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Archive for the ‘Una canzone al giorno’ Category

66) Canzone per Sergio

In Una canzone al giorno on 13 agosto 2010 at 12:00

Il ladro di cavalli non era lui,
ma fu impiccato per comodità
e l’uomo di profilo non si bastò
partì cercando l’altra sua metà
il capitano Achab non torna più
dal viaggio contro l’impossibile…
oh Sergio, non ho tempo di scriverti,
ma, d’altra parte, non ti ho scritto mai
e come ti potevo scrivere?
Erano stati tutti amici miei;
A volte sentono che bussano:
non è niente, niente, niente;
non sono loro che tornano:
solo vento, vento, vento…
ne avrò di tempo per amare
prima che entri lei?
Il grande orologiaio non passa più
e gli orologi li aggiustiamo noi;
adesso costruiamo le macchine,
vedessi, come sono belle, sai;
a volte c’incontriamo sugli argini,
e ci contiamo, e manchi sempre tu…
oh, Sergio non ho tempo di scriverti,
ma d’altra parte non ti ho scritto mai,
oh, sì, di cose qui ne succedono,
ma ci illudiamo d’inventarle noi:
siamo un passaggio di allodole:
con un colpo andiamo giù;
mentre cerchiamo di scegliere
se volare a nord o a sud…
e gli anni indietro, e gli anni Sergio,
e quando c’eri tu…
Il tempo mischia bene le bibite,
gli imperativi e quel che mando giù
qualcuno vede ancora negli occhi miei
quel che gli specchi non rifletton più:
si spezza la collana, le idee van giù;
stan rotolando un po’ di qua e di là;
e tutti a dirmi come raccoglierle,
non c’è nessuno qui che non lo sa;
non riesco a immaginarmi di vivere
illuminato dalla verità,
la risposta nel vento dov’è, dov’è?
Sarà la stessa per ognuno di noi?
Oh Sergio, non ho tempo di scriverti,
ma un giorno o l’altro mi rincontrerai:
ci appoggeremo sui gomiti
quando il sole viene giù,
mi accadrà di sorridere,
come non speravo più…
e l’occhio azzurro avrà un momento
uguale all’occhio blu…

Soluzione
Titolo: CANZONE PER SERGIO
Autore: ROBERTO VECCHIONI

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64) La razza in estinzione

In Una canzone al giorno on 11 agosto 2010 at 12:00

Non mi piace la finta allegria
non sopporto neanche le cene in compagnia
e coi giovani sono intransigente
di certe mode, canzoni e trasgressioni
non me ne frega niente.
E sono anche un po’ annoiato
da chi ci fa la morale
ed esalta come sacra la vita coniugale
e poi ci sono i gay che han tutte le ragioni
ma io non riesco a tollerare
le loro esibizioni.

Non mi piace chi è troppo solidale
e fa il professionista del sociale
ma chi specula su chi è malato
su disabili, tossici e anziani
è un vero criminale.
Ma non vedo più nessuno che s’incazza
fra tutti gli assuefatti della nuova razza
e chi si inventa un bel partito
per il nostro bene
sembra proprio destinato
a diventare un buffone.

Ma forse sono io che faccio parte
di una razza
in estinzione.

La mia generazione ha visto
le strade, le piazze gremite
di gente appassionata
sicura di ridare un senso alla propria vita
ma ormai son tutte cose del secolo scorso
la mia generazione ha perso.

Non mi piace la troppa informazione
odio anche i giornali e la televisione
la cultura per le masse è un’idiozia
la fila coi panini davanti ai musei
mi fa malinconia.
E la tecnologia ci porterà lontano
ma non c’è più nessuno che sappia l’italiano
c’è di buono che la scuola
si aggiorna con urgenza
e con tutti i nuovi quiz
ci garantisce l’ignoranza.

Non mi piace nessuna ideologia
non faccio neanche il tifo per la democrazia
di gente che ha da dire ce n’è tanta
la qualità non è richiesta
è il numero che conta.
E anche il mio paese mi piace sempre meno
non credo più all’ingegno del popolo italiano
dove ogni intellettuale fa opinione
ma se lo guardi bene
è il solito coglione.

Ma forse sono io che faccio parte
di una razza
in estinzione.

La mia generazione ha visto
migliaia di ragazzi pronti a tutto
che stavano cercando
magari con un po’ di presunzione
di cambiare il mondo
possiamo raccontarlo ai figli
senza alcun rimorso
ma la mia generazione ha perso.

Non mi piace il mercato globale
che è il paradiso di ogni multinazionale
e un domani state pur tranquilli
ci saranno sempre più poveri e più ricchi
ma tutti più imbecilli.
E immagino un futuro
senza alcun rimedio
una specie di massa
senza più un individuo
e vedo il nostro stato
che è pavido e impotente
è sempre più allo sfascio
e non gliene frega niente
e vedo anche una Chiesa
che incalza più che mai
io vorrei che sprofondasse
con tutti i Papi e i Giubilei.

Ma questa è un’astrazione
è un’idea di chi appartiene
a una razza
in estinzione.

Soluzione
Titolo: LA RAZZA IN ESTINZIONE   (La mia generazione ha perso)
Autore: GIORGIO GABER


63) Coppi

In Una canzone al giorno on 10 agosto 2010 at 12:00

Un omino con le ruote
contro tutto il mondo
Un omino con le ruote
contro l’Izoard
e va su ancora
e va su

Viene su dalla fatica
e dalle strade bianche
La fatica muta e bianca
che non cambia mai
E va su ancora
E va su

Qui da noi per cinque volte
poi due volte in Francia
Per il mondo quattro volte
contro il vento due
Occhi miti e naso che divide il vento
occhi neri e seri
guardano il pavè

E va su ancora
E va su
E va su …

Poi lassù ,
contro il cielo blu
con la neve che ti canta intorno
E poi giù
Non c’è tempo per fermarsi
per restare indietro
la signora senza ruote
non aspetta più
un omino che non ha
la faccia da campione,
con un cuore grande
come l’Izoard

e va su ancora
e va su
e va su
e va su …

Soluzione
Titolo:  COPPI
Autore: GINO PAOLI


62) Come il sole all’improvviso

In Una canzone al giorno on 9 agosto 2010 at 12:00

Nel mondo
io camminerò
tanto che poi i piedi mi faranno male
io camminerò
un’altra volta
e a tutti
io domanderò
finché risposte non ce ne saranno più
io domanderò
un’altra volta
Amerò in modo che il mio cuore
mi farà tanto male che
male che come il sole all’improvviso
scoppierà scoppierà.
Nel mondo
io lavorerò
tanto che poi le mani mi faranno male

Io lavorerò
un’altra volta.

Amerò in modo che il mio cuore
mi farà tanto male che
tanto che come il sole all’improvviso
scoppierà, scoppierà

Nel mondo
tutti io guarderò
tanto che poi gli occhi mi faranno male
ancora guarderò
un’altra volta.

Amerò in modo che il mio cuore
mi farà tanto male che
tanto che come il sole all’improvviso
scoppierà, scoppierà

Nel mondo
tutti io guarderò
tanto che poi gli occhi mi faranno male
ancora guarderò
un’altra volta.

Amerò in modo che il mio cuore
mi farà tanto male che
male che come il sole all’improvviso
scoppierà, scoppierà.

Nel mondo
io non amerò
tanto che poi il cuore non mi farà male.

soluzione
Titolo: COME IL SOLE ALL’IMPROVVISO
Autore: ZUCCHERO FORNACIARI


61) Dagli Appennini alle Bande

In Una canzone al giorno on 8 agosto 2010 at 12:00

Lui cercava per il mondo la famiglia/ e di notte lavorava alla candela/ difendeva sempre il nome dell’Italia/ e la nonna dai briganti proteggeva/ e saliva sopra gli alberi più alti/ per pigliare al volo i colpi dei nemici/ ragazzini come lui ce n’eran molti/ scalzi e laceri eppure eran felici.

E parlavano di lui, scrivevano di lui/ lo facevano più bamba che bambino/ e parlavano di lui, scrivevano di lui/ si ma lui rimane sempre clandestino.

Ora pare che il suo nome sia teppista/ fricchettone criminal – provocatore/ pare che ami travestirsi da sinistra/ ma sia un docile strumento del terrore/ e lo beccano ogni tanto che si buca/ o maneggia un pò nervoso una pistola/ o che lancia da una moto sempre in fuga/ una molotov sull’uscio della scuola.

Ora parlano di lui e scrivono di lui/ lo psicologo, il sociologo, il cretino/ e parlano di lui, e scrivono di lui/ si ma lui rimane sempre clandestino.

E si dice: se ci fosse più lavoro/ se il quartiere somigliasse meno a un lagher/ non farebbe certo il cercatore d’oro/ assalendo il fattorino delle paghe/ ma è la merce che c’è entrata nei polmoni/ e ci dà il suo ritmo di respirazione/ il lavoro non ci rende mica buoni/ ci fa cose che poi chiamano “persone”.

E se parlano di lui, se scrivono di lui/è che il nostro sogno è ancora piccolino/ se parlano di lui e scrivono di lui/ è che il nostro io ci resta clandestino.

soluzione
Titolo: DAGLI APPENNINI ALLE BANDE
autore: GIANFRANCO MANFREDI

60) Agosto

In Una canzone al giorno on 7 agosto 2010 at 12:00

Agosto. Improvviso si sente
un odore di brace.
Qualcosa che brucia nel sangue
e non ti lascia in pace,
un pugno di rabbia che ha il suono tremendo
di un vecchio boato:
qualcosa che urla, che esplode,
qualcosa che crolla,
un treno è saltato.

Agosto. Che caldo, che fumo,
che odore di brace.
Non ci vuole molto a capire
che è stata una strage,
non ci vuole molto a capire che niente,
niente è cambiato
da quel quarto piano in questura,
da quella finestra
Un treno è saltato.

Agosto. Si muore di caldo
e di sudore.
Si muore anche di guerra
non certo d’amore,
si muore di bombe, si muore di stragi
più o meno di Stato,
si muore, si crolla, si esplode,
si piange, si urla.
Un treno è saltato.

Soluzione
Titolo: AGOSTO
Autore: CLAUDIO LOLLI


59) Cara maestra

In Una canzone al giorno on 6 agosto 2010 at 12:01

Cara maestra, un giorno m’insegnavi
che a questo mondo noi, noi siamo tutti uguali;
ma quando entrava in classe il Direttore
tu ci facevi alzare tutti in piedi,
e quando entrava in classe il bidello
ci permettevi di restar seduti…

Mio buon curato, dicevi che la chiesa
è la casa dei poveri, della povera gente;
però hai rivestito la tua chiesa
di tende d’oro e marmi colorati;
come può adesso un povero che entra
sentirsi come fosse a casa sua?…

Egregio sindaco, m’hanno detto che un giorno
tu gridavi alla gente: Vincere o morire!
Ora vorrei sapere come mai
vinto non hai eppure non sei morto,
e al posto tuo è morta tanta gente
che non voleva né vincere né morire…

Soluzione
Titolo: CARA MAESTRA
Autore: LUIGI TENCO

58) Musica ribelle

In Una canzone al giorno on 5 agosto 2010 at 12:00

Anna ha diciotto anni e si sente tanto sola
ha la faccia triste e non dice una parola
tanto è sicura che nessuno capirebbe
e anche se capisse di certo la tradirebbe

e la sera in camera prima di dormire
legge di amori e di tutte le avventure
dentro nei libri che qualcun altro scrive,
che sogna la notte, ma che di giorno poi non vive

e ascolta la sua cara radio per sentire
un po’ di buonsenso da voci piene di calore
e le strofe languide di tutti quei cantanti
con le facce da bambini e con i loro cuori infranti

ma da qualche tempo è difficile scappare
c’è qualcosa nell’aria che non si può ignorare
è dolce, ma forte e non ti molla mai
è un’onda che cresce e ti segue ovunque vai…..

E’ la musica, è la musica ribelle
che ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle
che ti dice di uscire, che ti urla di cambiare
di mollare le menate e di mettersi a lottare

Marco di dischi lui fa la collezione
e conosce a memoria ogni nuova formazione,
e intanto sogna, di andare in California
o alle porte del cosmo, che stanno su in Germania

dice: “qua da noi in fondo la musica non è male,
quello che non regge sono solo le parole”.
Ma poi le ritrova ogni volta che va fuori
dentro i manifesti o scritte sopra i muri…..

E’ la musica, è la musica ribelle
che ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle
che ti dice di uscire, che ti urla di cambiare
di mollare le menate e di metterti a lottare.

Soluzione
Titolo: MUSICA RIBELLE
Autore: EUGENIO FINARDI

57) Caterina e il coraggio

In Una canzone al giorno on 4 agosto 2010 at 12:00

Caterina che stringi la notte
e questa notte si ferma dov’è
Caterina che ascolti e non parli di te
la bellezza ti illumina il pianto

Non è un vivere sempre di Maggio
non è un cantico e questo lo sai
sfiori il tempo, conosci l’amore e lo fai
senza amore, col solo coraggio che hai

Stella incerta dell’attesa
stella sfortunata e offesa
vivido dolore, malinconia
chiudi i tuoi cancelli al mondo… e vai via

Caterina che inganni la notte
ma questa notte tradisce anche te
Caterina che passi nel freddo che c’è
quest’inverno è già neve e rimpianto, per te

Stella incerta dell’attesa
stella sfortunata e offesa
vivido dolore, malinconia
chiudi i tuoi cancelli al mondo… e vai via.

Soluzione
Titolo: CATERINA E IL CORAGGIO
Autrice: FIORELLA MANNOIA

56) Piccola storia ignobile

In Una canzone al giorno on 3 agosto 2010 at 12:00

Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, così solita e banale come tante,
che non merita nemmeno due colonne su un giornale o una musica o parole un po’ rimate,
che non merita nemmeno l’ attenzione della gente, quante cose più importanti hanno da fare,
se tu te la sei voluta, a loro non importa niente,
te l’ avevan detto che finivi male…

Ma se tuo padre sapesse qual’ è stata la tua colpa rimarrebbe sopraffatto dal dolore,
uno che poteva dire “guardo tutti a testa alta”, immaginasse appena il disonore,
lui che quando tu sei nata mise via quella bottiglia per aprirla il giorno del tuo matrimonio,
ti sognava laureata, era fiero di sua figlia,
se solo immaginasse la vergogna,
se solo immaginasse la vergogna,
se solo immaginasse la vergogna…

E pensare a quel che ha fatto per la tua educazione, buone scuole e poca e giusta compagnia,
allevata nei valori di famiglia e religione, di ubbidienza, castità e di cortesia,
dimmi allora quel che hai fatto chi te l’ ha mai messo in testa o dimmi dove e quando l’hai imparato
che non hai mai visto in casa una cosa men che onesta
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato
e di certe cose non si è mai parlato…

E tua madre, che da madre qualche cosa l’ ha intuita e sa leggere da madre ogni tuo sguardo:
devi chiederle perdono, dire che ti sei pentita, che hai capito, che disprezzi quel tuo sbaglio.
Però come farai a dirle che nessuno ti ha costretta o dirle che provavi anche piacere,
questo non potrà capirlo, perchè lei, da donna onesta,
l’ ha fatto quasi sempre per dovere,
l’ ha fatto quasi sempre per dovere,
l’ ha fatto quasi sempre per dovere…

E di lui non dire male, sei anche stata fortunata: in questi casi, sai, lo fanno in molti.
Sì, lo so, quando lo hai detto, come si usa, ti ha lasciata, ma ti ha trovato l’ indirizzo e i soldi,
poi ha ragione, non potevi dimostrare che era suo e poi non sei neanche minorenne
ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo:
noi non siamo perseguibili per legge,
noi non siamo perseguibili per legge,
noi non siamo perseguibili per legge…

E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo desiderando quasi di morire,
presa come un animale macellato stavi urlando, ma quasi l’ urlo non sapeva uscire
e così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi davvero sola fra le mani altrui,
che pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi
di tuo padre, di tua madre e anche di lui,
di tuo padre, di tua madre e anche di lui,
di tuo padre, di tua madre e anche di lui?

Ma che piccola storia ignobile sei venuta a raccontarmi, non vedo proprio cosa posso fare.
Dirti qualche frase usata per provare a consolarti o dirti: “è fatta ormai, non ci pensare”.
E’ una cosa che non serve a una canzone di successo, non vale due colonne su un giornale,
se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare
e i politici han ben altro a cui pensare…

Soluzione:
Titolo : PICCOLA STORIA IGNOBILE
Cantautore: FRANCESCO GUCCINI

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