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Archive for the ‘Senza Popolo’ Category

Io c’ero, ma non è servito a niente…

In Informazione, Le Giornate della Memoria, Mala tempora currunt, Nuove e vecchie Resistenze, personale, Senza Popolo, Stragi di Stato on 12 ottobre 2013 at 19:44

disarmo

Posso in qualche modo considerarmi fortunata. Ho avuto una vita di “io c’ero” che sono stati tanti, anche, se non altro per il fatto di essere nata la metà del secolo scorso.
La cosa certa è che per ognuno di quei “io c’ero” avrei una miriade di riflessioni da fare. Perché chiaramente ci sono dei momenti in cui, a posteriori si può dire che ad esserci si sono raccolti bei ricordi, indimenticabili, ed altri in cui, anche se incolpevolmente, si sono raccolti sensi di colpa e responsabilità che non si potevano prevedere.
Non tutti i fatti che mi hanno vista testimone sono belli da ricordare. Mi chiedo se ricordo ancora le emozioni che mi avevano preso il 10 ottobre di 50 anni fa…
A quel tempo, poi eravamo in pochi ad avere il telefono e la televisione, ma le notizie volavano lo stesso di bocca in bocca con la velocità del fulmine e quella mattina io ero andata a scuola che la notizia già la sapevo. Mio padre ascoltava la radio presto mentre si radeva.
Io ero a scuola, seconda media, una ragazzina magra e lunga con un grembiale nero più da commessa che da scolara. C’era qualcosa nell’aria come di attonito, un fermento confuso, un’agitazione che faceva muovere senza direzione. L’insegnante di lettere, sempre un po’ arcigna, era stata interrotta da una collega e ci aveva guardato con uno sguardo fisso che non ci vedeva.
Credo avesse usato la parola “incidente terribile” e ci aveva spiegato che dalla diga del Vajont era uscita un’onda insensata, che aveva distrutto tutto Longarone e i paesi della valle.
Sapevo troppe cose, sia che la tragedia era successa sia dove si trovasse Longarone, visto che ci ero passata qualche volta quando andavo in montagna nel Cadore.
Ma la diga non la conoscevo e non avevo mai avuto idea che fosse stata costruita in quella ferita grigia sulla montagna.
La morte era scesa dal cielo e le immagini che avevo in mente erano in bianco e grigio come nella televisione, ma erano anche figlie del fango di quella immane catastrofe.
Mi ricordavo quel paese che vedevo dal treno, che si sviluppava sotto la strada e che andava ad occupare tutta la valle spingendo sul pendio opposto la stazione ferroviaria e poche case. Quello spazio arrampicato che le aveva salvate dalla distruzione.
Ricordo ancora che ci tornai da grande, assieme ad un amico, anche lui curioso di ripercorrere quella strada che si inerpicava verso la diga e passando sotto Erto e Casso, scollinava verso l’altro versante.
Quel paese lunare non lo scorderò mai. Una degna cornice per delle morti tanto ingiuste.
E gli anni son passati e altre morti hanno fatto accumulare stupore e dolore, uno sull’altro, stipati dentro un contenitore senza fondo.
E piazza della Loggia a Brescia, e la strage alla stazione di Bologna, i morti di Ustica e quelle di Bhopal e ancora le torri gemelle (che avevo visitato solo pochi mesi prima assieme a mio figlio). E le guerre feroci che non sono state solo eco lontana, ma di cui abbiamo sentito anche il pessimo odore perché troppo vicine.
Passano gli anni e gli “io c’ero” belli sono stati soffocati da quelli odiosi e tristi. Ho incontrato persone fantastiche, ho visto e partecipato a manifestazioni oceaniche, spettacoli irripetibili, condiviso momenti storici che fanno parte del progresso del nostro paese, ma ho vissuto anche momenti tragici come per esempio i fascisti tornati al potere, un vecchio satiro a gestire l’Italia per più di 20 anni e un popolino ignorante fondare un partito con un certo seguito che riporta la gente ad essere orgogliosa di sparare le più becere cazzate.
Ho visto morire povera gente dentro ad un mare in cui da anni mi bagno quando sono in vacanza e ho provato vergogna per questo. Ho visto gente girare la faccia dall’altra parte, come se il colore della pelle e la povertà fossero una malattia contagiosa e pertanto da disprezzare ed odiare.
E tutti dimenticano il tempo che eravamo noi i fuggiaschi, i poveri, i puzzolenti, i rifiutati.
Ed “io c’ero”, ma non è servito a niente. Abbiamo tentato di cambiare l’Italia e avevamo pensato di essere riusciti a superare il punto di non ritorno, ed invece l’Italia è tornata indietro sempre di più, tanto da aver superato anche il passato.
E allora di chi è la colpa? Forse solo di chi sapeva e pensava di aver raggiunto la sua mèta? Di non doversi più consumare e dedicare alla continua conservazione della democrazia e della libertà? Forse di quelli che soli si erano sentiti responsabili e che poi hanno abbandonato la lotta?
Vero è che la responsabilità non ti abbandona mai e ti rende sempre e comunque consapevole e corresponsabile di ciò che accade.
Ho come la sensazione che l’Italia sia stata costruita da pochi, ma per essere distrutta ci sia voluto un tempo breve e la collaborazione di un popolo intero.

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Incontrando la gente………

In politica, Senza Popolo, Sinistra e dintorni on 12 ottobre 2008 at 21:01

Sabato mattina da buona volonterosa mi sono offerta di “spendermi” un pochino “contro le politiche del Governo Berlusconi” e mi sono buttata “on the road” a parlare con la gente.

Niente di speciale, un banchetto sulla strada , un’amica con una voce meno roca e raffreddata  della mia e lì a battere il passaggio delle persone dirette verso il mercato centrale. “Una firma contro le politiche del Governo Berlusconi” “Scendiamo in piazza il 25 ottobre, facciamoci sentire!”

Personalmente penso che quella manifestazione sia una spina nel fianco. Indetta troppo tempo prima e oggi tristemente in odore di liquidazione. Comunque ho voluto vedere le reazioni della gente della strada. Ho voluto toccare con mano… e ho toccato… eccome se ho toccato.

Vorrei descrivere i volti di chi si fermava, vorrei anche riportare i loro discorsi, le loro motivazioni, le aspettative, assieme all’età, alla condizione sociale e al livello di istruzione di ogni singolo firmatario.  Ma non lo farò, vi spiegherò solo che ho incontrato solo gente che afferma di sentirsi isolata, che ha bisogno di parlare, che si vede messa da parte sopratutto dalla politica, persone che non  chiedono di contare di più, ma semplicemente di contare….

Uno degli argomenti mobilitanti è sicuramente la scuola.Padri e madri con carrozzine e bambini a mano, gente che ha già partecipato alla manifestazione del 10 ottobre contro la riforma Gelmini e a favore di una scuola più di qualità. Gente che sa quello che vuole e che non si limita a guardare il proprio tornaconto, ma pensa al futuro dei figli.

Coppie di pensionati con la borsa della spesa, li guardi e pensi che staranno tutto il giorno davanti alla TV e che non si fermeranno mai… ed invece no, tornano sui loro passi e chiedono gentilmente:”Ma raccogliete firme a favore o contro Berlusconi?” “Contro le politiche di questo Governo!” “Bene. Era ora che qualcuno si muovesse!” “Ditelo a Veltroni che deve fare di più, deve cambiare, con questi qui, non si può fare il bravo ragazzo.” “Deve passare all’opposizione!” “Non ho più tempo di aspettare! Questi si sono installati e non ce li leviamo più.”

Ragazzini con look da discoteca, li guardo e penso, questi non sanno neanche di cosa stiamo parlando…… e invece no vanno un pò avanti e due si fermano e fanno ritornare il gruppetto…. “Dove devo firmare? Vi serve anche la  carta d’identità?” “No, non serve.” ” Grazie” “Prego”.

Un giovane alto e bello chiede: ” Io non sono di qui, posso firmare lo stesso?” Lo fanno anche due francesi che affermano non sopportare la politica del nuovo Governo italiano che è molto simile a quella di Sarkozy…..

Insomma, non proprio un bagno di folla, ma la sensazione è che chi firma non appartiene ad un gregge di pecore al pascolo, hanno tutti in testa dei motivi chiari e precisi, sanno cosa fanno e chiedono di parlare, lasciano mail, cellulari per essere contattati. Si informano quando parte il treno per la manifestazione e da dove. Anche i ragazzi vestiti da discoteca lasciano le loro mail….. magari hanno pensato che quando tornano, a notte fonda, posso andare direttamente a ballare fino al mattino, loro possono, loro sì che ce la fanno ancora.

Doppio binario

In Gruppo di discussione politica., Senza Popolo, Sinistra e dintorni on 2 ottobre 2008 at 13:35

Doppio binario.
Abbiamo due esigenze

La prima: staccare gli ormeggi.
L’inizio richiede una grande sensibilità collettiva.
Dovremo ricominciare ad andare in piazza, in piazze tipo Piazza Navona.
In quelle piazze che servono per unire emotivamente quelli che non accettano regole diverse tra chi ha in mano il potere e chi non ce l’ha.

La seconda: riflettere sulla direzione da prendere una volta staccati gli ormeggi.
Credo che il conflitto ideologico (si ideologico…evviva la rinascita delle ideologie) si consumerà intorno alla cultura del limite.
Qui, nuovi movimenti riflettono su nuovi modelli di società che non siano quelli dello “sviluppo sostenibile” tanto caro agli amici del PD.
Il mondo dominato del potere delle corporation ha ridotto la politica ad un ruolo “ancillare”.

Vorrei che il pensiero lavorasse alla seconda esigenza.
Per ora mi accontento di lavorare alla prima.

Il primo punto è alla portata, anche, della politica nazionale.
La politica di un paese ben poca influenza può svolgere nel grande mare dell’economia e della finanza globale.
Qualcosa possiamo fare, per rispondere a coloro che desiderano vivere in una società più giusta.
• Eliminare i privilegi di caste e corporazioni.
• Fare pagare le tasse a tutti.
• Migliorare il funzionamento della macchina amministrativa.

Non per limitare le aspirazioni!!
Per ora mi accontento . Solo per ora…!!

Alessandro

I Senza Popolo

In Senza Popolo on 1 ottobre 2008 at 17:59

Riflessioni libere sorte dai commenti sul blog di Alessandro

Continunando un discorso sulla rinfondazione della sinistra con Riciard

Rossaura : “Anch’io dico a mio figlio che appartiene ad una generazione che sta sopportando l’insopportabile e lui mi guarda strano come se vedesse un essere a due teste, lui è abituato a non essere parte di un popolo. Ma che facciamo noi che lo siamo stati?”

Martina: “Ross, quello che hai detto di tuo figlio, “abituato a non essere parte di un popolo” mi ha messo i brividi. Perché anch’io mi considero così, nonostante gli “anta”. Eradicata dall’Italia anni ed anni fa, mi rendo conto a volte di non appartenere a nessun luogo se non virtuale. Forse il destino dell’umanità.”

Alessandro: “Martina, Ross, sapete che cosa penso……dovremo far nostre tutte le passioni di chi non si sente parte di un popolo.Tutte le sensibilità di coloro che sentono di non voler/poter accettare queste regole del gioco. La sensibilità di chi si indigna, di chi non fa parte del nostro “vecchio popolo” ma che ha voglia di protestare. Di quelli che ritengono che l’etica sia il sostrato su cui si può rifondare l’identità politica.
Per ricominciare, insieme a coloro che pur appartenendo a tradizioni politiche e ideali diverse hanno un modo comune di concepire le relazioni tra gli uomini.
Forse se facciamo così possiamo camminare insieme anche ai “senza popolo”.

Rossaura: “Sentirci senza popolo equivale a essere dei velleitari, degli intellettualoidi che parlano solo per se stessi e che non sono collegati con il mondo. Il popolo oggi è così lontano da noi è così incomprensibile….
Dici giusto Martina tu sei stata sradicata dal tuo popolo e lo vedi forse in modo più obiettivo e noi invece che ci siamo dentro cosa stiamo capendo?
Alessandro hai ragione quando dici che non dobbiamo disperderci e che vale la pena conservare questo “valore aggiunto” rifondando una identità politica dove l’etica si fonde con le tradizioni politiche e la cultura a cui siamo sempre stati abituati.
Rappresentare o se non altro riconoscersi nei senza popolo è un processo doloroso, forse necessario, ma se non siamo in tanti, come faremo a far sentire la nostra voce?
Mi guardo in giro e mi accorgo che c’è molta più gente disperata di ieri, che la paura lascia segni profondi facendo dimenticare la dignità, la solidarietà…. essere popolo vuol dire essere solidali….. esserlo e non “essere” è un processo al limite dell’assurdo.

Alessandro: “Ross, ieri sera ho visto un pezzetto di Vespa. C’era Di Pietro. Mentre parlava  gli altri lo sfottevano un pò dicendo che con l’antiberlusconismo la sinistra ha perso le elezioni. La sua risposta è stata ..”chi se ne frega”. Se una cosa non è giusta me ne frego del consenso.Dobbiamo iniziare a fare politica senza la prospettiva elettorale.L’identità del “popolo” arriverà! Nuova!La nostra sinistra invece di arrovellarsi su divisioni intorno a cosa tenere e cosa lasciare del passato farebbe bene a guardare avanti.Farebbe bene a pensare che tanto per cominciare è il caso di lottare per un’etica condivisa.E mettere dentro questa prospettiva anche coloro che non appartengono a quella tradizione culturale..e mi riferisco al popolo di Beppe Grillo..a Dipietro e a tutti quelli che ritengono che si sentono infelici in questo mondo dove le relazioni umane sono basate sulla disonestà!Per cominciare.Poi se possibile faremo le distinzioni sulle identità politiche!

Martina:”Mi sa che il nuovo popolo sarà “metageografico” (scusate ma io ho la manía del prefisso “meta” :D). L’Internet consente di ignorare i confini. Di creare opinioni senza vicinanza fisica. Diventa dunque una vicinanza intellettuale. E qui già ci siamo, mi pare.

Avanti con i post

Vuoi vedere che abbiamo trovato la ricetta per raccogliere  i resti di questro paese e per rifondarlo su nuovi principi etici, solidali…. (e perchè no) di sinistra?

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