rivedo queste foto e quando penso che la barbarie in quel paese non si è ancora fermata.
Anzi sembra quasi che il sacrificio di molte vite non sia valso a nulla.
“Quanta strada ancora l’uomo dovrà percorrere prima di potersi chiamare nuovamente Uomo? La risposta, amica mia, è perduta nel vento, la risposta è perduta nel vento…..” (Blowing in the wind – B.Dylan)

E’ la donna l’altra metà del cielo……

In Amici, auguri, Donne, personale on 7 marzo 2009 at 12:21

Questa fu la fortunata espressione con cui Mao Tse-Tung defini l’universo femminile, quella parte di mistero e compiutezza che avvolge la terra e che la rende più viva ed arcana.
Così si è chiamato il mio blog, nato all’incirca un anno fa.
Sui contenuti che il mio blog avrebbe trattato, non ne sapevo molto, però ero certa che come il mondo femminile, sarebbe stato: dolce, misterioso, profondo, razionale, introspettivo e vagamente inconsistente, ma avrebbe anche saputo descrivere, a tratti decisi, la figura dell’autrice.
Donna che senza troppe velleità ne ha voluto fare il suo diario più intimo.
Domani è l’8 di marzo. Ho sempre oborrito le feste consumistiche, ho sempre odiato il dovere di fare qualche cosa, oggi invece, negli anni maturi della mia vita, dopo le molteplici esperienze, le tempeste e le bonaccie, desidero esserci per rivolgere un augurio a tutte le mie compagne di cielo…..
“Che il vento vi sia dolce e leggero, che il cielo sereno vi prometta sempre primavera, che le albe siano dolci come i tramonti, che il profumo dei fiori si fermi a giocare tra i vosti capelli, che i sorrisi si moltiplichino e che la terra vi accolga feconda…. donne, amiche…. siete il sale della vita.”

Ross o Luci, ma sempre la stessa donna con voi….

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