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E se Luxuria se ne va sull’Isola……

In Gruppo di discussione politica. on 24 luglio 2008 at 17:23

Prendo spunto da un fatto di gossip, che lascio trattare ad Audrey perchè è più nel suo registro, per tentare di spiegare la mia idea di prassi politica e alla fine saprete che cosa c’entra e se c’entra…..

Spiegare il perchè io volessi entrare nel merito delle compaggini politiche o partitiche  non è difficile, quello che mi sembra difficile è spiegare perchè diffido della mera e genericamente poco concreta discussione ed esposizione di teorie politiche, ma non solo anche di prassi teoriche politiche.

Nel sessantotto ho passato ore , ore  e ore a fare discussioni di questo genere, comprendenti: analisi, autocritica, critica, teoria insomma la solita palestra delle idee e anche palestra della parola. UNA NOIA MORTALE!!!!!!!

Noi tutti siamo d’accordo che dobbiamo tornare a sentirci popolo, dobbiamo ascoltare e fare tesoro delle istanze di chi ci circonda (anche un leghista deve avere voce, anche un fascista, tutto pur di capire 🙂 Insomma dobbiamo ascoltare, capire, usare questa conoscenza per crescere e diventare il popolo da un’ idea unica.

Insomma la confusione, la disorganizzazione pura, niente sedi dove incontrarci (ma forse la Rete ci può aiutare) nessun coordinamento (ma forse basta la nostra buona volontà), nessun progetto pratico ( ma il nostro entusiasmo ci basterà) , ma davvero pensate che una nuova Sinistra uscirà dalle ceneri della prima senza dover superare le vecchie pastoie? Ma alla fine che Sinistra saremo? Quale numero ci verrà attribuito nel firmamento dei movimenti politici?

Secondo me il problema ha due chiavi di lettura o si parte dal mondo che vorremmo e si ritorna indietro nel processo che ci ha condotto lì, oppure si pensa a quel futuro mondo e si trovano le strade da percorrere per raggiungerlo.

Insomma quanto distanti siamo dalla gente? Qual’è il modo migliore per essere parte di loro?

 Ecco perchè parlare di Luxuria. E’ mai possibile che per ridiventare popolo la Sinistra debba passare per l’Isola dei Famosi?  Sembra un paradosso, eppure….  vuoi vedere che per tornare credibili dobbiamo trasformarci in umani (ho detto umani non uomini perchè non vorrei mai discriminare un trasgender 😀 ).

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Ciao, il mio nome è Cassandra!

In Gruppo di discussione politica. on 23 luglio 2008 at 18:41

Dopo aver preso delle belle bacchettate da Riciard mi accingo, con il capo cosparso di cenere, a chiedere scusa perchè la mia fiducia era venuta meno.

In effetti da Cassandra come sono, avevo interpretato i silenzi che ci circondavano come un segnale di disinteresse nei confronti del problema e dei discorsi che da un pò dibattiamo, tanto che avevamo pensato di metterci in pausa di riflessione e rivederci a settembre dopo il periodo di ferie (sacre).

Proprio al momento dei saluti, ecco improvvisamente spuntano Marisa, Viviana, Martina, anche Audrey  che rimurgina i suoi sensi di colpa…. 😉

Felice di essermi sbagliata , o almeno di aver sottostimato il numero di lettori e di persone interessate (quindi come Cassandra valgo un fico secco) dovendomi comunque assentare per un lungo periodo, mi sono data un programma operativo che riempirà le mie giornate future e che conto di completare per l’inizio del nuovo periodo di attività.

Spulcerò, termine usato da Viviana in un commento, tutto il programma del Partito Democratico, ne valuterò i punti interessanti e quelli che mi convincono meno, cercherò di far risaltare i processi qualificanti e quelli inutilmente dispersivi, le virtù e i tanti difetti di una delle parti della sinistra con cui dobbiamo fare i conti.

La vecchia Cassandra che c’è in me, mi suggerisce che è un lavoro improbo e probabilmente inutile, ma non la voglio ascoltare, perchè non salvare il salvabile, perchè non imparare dagli errori degli altri?

Sarebbe bello che qualcun’altro si prendesse la briga di fare le pulci anche al futuro Congresso di Rifondazione, al nuovo segretario e alla futura linea programmatica. Anche qui stessa prassi: leggere, annotare, salvare il salvabile, buttare il buttabile, o almeno usarlo come benzina per il fuoco dei nostri discorsi futuri.

C’è qualcun’altro che si offre? Restano i Verdi, i Socialisti, tutte quelle Sinistre con aggettivi appiccicati qua e là.  Credo che praticamente dovremmo, appena ci sarà possibile e avremo le idee chiare abbozzare qual è la Sinistra che vogliamo. Quale partito sogniamo. In quale  mondo vogliamo vivere. Cosa possiamo fare per realizzare questo sogno.

Cassandra pensa che potremmo partire da cose reali, già messe sul banco, già maneggiate e di cui sappiamo anche quali pecche hanno. Perchè sappiamo bene chi e come è fatto il nemico, ma non sappiamo più come siamo fatti noi e su chi possiamo contare.

Considerato che il lavoro sul PD è piuttosto consistente, c’è qualche anima pia che mi supporta? Lavoro in parallelo senza interferenze, alla fine possiamo confrontarci meglio.

Cassandra stasera è felice perchè sarà un pò bastarda e per questo dubita del mondo, ma non sempre diffidare e sinonimo di azzeccare, pertanto mentre sornionamente vi augura  delle ottime riflessioni e altrettanti confronti serrati, sta guardando lontano con i suoi occhi di inguaribile sognatrice e vede un segnale in lontananza, qualcosa di inequivocabile, nella luce incerta tra le tenebre e la nascita del giorno vede chiaramente  che all’orizzonte si sta levando il sole dell’avvenire. 😀

Se proprio devo scegliere preferisco il S.U.D.

In Gruppo di discussione politica. on 22 luglio 2008 at 13:48

Caro Franco, se pensi che ti serva, metto a disposizione il blog per il confronto,
mandami una mail e la posto a tuo nome.
Ma non è che a parlarne siamo solo in tre? 😉
La stessa Audrey interpellata risponde che  vive un momento così, dove tutto le sembra inutile,
A me personalmente non sembra inutile, ma dobbiamo essere realisti…. c’è interesse per i nostri solipsismi?
Mah…..Intanto
ciao Ross

Ciao Ross, ti ringrazio per l’ospitalità che mi offri sul tuo blog.
I tuoi dubbi sono i miei dubbi. Sinceramente non so cosa risponderti nel merito. Vedo solo tanto scoramento in giro, tentazioni di andare al mare. Forse è anche giusto. Probabilmente questo non è il periodo migliore. Il rischio di ritrovarci in 3 è molto forte. Due vecchi sessantottini ed un ragazzo di buona volontà e poca esperienza.

Comunque non cambierebbe molto essere in 3 o in 4 ma mi guardo in giro e vedo persone spente, ripiegata su se stesse, tristi. Com’è la sinistra. Le menti migliori e più lucide sono andate in vacanza? Se così fosse non ci sarebbe da preoccuparsi, la mia preoccupazione è che ci voglia l’elettrochoc per rivitalizzarle.

Ciò detto ritengo comunque un’opportunità per non dire una necessità ripartire piano piano, ricreando innanzitutto la voglia di dialogo, di ascolto, di proporre e riproporre soluzioni. Creare una fucina di idee, condivisa ed aggregante. Un catalizzatore di interessi svariati ed ormai sopiti. Lo stato di salute in cui versa la sinistra è assai grave. Lacerazioni, divisioni politiche, divisioni sul piano personale che testimoniano ancor di più questo stato di cose. E’ evidente come questo stato di cose porti tanta gente al disimpegno, al rompete le righe, alla ricerca del trascendente in alcuni, al rifugio nella filosofia per altri. A questo scenario lugubre mi ribello e grido non ci stò. A questa prospettiva mi oppongo. Non penso di creare un nocciolo duro, il motore da cui ripartirà la sinistra. Non sono così sciocco. Penso però che nel nostro piccolo dovremmo iniziare un cammino. Un cammino aggregante di tanta gente dispersa sulla strada.

Alcuni anni fa ho percorso il Camino di Santiago da Roncisvalle fino a Santiago di Compostela. Il mio interesse era di ordine storico, sociologico non certo di ordine
religioso.
Mi colpì molto questa fiumana di gente che si snodava per centinaia di chilometri lungo questo percorso, per raggiungere la meta. C’era di tutto, pellegrini devoti e turisti curiosi, penitenti e gaudenti ma tutti in cammino, chi a piedi, chi in bicicletta, chi in macchina per giungere infine alla cattedrale di Santiago. Era la sfida, la meta, la conquista di una conchiglia di saint Jacques, il sogno. Io percorsi il tragitto classico, il più famoso ma mille strade conducevano fin lì provenendo da tutta l’Europa. Strade tortuose di montagna, valichi sui Pirenei, viottoli bruciati dal sole nella campagna brulla ed assolata, chiese, convitti per rifocillare i pellegrini sul suo percorso. Punti di incontro per ristorare il corpo e per fortificare l’impegno, il proprio credo di poter raggiungere la mèta. Aggregazione, far parte di una comunità in cammino era l’obiettivo. Chi arriva prima o dopo non importa. E’ la fiumana che trasporta il pellegrino nella sua corrente.
Ecco quello che ci aspetta. Una lunga marcia. Mille strade che provengono dai posti più disparati su cui cammineremo in una direzione. Gente di corsa e a rilento. Alcuni si fermeranno a prendere fiato ma non importa. Quello che mi interessa è creare quel reticolo di strade diverse.Portarci più gente possibile. Creare gruppi di gente in cammino. Miriadi di gruppi in cammino.
Non siamo in 3 o in 4. Questo sarebbe desolante. Siamo in 3 o in 4 che
iniziano a percorrere un cammino. Altri gruppi si formeranno, li ritroveremo durante il cammino, li raggiungeremo o ci raggiungeranno, ingrosseremo le fila, trascineremo o saremo trascinati. Ma perdio rimettiamoci in cammino.

Detto questo non ci obbliga nessuno a partire alla fine di luglio. Settembre forse è il periodo migliore, ferie finite e testa che si riaccende.
Che ne dici?

Franco

Caro Franco, ho riportato, sul blog i nostri dubbi e le nostre emozioni. Forse siamo solo in 3 o 4, ma le cose maturano, come sta maturando nella nostra testa l’idea di una nuova rinascita della sinistra, fondata sul confronto e sull’apporto di nuove linfe, i giovani per esempio, certo ci sono le ferie, momento necessario e indispensabile per  ricostituire la forza delle idee. Facciamo come il PD, un momento di riflessione e arrivederti a settembre. Comunque se proprio dovessi scegliere preferirei fare il SUD  (SINISTRA UNITA DEMOCRATICA), ma dovrò solo accontentarmi di andarci. 🙂

Ciao arrivederci a presto, tanto lo so siamo troppo radicati e radicali per mollare l’osso. 😦

Rossaura

I luoghi della cultura.

In Gruppo di discussione politica. on 21 luglio 2008 at 22:49

Siamo tutti d’accordo che la sinistra ha una grande capacità di analisi, di autocritica, di sintesi….. ma oggi le nostre capacità sono prosciugate, a cosa dare la colpa, quale sarà la nostra via d’uscita?

Le conversazioni che fino ad oggi si sono susseguite tra me, Riccardo e Franco non hanno mai sortito una qualche soluzione pratica per disimpantanarsi dalla nostra immobilità. Eppure la teoria la conosciamo bene, sappiamo quali sono i luoghi destinati a creare la cultura, li conosciamo, ma non ci sentiamo in grado di riprenderci le nostre responsabilità : come militanti, come educatori, come intellettuali.

Io sono madre forse, a differenza degli altri miei due interlocutori principali, ho vissuto e comprendo l’importanza della preparazione di una base culturale all’interno della famiglia, di quel nucleo originario che diventa per le nuove generazioni la pedana di lancio, il luogo della memoria, la serra delle idee, il fertilizzante per molte implementazioni, dall’autostima al coraggio.

La scuola certo, altro luogo di cultura, dove possono realizzarsi quelle alchimie che fanno virare a volte un ingegno pigro in un vulcano attivo.

Nella mia esperienza personale, non avendo trovato nella famiglia nessuno stimolo, anzi piuttosto dei deterrenti alla mia tensione verso la conoscenza, identifico la mia cartina di tornasole in una professoressa di lettere delle medie. Con le conoscenze di oggi posso dire che, involontariamente, e questo è certo, mi ha insegnato una visione del mondo molto vicina alla concezione materialistica della storia marxista , insegnando ad applicare la dialettica hegeliana alla Storia.

Pertanto, ritengo importante la funzione educativa della famiglia e della scuola. Ritengo necessario che all’interno della propria casa e delle aule non si lascino i figli o gli allievi, abbandonati a sè stessi. Il metodo che secondo me dovrà essere usato è maieutico , mai impositivo, forse per questo ho sempre adorato il film di Peter Weir “L’attimo fuggente” ho sempre immaginato che un educatore deve indicare la strada della razionalità seppur nell’uso del pensiero, deve incoraggiare l’uso della propria testa, mai imporre le proprie idee i propri preconcetti. Ecco realizzarsi quella sinapsi tra educatore e giovane che può essere anche visto come comprensione e appoggio allo stesso tipo di esigenza e alla stessa lotta per il sapere.

Ma, ancora tutto ciò non è maturo, proprio dal commento di Franco riguardo al richiamo e all’interesse che stimola nei giovani queste manifestazione di accoglienza di una papa, addirittura un papa come Ratzinger, così poco comunicativo, per non dire un papa come Wojtila così mediatico, dimostra la necessità dei nostri giovani di riconoscersi in un gruppo, di avere ideali, di muoversi con nuovi entusiasmi e per nuove mete, cosa che la politica ormai ha dimenticato, almeno la politica che a suo tempo aveva mosso grandi masse intorno ad un ideale , a una bandiera, ad un leader.

Oggi chi vince è l’imbonitore, quello che si spaccia per idolo, quello che fa della bugia e della demagogia il suo cavallo di battaglia. nessuno si chiede più cosa ci sta dietro, nessuno è critico, mai un approfondimento, mai la voglia di sapere, perchè nasconde al suo interno la delusione di non farcela. Meglio unirsi sotto il mantello di un potente, per non chiedersi mai nulla per non doversi esporre, per non restare delusi.

La nuova generazione ha bisogno di sognare, ha bisogno di immaginare il suo futuro, ma deve lasciare per strada, come primo atto di coraggio tutti i legami che la tiene legata al passato, tutte le merci che la contaminano profondamente, tutte le paure di fallimento e di insuccesso, che per la nostra generazione era sola una paura, per la generazione dei giovani d’oggi e il sintomo del fallimento totale.

La prassi è sicuramente “colpirne cento per educarne uno” , ma quel “colpirne ” non può essere mai un atto di violenza, deve solo essere un segno che permane anche senza essere compreso e che solo in qualcuno germoglierà in una nuova coscienza ed in una nuova autonomia di pensiero.

Brain storming, la sinistra all’attacco.

In Gruppo di discussione politica. on 21 luglio 2008 at 17:10

Frutto dei commenti ai commenti dei posti ai post tra il mio blog, quello di Riciard e gli interventi di Franco, sperando nel contributo di Audrey apro la discussione su:

Le eventuali alternative pratiche ai processi di crescita e maturazione della sinistra italiana .

Insomma un brain storming di confronto fra le anime della sinstra.

Mi scrive Franco:

Mi interessa invece interloquire nel merito del tuo scritto:
“La lettura della realtà è quello che ci riesce meglio, è sul proporre una
qualche soluzione che ci troviamo veramente in difficoltà.”
Hai toccato il nervo scoperto. Hai svelato il vero tormento in cui ci dibattiamo in
questo momento.
Non riusciamo a trovare soluzioni.
Potremmo discutere
molto di questo e credo sarebbe interessante dibattere di questo
tema… Più voci parteciperanno, più luoghi di discussione si apriranno
meglio sarà. Mi piacerebbe si creasse una rete nella rete in cui si
discuta di soluzioni. Una tempesta di cervelli, uno scambio di idee, un
mettere in comune neuroni e sinapsi al fine di cercare, trovare se
possibile soluzioni. Risposte a quesiti che siano il frutto di un
lavoro collettivo. Risposte che non avranno un padre o una madre ma
avranno mille padri e mille madri e quindi non avranno genitori perchè
quelle idee vivranno di vita propria nella coscienza di ognuno che
comunque avrà apportato il proprio contributo alla sua definizione.

Franco

C’è bisogno di immaginazione.

In Senza Categoria on 21 luglio 2008 at 14:04

Aggiungo un altro tassello al dialogo con Riciard su La cultura un’arma di distruzione di massa attraverso il commento di Franco che risponde dicendo:

“Non voglio scoraggiarti e non voglio nemmeno che queste mie parole possano essere interpretate come una critica. Ti capisco e comprendo molto più di quello che tu possa credere.
Voglio solamente interloquire con te e con tutti quanti sono interessati a questi nostri discorsi, ad approfondire il discorso se possibile.

Dunque tu proponi di sventolare la bandiera della cultura ecc. Pochi iniziati che stremati possano sventolare il vessillo dalla trincea in cui si sono riparati per difendersi dai cannoni che tuonano contro di essi.
Questo dal mio punto di vista è un rischio molto grosso.
Rischio è considerarsi degli eletti.
Rischio è costruirsi delle trincee per isolarsi.
Rischio è farsi interpreti della cultura.
Rischio è farsi interpreti della società.

Di quale cultura? di quale società?
eletti da chi? trincee per cosa?

Attenzione dico. Facciamo molta attenzione a fare di questi discorsi. Potrebbero essere fuorvianti ed perfino pericolosi come purtroppo la storia ha dimostrato.
Personalmente non credo nel concetto della riserva indiana. Nella riserva si muore.
Abbiamo invece bisogno di aria nuova per un ricambio, di luce per vedere bene nelle tenebre. Dobbiamo aprire le finestre, spalancare le porte, aprire ed aprirci alla società che è chiusa come le nostre case.

Vedevo stasera sul TG i ragazzi che erano in Australia per il raduno mondiale della gioventù per ascoltare il Papa. Riflettevo su questo. Migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di ragazzi di tutto il mondo a Sidney per Ratzinger. E’ mai possibile? Cos’ha da dire di così interessante Ratzinger a questi ragazzi perchè lo ascoltino? c’è un fil rouge tra lui e loro? Sinceramente non lo vedo.
Allora penso che sia qualcos’altro che questi ragazzi vogliono veramente. Credere in qualcosa che li accomuni, trovare un minimo comun denominatore tra loro, qualcosa che sia motivo per ritrovarsi, per conoscersi, per riflettere, per discutere. Nella crisi di valori della società attuale hanno trovato qualcosa in cui rifugiarsi. Qualcosa di cui avevano bisogno per difendersi dall’insensibilità dall’arroganza, dall’incapacità di questa società di offrire modelli diversi rispetto alla chiusura in se stessi, nel proprio particolare.
Al dio denaro, dominus di questa società si contrappone un dio qualunque. Ma in quanto dio non è soggetto a discussioni, i suoi prelati chiamano a raccolta e le moltitudini arrivano speranzosi di non essere traditi, per stare insieme, per socializzare, per (ri)trovarsi. Per trovarsi e ritrovarsi dunque. Poco importa se sullo scranno più alto c’è un papa che ben poco ha da condividere con questi ragazzi. Lontano, lontanissimo da loro, per idee, per cultura.

Perchè questa mia disgressione in un territorio da me molto lontano?
Per dire che la chiesa si è sostituita in questa fase storica alle idee, alle ideologie che mossero milioni di giovani in mezzo mondo 40 anni fa.

Non mi interessa in questo momento dire se avevamo ragione noi allora o se hanno ragione i ragazzi di oggi. Probabilmente non c’è nessuna ragione. Lo registro come un fatto, come il fondamentalismo islamico.

Non mi interessa se non da un punto di vista sociologico.

Questo mi interessa davvero e penso che dovremmo aprirci di più ascoltare quello che ribolle nella pancia della società quello che vorrebbero i giovani. Capire i loro desideri profondi, metafisici.
Non per manipolarli, non per arruolarli in un esercito reale o della fede, ma per capire come possa evolvere questa società. Per dare e trovare insieme una visione prospettica di società evoluta. Una società evoluta rispettosa dell’uomo, del suo essere, dei suoi sogni.
Per far questo non abbiamo bisogno di trincee, non c’è bisogno di vessilli o di croci, c’è bisogno invece di ascolto, di dialogo.
Ascolto e dialogo come esercizio per scambiarsi idee, per formarsi idee, per costruire idee nuove, per (ri)mettere in marcia popoli interi, nazioni intere, continenti.

C’è bisogno di immaginazione. Per citare ancora Marcuse….”

Franco

Lo spettacolo del secolo. 15 luglio 1989

In musica on 20 luglio 2008 at 22:24

Che questo sia stato lo spettacolo più famoso al mondo nel 20mo secolo, non lo credo proprio, per fortuna o purtroppo altri spettacoli si sono scambiati ai primi posti nella nostra memoria , facciamo un esempio: lo sbarco sulla luna, il fungo dell’atomica, l’abbattimento del muro di Berlino, gli aerei che si scontrano con le Torri Gemelle. Fatti gravi, immagini vivide, ma allora quello spettacolo è davvero lo spettacolo del secolo? Insomma forse è meglio parlare di show del secolo, così almeno non ci sentiamo troppo superficiali.

Quasi vent’anni fa , non si capisce come e nemmeno perchè, ma si riusci a mettere in palcoscenico i Pink Floyd a Venezia

Mai nessun concerto provocò tanto “sconcerto” passatemi il gioco di parole, mai nessuna città dalla struttura così fragile aveva ricevuto un simile assalto, quel giorno avrebbe potuto accadere, quello che in questa città non era accaduto mai, eppure l’uragano passò lasciando indietro di sè maree di cartaccia, plastica e bottiglie e l’odore di piscio di tanti corpi ma nel cuore scanzonato dei veneziani, abituati alle onde del mare, alle maree che vanno e vengono scandendo il tempo piuttosto aleatorio di questa città, si compose la risposta scherzosa, a chi gridava pomposamente “Mai più!”

Di che colore è l’altra metà del cielo……

In Senza Categoria on 20 luglio 2008 at 17:48

Sempre parlando con Riciard mi trovo, di passo in passo, a percorrere quello che è stata l’evoluzione culturale del nostro paese negli ultimi 40 anni. Ricard, con la sua fresca sensibilità , ha letto tra le righe di un mio post e si è chiesto cos’è la donna oggi, quale sia la sua posizione nella società, cosa sia cambiato e perchè l’evoluzione si sia fermata, insomma in poche parole: di che colore è l’altra metà del cielo.

Partendo dal fatto che il sessantotto ha rivoluzionato i costumi della nostra società e sopratutto ha fatto si’ che le donne cominciassero a vedere la loro situazione qual’era, frutto di un condizionamento secolare atto a renderle sottomesse e manipolabili dal genere maschile, che, guarda caso, gestiva anche il potere politico e culturale, oggi si può analizzare i risultati di questa evoluzione, che è stata enorme confrontata col quella del passato, ma insignificante confrontata con la pulsione che aveva spinto le donne in quegli anni ai grandi cambiamenti.

Non a caso dicevo che nel 68, la mia battaglia di donna è stata profondamente più complessa di quella di qualsiasi ragazzo della mia età, tanto da farmi vivere quegli anni, pur da militante, con un atteggiamento di estraneità e di poco vissuto che solo una posizione di marginalità, poteva suggerirmi.

La mia necessità primaria era la libertà dalla famiglia, dagli affetti, dalla Chiesa, dalle idee comuni, insomma dal mio habitat, e pertanto dai condizionamenti che questi producevano nella mia esistenza, per diventare autonoma e disporre di me stessa. Cosa tra l’altro impensabile per quei tempi e fortemente criticata anche dai coetanei.

Tirando una linea decisa tra l’allora e l’oggi, continuo ad essere persuasa che non esiste un processo di evoluzione molto omogeneo nel movimento femminista, nel quale tra l’altro non posso riconoscermi in quanto non ho mai accettato la mia condizione di “diversa” in questa società, certo non ho avuto le stesse opportunità di un maschio, è evidente, ma tutto questo mi ha consentito di ingranare delle marce che al genere maschile sono sconosciute. Ho ottenuto risultati sorprendenti sfruttando la mia testardaggine e la facilità con cui la donna viene vista come marginale, inconcludente, naturalmente dipendente e mai come essere pensante autonomo e operativo.

Ho nascosto per anni dietro al silenzio e al sorriso, una volontà di acciaio che sarebbe stata sicuramente stritolata se fosse stata palese, non mi sarebbe stato dato lo spazio minimo che mi serviva per raggiungere le mie mete.

Lo feci assieme alle altre donne? Sì e anche no. Non saremmo riuscite mai a raggiungere alcune libertà indispensabili se non avessimo lottato all’unisono (nuovo diritto di famiglia, divorzio, libera interruzione della gravidanza), ma il movimento femminista era troppo imbrigliato da motivazioni solo di genere, mai di merito, le donne in generale, non hanno fiducia in loro stesse. Spesso per giungere a soluzioni condivise, si percorrevano slogan e atteggiamenti estremi, imbarazzanti e alla fine non condivisibili. Perchè mai avrei dovuto sostituire il potere bianco con il nero o nella fattispecie il rosa al celeste? Questi estremismi ridicolizzavano il movimento, non convincevano metà delle donne, che consideravano comunque l’uomo l’altra metà complementare del cielo, e si ponevano nel mondo con il diritto di essere considerate pari in quanto a dignità e diritti e per questo combattevano quotidianamente.

Quello era il 68, oggi dopo le “nostre” conquiste, ci accorgiamo che i valori di pari diritti e dignità, non interessano più, ci sono strade diverse che le donne percorrono che conducono ai margini del potere, un potere tutto personale fatto di esteriorità e sfruttamento della propria immagine, il mito è il denaro, il punto di arrivo è la non mediocrità (dove mediocre è sinonimo di altri). Attricette, veline, accompagnatrici, politiche e donne in carriera tutte corrono da sole per ottenere uno spazio e la visibilità in un mondo che è solo spettacolo e mai contenuto.

Nessuna di queste donne è rappresentazione se non di sè stessa. E allora che fa quel millesimo della metà del cielo che non si è mai posto il problema del genere, che non si innamora della propria immagine, che non soffre di insicurezza e che non ama le luci della ribalta? Si ritira un’altra volta sull’Aventino, rimette in posizione le barricate in difesa delle proprie libertà acquisite e aspetta il momento che qualcuno voglia riprendersele, allora lotterà fino alla fine.

No, Riciard, non credo che le donne che arrivano al potere possano essere diverse dagli uomini, questo è stato sempre il mio assunto, ma oggi lo penso più che mai, perchè andare al potere vuol dire essere passati per i compromessi che deturpano la femminilità. La parte buona di noi è fatta per comprendere, accogliere, e sognare un futuro migliore, mai per creare le condizioni insite del potere. Quelle che sculettano per essere scelte e che non scelgono mai, sono solo delle “femminelle” quelle che credono di essere arrivate e dicono di non avere le palle di velluto, non hanno neache il senso del ridicolo, quelle del family day che sfornano figli come torte credono che l’unico loro organo funzionante sia l’utero, mai il cervello.

Allora di che colore è l’altra metà del cielo? Potrei tentare di dire….. ma sinceramente credo che sia color color….. color….non so!

E’ bello essere belli! Della serie: “La bellezza senza compromessi”.

In Disimpegno, musica on 19 luglio 2008 at 13:58

Sono troppi giorni che ho pensieri cupi e deprimenti, sopratutto legati agli effetti futuri del governo del nostro paese da parte di una classe politica così smaccatamente demagogica e vergognosa.

Oggi, alla vista di questo sole estivo, al pensiero che l’estate è come la vita, ti accorgi che c’è ed è già passata…. mi sono presa la briga di dare il mio contributo al disimpegno o all’impegno alternativo, attenzione pero leggere attentamente le didascalie….

Chi d’istruzione ferisce, d’istruzione perisce……

In Gruppo di discussione politica. on 19 luglio 2008 at 9:21

Caro Riciard e cari tutti il nostro dialogo aperto non può finire, perchè la situazione che ci troviamo ad affrontare è di seria emergenza e non può passare sotto silenzio e nemmeno va sottovalutata. Pur considerando che i tempi sono diversi e che le condizioni culturali sono profondamente cambiate dalla prima grande rivoluzione culturale globale, adulti (ho pensato bene di evitare la parola vecchi) e giovani concordano su un unico punto:

la priorità è cambiare la cultura

Giustamente, la scuola, è il più importante, ma non unico, mediatore culturale per le nuove generazioni e proprio per questo deve avere maggiori investimenti in termini di risorse economiche e anche umane.

Su questo, il nostro paese sta avendo nel tempo, un percorso accidentato ed involutivo. Non mi voglio addentrare su quale parte politica sia colpevole di tanta cecità e distruzione, perchè sarebbe cosa inutile, una perdita di tempo, ma è risaputo che le qualità di una nazione sono primariamente le risorse democratiche e culturali (formative) dei suoi cittadini. Il secondo punto, ma non d’importanza è la qualità e l’accessibilità dei servizi sanitari di una nazione e non nascondo che secondo me queste due regole devono essere in simbiosi. Cultura e salute sono i due diritti irrinunciabili dei cittadini di uno paese evoluto e al passo col mondo.

Detto questo, anche di fronte a crisi profonde di un sistema economico basato non sull’etica ma sull’economicità di qualsiasi “operazione” sistemica di un dato Stato (sistema liberistico non liberale) questi due capisaldi dovrebbero mantenere intatte le capacità di operatività ed anzi dovrebbero essere sviluppate in sincronia con la crescita del paese.

Evidentemente ciò non avviene, si preferisce tenere sotto scacco queste due funzioni importantissime della società, ricattando economicamente gli operatori e decidendo sulla testa degli utenti a totale scapito della qualità e della accessibilità.

In Italia tutto ciò sta prendendo l’aspetto di una farsa, agitando lo spauracchio, pur molto reale della crisi economica, si sottrae linfa alla cultura, si egemonizza ancora una volta il settore istruzione (visto poi che l’altro versante ossia quello della cultura all’esterno delle aule scolastiche: la famiglia e i media o informazione sono già stati egemonizzati da tempo) , si ottiene il controllo della coscienza di un paese.

Diceva Kant: “Il possesso della forza corrompe inevitabilmente il libero giudizio della ragione”. Con questa frase forse sono un passo in avanti rispetto al discorso fatto prima. Non ho voluto entrare in merito alle “nuove visioni” del governo in carica rispetto all’istruzione (personalmente ne sono orripilata) ma ne ha parlato chiaramente Riciard e ne avremo vasti esempi in futuro, ma la cultura, l’informazione, insomma le regole del gioco che conducono alla coscienza di un paese stanno passando di mano, stanno diventando “un’arma di distruzione di massa” (bravo Riciard, ben coniata!) e ci riportano ad una regressione civile di incredibile portata.

C’è un però, in tutto questo e non sarà l’unico danno collaterale che ogni guerra deve avere, riottenere il potere e costruirsi la forza per dominare un paese, avrà una ripercussione inaspettata, quella che fino ad oggi è stato “il giudizio della ragione”, verrà piano piano cancellato ed il risultato non può essere che “il buio della ragione” che senza tanti giri di parole chiamerò “reazione violenta”. Strozzate l’intelletto e avrete la forza bruta e non so tutto questo a chi gioverà….. nel sessantotto abbiamo già dato, ma oggi ci sono due generazioni pronte alla solidarietà, la prima perchè ne porta le stigmate e la seconda perchè le porta nel DNA.

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