Mario

Archive for the ‘Parola di donne’ Category

Lettera ad un papa appena nato

In Donne, Informazione, Ironia, Parola di donne, politica, Religione, uomini, Vaticano on 15 marzo 2013 at 16:34

papa francesco

Caro Francesco, mi rivolgo a Lei con la confidenza che merita, dato che, come narrano esultanti le umane gazzette, sa prendere l’autobus e cucinarsi due uova. Ho letto con dispiacere la sua dichiarazione a proposito del genere cui appartengo: “Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L’ordine naturale e i fatti ci insegnano che l’uomo è politico per eccellenza, le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell’uomo, niente di più”.

Qual è, Francesco, quest’ordine naturale? Quello dei nostri corpi? Siamo inadatte alla politica perché abbiamo, incistato nella carne, il dispositivo che genera esseri umani? E questo dettaglio anatomico: ci situa al di sopra o al di sotto dell’agire politico? Quale lombrosiana divisione dei compiti ci condanna al ruolo di “supporter”? Lei davvero è convinto che apparteniamo a una razza inferiore, incompleta? E mancante di che cosa? Il pene? Il discernimento? Possiamo scegliere soltanto fra Maddalena e Maria, tertium non datur? Qual è la tara che ci rende indegne di esercitare quello che è un diritto di tutti i cittadini e le cittadine? colpa di Eva?

Per quanti millenni ancora dovremo pagare la libertà intellettuale, la curiosità che la rese disobbediente? (Risponda, la prego, visto che è un tipo alla mano).
(Lidia Ravera)

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/15/papa-francesco-ma-a-noi-donne-che-ci-manca/530997/

Se non posso ballare non è la mia rivoluzione

In Donne, Giovani, Nuove e vecchie Resistenze, Parola di donne on 5 novembre 2012 at 1:11

L’hanno chiamata la rivolta dei gelsomini. Bel nome vero? Fa pensare al profumo dei fiori e a giovani donne sorridenti che vogliono cambiare il mondo. Ma non è così. La rivoluzione non è cosa da donne, non qui, non nella mia terra.
Perchè ribellarsi se poi non cambia niente? Io sono donna in un paese che vuole rinascere, ma un paese per soli uomini, per me non c’è cambiamento. Non c’è modo di cambiare la mia realtà.
A casa mia siamo due sorelle. Mia sorella ha 25 anni, due figli un altro in arrivo. Non lavora se non in casa. E’ cambiata, non è più lei. Non ha più tempo per le nostre chiacchere, per i sogni. Mia madre è un’ombra sul muro di casa.
Io ho studiato, faccio l’avvocato e lavoro in uno studio del centro. Il mio ragazzo fa la guida turistica e a febbraio ci sposeremo. Ma io ho paura. Lui mi dice che a febbraio io smetterò di lavorare, ci penserà lui a me. Mi dice che allora metterò il velo perchè diventerò una donna come sua madre: dignitosa. Ma io non posso pensarci. A che serve ribellarsi e andare in piazza, rischiare la vita e respirare i lacrimogeni se poi io non posso nemmeno andare a ballare. Sarà stupido, ma io voglio poter andare a ballare, voglio solo avere la libertà di andare a ballare senza nascondermi dietro ad un velo. Se non ho nemmeno questa libertà allora… avrà anche il profumo dei gelsomi, ma questa rivolta non è mia e mai lo sarà. Se per noi donne non cambia nulla, nessun cambiamento ci sarà nella società, non cambieranno i nostri mariti e i nostri figli rimarranno sempre uguali ai loro padri e ai loro nonni. Non fate la rivoluzione, non fatela in nostro nome, perchè niente cambierà, soprattutto il nostro destino.

Storie d’amore e di corazze

In amore, Donne, Ironia, Parola di donne, Senza Categoria, uomini on 1 agosto 2012 at 20:26

La prima storia.
Lei è bella. Magari non bella nel senso classico, una bella dentro e fuori nel senso più spirituale del termine. E poi la bellezza non vuol dire niente, c’è chi la vede e chi no. Lui, l’altro, l’aveva vista e non ci aveva più dormito per mesi.
Ma andiamo con ordine.
Lei era da tempo che si era accorta di aver sposato un pesce surgelato. Il suo più caro amico l’aveva avvisata: “Se lo sposi ti vengo a prendere a calci in culo.” E adesso sapeva quanto avesse avuto ragione, ma lui non era più lì, anzi non era proprio più. Maledizione!
E poi era stata tutta colpa di quell’amico… ma andiamo per gradi.
Lei aveva allora deciso di adeguarsi, si era indossata una corazza spessa e si era infilata nel surgelatore, almeno così non c’era pericolo, nessuno l’avrebbe notata e avrebbe preteso da lei alcunchè.
Aveva scritto all’amico che ora lei viveva bene, stava bene con se stessa, che nessuno l’avrebbe ferita e che pure col marito c’era un giusto equilibrio, tutti e due freddi uguale.
Il suo amico lontano le aveva risposto: “Sei ancora più pazza di quello che pensavo” e l’aveva minacciata un’altra volta, ma poi non era più tornato. Oh quanto le mancava!
Ma almeno una cosa l’aveva fatta. un piccolo attentato alla sua corazza e al suo gelo personale, le aveva dato l’incarico di far avere certi documenti ad un amico che abitava in un’altra città. Cosa banale se si guarda bene, ma a volte sono proprio quelle che ti fregano.
Lei c’era andata, bene armata della sua corazza, e con quella giusta temperatura che non le avrebbe consentito una vera e propria comunicazione. Lui, l’altro, le aveva parlato a lungo, aveva chiesto, era rimasto a lungo in silenzio, aveva ascoltato… Insomma, ecchecavolo, le solite cose in fin dei conti. tutti ne sono capaci… Eppure il suo silenzio parlava e le sue parole accarezzavano… niente da fare, però,  la sua corazza gelata resisteva. E poi i suoi occhi scuri a volte seri e a volte ridenti, la sua volontà di sapere, di conoscere…
Lei aveva messo km di distanza e pure il telefono di mezzo, non aveva tempo per queste cose, aveva troppo da fare.
E a casa apriva il frigorifero estraendo verdure colorate e piene di sapore, tagluzzava, condiva, salava, insaporiva con spezie speciali e suo marito la guardava senza il coraggio di fermare la sua frenesia.
Le amiche beneficiavano di tanto ben di dio, e anche qualche amico aveva ripreso a passare all’ora di cena e si riempiva gli occhi e il cuore di quei profumi e sapori.
Lei cucinava con puntiglio e rabbia. Peperoncino e curcuma e qualche erbetta speciale che nessuno usava più e che il nome aveva dimenticato.
Sarà stato quello a scioglierle il cuore: il calore dei fornelli e il pizzicore del pepe in grani grandi e neri. Sarà stato il telefono oppure quelle parole sussurrate tra un intingolo e un cous cous.
Un giorno il frigo fu vuoto e pure il suo cuore. Si chiese cosa avrebbe fatto ora che si sentiva così… così inutile e senza nulla da fare. Cosa avrebbe dovuto ancora aspettare?
Prese allora quell’aereo e aveva il cuore che faceva capriole e che suonava l’ultima samba che aveva sentito alla radio. Lui l’aspettava e la prese semplicemente per mano e un altro aereo li portò via, lontano, con la speranza di non più tornare.
Che ne fu di loro? La storia non lo dice, so soltanto che quell’amico che li guardava ridendo sornione, da un luogo, quello sì senza ritorno, aveva detto alzando in alto il pugno, in segno di vittoria: “Te l’avevo promesso, amica mia, che sarei tornato per darti un calcio in culo…”

Globalizzazione e la Guerra dei Generi

In Cultura, Donne, Economia, Gruppo di discussione politica., Guerra, Informazione, Istruzione, Parola di donne, politica on 21 maggio 2012 at 8:16

Punto G: Genere e Globalizzazione

“E’ il femminismo il vero umanismo, e il pensiero politico che unifica tutte le grandi utopie: quella socialista, quella pacifista, quella nonviolenta, quella anticapitalista. Il vero obiettivo comune da raggiungere è la solidarietà tra le donne, una solidarietà politica nella quale si esaltino le cose che ci uniscono e si continui a lavorare su ciò che ci divide.” (Nawal El Saadawi, simbolo dela lotta delle donne per la laicità, la democrazia e la secolarizzazione nei Paesi del Medio Oriente).
La globalizzazione che stiamo subendo sta modificando antropologicamente il nostro agire, pensare e sentire. Non è globalizzazione dei diritti, delle risorse, delle competenze, del benessere. Non è la globalizzazione dei saperi, ma quella dove le disparità e in primo luogo quella di genere, trionfano e imperano.
“La globalizzazione non è solo l’interazione culturale tra le diverse società, ma l’imposizione di una specifica cultura su tutte le altre” racconta Shiva Vandana nel suo Biopirateria (Cuen). “La globalizzazione non ricerca affatto l’equilibrio ecologico su scala planetaria. E’ la rapina messa in opera da una classe, e spesso da un solo genere, nonchè da una singola specie su tutte le altre.”
Dice l’economista Christa Wictherich: “E’ evidente che la globalizzazione neoliberista non è ne un processo neutro rispetto al genere, né una giocata vincente per chiunque, come si usa proclamare. Ha tendenze fortemente non egualitarie, tra e entro le nazioni, fra i generi e fra le donne. Ciò dà come risultato una polarizzazione del mercato del lavoro e del tessuto sociale”.
Fa eco in Italia una storica del movimento femminista italiano, Lidia Menapace: “Rivolgo agli uomini un caldo appello perchè finalmente vadano oltre il loro triste monotono insopportabile simbolico di guerra, che trasforma tutto in militare: l’amore diventa conquista, la scuola caserma, l’ospedale guardia e reparti, la politica tattica, strategia e schieramento. In questo modo non si va oltre lo scontro fisico in uniforme e i poteri forti si rafforzano sulla nostra stupidità”.
Shiva Vandana completa: “Dovunque la globalizzazione porta alla distruzione delle economie locali e delle organizzazioni sociali. Con sensibilità e responsabilità spetta a noi – chiunque siamo e dovunque ci troviamo – riconciliarci con la diversità. Dobbiamo imparare che la diversità non è una ricetta per il conflitto e il caos, ma la nostra sola possibilità per un futuro più giusto e più sostenibile in termini ambientali, economici, politici e sociali. E’ la nostra unica strada per sopravvivere”.

(tratto da “Cassandra. Le idee del 2001 e i fatti del decennio” Progetto Comunicazione – estrapolato dall’articolo di Monica Lanfranco (www.monicalanfranco.it; http://www.mareaonline.it; http://www.radiodelledonne.org)

Gendercide

In Parola di donne on 4 giugno 2011 at 22:28

Quando ho trovato questa parola sul libro che ci suggerisce le parole delle donne sono rimasta di stucco. Al primo momento m’è parsa una parola senza senso, poi ho capito, con esterefatto dolore ho capito.

Gendercide raccoglie in un unico termine questa terribile domanda: Dove sono finite le cento milioni di donne che mancano all’appello? Riporto qui un articolo che spiega bene cos’è e perché esiste il femminicidio. Il futuro di alcuni paesi con un numero di donne così limitato è destinato ad essere pessimo, già sono in aumento crimini e disagi, succede così se gli uomini non trovano moglie. D’altra parte cosa dire, per esempio, di un paese che chiama i suoi maschi scapoli “rami nudi”, come se il problema fosse tutto lì. Ovviamente a nessuno è venuto a mente che le donne sono una enorme risorsa, ma certamente non solo per ricoprire i “rami nudi” degli uomini che sono rimasti al palo.

Abnegazione

In Parola di donne on 2 giugno 2011 at 16:37

Eccoci ancora ad una parola osservata dal nostro punto di vista. Nella foto volevo metterci una Geisha, ma non mi dava davvero l’idea dell’Abnegazione con la A maiuscola, piuttosto quella della Sottomissione con la S maiuscola.

Chissà cosa viene alla mente di noi donne di fronte a queste parole  che fanno sempre da corollario alla nostra vita?
Un uomo molto amato?
Una ideologia politica o religiosa che ci prende l’anima?
Un figlio/a o un’idea di dedizione assoluta che richiede moltissimo, ma non ci consente di mollare?
E ad un uomo cosa viene in mente?
Le attenzioni e i sacrifici della mamma?
Una donna vagheggiata e mai incontrata che è disposta a tutto?
Il desiderio di dominare e radere al suolo il proprio capufficio?

Tante possibilità, tante interpretazioni. A voi l’ultima parola.

Le parole delle donne

In Parola di donne on 31 maggio 2011 at 10:49

Sto leggendo un libro di Ritanna Armeni dal titolo “Parola di donna“. Cento grandi nomi della cultura, della politica e dello spettacolo italiano per un “dizionario al femminile”, che fa il punto sul nostro passato e sul nostro presente, per capire dove stiamo andando e per ricordare da dove siamo partite e quanta strada abbiamo percorso. In queste pagine troverete cento voci del privato e del politico, le parole della quotidianità e quelle della filosofia, da abito a zitella, passando per diritti, lavoro, pari opportunità, ma anche desiderio, mamma, sirena, verginità… Cento voci che hanno segnato profondamente la storia del nostro Paese, che sono cambiate negli anni, ma che sono attuali più che mai. Un libro corale, cui hanno partecipato, sotto l’abile regia di Ritanna Armeni, donne diverse per orientamento politico, professione, stato sociale, tutte accomunate dall’entusiasmo di esserci, dal desiderio di raccontare, di raccontarsi, di capire. E la voce delle donne, spesso percepita solo come un mormorio indistinto o come un canto fatato e affascinante, in questo libro unico e originale diventa parola chiara e distinta, che interpreta il mondo con coraggio e determinazione.

L’idea è buona. Esistono parole sulle  donne che nel tempo, nel sociale, ma anche soggettivamente cambiano significato o hanno radici profonde e non ancora del tutto spiegate. Pensate per esempio ad Abito, Abnegazione, Aborto, Ambiente, Amore, Autocoscienza, Autodeterminazione, Autorità, Autostima. Pensate a quanto si potrebbe scrivere su queste semplici e “banali” parole. Quante storie intorno. E siamo solo alla lettera “A“. Solo su questi termini, presi uno ad uno, si potrebbero scrivere libri. La Armeni ne ha raccolto un sunto intelligente e colto, a me piacerebbe raccogliere le riflessioni in Rete di amici, conoscenti e blogger viaggianti. Il fascino della Rete è proprio questo: libertà di espressione e di azione, almeno fino a dove questa libertà non lede quella degli altri. E allora perchè non aprire una rubrica settimanale su ciascuna parola raccogliendo le nostre riflessioni? E non è necessario che queste riflessioni siano sempre e comunque al femminile. Sopra di noi c’è il cielo ed è composto da due metà, una di queste è la donna ed oggi è di lei che vorremmo parlare. E chi se non l’altra parete del cielo donna che è l’uomo può intervenire in modo autorevole? 😉

Allora nella mia nuova rubrica PAROLA DI DONNE  lancio il tema di oggi: ABITO e vediamo cosa succede… per il momento lascio questa poesia per farvi un po di compagnia

Le parole delle donne
sono scritte sulle foglie
che abbiamo raccolto
con mani screpolate dal gelo
per riscaldare d’inverno
il focolare
sono incise sulle pietre dei fiumi
su cui abbiamo lavato
con mani rosse per i geloni
i panni dei nostri uomini
sono scolpite sulle madie e sui tegami
dove abbiamo impastato
e cucinato
con mani ruvide per il lavoro
i cibi per la famiglia
Le parole delle donne
sono diventate gocce di sudore
sui campi che abbiamo arato
con mani incallite come legno.
Le parole delle donne
sono diventate
canti di gioia e d’amore
canti di odio e di rabbia
grida di lotta e di morte.
Sono sfuggite dalle nostre labbra
quando ci hanno insultate picchiate
violentate uccise
sono stati silenzi di desideri
mai espressi
di ore di amore perdute
di sottomissione e obbedienza
sono state le grida sulle tavole
dove abbiamo ucciso la nostra giovinezza.
Le parole delle donne
sono il sangue che abbiamo versato con le mani
contratte
nel partorire i nostri figli
nell’abortire i nostri figli.
Le parole delle donne
sono quelle
che nessuno ha mai letto

ascoltato.
Come le radici dell’albero…” di Gabriella Gianfelici

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