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Profumo di una notte di fine estate

In Amici, amore, Disimpegno, musica, personale, Venezia on 29 agosto 2011 at 23:03

Succede raramente, ma succede. Sarà che il mese di agosto è stato lungo, forse solo perché non sono in vacanza. Ma la cosa non mi dà fastidio, anzi mi piace. Sarà pure perché mio figlio è tornato per lavorare alla Mostra del Cinema e quindi è a casa e mi sento serena. Insomma ieri mi sono alzata presto, ormai ho ripreso i ritmi e anche la domenica mi piace andare in cucina a prendermi il caffè senza dimenticare la pillolina per tenere bassa la pressione. I malanni dell’età, che accetto ormai senza alcun fastidio. Lui si è alzato, i cappelli arruffati e l’abbronzatura dorata sul torso nudo. Fa caldo, ma l’aria è diversa, come la luce lo è. E’ semplicemente una splendida mattina di fine estate. Agosto sta per finire e ormai le giornate si accorciano, la luce diventa di oro fulvo, e io … io mi sento felice. Lo guardo e sorrido, non gliel’ho mai detto ma a guardarlo mi scappa sempre un po’ da ridere. E mi fa tenerezza e trattengo la voglia di prendergli la faccia tra le mani e di scoccargli un bacio sui capelli o su quello che ne resta. Se devo essere sincera non lo faccio nemmeno con mio figlio, che bambinone lo è sempre stato, e che a farsi sbaciucchiare ci sta sempre neanche che i baci gli fossero mancati. E’ bellissimo quando un uomo ti fa tenerezza, lo dico perché altri uomini mi hanno ispirato altri sentimenti, ma tenerezza mai.
Lui si siede vicino a me e mi racconta tutto trafelato il sogno che ha appena lasciato tra le coperte. Ormai lo so che buona parte dei suoi sogni gli trasmettono ansia: o lui mi ha perso in qualche luogo affollato oppure io me ne sono andata lontano e lui è certo di avermi perduta per sempre. Lo guardo con quella tenerezza e gli vorrei dire che sono solo bubbole. Possibile che non si renda conto che non siamo più due ragazzini scapestrati? Gli metto in mano una tazza di caffè e cominciamo a parlare. Di cosa? Un po’ di tutto come sempre. Le nostre colazioni domenicali non finiscono mai. Parliamo saltando di palo in frasca e il tempo vola e lui torna al sogno: “Ma lo sai che sono proprio arrabbiato con te?” “Perché non te l’ho detto, che mi allontanavo?” “Non fare la furbetta, tu non me lo volevi dire e te ne sei andata, come al solito mi hai lasciato solo!”. Rido. Ancora questo gioco. “Ma dai ti ho lasciato solo una volta e tu fai così il difficile!” “Sì, è vero, ma mi hai lasciato solo per 40 anni, credimi non ne posso aspettare altri 40, non ho più l’età!” “Beh, ma comunque sono tornata”… Se badassimo a noi, il discorso non finirebbe mai. Allora cerco di distogliergli l’attenzione. “Sai ho visto per televisione una puntata della “Grande Storia” su Monsignor Romero.” “Chi? quello che faceva i film horror?” “No, quello che li ha vissuti.” E lo scambio di battute prosegue, fino a che lui si fa conquistare dall’argomento. “Lo hanno ammazzato!” Già, come tanti altri. Io parlo mentre preparo il pranzo. Lui precisa ogni mio discorso. Non gliene scappa una. Ogni tanto conto sul fatto che la memoria gli fa cilecca e io ne so una in più di lui o almeno tento. Ridacchia. Ridacchio. Squilla il telefono. E’ una coppia di amici, più giovani di noi, che abbiamo ospitato questa estate al mare. Ci piacciono e noi piacciamo a loro. In questo caso la differenza di età non vale. Vogliono passare con noi il pomeriggio e la sera. Ok, a tutti fa piacere. Ci prepariamo di corsa e usciamo. Lui dice: “Mai visto una donna più veloce di te a prepararsi per uscire.” “Beh, che dovrei fare? Il restauro della Capella Sistina? A me non serve, fortunatamente sono nata bella!” Ridiamo. E’ bello avere sempre un motivo per ridere. Ci scorazziamo gli amici in giro per la città, loro vengono da fuori e a guardarla è sempre un bel guardare. Ormai sono pratica. Ne conosco di storie e aneddoti. Conosco anche cose che non so più dove le ho lette e pure io mi stupisco di conoscerle. Lui completa la lezione. E parla anche troppo bene della città perché la ama quasi di più che si trattasse della più bella donna che abbia mai incontrato. Non sono gelosa, almeno non lo sono di Venezia. I ragazzi rimangono incantati. Gli faccio provare l’ebbrezza del tentativo di superare la colonna della piazza, un po’ troppo panciuta, che sbilancia fino a farti cadere. Ovviamente non ce la fanno, ma si divertono come bambini. “Che facciamo stasera?” “Ho un’idea, stasera è la serata finale dell’Estate Village, ve la sentite di mangiare alla “Sagra della salamella” e ad ascoltare o ballare un po’ di “liscio?” Mi guardano con gli occhi sgranati, non ci credono, e fanno bene, nel “liscio” non ci riconoscono. Ci godiamo il tramonto dorato dal Canal Grande e partiamo per l’avventura… notte e musica alla “sagra della salamella”. Ovviamente non era una vera sagra e di salamella nemmeno l’ombra. Abbiamo mangiato paella e cous-cous e delle coke belle fresche. Abbiamo incontrato gente che conoscevamo, scambiando baci e abbracci. Anche i musicisti sono amici nostri e la musica, soprattutto la musica è il massimo. De Andrè, Battiato, Paoli, De Gregori, Guccini, e un ricordo infinito di Rino Gaetano (già trenta anni che è mancato, però sembrava meno!). Una serata dove il profumo delle spezie esotiche si confonde con quello dello zafferano, dove la menta s’incontra con l’aranciata e le nostre voci si fondono in un karaoke allegro, stonato e senza impegno.
Io lo guardo il mio vecchio compagno, non sa star fermo né con le mani né con i piedi. Ha gli occhi socchiusi come se gustasse un cibo sopraffino. Certo la nostra musica, certo le nostre dita che si intrecciano, e ancora qualche parola gridata nell’orecchio più che per parlare, per sfiorarci con le labbra. Lui dice: “E’ una serata magnifica. E’ perfetta!” Anch’io sono d’accordo e pure la nostra coppia di amici. E’ davvero una splendida serata, ma tutto è perfetto se si è capaci davvero di amare la vita. O forse basta solo capire che quel che succede oggi è il massimo che possiamo sognare, quello che sarà domani è ovviamente un’altra storia.

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Dalla parte della verità

In Blog, Gaza, Gruppo di discussione politica., Guerra, Informazione, Nuove e vecchie Resistenze on 28 agosto 2011 at 16:45

Sinceramente mi dispiace sentirmi al di là di una barricata e trovarmi in netto contrasto con una persona che ritengo intelligente, appassionata e pure eticamente corretta, come Ifigenia.
Le nostre discussioni sono storiche, e spesso travalicano i post sull’argomento anche perchè io, quasi sempre,  non posso commentare i suoi perchè in genere li chiude ai commenti e lei fatica a non commentare i miei e ci casca in argomenti che non c’entrano niente con la nostra ragione del contendere.
Sia chiaro lei ha le sue ragioni. E’ ebrea, anche se questo vuol dire poco. Io non ho nessun problema nei confronti degli ebrei, anzi. Comunque  nemmeno io sono araba o meglio palestinese e spero che questo non mi debba escludere dal poter parlare della situazione nel Medio Oriente.
Certo che, se fra noi, che non viviamo quella realtà, non è possibile trovare mediazione, posso capire che per i diretti interessati sia da escludere assolutamente. Eppure la voglia di pace dovrebbe essere uguale da tutte e due le parti. Certo che un altro discorso è pensare che lo stesso desiderio sia di chi governa uno o l’altro paese (perchè, malgrado quello che racconta il video, con probabile non integra buonafede, se la Palestina non è uno Stato, questo lo dobbiamo a chi preferisce “contendere” i territori, ma che a tutti gli effetti li “occupa militarmente”).
Non cerco di approfondire, anche se lo potrei, le ragioni e le colpe di questa carneficina, non pubblico mappe che mostrano l’escalation territoriale di Israele dal 1948 ad oggi, non parlo dell’enorme potere economico di questo paese che tiene in pugno buona parte del mondo finanziario mondiale, uno per tutti gli Stati Uniti d’America. Obama può prendere il suo premio Nobel per la Pace, purchè non si intrometta, anzi, non prenda l’altra parte nel conflitto tra le due parti.
Non faccio liste della spesa. I morti e gli attacchi di una parte confrontandoli con quelli dell’altra, perchè a dir la verità, se mettiamo in bilancia la conta dei morti allora non c’è storia. Se si parlano di armi in quantità, volume e modernità… beh allora è come parlare di un fucile a tappi contro uno stormo di F16 o droni, scelta a piacere. Ma cosa cambia? Abbiamo forse meno morti o almeno persone più ragionevoli? Abbiamo una realtà più accettabile? No, non credo. E la domanda successiva è cosa dovrebbero fare i palestinesi per non essere massacrati? E gli israeliani per rendere meno impossibile la vita dei nativi autoctoni di questo paese? Purtroppo malgrado la protervia di una parte, quel paese può essere la loro terra promessa da Dio, ma mai la loro terra di origine. Checchè ne dicano i sostenitori di una verità, quella terra si chiamava Canaan ed era abitata dai popoli cananei, lontani progenitori dei palestinesi. La prima definizione di terra promessa (Genesi 15:13-21) parla di “questa terra”. In Genesi 15, questa terra viene promessa ai “discendenti” di Abramo, attraverso suo figlio Isacco, mentre in Deuteronomio 1:8 viene promessa esplicitamente agli Israeliti, discendenti di Abramo attraverso Giacobbe. Già, Mosè regolò con dettami la vita di questo popolo e diede precise indicazioni per la conquista di Cannaan la loro “terra promessa” piena di pericoli ed insidie.
Oggi la conquista continua. Dal 1948 quella terra sta diventando la loro terra a scapito di un popolo che lì viveva, possedendo case e terre,  ma che da più di 60 anni non ha e non avrà più una patria.
Dove sta il margine di discussione? Fino a che punto gli invasori debbono spingersi per garantire la loro “sicurezza” e contemporanemante che diritto ha l’espropriato a resistere e lottare per riottenere le proprie case, le proprie terre ed l’inalienabile diritto di esistere?
Sì, vorrei la pace per quella terra. Il mio è lo stesso sogno utopico di Vittorio. Dovrà questo sogno finire nello stesso modo, solo perché, non c’è sdegno che riesca a fermare questo abominio? Perché la “verità” non può trionfare? Perché nemmeno noi (io e te) che non viviamo quelle contraddizioni non poassiamo operare per una più corretta distribuzione di territorio e per la possibilità di un popolo di convivere con l’altro con la stessa spettativa di riconoscimento e di dignità? Perché Ifigenia? Su questo chiedo risposta, non sulla guerra dei video o dei media, l’attendibilità dei quali, purtroppo, viene sempre meno, dovendosi allineare per esistere, alle indicazioni del più forte.  Questa è lo scontro di Davide contro Golia e su chi è l’uno o l’altro lascio a te l’interpretazione.

Com’era bello il “Che”…

In Anima libera on 25 agosto 2011 at 5:17

Trentesima e ultima parte
S’è fatto tardi ed è già ora di andare. Ogni minuto consuma la vita. Tutto sembra scappare dalle mani. E mi pesa addosso questa frenesia di vivere. E’ nell’aria. E’ nelle cose. Forse è questo essere giovani. Gli uomini mi guardano. Non che mi sia molto sviluppata. Mi sono solo allungata. Cos’hanno da guardare? Non faccio nulla per attirare le loro attenzioni. Per essere carina. Li ignoro. Eppure mi guardano come fossero curiosi. E non mi piace come mi guardano. Mi verrebbe da mandarli sonoramente affanculo. Eppure devono pure leggere il disprezzo nei miei occhi. Sono parte di un mondo agonizzante. A tornare indietro con i ricordi non mi par vero. Sembra ieri. Ero una neonata terribile ed incazzata, che voleva tutto e subito e che era dotata di una certa preveggenza, una qualità che oggi ho perso quasi del tutto. Sì, qualcosa nell’aria lo percepisco ancora, ma oggi non lo chiamerei “saper vedere il futuro”, ma solo e unicamente “avere istinto”.

Se devo essere sincera mi piacevo di più quando ero terribile e sboccata, mi sembrava di essere più vera. Più sincera. Oggi invece mi sento troppo insulsa e troppo facile al compromesso. Come mi piacerebbe che la mia rabbia fosse ancora una livida brace. Ma oggi la mia ragionevolezza e i miei dubbi mi rendono pavida. Non mi piaccio così. Devo tornare quella ragazzina che non aveva paura di niente e che il mondo l’avrebbe cambiato solo con lo schiocco delle dita… Che poi non è vero che ho paura e solo che conosco i limiti di un essere umano ed io non sono dio, sono solo una donna. Che poi le donne di limiti ne hanno anche di più.
Mio padre mi proibisce i jeans ed io lo metto per le scale, appena uscita dalla porta. A volte mi metto e faccio con serietà il bilancio della mia vita e non sono contenta. E’ inutile cercare il mio lato buono, non merito pietà. Ho abbandonato la lotta per le comodità di tutti i giorni. Ho scambiato la Libertà con la elle maiuscola con una piccola libertà personale, ho scambiato l’Amore con la A maiuscola con un amoretto da quattro soldi. Io ero nata per le grandi cose, ma mi sono persa nelle cianfrusaglie. Faccio un esempio: io allora ero una vera comunista, tosta e pura, oggi una botta qui e una lì, mi ritrovo a adeguarmi ai tempi. Nessuna rivoluzione nella vita, solo qualche accordo di comodo. Non va. E pensare che c’è chi mette a repentaglio la propria vita per le proprie idee. Io vorrei essere così, tutta di un pezzo. Vorrei essere là. Una donna che resta nella storia. Un po’ Dolores Ibàrruri e un po’ Frida Kahlo. Che poi queste donne latine o latino americane hanno una marcia in più e sanno essere anche più che femministe. Bella l’idea che “è meglio morire in piedi, che vivere in ginocchio”. Questo si chiama parlar chiaro. Intanto in Vietnam gli americani entrano a piedi pari nel territorio vietcong e pensano di sbaragliare il nemico. Loro sono una potenza e gli altri solo dei piccoli musi gialli. Ma non funziona e si riportano a casa tante bare piene di quei ragazzi buttati in quegli acquitrini senza quasi sapere perché. Che tristezza! Preti, studenti e operai non digeriscono questa guerra dei forti contro i deboli e come a S. Francisco e a New York pure in Italia ci sono manifestazioni al grido “Yankee go home”. Magari serviranno solo a sfogare questa nostra rabbia ma non si può più stare in silenzio. E le Università vengono occupate al grido “lo studio è un diritto di tutti”. Io, che questo diritto non l’ho avuto, che mi è stato tolto, lo so bene cosa vuol dire e quanto importante sia.
Vedo le studentesse per strada. Sono belle e sicure si sé. Loro hanno dalla loro parte il sapere. Loro parlano alla pari con i loro compagni. Leggono libri. Ne discutono. Capiscono tutto ed io stento. Ogni tanto, quando sento una parola difficile di cui non so il senso, la cerco sul vocabolario. E poi passo a quella vicina e poi un’altra ed un’altra ancora… e non le imparerò mai, non le ricorderò tutte quelle parole e farò sempre una brutta figura. Devo trovare un sistema per imparare il senso delle parole e per ricordarlo e per usarle quando è necessario. Non devo spaventarmi, devo solo avere tanta costanza. Devo fare scuola della vita. E prendo i giornali e li leggo fino in fondo. Prima o poi imparerò a capirne il senso. A sapere come funziona la politica. Come funziona il governo del nostro paese… e mi pare tutto così complicato e difficile. Ma i fatti vanno veloci. E immagazzino dati e ascolto discorsi e conosco antefatti e personaggi. Per esempio il “Che”, che è un sudamericano, un rivoluzionario che lo chiamano così, ma in realtà si chiama Ernesto Guevara ed è di un fascino… Perché io ho imparato che negli uomini la bellezza non è niente, ma il fascino… eh, quello è tutto. La bellezza ce l’hai e non ha nessun merito, ma il fascino è composto da un sacco di fattori. Del Che mi piace quel viso segnato dalla vita e anche quel sorriso scanzonato. Solo un rivoluzionario può essere così. Ma i ragazzi che frequento non sono gran che. Anche Sandro, che è carino di suo, non ha quella forte personalità che fa innamorare.
Per la cronaca con lui non ho concluso niente. Mica perché non mi andasse, più che altro perché mi pareva di non poter contraccambiare il suo totale interesse. Non mi va di far star male una persona solo perché io non sono interessata. D’altra parte faccio fatica a rinunciare alla sua amicizia, questa spero non gli faccia male, perché questa è l’unica cosa che gli posso dare. Comunque stavamo parlando del Che che oltre a una persona che mette a repentaglio la sua vita per gli altri è anche un uomo molto affascinante, che non guasta. Sinceramente preferisco gli uomini latini, uomini per modo di dire, insomma di sesso maschile, ma giovani. Mi piacciono in linea di massima gli uomini coi capelli neri e gli occhi scuri, sai, quegli occhi caldi che accarezzano guardandoti?… Ecco quelli. Che poi anche con gli occhi chiari e i capelli lunghi non mi dispiacciono, soprattutto se hanno lo sguardo buono. Insomma un po’ va bene tutto, però ragazzi con una forte personalità e magari non troppo seri, ossia non bacchettoni. Quelli non li posso soffrire.
Dopo la faccenda di Matteo che non se l’è filata neppure se io gli avevo dato picche, Gabri è tornata ad uscire con me. Mi dispiace che la sua amicizia sia condizionata, ma credo che l’importante sia la qualità della mia di amicizia. Io le voglio bene e vorrei che fosse felice, farei qualunque cosa per poterla vedere felice. Se lo merita. Guardate, le lascerei anche il ragazzo che mi dovesse piacere se questo la facesse sentire contenta. Ma lei dice un po’ acida, che io sono fortunata perché posso avere i ragazzi che voglio mentre lei no… e questo è vero e mi fa sentire in colpa. Se fossi ancora la bambina che ero direi “fanculo”, ma invece io alle persone ci tengo davvero. Ci tengo a mia madre, ai miei fratellini, persino a mio padre che credo di aver combattuto solo perché non è stato capace di darmi affetto. Ci tengo alle mie amiche, soprattutto a quelle che hanno bisogno più delle altre di essere aiutate. Sono così umana da farmi schifo. Per esempio non riesco nemmeno a dire di no ad un ragazzo che si dimostra veramente interessato a me. Insomma vorrei dirgli di no per non illuderlo, ma poi addolcisco la pillola e cerco di restargli amica. Qualche volta è un bene, ma altre… Beh! in quel caso il no mi viene facile. Ma chi se li fila i presuntuosi, smargiassi, pieni di sé. Io no di sicuro. Per quelli ho ben poca pietà.
Intanto, in questo mio tempo di “ritiro spirituale”, esco poco e non vado più alle feste. Anche perché so bene che ogni volta trovo un ragazzo che mi fa il filo. Tante volte mi chiedo perché. Sandro mi ha detto che è soprattutto perché sono bella e non mostro di accorgermi di questo, e poi perché sono “accogliente” ed è bello parlare con me. Io non so che dire. Mi guardo allo specchio e noto tutti i difetti del mondo e poi non mi pare di parlare o di trattare la gente in modo particolare. Mi sa che Sandro mi vede così perché è un po’ innamorato di me. Se fosse più obiettivo, vedrebbe anche lui tutti i miei difetti. Insomma dicevo che mi sono fatta più attenta ed esco meno così Gabri ha cominciato a frequentare altri amici e amiche, tra i quali alcuni che non apprezzo particolarmente. Sì, certo, l’amicizia è importante. Bisogna avere molti amici per sentirsi bene. A volte mi immagino di vivere insieme a tanti amici, in una grande casa, condividendo tutto: i pasti, i vestiti, i libri. Sarebbe bello passare il tempo ad ascoltare musica e a parlare di noi. Ho letto che in America lo fanno spesso. Sono i ragazzi della Beat Generation. Li chiamano beatnik e in alcuni casi figli dei fiori. Sono disinteressati al denaro, vivono di poco, e dividono tutto, anche l’amore. Mi affascinano tantissimo.
Però io l’amore non vorrei dividerlo. Se trovo l’Amore lo vorrei tenere per me. Magari non proprio tutto, ma poterci contare, ecco. Insomma un po’ egoista lo sono, non ci posso fare niente. Così capisco anche chi vorrebbe tutto l’amore per sé. Chi sono io per dire che non è giusto? E così ho dovuto dire a Sandro che sarebbe stato meglio non ci vedessimo più. Io volevo restargli amica, ma non potevo essere qualcosa di diverso. Quella sera ha messo nel jukebox del bar in spiaggia una triste canzone di Tenco e mi ha detto che se avessi mai pensato a lui anche lontano nel tempo, di telefonargli o farglielo sapere che lui sarebbe corso da me. Una dichiarazione tremendamente imbarazzante. Mi sono sentita uno schifo. Possibile che io non riesca ad innamorarmi di nessuno? Sono davvero così arida nel cuore?
Gabri, un giorno al mare, mi ha presentato Giovanni, un suo amico, che mi piace e mi diverte molto. E’ sfrontato, sboccato e pieno di energie. Mi fa ridere perché sembra di stare in mezzo ad un terremoto, quando stai con lui, ma poi alla fine ti accorgi che puoi contare sulla sua amicizia. Usciamo spesso con lui e parliamo di fare una compagnia di tanti ragazzi, ma pensiamo di scegliere delle persone speciali, perché di gruppi di squinternati ce ne sono tanti e noi alla fine cerchiamo di evitarli. Primariamente noi non fumiamo spinelli e non approviamo l’uso delle droghe, che mi pare sia già andare controcorrente. Ce n’è di gente che parte per l’India e torna, dopo mesi, con la testa incasinata. Ne conosco qualcuno e mi fa veramente una brutta impressione. Sembrano persone cambiate e con la testa tra le nuvole, non si riconoscono più. Giovanni è un racconta palle che non vi dico, ma dice tutto buttandola in ridere e io rido come una scema. Mi dice che è innamorato alla follia di me e ci ridiamo sopra. Non gli credo. Non sarà mica così stupido, no? E poi mi racconta che ha degli amici fantastici e che me li presenterà così dovrò per forza innamorarmi di uno di loro, magari il suo migliore amico che si chiama Michele e che scrive poesie. Che scemo! Perché dovrei innamorarmi di uno che scrive poesie? Lui sostiene che sono poesie così difficili che nemmeno Michele le capisce. Pensa te con che razza di scemo che vado in giro. Che poi questi amici fantastici mica me li presenta e chissà se esistono davvero. Io ho portato nel gruppo Diana e Raffaella, ma che ci facciamo noi quattro con un ragazzo solo e pure tutto pazzo? Così una sera, in piazza, Giovanni si è intrufolato in un gruppo di ragazzi e ha portato tutto orgoglioso il suo tanto incensato amico Michele. Insomma ho finalmente conosciuto il “poeta” che mi ha fatto una strana impressione. Non so bene come spiegare se non che qualcosa di lui mi faceva venire alla mente qualcuno che avevo già conosciuto e molto tempo prima.
Michele è un ragazzo come tanti, non troppo alto, né troppo bello, con un sorriso scanzonato che forse nasconde un po’ di riservatezza e di timidezza. Ha una voce profonda che mi fa un certo effetto. Certo che le parole di elogio di Giovanni metterebbero in crisi anche uno più esibizionista di lui. Per le poesie poi ha detto che scribacchia senza nessuna pretesa. Giovanni voleva che si mettesse lì a leggermele. Ma chi glielo fa pensare che io sia minimamente interessata ad ascoltarle? Per fortuna che Michele lo ha bloccato dicendo che lui non esce con le poesie in tasca e che la smettesse di fare il cretino. Comunque è rimasto in nostra compagnia e la cosa mi ha fatto piacere. Magari non è davvero un poeta e non scrive belle poesie, ma a parlare con lui è bello. Un po’ è per il tono della sua voce e un altro po’ è per quello che dice e come lo dice. Quando ha smesso quel sorriso da schiaffi ed è diventato serio, quando il ciuffo di capelli biondi gli è ricaduto sugli occhi verdi e lui con la mano sbagliata ha spostato il ciuffo da parte, allora ho capito. Ho avuto quella terribile illuminazione. Io l’avevo già visto, io lo avevo già amato, era solo un ragazzino triste davanti ad un’edicola di giornali in un campo della mia città. Era quel ragazzino che piangeva su un vecchio articolo di giornale.
Ora lo sapevo che stava scritto nel mio destino. Lui non lo sa ma io credo di sapere. Entrerò nella sua vita e malgrado tutto ci resterò per sempre. Per sempre? Che parola definitiva. Mi fa paura, ma non è più il tempo dell’attesa. Io sono nata per cambiare il mondo. Io sono nata per prendermi il mondo e lo farò. Ora lo so: solo l’amore può cambiarlo, il mondo. Improvvisamente mi è tutto chiaro e so cosa vuol dire essere innamorate. Lui ancora non lo sa. Stringo quel segreto tra le ciglia. Cerco di nasconderlo per non farmi scoprire. E senza fare rumore sta arrivando il 1968, ma questo né io né lui ancora lo possiamo sapere; in questa attesa intanto ho finalmente trovato l’Amore. Lo prenderò per mano e lo condurrò, a costo di trascinarlo lo porterò a sfidare tutto l’universo. Improvvisamente perdo ogni paura e mi sento libera. Ho solo domani. Non ho nessun rimorso per questa parte della mia vita che si chiude. Prima o dopo ogni cosa trova la parola FINE.

Ma come fate?

In Blog, Gaza, Giovani on 22 agosto 2011 at 10:54

BASTARDI
Ma come fate?
Come fate a trovare un’immagine di un cratere fatto da un missile lanciato da Hammas e a non vedere un popolo ridotto in un fazzoletto di terra e senza niente?
Come fate a non vedere un popolo prigioniero in un carcere a cielo aperto?
Come fate a non vedere i giovani Gybo e a non ascoltare anche per soli dieci secondi quello che vi vorrebbero dire?
Come fate a nascondere le bombe cluster che hanno sostituito le mine antiuomo, di altre guerre,  per aggirare il divieto?
Come fate a non vedere le bombe al fosforo e a nascondere la loro provenienza?
Come fate a difendere una lobby che si nasconde dietro alla croce di Sant’Andrea, nonostante le denunce degli Stati anche a voi amici, come l’Egitto, la Turchia, etc. etc?
Come fate a non notare che la politica degli insediamenti a macchia di leopardo ha violato e violentato una terra, quella che voi chiamate Santa, e che ha inghiottito interi popoli?
Come fate a non ricordarvi dei Kurdi? Come fate a far diventare criminale Saddam, Gheddafi e avvallare il genocidio dei palestinesi?
Ma come fate a chiamare criminali ragazzi che tirano le pietre come atto simbolico e a non accorgervi di una lobby armata fino ai denti?
Come fate a far governare le acque internazionali da una lobby che è in guerra con tutti gli Stati che gli stanno attorno?
Come fate ad avere un odio così smisurato contro un popolo che non ha fatto altro che perdere i suoi figli, la sua terra e la sua dignità?
Bastardi
Ma come fate?
Come fate a chiamare terroristi ragazzi che difendono la propria terra rimettendoci la propria vita mentre voi sparate dal cielo e dal mare aprendo voragini in una terra “Santa” ma devastata?
Bastardi
Veramente pensate che un popolo martoriato da oltre mezzo secolo, senza l’appoggio dei vostri stati ultra armati, con il più alto tasso di disoccupazione al mondo, con uno dei più bassi redditi procapite, sia la minaccia del mondo o anche un disturbo per i vostri affari petroliferi?
Ma come fate a guardare negli occhi i vostri bambini?
Cosa gli dite?
Che sono fortunati perché nati dalla parte della giustizia e non del torto?
E cosa farete quando il petrolio non ci sarà più, ammazzerete quelli che sono più vicini al sole?
Magari in nome di una lobby che scampata al nazismo ora lo perpetra sugli altri?
Come fate, bastardi?
Ditecelo.
Vi rendete conto che è il più grande esempio di odio, di persecuzione e di alimentazione del sistema uomo mangia uomo?

(Dal commento di una foto su FaceBook da Stefano)

Un passo avanti e scoppia il mondo beat

In Anima libera on 19 agosto 2011 at 5:19

Foto BN delle due ragazze in piazza S. MarcoPremessa alla parte ventinovesima
Ho l’impressione di averne dette tante, tutte insieme, mescolando il sacro al profano. Ma questo è il tempo dei fatti e non delle parole. Poco importa quello che penso e quello che sento dentro, l’importante è fare qualcosa per cambiare il mondo. Inutile dibattersi nel fango dei propri problemi e delle proprie carenze. Non vogliamo essere solo figli del mercato. La cosa determinante è trovare chi con te fa fronte comune ed è pronto a mettersi in discussione. Come dice il poeta: la vera rivoluzione è, appunto, mettersi in discussione. La cosa che non si deve dimenticare è che il mondo sta correndo verso il baratro delle guerre e delle ingiustizie. E noi, giovani, dobbiamo fare di tutto per cambiarlo. E se il paese non vorrà cambiare lo costringeremo. Hanno inventato i ragazzi, che saremmo noi, la 500 e adesso la 1100, la musica, la letteratura beat, la televisione, Cuba, la guerra fredda, il neocolonialismo, il centro sinistra, i jeans e i primi eskimi, e chi più ne ha più ne metta, ma non hanno ancora inventato la Repubblica per noi.

Mi sento parte di un mondo: il mondo dei giovani. E sento che la pensiamo tutti alla stessa maniera, o almeno così mi pare. Ma poi penso anche che sono donna e che comunque la situazione per noi donne è sempre maledettamente diversa e difficile. Mi chiedo se anche per le altre donne giovani esistono le stesse esigenze e gli stessi valori che ho io. A volte ne dubito. Basta guardare le mie amiche, per nessuna di loro questi sono veri problemi, e per questi intendo quelli relativi alla libertà, all’indipendenza, insomma all’autodeterminazione, parola nuova che vuol dire poter crescere e diventare come veramente si vuole non come ci viene imposto. E’ anche per quello che sto rivedendo le mie posizioni anche nei confronti dei ragazzi. Il mio comportamento era davvero superficiale. Ho imparato troppo velocemente che uscire con loro e anche baciarli è una forma di libertà che alla prima occhiata sembra importante, ma che alla fin fine è solo una fuga dalle responsabilità. Io non voglio rifuggire le responsabilità. I comportamenti superficiali non mi piacciono. Uscire con i ragazzi è un comportamento naturale, ma non è necessario farlo con tutti se non vuoi impegnarti con nessuno. E’ proprio la storia con Andrea che mi ha fatto pensare. Io volevo imparare le cose del mondo esterno e lui invece voleva mettermi in una gabbia su cui era scritto: non toccatela, è roba mia. Sperava anche di potermi plasmare a sua immagine è somiglianza. Una brava donnina che sarebbe diventata una brava mogliettina, in una casettina e senza l’ausilio del cervellino.
A quindici anni una ragazza dovrebbe pensare ad altro e a viverli i suoi anni. Brrrrrrrrrr, l’ho scampata bella. Lo so che non sono fatta per queste cose. Io non voglio sposarmi e per ora non voglio figli, non voglio gabbie, non intendo passare da una mano ad un’altra, non intendo essere di nessuno se non di me stessa. Liberarmi di un padrone per un altro padrone. Pertanto ho deciso di diventare più “seria”, che poi non sarebbe il termine giusto perché non è quello che determina la serietà di una ragazza. Diventerò più difficile ed esigente. Baciare i ragazzi è una cavolata, se devo essere sincera non mi piace neanche tanto. Credo che farò più attenzione e soprattutto farò delle scelte: mi prenderò solo ragazzi che mi piacciono davvero e con i quali ho davvero qualcosa da spartire. E adesso c’è il problema: ma esistono ragazzi che mi prendono per quella che sono? E che non mi vogliono cambiare? E che mi considerino una donna da capire e da incoraggiare? A questo non so proprio dare risposta. Ma, come detto, questi sono i miei problemi e passano in secondo piano davanti ai problemi di questa società che ci vuole uniformare tutti e che vuole condizionare i giovani e che consente le guerre e che tiene tanto in considerazione il valore del denaro e poco o niente quello dei sentimenti. Insomma è necessario essere sempre attenti e impegnati per unirsi agli altri che desiderano esserci nella stessa maniera.
Per chi vuole cercarmi la sera mi trova in piazza. Io sono quella più alta, rossa e senza chitarra. Ripeto che però per molti non è così. Tutti non leggono la stessa letteratura e la stessa poesia e non ascoltano la stessa musica, anzi molti non leggono affatto, altrimenti non esisterebbe il festival di Sanremo. Non ti dico poi andare al cinema. Che poi anche lì non è che ci sia un gran che da vedere. Nemmeno io ci vado spesso, anche per una questione di soldi, ma davvero c’è poca scelta. Se vado al cinema pretendo almeno di vedere un film che mi lasci dentro qualche cosa. Che mi dia da pensare e da parlare. Non un film per far passare il tempo. La moda è moda ed è passeggera. Non tutti hanno i miei gusti. In realtà io me ne infischio. Certo che i problemi sono per tutti gli stessi. Ma mica tutti lo sanno. E tutti ascoltiamo la stessa musica: il beat, il rock e il blues, che poi il tutto messo insieme si chiama rhythm and blues. Io amo la musica e non potrei viverci senza. Sono sicura che è dalla musica che arriverà il grande cambiamento. E’ più facile parlare con la musica. Basta un chitarra e si crea il gruppo. Vorrei che tutti vedessero le stesse cose che vedo io. Tutti i giovani uniti in un unico scopo.
Ma siamo giovani in un mondo di vecchi. Certo odiamo le retoriche. Contestiamo il sistema che ci vuole silenziosi ed obbedienti. Non ci dicono le cose, ce le impongono. I nostri capelli lunghi sono una bandiera. Ci monta inevitabilmente dentro qualcosa. Una sorta di tensione che è simile alla rabbia. Come si stesse preparando una tempesta. E quando sono a casa mi manca il fiato e vorrei scappare. Mi sta stretta come mi sta stretta la mia città e anche un po’ le mie amicizie. Vorrei sapere e conoscere di più. Non sopporto più le regole. Faccio sempre più fatica a starmene quieta. E la fatica mi ha già consumato tutta la pazienza. Non sopporto più di essere trattata come una stupida ragazzina. Non sopporto più un padre che ordina nel silenzio. Questa dittatura domestica. Io voglio parlare, voglio valere, voglio decidere. A volte arrivo ad odiare anche i miei fratelli. Non è mia questa famiglia. Non ho voluto io avere un branco di figli. Poi so che non è colpa loro. Ma sicuramente nemmeno mia. E sono stanca e voglio scappare, voglio vivere e fare altro. Non ce la faccio più.
Gabri suona la chitarra e canta con la sua voce roca. Lei è l’immagine di questa nostra generazione. Vorrei essere come lei. Avere la sua rabbia chiara. Ma a volte la sua rabbia è acida e confusa e se la prende anche con me. Senza ragione. Io lo so che soffre perché non ha molto successo con i ragazzi. Io vorrei spiegarle che non è poi così importante, ma so che peggiorerei la situazione perché io di ragazzi ne potrei avere quanti voglio. Per me non è un problema, invece per lei lo è ed è vitale. E nemmeno a casa sua va come vorrebbe. I suoi hanno sempre qualcosa da rimproverarle. Sua sorella è brava. Sua sorella è intelligente. Sua sorella è bella. Sua sorella è bionda. A dirla tutta si fa bionda. Perché non sei come tua sorella? A volte si chiude e tace ed è piena di rancore. Mentre io saprei come rispondere perché sua sorella non deve essere così speciale se per un po’ s’è messa con Ernesto. A proposito quel suo dente è andato a posto e nemmeno stavolta era quello del giudizio. Se perdo la speranza nei denti non so più in che sperare. Ormai quello è il fratello che mi devo tenere e ci dovrò convivere.
Intanto, come già detto, ho deciso di mettere, per così dire, la testa a posto e ho ripreso a stare molto attenta con i ragazzi. Credo tutto sommato che prima ero un attimo confusa, ossia dopo aver pensato così a lungo di non piacere e di non valere niente, le attenzioni dei ragazzi mi hanno gasata e ho fatto la stupida. Poi quando ho trovato Andrea, che si era messo in combutta con i miei, ho capito di aver fatto una fesseria. Un giorno ha pure tentato di forzarmi perché non mi lasciavo toccare e gli ho mollato un cazzotto sul naso. Ero arrabbiata come una tigre e lui si è spaventato perché ruggivo proprio. Mi ha detto che sono ancora troppo bambina, il demente. E io ho concluso che sono stata una scema a mettermi in quella situazione. Per fortuna l’alluvione mi ha levato dagli impacci. Sarà stata solo una scusa però mi pareva una buona scusa.
Stranamente mia mamma è stata dalla mia parte e mi ha detto che facevo bene a chiudere quella storia e che ero troppo giovane per impegnarmi. Eh beh! l’ha capito pure lei che con queste cose ci sa poco fare. Ma lo sapete che mi tocca insegnarle a vivere? Faccio un esempio: i parenti non la invitano mai nelle occasioni di festività, ma si rivolgono sempre a lei quando hanno bisogno di aiuto, tipo malattie, ospedali, morti e funerali. Le ho detto: Ma chi te lo fa fare? Per carità se vuoi farlo fai pure, ma almeno pretendi di esserci anche quando ci sono le occasioni belle, mica solo quelle che ti fanno sfacchinare. Certo hai cinque figli, ma tutti se lo dimenticano quando devi aiutare e darti da fare per le cose brutte”. Lei mi ha guardato sorpresa, come se non ci avesse mai pensato. Ma dico io come si fa ad essere così ingenua… che poi mi pare che pure con mio padre stia iniziando ad avere le sue rivalse. A volte risponde brusca, come non aveva mai fatto prima. Vuoi vedere che la sto contagiando? Qualche volta, quando lui le parla perché lei poi lo dica a me, lei va per le spicce: Perché lo dici a me, tua figlia è qui, diglielo tu direttamente”. Io mi diverto perché so che mio padre non si abbasserebbe mai a parlarmi e lo sa bene pure lei. Così riesco a evitare alcuni divieti e anche delle imposizioni che lei si rifiuta di mettere in atto.
Non è libertà ma le regole mi opprimono meno. Sembra che un po’ alla volta io e lei stiamo diventando solidali. C’è un’unica cosa che ci disturba ed è che lei mal sopporta il rapporto preferenziale che i piccoli hanno con me. I bambini, compresa la Pargoletta, mi hanno eletto a loro paladina, amano la mamma, ma la prima a cui si rivolgono sono io. Mi dispiace crearle problemi. La sua è una forma di gelosia ridicola, perché fra di noi non c’è rivalità. I miei fratellini li amo, ma non sono la mia vita. Li difenderò perché è nel mio carattere, ma appena sapranno volare con le loro alucce, io li lascerò liberi. Ci mancherebbe altro, ne patisco io abbastanza per capire che hanno bisogno anche loro della giusta indipendenza. Ma mia mamma pensa che io le stia levando qualche cosa e mi attribuisce la sua stessa forma di gelosia, dice che allontano i bambini perché sono gelosa dell’affetto che gli dà. E’ triste questa cosa, ma non so proprio come fare per farle capire che se i piccoli fossero meno soli e lei più presente, probabilmente io me ne potrei uscire più spesso e loro non mi vedrebbero come l’altra mamma. Ma sto zitta e me la metto via, d’altra parte lei soffre davvero di questa cosa mentre io no e quindi… non mi costa niente tacere. In fin dei conti sono cose che passeranno con il tempo. Capirà.
Nel frattempo, come dicevo, mi pare di essere maturata. In questi mesi ho capito molte cose. Cose relative al sacro e al profano, se così si può dire. Per esempio sull’amore. Ho capito che è una cosa che non si deve cercare, sarebbe inutile e si rischierebbe di sbagliare. E poi che me ne farei di un amore adesso? Se l’amore, come sembra, può diventare la tomba delle libertà e degli entusiasmi forse è meglio incontrarlo più avanti, molto più avanti. Forse non incontrarlo affatto. A volte proprio perché resto fredda e non mi faccio coinvolgere penso di non essere facile alle emozioni; come si dice? frigida, ma frigida sentimentalmente. Anche se pure fisicamente… Eppure per molte altre cose mi emoziono. A volte persino troppo. Se credo in qualcosa non cedo. Sono disposta a litigare. Non è facile farmi tacere. Mi sembra comunque di essere empatica, e credo fermamente che i baci siano importanti e che siano il punto di partenza dell’amore, ma allora perché non gli do importanza, li ho distribuiti come cose senza valore e mi lasciano indifferente? Non sono che una parola che non paga diritti d’autore. Matteo mi ha chiesto: “Mi dai un bacio”? Io avrei potuto dirgli di sì, cosa cambiava? A parte il fatto che adesso ci sto attenta, ma comunque sapevo che a Gabri piaceva e pertanto a me non costava niente rinunciarci. Tra parentesi a me non importa nulla. Non mi sembra ci vogliano tanti studi. Semplicemente baciare è quello che è, un gesto stupido, e un po’ inutile. Solo che quando stai con uno devi baciare solo lui. E non mi sembra tanto giusto.
Io non sono gelosa. Inoltre fatico a capire tutte le regole. Tutto sommato io potrei baciare anche chi odio e baciarlo mentre gli dico soffocati. Potrei baciare anche Gabri, anche per farle capire che piace a prescindere dalla sua bellezza, ma forse questo potrebbe diventare un problema. Per quanto lo trovi stupido preferisco farlo solo con quelli dell’altro sesso. Non mi va di trovarmi invischiata in problemi più grandi di me. Le questioni di sesso non le considero ancora. Che poi a parlare sono capaci tutti. Per esempio io dico che sono per l’amore libero e che lo farei a prescindere dalle intenzioni di sposarmi, ma molte mie amiche mi guardano come mi fossi impazzita. Certo che un discorso è dirlo e poi un’altro è farlo. Ma il principio resta. Per ora sono per l’amore libero, ma solo a parole. Io voglio vivere senza pormi limiti però, per questo, non voglio mica trovarmi con un bambino al collo. Già ne ho tre e non sono neppure miei. Certo è stupido questo ragionare: a parte quella volta con Andrea che mi sono incazzata, gli altri sono stati amoretti e non si sono permessi di chiedermi niente, ci mancherebbe altro. Forse sono fatta come una donna, ma non sono una donna. Non è una questione di avere o non avere delle grandi tette, che io tra l’altro non ho, e non è neppure questione di quando ho avuto le prime mestruazioni. La questione è che non ho la voglia di fare sesso, magari la curiosità sì, ma il desiderio proprio no. E poi se succede come coi baci che resto delusa? Tutto sommato è una fregatura essere femmina, si è un po’ meno libere di fare quello che si vuole perché corri certi rischi. Per fortuna che in America hanno messo a punto una pillola che funziona per non avere bambini. Ma chissà quando la venderanno qui in Italia, e se mai lo faranno. Bisogna liberarci dalle catene. Soprattutto noi donne. E’ una questione di principio. E se poi fossi un poco lesbica, ossia non mi piacessero gli uomini, ma le donne? Eppure non mi attrae nemmeno Gabri, che seppure non bella è almeno intelligente? Ho paura di essere atea anche nel sesso.
Gabri mi ha confidato che le piace Matteo, ma forse tutto questo l’ho già detto. Mi guarda come per chiedermi il permesso. Di lui a me non interessa e gli ho già detto di no, ma non basta, lui non se la fila proprio per niente, e lei sembra arrabbiata con me. Ma cosa ci posso fare io? In effetti sono stata invitata ad una festa da ragazze che non conosco molto bene e ho accettato, così Gabri è libera di andare alla festa con Matteo senza la mia presenza. Nella festa del gruppo nuovo ho incontrato Sandro, un bel ragazzo che mi ha fatto una corte serrata. Nella mia nuova linea di comportamento c’è che devo prima pensarci un po’ e poi decidere se accettare. Quindi l’ho lasciato sospeso, dicendo che mi era simpatico, ma che non mi sentivo ancora di mettermi con lui. Lui mi ha detto che avrebbe aspettato. Mah, io avrei pensato che mi avrebbe considerato un po’ infantile ed invece, si è messo a parlare con me di un sacco di cose. E’ proprio piacevole parlare con lui tanto che mi sono persino scordata che era una specie di “pretendente”. Forse se non mi decido subito non decido più. Mi ha detto che sono strana, che sembro altezzosa, anzi ha cominciato a chiamarmi Principessa. La cosa mi imbarazza un po’. Non so come valutarla. Mi sa che qui l’affare si complica. Io credo di piacergli, ma il perché non lo capisco. E d’altra parte quando ho mai capito? Lui dice che non gli importa se divento o meno la sua ragazza, ma che gli piace stare con me. Beh! allora vada per l’amicizia che è una cosa che preferisco a questo amore.
La vita continua e la vita ti cambia. Sto perdendo un po’ alla volta le mie vecchie amiche. Marinella e Alvise fanno coppia fissa e si sono eclissati perché vogliono stare soli. Quando si è in due si diventa ciechi per il resto. Era così anche con Andrea: voleva sempre stare con me e solo con me e da soli. Anche Diana continua con quel suo bravo ragazzo. Io ora diffido di tutti i bravi ragazzi, ne ho avuto già esperienza e mi basta. D’altra parte ho sempre di più il dubbio che non mi so innamorare. Magari è solo che ne ho paura, magari se mi lasciassi convincere da Sandro potrei diventare la sua ragazza e mettere la testa a posto, ancora di più, levandomi dalle tentazioni. Ma perché, chi me lo fa fare? Sandro è sempre più preso e mi chiama sempre più spesso Principessa con una voce piena di tenerezza, probabile che se gli dicessi sì diventerebbe tutto più normale. Ma è davvero così? Ci si innamora sempre di chi non ti guarda nemmeno? Guarda Gabri e pure Sandro… ed io mi sento crudele e ingrata. Io non mi sento affatto una principessa. Ma dove sarà il mio re? Che poi io non voglio né Dio né Santi né Servi né Padroni… e a essere Principessa è una fregatura e a nessun Re concederò il diritto di fare come mio padre: O stai con me o sei contro di me. Ma questo vale solo per i ragazzi, per le mie amiche è tutta un’altra musica.

Nato con un destino

In Amici, amore, Gaza, Guerra, Le Giornate della Memoria, Nuove e vecchie Resistenze, personale, Pietas, uomini on 16 agosto 2011 at 10:46

15 agosto 2011

E’ da un po’ che ci penso. Guardo le foto ed i video che raccontano di te. Sei, o dovrei dire eri, un bel ragazzo dall’aria sana e dagli occhi tristi. Certo sorridevi, parlavi, ti incazzavi come ogni uomo di fronte alle ingiustizie, ma i tuoi occhi dicevano di più. Quante volte ho osservato i tuoi occhi e considerato le tue parole. Ci voleva poco per capire che eri nato con un destino. Ricordo la tua risposta al mio messaggio quando eri in carcere in Israele: “Shukran Ross, dobbiamo resistere, non possiamo dimenticare che di fronte a questi soprusi non ci resta che restare umani. Un abbraccio.” Tu ci credevi davvero ed io non riuscivo a capire come facevi a non avere paura a mettere in gioco la tua vita, la tua gioventù, la tua esuberanza maschile per un’idea. Lo sapevo bene che avevi paura pure tu e che malgrado tutto eri tu nel giusto. La mia era solo la paura che una madre ha nei confronti di quella che potrebbe essere la sorte del proprio figlio. E ti guardavo nei video con ammirazione e soffrivo sulle pagine del tuo blog  rivivendo nelle tue parole l’orrore di “Piombo Fuso“. E mi dicevo che eri pazzo… ma non sapevo dare un nome alla tua pazzia. Oggi lo so quel nome. So come si chiamava la tua pazzia perchè è un male che affligge pure me. Soffriamo per le stesse cose: sopruso e ingiustizia e per questo tu hai dato la vita. Nel tuo viso, nel tuo sorriso a volte triste, nella tua voce che a parlare di morte diventava confusa, come se le parole faticassero e fossero intralciate da quelle tue erre sempre troppo difficili da venire… ecco proprio in quel corpo concreto e umano e in quegli occhi sfuggenti di dolore io lessi il tuo destino. E non c’è lacrima da piangere o parola da dire che non sia già stata versata o detta. Si nasce con un segno nel cuore e si segue quella strada, non si può fuggire. Ancora una volta c’è chi si fa agnello sacrificale e chi uccide senza curarsi di seguire il proprio segno. Shukran Vittorio, ho un unico sogno oggi per te: riposa finalmente in pace e che il peso dei tuoi sogni ti sia leggero come il volo di una farfalla.

Modi di vedere

In La leggerezza della gioventù on 15 agosto 2011 at 0:18

Ricordo bene che da piccola guardavo il mondo e lo vedevo grande, immenso e il tempo non passava mai. Un minuto era una vita. Un pomeriggio estivo era infinito. Com’era enorme il tempo tra la fine della scuola ed il suo inizio. L’estate durava il tempo giusto, per avere anche lo spazio di farmi annoiare. Poi non so. Da quale momento di preciso non so proprio, ma il tempo si è messo a correre, le ore e i giorni sono volati e così pure gli anni. Tutto era troppo breve. I fine settimana, un ballo, una passeggiata, una serata tra amici, un bacio… tutto troppo effimero, così da far sembrare breve una vita intera. Non sono più stata capace di rimpossessarmi del mio tempo e del mio spazio.
Credo sia colpa della prospettiva. Allora avevo fretta di crescere, oggi invece quella smania non ce l’ho più. Anzi a dire il vero vorrei fermarlo questo tempo maledetto. Vorrei che ci fossero ancora luoghi impossibili da raggiungere. Persone improbabili da incontrare. Storie nuove da sentire. Vorrei avere anche il tempo per annoiarmi. Ci pensavo in questo periodo di vacanza, quando alla sera nel cortile di casa stavo guardando il sole che si tuffava nel mare e l’aria tiepida mi accarezzava la pelle. Alcuni momenti dovrebbero essere per sempre. Alcune sensazioni non dovrebbero cedere al buio, alla notte. E non si dovrebbe diventare vecchi. Non perchè farlo è un’offesa fisica, ma solo perchè è un disagio mentale che ti sottrae risorse e sogni.
Non sono così sciocca da voler fermare la vita. Quella che vivo, comunque, è la migliore vita che avrei potuto sognare. Solo che sono ugualmente sciocca da sentire che davanti a me c’è spazio limitato, che non ho più il tempo per far accadere tutte le cose che ancora vorrei essere in grado di far succedere. Il mondo è piccolo. Gli aerei ti portano dove vuoi. Il mare è ristretto e pieno di gente che soffre e che cerca un approdo. C’è qualcosa che mi sfugge e che non ho la capacità e il tempo per riuscire a svelare. Vorrei capire se è giusto quello che ho fatto. Se merito quello che ho. Vorrei vedere il mondo in modo più semplice. Vorrei un mondo più semplice. Ma non riesco a togliermi la sensazione che tutto mi sfugga senza posa. Che non c’è realtà e punti fermi che tengano. Non esistono certezze. Eppure nel cortile, con la vista sul mare, una certezza ce l’ho. Forse solo un’illusione personale, ma è quanto basta per non farmi travolgere dall’ansia. Io credo di aver fatto tutto quello che potevo e di non essermi risparmiata. Ora è tempo di lasciare il testimone agli altri. Ora è tempo di vivere solo per me stessa. Ma la domanda è: il tempo mi basterà?

“Se la nostra paura conscia è quella di non essere amati, la nostra vera paura, inconscia, è quella di amare” *

In amore on 8 agosto 2011 at 19:32

Aveva letto quella frase su di un giornale. Era di uno che ne sapeva di queste cose. Ma anche se non ne avesse saputo lei era certa che quella frase le si confezionava a pennello. Però per lei quella conscia non era paura, lei era certa di non essere amata, come pensava di essere certa di non poter amare. Era stato un errore di tutta la sua vita: non darsi per non dover perdere quello che lei desiderava le fosse dato. Un vero casino. Una contraddizioni di termini. Ma è fatto così l’animo umano. Si ha talmente paura di soffrire per il proprio amore rifiutato che si finisce per non offrire più amore. Si è così preoccupati di non potersi salvare che non si vede nemmeno l’amore che ci viene offerto.
Lei, per paura di non essere amata, aveva imparato a non lasciarsi andare. Poi la paura si era fatta un sentimento cheto, la sofferenza era passata e gli amori erano svaniti come neve al sole. E non aveva più amore tra le mani e non le pareva di averne mai avuto. Triste soggetto di una vita. Eppure l’aveva cercato quel sentimento. L’aveva blandito e desiderato. Forse era stata sfortunata: tutti uomini sbagliati i suoi. O forse tutti gli uomini erano così. Era stata usata, raggirata, saccheggiata. La vedevano da lontano. Uomini pronti a prendere e disponibilissimi a tradirla. Ma che, era scema lei a darsi? Lei era disponibile sempre, questione di carattere. Vuoi che ti prepari un tè? Vuoi le ciabatte? Ti faccio un massaggio? Tengo io l’ombrello! Preparo la cena…. e così via. Sempre la stessa storia. Basta. Io non sono fatta per essere amata, io sono pronta per il saccheggio. Basta. Se lo diceva ogni giorno. E aveva chiuso questi amori che amori non erano stati. Ci aveva pure fatti due figli, che a tutti gli effetti erano una responsabilità solo sua. Sembrava non lasciare alcun segno sugli altri. E lei che invece aveva sognato di bruciare lasciando in cenere il cuore degli altri, oggi sapeva che non c’era riuscita. Basta, non ne poteva più di essere presa in giro.
Per fortuna lei aveva i suoi amici, quelli sì che non tradivano e se lo facevano non le avrebbero fatto male, o forse sì, ma solo un po’ meno… ma forse anche un po’ di più. Ma che differenza faceva tra amore e amicizia? Non era forse la stessa cosa? Lei nell’amicizia era pronta a dare tutto, ma in amore invece… Ma che differenza c’era? Gli amici la curavano e le volevano bene. I compagni non la amavano e non la rispettavano. Ma perché? Parlava bene Fromm. Non c’era modo di venirne fuori. Comunque ci avrebbe pensato domani. Intanto per oggi non era disponibile all’amore.

* Erich Fromm

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