Mario

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Piano… piano delle mie brame che cosa succederà nel nostro reame?

In Senza Categoria on 30 giugno 2008 at 12:31

Piano Casa – Nucleare – Abolizione del decreto sulla sicurezza degli impianti negli edifici e abolizione della tracciabilità dei pagamenti ai professionisti.

Piano Per l’emergenza abitativa:

Attraverso un nuovo fondo, Istituito presso il Ministero delle Infrastrutture, verrà finanziato il Piano Nazionale per l’Emergenza Abitativa, in questo fondo confluiranno i 550 milioni di euro già stanzati dal precedente governo e parteciperanno anche capitali privati  (non si tratterà mica degli stessi della cordata per l’Alitalia vero?). Comunque… a prescindere (Totò docet), mai visto dare niente per niente……  Cosa si dovrà concedere in cambio?  A quale prezzo avremo case “popolari” con criteri di efficienza energetica e riduzione delle emissioni inquinanti?

Ritorno al Nucleare:

Entro il 30 giugno 2009 sarà definita una strategia energetica nazionale che avrà come obiettivi la diversificazione delle fonti di energia, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale, la promozione di fonti rinnovabili, e la realizzazione di impianti nucleari. Il disegno di legge prevede invece che entro fine anno il governo definisca i criteri geologici, morfologici e sismici per l’individuazione dei luoghi idonei alla costruzione degli impianti e allo stoccaggio delle scorie radioattive.

Il governo nominerà un comitato di “saggi” che metterà a punto un dossier normativo e definirà gli aspetti tecnologici per realizzare le centrali.

Nessun riferimento alla risorsa acqua che oltre all’uranio e in buona compagnia con il petrolio  sembrano  essere in via di esaurimento. Cosa c’entra l’acqua? Eh c’entra sì, non si raffreddano le centrali con i ghiaccioli o soffiandoci sopra, sia chiaro e l’acqua non sarà più “bene di tutti” per molto tempo ancora chiedetelo alla Nestlè.

Chissà se pensando alle centrali nucleari a qualcuno è venuto in mente di far recapitare dai poli un pò di iceberg in eccesso (disgelo per disgelo finiremo con  il rispamio delle grandi opere per esempio quella del Mose a Venezia, del tutto inutile se i mari cresceranno nel prossimissimo futuro di un metro)

Aggiungiamo all’acqua anche il problema dell’urano, dei costi e dei tempi, mentre i primi due scarseggiano, gli altri due levitano tanto da farci pensare che non è una scelta praticabile nè economicamente nè eticamente.

Ma lo Stato fa già i conti senza l’oste, nelle località in cui sorgeranno gli impianti si prevedono sgravi sulle bollette sia per le famiglie che per le imprese. Pagamento di salute e svalutazione del territorio in percentuali sulle bollette dei consumi energetici…. beh un bel risparmio no?

Tracciabilità dei pagamenti compensi ai professionisti:

Ok… Bersani qui aveva toppato, si è mai visto controlli sui liberi professionisti per fermare l’evasione fiscale? No… mai… e neanche più si vedrà, con buona pace delle categorie, alle quali, almeno qualche volta, viene pure concesso un “aiutino”.

 Tralascio ogni considerazione sull’abolizione del decreto sulla sicurezza degli impianti negli edifici….. il senso lo lascio a voi che avete il cervello meno fuso del mio, forse che ai grandi costruttori tutte queste norme e limitazioni del decreto non permettevano un adeguato tornaconto economico? Chissà o meglio forse che sì forse che no…… 🙂

Il reame è questo e pochi si accorgono che il re e la corte giorno dopo giorno rosicchiano un poco di terra sotto i piedi del villano….. tanto neanche più il contadino si preoccupa,  non si può che dire “meno terra meno lavoro” finalmente!

 

 

Cucinare il pollo con gli specchi? Bufala orientale o uso di energia rinnovabile?

In Energie alternative on 26 giugno 2008 at 21:39
Ritorno sul tema energetico.
Il discorso ruota intorno a nucleare-si/nucleare-no, energiealternative-si/energiealternative-no, ecc. ecc., ma di RISPARMIO ENERGETICO non si parla mai?!?
Proprio oggi ho letto un articolo di Rifkin che dice che in Francia fanno fatica a trovare l’acqua per raffreddare le centrali nucleari e così devono farle funzionare con una riduzione della potenza. Qualcosa di molto simile è successo anche in Italia durante le scorse estati: nelle centrali termoelettriche lungo il Po’ la portata del fiume era così scarsa che in alcuni casi si è addirittura dovuto fermare l’impianto.
E’ da pazzi pensare che il mondo può permettersi di consumare energia e risorse nel modo in cui siamo abituati. Ci sono 2 miliardi e mezzo di persone (gli abitanti dei paesi BRIC) che hanno voglia di vivere all’occidentale, vogliono la macchina, il telefonino, il pc, la corrente elettrica, e l’acqua corrente…ma il pianeta non può soddisfare tutti. Tutte le risorse (suoli agricoli, materie prime, idrocarburi, ecc.) sono destinate a diventare sempre più care e per questo anche per noi europei c’è ne saranno sempre di meno.
Prepariamoci al futuro che verrà. Da subito però. Alcuni suggerimenti? Incominciamo a consumare meno suoli agricoli e ad urbanizzare in modo più compatto. Meno automobili e più mezzi pubblici. Limitiamo sempre di più i prodotti usa e getta. Favoriamo i prodotti locali. Rivoluzioniamo i processi produttivi in modo che gli scarti di un processo diventino a loro volta le materie prime per un altro. Non superiamo la capacità autodepurativa dei corpi idrici, e poi naturalmente usiamo le fonti di energia rinnovabile. ve ne dico una e poi vado: ho letto che in oriente c’è un tizio che vende polli allo spiedo facendoli cuocere solo con l’energia solare. usa degli specchi…..
(mauro, lodi)
Questo commento l’ho trovato su il blog della mia amica Marta http://www.martameo.net , stimolato da un articolo che metteva in evidenza la tendenza degli Inglesi e del loro premier Gordon Brown a rivolgersi all’uso di energie alternative e rinnovabili.
La settimana scorsa, parlando con amici ad una cena mi sono trovata ad esprimere gli stessi concetti di fronte alla tranquilla e forse troppo poco ragionata disponibilità al ritorno al nucleare.
Neanche le ragioni di un fisico dell’importanza di Carlo Rubbia, sono riuscite a far breccia su quelli che vivono la condizione di sfruttare le risorse a cui possono accedere,senza preoccuparsi della loro probabile estinzione.
Tutto questo fa parte dell’educazione occidentale, consumiamo le risorse anche dei paesi più poveri e lo facciamo senza remore, pensando sia un nostro diritto.
Apro il rubinetto e lascio scorrere l’acqua per farla raffreddare, vorrei un bicchiere di acqua fresca, e mi sento in colpa per tutta quell’acqua un pò caldina che scorre per potermi donare un pò di voluttà, eppure non è acqua minerale, non inquino con bottiglie di plastica, non uso il frigorifero per farla raffreddare, eppure quei due minuti di acqua corrente mi creano un senso di colpa….. ah come mi piacerebbe un pezzettino di quel pollo agli specchi e un pomodorino del mio vaso del terrazzo….. ma è solo un’illusione oppure davvero si può fare??? Yes (piano, piano) we can.

Un senso……

In Amici on 25 giugno 2008 at 16:48

Domani un altro giorno arriverà…….

Dedicata ad un carissimo amico  perchè ritrovi il senso di questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha….

 

 Ti sono vicina, vi sono vicina e che la mia amicizia vi sia di conforto.

 

Buonismo e ipocrisia. Lettera dall’Italia

In Senza Categoria on 25 giugno 2008 at 15:23

Basta lassismo, basta buonismo! Con questo slogan l’Iitalia ha deciso di dare un giro di vite alle politiche sull’immigrazione. Sono partite le retate della polizia e nel loro piccolo tanti cittadini perbene cercano di dare una mano: organizzando ronde, sputando al malcapitato a Roma, organizzando piccoli pogrom a Ponticelli (Napoli) o spedizioni punitive al Pigneto (Roma).

L’Italia rompe con uno stile buonista che in realtà non ha mai avuto.

Il termine “buonismo” trasmette un messaggio preciso: finora milioni di “poveracci” sono stati sopportati in barba alle leggi e per cristiana pietà. Una rappresentazione grottesca che non ha nulla a che vedere con la realtà. Certo il governo ha spesso chiuso un occhio sulla presenza dei clandestini e ha varatro più di una sanatoria. Ancora oggi i decreti flussi non sono altro che  sanatorie camuffate. l’ultima del 2007 dovrebbe portare alla regolarizzazione di 170 mila stranieri.

Provvedimenti del genere, però non sono dettati dalla compassione. Piuttosto rappresentano la conseguenza di una politica migratoria che circa 20 anni fa uno studioso definì “strategia della porta chiusa e della finestra aperta”. Questa politica aveva una sua razionalità: costringeva gli immigrati ad arrivare illegalmente nel paese e a lavorare in nero.

Secondo uno studio recente il 93 % degli immigrati presenti oggi in Italia è passato per un perodo di clandestinità.  Ma alla fine è rimasto.

Se oggi nel paese ci sono più di 4 milioni di stranieri è perchè l’Italia ne ha un disperato bisogno. E il fatto che siano arrivati illegalmente non contraddice quest’affermazione. Anzi poter disporre di forza lavoro senza diritti offre vantaggi agli imprenditori, alle famiglie che hanno colf e badanti a prezzi stracciati e allo Stato, che per decenni ha investito troppo poco in accoglienza e integrazione.

L’intero paese ha chiuso gli occhi per convenienza sulla realtà dell’immigrazione e intanto ha attinto a costo zero o quasi, al mercato del lavoro mondiale. Ha fatto arrivare milioni di persone ma non le ha mai accolte davvero. Mi ha spegato una signora di Verona: “I cinesi sì vanno bene. Lavorano duro e alla sera non si vedono mai”

Anche la Germania si è ispirata a politiche migratorie che hanno visto l’ingresso di 7 milioni di immigrati pur affermando di non essere un paese di immigrazione. Una politica del genere costa poco e offre molti vantaggi, salvo poi presentare il conto dei problemi arretrati. la creazione di quartieri ghetto, la mancata integrazione scolastica dei giovani turchi, ma anche degli italiani e l’alto tasso di disoccupazione tra le ultime generazioni di immigrati.

L’Italia avrebbe la possibilità di evitare gli errori della Germania. Ma non sembra volerlo fare: è più comodo dare l’impressione di farla finita con un buonismo mai esistito.

 

Michael Braun è il corrispondente dall’Italia del quotidiano tedesco Tageszeitun

da Internazionale n.748

La lettera di Marta, tace Uolter risponde Rosy.

In politica on 23 giugno 2008 at 21:28

La sinistra sta celebrando il suo funerale, pochi partecipanti e poco partecipati…. Marta scrive una lettera che in questi giorni è balzata da un sito all’altro, una semplice lettera di chiarimento e di contatto, riporto qui il testo ma rinvio anche al suo sito http://www.martameo.net/?p=379, lettera che non ha ottenuto risposta, anzi no, la risposta è arrivata da una donna Rosy…..

Caro Walter,
la scorsa settimana ho letto la convocazione per l’assemblea costituente del PD del 20 e 21 giugno che si terrà alla Fiera di Roma.
In questi giorni aspettavo di vedere l’ordine del giorno per prendermi un giorno di ferie, per organizzare una baby sitter, per prenotare un treno per Roma e per cercarmi un alloggio.
Ma non ho visto l’ordine del giorno e non ho visto da nessuna parte un modulo da (eventualmente) compilare per intervenire in assemblea, ho letto qualche rumor sulla stampa, ma non mi è arrivata più nessuna precisazione e nel sito del Pd non ci sono informazioni che io già non abbia.
Ti confesso che sono in grave imbarazzo perché, dopo aver partecipato a tutte le fasi costituenti, per la prima volta sto pensando di non prender parte all’assemblea e tuttavia vorrei condividere questa cosa perché, proprio in questi giorni, mi stavo chiedendo se non fosse giunto il momento di fare qualcosa in più per dare supporto e stimolo al tuo lavoro al quale credo, crediamo, moltissimo.
Francamente speravo che oggi, visto che sediamo “serenamente e pacatamente” sui banchi dell’opposizione, ci fossero tutte le condizioni per immaginare una assemblea di costituenti del Pd organizzata e condotta in modo serio e democratico. Soprattutto a partire dalla convinzione che il partito nuovo è tale se anche alle persone come me viene data la possibilità di partecipare.
Credo che gli argomenti di discussione oggi siano moltissimi, tuttavia, arrivata a questo punto, francamente non me la sento di procedere senza sapere di cosa si discuterà, senza sapere se si discuterà, senza sapere se dovremo prender parte ad una kermesse ad usum dei media o assistere a dei regolamenti di conti tra leadership o aspiranti tali.
Non ne vedo una ragionevole motivazione, perché a me tutto questo non interessa e, soprattutto, perché credo che in una assemblea del genere la mia presenza (come di tanti altri, ovviamente) sia sostanzialmente inutile.
Ovviamente non è il caso personale che volevo sottoporti, quanto la grande preoccupazione per quanto sta accadendo (o non sta accadendo) in un PD che è nato bene ma stenta a crescere e che sta diventando (già alla terza assemblea) un partito sempre più rigorosamente “romano” e un partito di “spesati”. Un partito di persone che vivono già di politica e che non si fanno grossi problemi a salire su un volo all’ultimo momento, un partito di gente che non deve conciliare vita, lavoro e attività politica perché non ha altro da fare.
Ti scrivo, Walter, perché io oggi mi sento esclusa de facto da questa assemblea e lo dico davvero con grande dispiacere perché la nascita del PD per me costituisce un grande impegno che mi sono presa con il futuro.
Però, ripeto, sento che la presenza di gente come me è inutile e, per questo, e forse per eccesso di passione politica, rinuncio alla mia posizione di costituente del Partito Democratico e per, questa volta, non verrò all’Assemblea Costituente di Roma il 20 e il 21 giugno.
Nella speranza che il futuro ci sappia riservare cose migliori ti auguro buon lavoro.

un caro saluto Marta Meo, Venezia

La risposta è una non risposta, sta tutta in questa immagine (http://www.martameo.net/?p=382):giustificazione2.jpg
ma la risposta vera viene da una donna, stagionata, politicante fin nel midollo, donna risponde a donna, Rosy raggiunge Marta, ma raggiunge anche molti altri, quelli che piangono questa agonia e che non vogliono credere che la sinistra non possa essere unitaria e molteplice allo stesso tempo. Per chi non ha pazienza rinvio al sito http://www.democratica.tv/video/4653

Dolce Enrico a 24 anni dalla tua morte ti ricordiamo ancora con grande rimpianto.

In Berlinguer on 11 giugno 2008 at 23:20

Dolce Enrico
(Antonello Venditti, 1991, “Benvenuti in paradiso”)

Enrico, se tu ci fossi ancora
ci basterebbe un sorriso
per un’abbraccio di un’ora.
Il mondo cambia, ha scelto la bandiera
l’unica cosa che resta è un’ingiustizia più vera.
Qui tutti gridano,
qui tutti noi siamo diversi
ma se li senti parlare sono da sempre gli stessi.
E quante bugie, quanti segreti in fondo al mare
pensi davvero che un giorno noi li vedremo affiorare?
Oh no, non dirmi no
dimmi che quel giorno ci sarò.
Chiudo gli occhi e penso a te, dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me, tu sei vivo.
Chiudo gli occhi e tu ci sei, dolce Enrico
tu sorridi accanto a me.
A S. Giovanni stanotte la piazza è vuota
ma quanta gente che c’era sotto la grande bandiera.
E quante bugie, quanti segreti in fondo al mare
dimmi che un giorno, davvero, noi li vedremo affiorare?
Oh no, non dirmi no
dimmi che quel giorno ci sarò.
Chiudo gli occhi e penso a te, dolce Enrico
nel mio cuore accanto a me, tu sei vivo.
Chiudo gli occhi e tu ci sei, dolce Enrico
tu cammini insieme a me.

Luca Barbarossa “Le cose da salvare”
1994, Columbia

Ho messo tra le cose da salvare
i quadri di PICASSO e di VAN GOGH
CENT’ANNI DI SOLITUDINE, IL VECCHIO E IL MARE
la voce di FRANK SINATRA e NAT KING COLE
le note di MICHELLE e YESTERDAY
i pugni che tirava CASSIUS CLAY
e quella notte davanti alla TV
un’astronave e un uomo che scendeva giù.
“Ho messo tra le cose da salvare
i goal in bianco e nero di PELE’
L’ITALIA DEL 25 APRILE
BENIGNI che tiene in braccio BERLINGUER”
l’armonica di BLOWIN’ IN THE WIND
il sogno di MARTIN LUTHER KING.
Ho messo tra le cose da salvare
un vecchio giradischi che non va
valigia di parole nuove
nostra voglia la nostra voglia di libertà di libertà
Ho messo tra le cose da salvare
LA DOLCE VITA e SINGIN’ IN THE RAIN
PERTINI e la sua pipa da mondiale
gli assali di JIMI HENDRIX e JOHN COLTRANE
i guai di PAPERINO e CHARLIE BROWN
LA CARICA DEI 101 e PETER PAN
la mia chitarra i miei stivali da rodeo
e quel sedere che porti in giro come un trofeo.
Ho messo tra le cose da salvare
i baffi ed il bastone di CHARLOT
i tuoi sorrisi da fotografare
i film di ALBERTO SORDI e di TOTÒ
Ho messo tra le cose da salvare
la nostra VESPA che non muore mai
e tutti quanti i baci che mi hai dato
e tutti quelli che ancora mi
darai che mi darai
Ho messo tra le cose da salvare
un vecchio giradischi che non va
una valigia di parole nuove
i nostri viaggi la nostra voglia di libertà di libertà

Per approfondire su L.Barbarossa
http://utenti.lycos.it/sevifidate/b/barbarossal_lecosed.htm

tratto da http://spazioinwind.libero.it/solegemello/enrico.html

La Russa e le sue orecchie sotto il gazebo dei “No Sinti”

In Senza Categoria on 11 giugno 2008 at 10:09

In un’Italia sotto pressione per il caro prezzi, per una crisi economica e culturale senza precedenti, troviamo il tempo per occuparci e far scorrere fiumi di inchiostro per il falso problema dei “No Sinti”.

Il ministro della difesa Ignazio La Russa arriva sudato sotto il gazebo del ribollente comitato contro la costruzione del Villaggio Sinti. Dice: “Sono qui per ascoltare!” Voi direte, bene almeno starà zitto. No, siete illusi non è così, parla e parla come un vero ministro di questo governo cazzuto, e poi come ministro della difesa che non c’entra in realtà con i Sinti, ma insomma con l’aria da vero uomo come da protocollo. “Condivido i presupposti della vostra protesta, il problema va affrontato con determinazione.” Bravo, bene, bis.Chi fra i nomadi vuole integrarsi  va aiutato e sostenuto, chi  invece pretende di stare in panciolle ed essere assistito e mantenuto e infrangere le regole di un vivere civile, allora nessuna pietà: va semplicemente cacciato.” Bravo, bene, bis. C’è anche un piccolo spazio di “amarcord” commosso “Io, La Russa, lo conoscevo, militavamo da ragazzi nelle file dell’ MSI” Bravo, bene, bis.

A parte la considerazione: ma che ci fa la “Difesa” sotto il gazebo di in un comitato per la negazione del diritto dei Sinti? Sottintende forse che la costruzione del villaggio comporterà un pericolo Sinti? Pericolo che però non c’è mai stato fino ad oggi. O fa solo demagogia gratuita a favore di un governo che ha fatto del nomadismo il suo fiore all’occhiello ? (Berlusconi pendolare a Napoli (che poi detta da tutti porta un pò sfiga, visto che vedi Napoli e poi muori) La Russa iperattivo per istituzione, salta come un grillo da tutte le parti, anche in casa della Lega chiamata comunemente gazebo padano).

Beh a prescindere….. come diceva  Totò, la realtà è questa: a destra si grida, “Niente villaggio, utilizzate i soldi per scopi migliori, e poi un Villaggio Sinti è un ghetto, perchè invece non li integriamo, ovviamente il processo deve essere prima culturale. ” Bravi, bene, bis. La sinistra se la vede brutta, ma ha dalla sua anni e anni e anni di coscienza civile e risponde:  ” Il Villaggio non è un ghetto, i Sinti (38 famiglie) hanno scelto di vivere insieme per garantirsi una vita comunitaria e senza conflitti (7 famiglie hanno preferito le case popolari e le hanno ottenute per punteggio) il Villaggio di Via Vallerani è composto da prefabbricati di 38 mq. di cui pagheranno gli affitti e le utenze altrimenti verranno scollegate, questo permetterà loro di vivere insieme, ma dignitosamente.” Bravi, bene, bis.

Il centrodestra al grido “Perchè no ti tei porti a casa tua…” traduzione locale per la frase in inglese “Not in may backyard”, nella realtà non mira all’integrazione, ma solo ad un vero campo nomadi che raccolga e sopratutto controlli i nomadi di passaggio che non devono diventare stanziali. E i Sinti? Che si facciano dare la casa dal Comune, si iscrivano ai bandi per gli alloggi pubblici. Insomma per risolvere un problema ne mettiamo in cantiere due….. della serie la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

In risposta oggi a Mestre in Piazza Ferretto, alle ore 18 il mondo del centrosinistra, le associazioni del volontariato e quanti sono per una città sicura e solidale, saranno presenti alla manifestazione per “mettere in campo il volto più maturo e consapevole della città che sa guardare con lucidità al proprio presente e con fiducia al proprio futuro.”

Alla manifestazione parteciperanno  Anpi, Arci, Auser, CGIL, Caritas, Emergency, Esodo, IDV, Mani Tese, Pax Christi, Movimento Cooperazione Educativo, PD, PdCI, RC,Rappresentanza Sindacale Unitaria, Università IUAV, SDI, Verdi, UISP. Presenti Gino Strada e Massimo Cacciari.

Ma che lavoro fai? Il capro espiatorio senza paga! Caro Malaussène adesso sei fregato anche tu.

In Senza Categoria on 7 giugno 2008 at 14:25

LA SINISTRA FRANCESE SI MOBILITA CONTRO LA NUOVA DIRETTIVA UE SUI CLANDESTINI….

(http://www.logicokaos.blogspot.com/2008/06/la-sinistra-francese-si-mobilita-contro.html)

Franco interloquisce con un lungo commento che ho trasformato in un post. Ritengo straordinari gli spunti che ci propone, sopratutto il discorso che ci permette di sublimare le nostre paure in lotta all’immigrato, vero “capro espiatorio” della nostra crisi economica e di valori.

“Direi solo che è in atto un’escalation della destra. Dei valori della destra (ma non esclusivi della destra). La xenofobia è solo uno di questi. Forse il più appariscente, quello che ha maggiore visibilità e che dà anche il maggior disgusto. Ma non è il solo. Direi che il tutto si inquadra in un sistema di sofferenza che sta attraversando l’Europa intera, anche là dove ha vinto la sinistra come in Spagna. A mio modesto parere il problema è quello della crisi che sta attraversando l’Europa. Crisi economica, crisi di valori. Più si aggrava la crisi economica maggiori sono i sintomi anche della crisi di valori. Una crisi dei valori che ha molti padri e molte madri. Una crisi che nasce non in questi ultimi anni ma che secondo me trova le sue origini negli anni ’80. La generazione successiva a quella del ’68. Quella generazione che è stata privata di uno spirito critico, privata di una socializzazione che invece appartenne alla precedente, privata di sentimenti libertari. Fu invece oggetto di sentimenti libertini, oggetto di attenzioni morbose, oggetto di centrifugazioni del cervello, ghettizzata. Una generazione senza storia. Una generazione alla quale si sono inculcate idee congeniali al sistema. Potere, denaro, carriera, società dei consumi, speculazione, ricchezza, esibizione, bellezza, giovinezza.
Sono i trentenni di oggi e mi scuso con loro, non ne hanno colpa alcuna ed ovviamente non gliene faccio colpa alcuna.
Ma quel sistema che ha indottrinato quella generazione adesso sta mostrando la corda. C’è crisi, crisi economica e quindi stanno venendo meno certezze o speranze di raggiungere quelle mete fatte sognare. Ecco allora che difronte a queste difficoltà, percezioni di pericolo, delusioni, attese vane , un continuo, estenuante “Aspettando Godot” si ha bisogno di cercare chi ne ha la colpa. Perchè purtroppo siamo un continente profondamente cristiano ed abbiamo bisogno di trovare chi è il colpevole delle nostre disgrazie, chi è il portatore della colpa del nostro fallimento, chi si è macchiato del reato di averci impedito di raggiungere la mèta tanto agognata. E’ ovvio che non siamo noi stessi, qualcun altro ce l’ha impedito, si è messo di mezzo tra noi e la gloria. Chi miglior attore in questa parte dell’immigrato clandestino? Direi che è perfetto nel ruolo. Povero, derelitto, incapace di interloquire, affamato, disposto a tutto per vivere. Disposto a qualsiasi lavoro, che magari un italiano non farebbe, ma che comunque egli occupa, disposto a lavorare per pochi euro come non un italiano farebbe, ma che comunque drena ricchezza che altrimenti avrebbe potuto anche arricchire qualche italiano (altri si arricchiscono, ma questo non viene registrato), ragazze che fanno le prostitute nelle strade e che fanno scendere il prezzo delle case in certi quartieri (ma chi ci va con loro? extracomunitari o italiani?). Ecco, finalmente abbiamo trovato il nostro protagonista negativo. Il clandestino. Sappiamo con chi prendercela. E’ lui il colpevole delle nostre disgrazie. Possiamo incarcerarlo, ributtarlo a mare, sparargli contro. Tanto poi da bravi cattolici ci confessiamo e tutto torna a posto…. siamo immacolati.”

Non si può sempre avere tutto!

In Senza Categoria on 6 giugno 2008 at 18:27

Alla festa per la fame nel mondo ho ballato come un pazzo. Tum.. tum…tum
C’erano (resti tra noi) delle gnocche pazzesche.
Con occhi di gatto. Tum.. tum… tum
Ora io non le so disegnare, ma vi giuro (resti tra noi) che erano bonissime!!!
Ehi! Bella ciao!
Come mi chiamo? Tum.. tum… tum
Poi ho scoperto un nuovo cocktail strabuono che non ricordo cosa ci sta dentro…
Uuuuuuuuuhhh
Ma faceva il suo porco effetto! Tum.. tum… tum
L’unico problema erano i parcheggi. Dio santo. I parcheggi sono importanti!
Comunque ben vengano queste feste per la fame nel mondo..
Tum.. tum… tum
Anche se qualche tramezzino in più al buffet non è che ci sarebbe stato male.
Ma vabbè
Mica si può sempre, sempre, sempre avere tutto, no?

La settimana di GiPi

(da Internazionale n.747)

Vincere o perdere senza partecipare

In Senza Categoria on 5 giugno 2008 at 21:00

Emanuel Ricther, Die Zeit, Germania (Internazionale n.743)

Insegnante scienze politiche al politecnico della Renania-Westfalia ad Aquisgrana, in Germania

L’Italia ha votato e i buoni democratici di tutta Europa si disperano.

Il nuovo Berlusconi stile 2008 sembra più moderato del passato, ma la situazione in fondo è la stessa.

Il popolo è stanco e vota un leader populista che governa in modo autocratico un paese in profonda crisi. Così i cittadini evitano di doversi impegnare in prima persona: mandare Berlusconi al potere è come rinunciare plebiscitariamente ai diritti e ai doveri della partecipazione.

In nome della Postdemocrazia , alcuni politici ed esperti salutano in Berlusconi una svolta epocale della politica, cioè la fine della democrazia occidentale, un modello ormai logoro e non più al passo coi tempi. Altri invece temono il declino o lo svuotamento del sistema democratico.

L’Italia di Berlusconi sembra rappresentare queste tendenze in modo esemplare. Perfino Prodi aveva evidenziato il nesso Berlusconi e postdemocrazia e perfino il comic Beppe Grillo aveva ammesso che preferiva andare a pescare che andare a votare. Così gli intellettuali critici scontenti della democrazia, si stanno ritirando in una sorda apatia.

Ma sarebbe un errore liquidare come “rottura postdemocratica” i sintomi di crisi in senso autocratico emersi con la rielezione di Berlusconi. Ad un’analisi più attenta non si vedono istituzioni logore e una democrazia stanca, ma al contrario un uso insufficiente delle possibilità offerte dalla democrazia.

Fin’ora non si sono visti poteri stabili e parlamento forte, sembra che governare l’Italia si esaurisca nelle mire di poteri “presidenziali” del primo ministro. Il federalismo, pur presente nelle istituzioni statali italiane, non è stato ancora formalizzato in misura sufficiente e questo provoca una polarizzazione tra regioni povere e regioni ricche. Inoltre bisogna aggiungere il domini premoderno della mafia e della camorra che ostacola la creazione di strutture amministrative trasparenti e stabili a livello locale e regionale. Per giunta , la corruzione politica determina rapporti di dipendenza di tipo feudale.

In mancanza di un sistema di partiti con programmi chiari, attraverso i quali costruire ed esprimere la propria volomntà politica in modo strutturato, gli italiani preferiscono acclamare figure di leader che si presentano con alleanze elettorali puramente tattiche e di mera convenienza.

L’indipendenza dell’informazione soffre moltissimo del potere dell’autocrate imprenditore-patriarca ottocentesco ispirato da Berlusconi.

Arretratezza e senso di inferiorità

Solo quando tanta arretratezza si coniuga con un senso di inferiorità politica da parte dei cittadini, e genera disperate nostalgie di leadership, la volontà di potere di Berlusconi può apparire come il superamento di una democrazia ormai eccessivamente usurata.

Ma in realtà, gli attacchi da tarda pubertà del Cavaliere contro tutto ciò che è moderato ed equilibrato, ordinario e sistematico, i suoi atteggiamenti eccentrici e maschilisti sono solo un cattivo sostituto della scarsa fiducia in sè dei cittadini italiani e al tempo stesso il segno del loro timore di fronte all’idea di un autogoverno radicalmente democratico.

Insomma Berlusconi, furfante machiavellico al potere, compensa l’impotenza di cui soffrono i cittadini. Paradossalmente rappresenta la rinuncia della cittadinanza a proporsi come attore collettivo e la proiezione di ogni voglia di partecipazione in un patriarca giovanile, colmo di energia, ma allo stesso tempo rozzo e collerico. In breve la situazione italiana è la manifestazione di una fantasia repressa, quella di sapere e poter immaginare forme riuscite di democrazia partecipativa. Berlusconi porta a compimento il ritrno regressivo ad una condizione predemocratica. Solo un’offensiva capace di ricordare a tutti il senso della politica può aiutare a evitare queste derive.

La partecipazione della vita pubblica rimane un punto di riferimento indispensabile della nostra esistenza politica. La democrazia è un progetto a cui si aspira incessantemente e che non si raggiunge mai del tutto.

Ironia della sorte: nelle recenti elezioni questo messaggio sembra sia stto recepito sopratutto dagli italiani residenti in Svizzera, che hanno fatto proprio il progetto democratico votando in maggioranza per Veltroni.

Questo significa che dove la democrazia, coltivata d secoli, ha prodotto forme raffinate di partecipazione, cresce anche una sensibilità critica verso il populismo e aumenta la fiducia dei cittadini in se stessi.

Le probabilità di regressione predemocratica, quindi sono minori quando si rafforzano i presupposti di una democrazia viva e vitale.

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