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Rutelli NO Zingaretti SI. Cosa hanno voluto dire gli elettori di Roma alla sinistra?

In politica on 28 aprile 2008 at 17:25

Rutelli battuto al ballottaggio per sindaco di Roma da Alemanno.

Un’altra vittoria della destra in questa primavera (intesa stagionalmente)  elettorale italiana.

Cosa significherà questa sconfitta per la sinistra?

Morte del Partito Democratico appena poco dopo la nascita?

Tentatavi da parte dei soliti noti (D’alema? Fassino?) di ritornare in auge, mettendo in un angolo Veltroni?

Un tentativo di resurrezione, di riaffermazione del “Ma anche noi ci siamo” da parte della sinistra ormai extra parlamentare?

Onestamente credo nulla di tutto questo.

Anzi, per certi versi, paradossalmente, vedo questa sconfitta di Rutelli come un ulteriore conferma della bontà del progetto veltroniano e del suo tentativo comunque (più o meno riuscito è un altro discorso) di rinnovamento.

Il No dei romani è stato dato alla persona di Rutelli, al suo rappresentare il “già visto”, il “già vissuto”, il suo essere stato tutto ed il contrario di tutto ideologicamente e materialmente, con un cambio vorticoso di poltrone.

Il suo avere una moglie “maitresse a penser” dei salotti tv italiani, con posto fisso al “Porta a Porta” vespasiano e con rubrica fissa (profumatamente pagata) al TG5 berlusconiano.

La gente ha votato No a tutto questo, al partire radicale ed al finire baciapile, all’uomo pronto per ogni stagione

Mi direte..perchè Alemanno non è così? Non è stato già ministro anche lui, volto rodato e collaudato di 1000 stagioni romane e nazionali?

Sì, vero…Ma non dando la stessa pesante e frivola (in contemporanea, mistero della fisica politica) impressione di Rutelli.

Zingaretti ha vinto al ballottaggio per la Provincia, su un terreno elettorale dato (in previsione) più complicato per la sinistra rispetto a quello cittadino (la Provincia di Roma ha ampie zone in mano alla destra).

Forse la domanda che bisogna porsi è questa… Perché gli elettori hanno detto Zingaretti SI e Rutelli NO?

E sulle risposte la sinistra di Veltroni dovrà ragionare.

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Le pene del contrappasso

In Senza Categoria on 26 aprile 2008 at 14:48

Indulto, Dal Molin, Vaffanculo Day e caos monnezza: cinque anni di Silvio.

Parcheggiare in doppia fila: altri 10 anni di Silvio.

Sbirciare le tette alle veline: trent’anni di Piersilvio.

Vedere Controcampo barricati in una villetta in Brianza: 250mila anni senza ICI e bollo del Suv.

Vorrei sapere come fa GiPi ( vedi post La settimana di GiPi) a dire sempre quello che penso anch’io, uguale uguale…..

Claudio Gatti
Posta@Internazionale

25 aprile 2008 – Tina Merlin, tutta una vita per la resistenza.

In Senza Categoria on 24 aprile 2008 at 15:34

Chi conosce Tina Merlin?

Qualcuno azzarda: “Quella delle Case Chiuse?”

No quella della Case chiuse si chiamava Lina Merlin ed era un’ Onorevole.

E allora chi è? Solo qualcuno che abita nel Veneto, la ricorda, e se lo fa ci mette una buona dose di rammarico, non rimpianto e nemmeno rabbia, solo rassegnato rammarico.

Era una donna, prima di tutto, figlia della povertà delle nostre montagne, una che non aveva potuto studiare, ma che nella sua vita non si era mai rassegnata al suo destino. Ultima figlia di una nidiata di fratelli emigrati per guadagnarsi un tozzo di pane. Lei fa la “serva” a Milano, ma rientra a casa sua in montagna dopo i primi bormbardamenti. Lei e il fratello Toni, lasciano la madre disperata e vanno in montagna, questa volta quell'”altra montagna” quella dei partigiani. Il fratello ci lascia la vita e lei fa la staffetta. La sua resistenza è quella che fanno le donne,  correndo da una parte all’altra della sua amata montagna a portare ordini.

Finisce la guerra, ma la sua resistenza non è un capitolo chiuso, combatte strenuamente per la causa dell’emancipazione femminile, che fa propria superando i complessi che la soffocano derivanti dall’origine sociale e dall’educazione ricevuta nell’umile ambiente dov’è nata.

Malgrado la sua scarsa formazione scolastica, dopo aver scelto la causa politica degli umili e dei diseredati, le viene offerto di scrivere per l’Unità. Da modesta donna di servizio a giornalista. Sarà proprio questo il suo destino di donna resistente fino al termine ultimo.

Tina conosce la sua terra dove “le radici terrestri e le radici celesti si uniscono senza usurpare gli altri limiti”, conosce le sue origini e le rispetta, le ama.

A questo punto entra in scena un altro nome, forse più conosciuto: Vajont.

Ricordate la diga costruita nella valle sopra Logarone? Una notte, il 9 ottobre 1963, un’enorme pezzo del Monte Toc precipita sull’invaso costruito come bacino idroelettrico dalla SADE, l’acqua spinta da quella massa che si è staccata, supera la diga e cancella tre paesi: Erto, Casso e Longarone, più di duemila persone vengono cancellate da una forza pari a quella di una bomba atomica.

“In una serata di tiepido autunno in pochi secondi duemila persone – uomini, donne, bambini – venivano sacrificati sull’altare del profitto al quale anche la scienza ufficiale aveva dato una mano, nascondendo agli Enti Locali e perfino al Governo le prove che sul Vajon sarebbe accaduto un disastro.”

“Ho seguito la vicenda dell’invaso del Vajon con passione non solo di giornalista, ma di figlia di questo popolo contadino e montanaro che si ribella alla restorica delle “virtù tradizionali” che mal nasconde il cinismo dello sfruttamento più spietato. Con questo cuore ho seguito tutte le vicissitudini, le resistenze, le paure dei montanari di Erto contro la SADE, non per impedire di costruire il grande bacino idroelettrico del Vajon, ma per impedire di compiere un delitto.”

Per anni Tina Merlin denuncia nel suo giornale, fatti che erano la premonizione di “una morte annunciata”. Tentando di portare all’opinione pubblica l’immagine di un territorio condotto volutamente o irresponsabilmente in una situazione di estremo pericolo, dove nessuno si curava  di valutare la gravità delle conseguenze e riteneva opportuno mettersi contro il potere.

Dice ancora Tina: “L’esperienza della vita che è storia collettiva, deve pur lasciare traccia d’insegnamento a chi viene dopo per suggerire forme più avanzate di civiltà e di convivenza umana. Che oggi,  appunto, non riguardano solo un paese, ma il mondo.”

Per chi non lo sapesse la SADE oggi si chiama E.N.E.L.

Tina Merlin muore il 22 dicembre 1991, e con lei viene a mancare una grande donna, una voce libera del nostro tempo. La voce di chi per tutta la vita ha perscorso la strada della resistenza anche se a volte in solitudine,  masticando il senso della sconfitta….

Link – Associazione Culturale Tina Merlin    http://www.tinamerlin.it/

 

 

Le storie non sono che asce di guerra da disseppellire…….

In Senza Categoria on 24 aprile 2008 at 13:48
Certi uomini sono quello che i tempi richiedono. Si battono, a volte muoiono, per cose che prima di tutto riguardano loro stessi. Compiono scelte che il senno degli altri e il senno di poi stringono nella morsa tra diffamazione ed epica di stato. Scelte estreme, fatte a volte senza un chiaro perché, per il senso dell’ingiustizia provata sulla pelle, per elementare e sacrosanta volontà di riscatto. La retorica degli alzabandiera e la mitologia istituzionale offrono una versione postuma e lineare della storia. Ma la linearità e l’agiografia non servono a capire le cose. Le frasi fatte e le formule ripetute dai palchi, come dai pulpiti, coprono la rabbia, lo sporco e la dinamite, consegnando al presente quello che chiede. Scavare nel cuore oscuro di vicende dimenticate o mai raccontate è un oltraggio al presente. Un atto spregiudicato e volontario. Le storie non sono che asce di guerra da disseppellire.
  

 

………………………

Si gela, trattengo il vomito. Mi accascio vinto dalla pressione e dal frastuono dei motori.
Oltre i vetri della cabina intravedo le luci di una grande città.
Imola è lontana, un altro mondo.
La stanchezza degli ultimi giorni pesa nella testa e sugli occhi. Tutt’intorno, sguardi fissi, puntati su niente.
Gli eroi che ho sempre desiderato imitare sembrano più vicini. Il paese è diverso, lontano come Marte, ma lo spirito è lo stesso. Ragazzi che alla mia età hanno imbracciato le armi e combattuto da partigiani.
Teo, il maggior responsabile di questa avventura, ha resistito con pochi altri contro un battaglione di tedeschi, con tanti compagni paralizzati dal terrore, incapaci di reagire.
Geppi è sfuggito alle Brigate Nere grazie al piccolo gregge che pascolavo dalle parti di Cuffiano. Pietro, mio fratello, se l’è fatta sotto e dice di aver sparato si e no dieci volte, ma c’è stato anche lui, lassù, nell’inverno del ’44.
Il Moro e Bob, vere e proprie leggende.
Al Bar Nicola, detto il Cremlino, restano quelli con la rivoluzione sulle labbra e le armi in giardino, sempre pronte a sparare, ma buoni soltanto di sfogliare l’Unità, accusare i punti del tresette e buttar giù un bicchiere di Albana tra le risate. Dicono di aver conosciuto la fame anche loro, ma a mala pena sanno cosa sia l’appetito.
Ora sono più vicini quel bambino di dieci anni e quella donnina, always to go, sempre andare, in mezzo alla neve e alle granate. Mia madre ed io, nel lungo inverno sul nostro Little Big River, a cercare viveri per le larve umane strette insieme a noi nel rifugio. Oggi torno ad essere qualcuno.
I carabinieri saranno già passati più volte. Vostro figlio è fuggito dalla caserma del 9° CAR di Bari, avete idea di dove possa trovarsi ora? No, niente. Non immaginano neppure. Forse non rivedranno nemmeno il mio corpo, neppure un pezzetto.
Il corpo straziato di Minghiné, trucidato dalle Brigate Nere nel pozzo di Becca.
Aggiusto lo zaino sotto la testa e chiudo gli occhi.
L’agitazione si spegne, sopraffatta dal sonno.

………………………….

Tratto da Asce di Guerra  di Vitaliano Ravagli e del collettivo Wu Ming

 

Il mio Blog aderisce a tutte le iniziative che festeggiano il 25 aprile come il giorno della liberazione del nostro paese e come giorno della memoria dei nostri martiri per la libertà.

Festa del 25 aprile, ora chi glielo dice a quelli del Grande Fratello?

In Senza Categoria on 23 aprile 2008 at 23:00

Questo video lo dedico a chi si sacrificò per poterci concedere il lusso di poter perdere la libertà un’altra volta….
Grazie ! Anche noi, insieme a voi, possiamo resistere.

Una storia sbagliata – “Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti.”

In Senza Categoria on 21 aprile 2008 at 23:06

“Chi dice che io sono uno che non crede, mi conosce meglio di quanto io conosca me stesso. Io posso essere uno che non crede, ma uno che non crede che ha nostalgia per qualcosa in cui credere…”

“Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”

“La Chiesa non può che essere reazionaria: non può che essere dalla parte del Potere; non può che accettare le regole autoritarie e formali della convivenza.”

“Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre.”

“……O guardo i crepuscoli, le mattine | su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo, | come i primi atti della Dopostoria, | cui io assisto, per privilegio d’anagrafe, | dall’orlo estremo di qualche età | sepolta. Mostruoso è chi è nato | dalle viscere di una donna morta. | E io, feto adulto, mi aggiro | più moderno d’ogni moderno | a cercare i fratelli che non sono più….”

“Che cos’è che ha trasformato i proletari e i sottoproletari italiani, sostanzialmente, in piccolo borghesi, divorati, per di più, dall’ansia economica di esserlo? Che cos’è che ha trasformato le «masse» dei giovani in «masse» di criminaloidi? L’ho detto e ripetuto ormai decine di volte: una «seconda» rivoluzione industriale che in realtà in Italia è la «prima»: il consumismo che ha distrutto cinicamente un mondo «reale», trasformandolo in una totale irrealtà, dove non c’è più scelta possibile tra male e bene. Donde l’ambiguità che caratterizza i criminali: e la loro ferocia, prodotta dall’assoluta mancanza di ogni tradizionale conflitto interiore. Non c’è stata in loro scelta tra male e bene: ma una scelta tuttavia c’è stata: la scelta dell’impietrimento, della mancanza di ogni pietà.”

“I diritti civili sono in sostanza i diritti degli altri.”

“I vari casi di criminalità che riempiono apocalitticamente la cronaca dei giornali e la nostra coscienza abbastanza atterrita, non sono casi: sono, evidentemente, casi estremi di un modo di essere criminale diffuso e profondo: di massa.”

“Tutto si integra nell’eterno ritorno: ciò lo sanno gli umoristi, i santi e gli innocenti.”

“Chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato.”

La settimana di GiPi

In Senza Categoria on 20 aprile 2008 at 9:25

All’inizio ero triste.
“Sono triste!”

Poi ho smesso di esserlo
“Ehi! Ma aspetta un pò….”

Mi sono ricordato di essere bianco, italiano ed egoista.
“E’ vero!”

Mica ero negro, immigrato, badante rumena, precario impiegato….
“Eh no!” “Io no!”

E le tasse? Pagarle mi fa schifo e male al fegato.
“Ough….”

E degli altri dei più deboli, che m’importa in fondo?
“Nulla!” “Sono degli sfigati!” “Se ci pensi.”

E la mafia? L’ho mai vista io?
“No!” “Manco so se esiste!”

All’inizio ero triste. Non avevo capito DI AVER VINTO LE ELEZIONI !!!!!!!!!. 8)

(da Internazionale 740, 18 aprile 2008 )

Elaborazione del lutto…. ovvero riappropriarsi del dolore e della realtà.

In Senza Categoria on 17 aprile 2008 at 23:58

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A volte gli avvenimenti ti colpiscono come un fulmine e tu non hai neanche il tempo di capire, di assorbire quello che ti succede, resti là scioccatoa, con la gola secca, e il cuore ridotto ad una farfallina nello stomaco.

Lunedì sera sono stata folgorata, no che non sapessi quello che avrebbe potuto accadere, ma sono stata folgorata lo stesso, sia per l’esito del voto di queste elezioni, sia per le motivazioni che piano piano si sono fatte strada nella mia mente.

Martedì mi sono fatta un veloce esame di coscienza, una possente autocritica, un’analisi seria e senza scampo di quello che mi circonda, dei valori e dei pesi delle cose. Un poco alla volta mi sono resa conto di trovarmi in un altro posto da quello che pensavo, di non conoscere i miei vicini.
Beh non è stato solo questo, mi sono resa conto che forse io non avevo capito niente, ma ancor peggio la sinistra non aveva capito una “mazza” sia del momento politico che di quello sociale.

Mercoledì ecco arrivare il dolore, la vicinanza del lutto, la convivenza, però per esperienza diretta so bene che il calice va bevuto fino all’ultimo goccio e poi tutt’al più metabolizzato.

Giovedì, riappropiarsi del dolore, guardare in faccia la realtà…. un lavoretto da niente.
Ascoltare in fondo le parole di tutti, ridere di qualche passaggio, sorridere di altri e piangere disperatamente per tutto quello che non capisco e che è qui davanti ai miei occhi.
La sensazione primaria è quella di trovarmi in un canile, l’allenatore butta dei biscottini a forma di osso, molti saltano, si abbuffano. Ridono e parlano (caspita fino a ieri erano zitti !) e oggi hanno mille cazzate da dire. Uno ha tre giornali sotto il braccio, Libero, L’osservatore Romano, La Padania (ma che ci azzecca avrebbe detto Di Pietro qualche tempo fa?) oggi è solo un pensiero che mi passa veloce nella mente, ma lo scaccio, se devi elaborare il lutto, tutto il calice ti devi bere, mica devi sorseggiare con fare elegante, per far finta di non sentirne la puzza.
Uno aveva il papà operaio, era un comunista, ma lui il figliolo, fa e pensa altre cose. Ricorda il papà con quell’aria di superiorità (poveretto… anche il papà, come me, non aveva capito niente).
Il terzo grida slogan: “Finchè saremo forti agli immigrati il voto mai!” bella forza, quanti di loro vi voterebbero…
Possibile che anche su questo non ho capito una “mazza”?
Già, io non li avevo visti mai, beh non proprio…. qualcuno l’ho frequentato per dovere familiare, pensa che avevano tentato di comperare il quotidiano La Padania in un’edicola in un posto di mare al sud e si erano stupiti: “Ma come, non ce l’hanno?” che paese di incivili! Non tengono neanche quel bel giornale ecologico che è sempre listato di verde e che brucia così bene nel caminetto di casa mia.
Certamente un paese di incivili, che non capisce che questo manipolo di persone semplici, per non dire sempliciotte, oggi porteranno un quotidiano ecocompatibile, anche in Sicilia in mezzo ai terroni e finalmente assieme al terrone compagno d’armi, potranno dire di averlo “duro”.
Ahi che dolore…… dai forza elabora… elabora… fai veloce, che nel frattempo che tu elabori il lutto, ti cambiano le carte in tavola.
Beh, già fatto. credevi che il pericolo venisse da una parte, ma ti sbagliavi. Quelli che guardano la televisione, ti sembrerà strano, ma sono più colti, più intellettuali (pianino aggiungo quasi non esageriamo).
Il pericolo viene da un’altra parte e ti arriva tra i denti con la faccia dell’idraulico e del muratore, che fa lavorare i kossovari a 5 euro all’ora, ma solo perchè è buono, anche quelli devono mangiare.
Ahi che dolore…. e tu parlavi di etica? Di questione morale? Elabora e metabolizza, mica possiamo stare qui in eterno……

Ho un amico…

In Senza Categoria on 11 aprile 2008 at 10:22

Ho un amico, un carissimo amico, anzi ne ho due che mi sono fratelli, che fanno parte della mia grande famiglia, che ho conosciuto tanto tempo fa e che mi sono entrati nella vita e ne fanno parte integrante, per renderla migliore, per illuminarla di quella luce e di quel calore che a tutti è indispensabile.
Ho un amico che mi ha fatto da testimone di nozze, è il primo che ha saputo che aspettavo un bambino, è il padrino di mio figlio, ha raccolto le mie confidenze ed io ho raccolto le sue, mi è stato vicino nel parto, mi è stato vicino nel lutto ed io gli sono stata vicina nella malattia e nell’elaborazione delle nostre grandi o piccole perdite.
Ho un amico con cui scherzo e rido, con cui faccio satira e autodenigrazione, col quale parlo di abiti, ricette e sesso, senza sentirmi a disagio, senza sentirlo diverso da me.
Ho un amico fragile, altrettanto fragile quanto lo sono io, sensibile e pronto alle lacrime, senza troppo pudore o almeno quanto basta per poter dimostrare i suoi sentimenti.
Ho un amico che non è geloso di me, anche se sono forse la migliore amica del suo compagno. Ho un amico che rispetto e che difendo con le unghie e con i denti e che mi difende di fronte al mondo, con un coraggio da leone, anche se, forse ho torto.
Ho un amico bellissimo a cui voglio un sacco di bene e che spero mi accompagnerà per tutto il resto della mia vita…
A te Giovanni tutto il mio affetto e tanti auguri di buon compleanno!!!!!!!!!!!!

SIMPLY THE BEST 

La casa del sole nascente……

In musica on 10 aprile 2008 at 13:47

C’era una volta, molto tempo fa, una casa, la casa dei sogni, dove si restava giovani per sempre e il sole nasceva tutti i giorni, i fiori nel giardino erano di colori brillanti ed indimenticabili, il profumo nell’aria innebriava e nessuno pensava di dover cambiare mai…..

Oggi quella casa assomiglia ad un ospizio, il sole sorge più sbiadito, i fiori sono spariti e al loro posto restano solo pietre…. inutile chiedersi dove tutto sia andato….. dove sono quelli che dovevano rimanere “forever young” per sempre giovani……..

Con l’aiuto di Bob Dylan e Bruce Springsteen, Peter, Paul & Mary, the Mama’s and the Papa’s, Bob Dylan e Joan Baez, racconterò questa piccola storia.


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