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#save194

In Blog, Donne, Informazione on 11 giugno 2012 at 17:08

da Femminismo a Sud http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/06/11/save194/

La legge 194/78 non si tocca. Il diritto alla salute delle donne non si tocca. Siamo a un passo dal seguire le orme della resistenza cilena, che organizza campagne per aborti illegali sicuri come “Dona por una aborto ilegal“.

Quello che segue è un post che compare su diversi blog a partire da Lipperatura.

Sembra, ogni volta, di dover ricominciare da capo. Facciamolo, allora, e partiamo da una domanda. Questa: “tutte le donne italiane possono liberamente decidere di diventare madri?”. La risposta è no. Non possono farlo, non liberamente, e non nelle condizioni ottimali, le donne che ricorrono alla fecondazione artificiale, drammaticamente limitata dalla legge 40.

Non possono farlo le donne che scelgono, o si trovano costrette a scegliere, di non essere madri: nonostante questo diritto venga loro garantito da una legge dello Stato, la 194.

Quella legge è, con crescente protervia, posta sotto accusa dai movimenti pro life, che hanno più volte preannunciato (anche durante l’ultima marcia per la vita), di volerla sottoporre (di nuovo) a referendum. L’articolo 4 di quella legge sarà all’esame della Corte Costituzionale – il prossimo 20 giugno – che dovrà esaminarne la legittimità, in quanto violerebbe ” gli articoli 2, (diritti inviolabili dell’uomo), 32 I Comma (tutela della salute) e rappresenta una possibile lesione del diritto alla vita dell’embrione, in quanto uomo in fieri”.

Inoltre,  quella legge è svuotata dal suo interno da anni. Secondo il Ministero della Salute sono obiettori sette medici su dieci (per inciso, i cattolici praticanti in Italia, secondo i dati Eurispes 2006, sono il 36,8%): in pratica, si è passati dal 58,7 per cento del 2005 al 70,7 per cento del 2009 per quanto riguarda i ginecologi, per gli anestesisti dal 45,7 per cento al 51,7 per cento e per il personale non medico dal 38,6 per cento al 44,4 per cento. Secondo la Laiga, l’associazione che riunisce i ginecologi a difesa della 194, i “no” dei medici arriverebbero quasi al 90% del totale, specie se ci si riferisce agli aborti dopo la dodicesima settimana. Nei sette ospedali romani che eseguono aborti terapeutici, i medici disponibili sono due; tre (su 60) al Secondo Policlinico di Napoli. Al Sud ci sono ospedali totalmente “obiettanti”. In altre zone la percentuale di chi rifiuta di interrompere la gravidanza sfiora l’80 per cento, come in Molise, Campania, Sicilia, Bolzano. Siamo sopra l’85% in Basilicata. Da un’inchiesta dell’Espresso di fine 2011, risulta che i 1.655, non obiettori hanno effettuato nel solo 2009, con le loro scarse forze, 118.579 interruzioni di gravidanza, con il risultato che più del 40% delle donne aspetta dalle due settimane a un mese per accedere all’intervento, e non è raro che si torni all’estero, alla clinica privata (o, per le immigrate soprattutto, alle mammane). Oppure, al mercato nero delle pillole abortive.

Dunque, è importante agire. Vediamo come.

Intanto, queste sono alcune delle iniziative che sono state prese:

1) Lo scorso 8 giugno, Aied e Associazione Luca Coscioni hanno inviato a tutti i Presidenti e assessori alla sanità delle Regioni un documento sulle soluzioni da adottare per garantire la piena efficienza del servizio pubblico di IVG come previsto dalla legge. “Siamo altresì pronti a monitorare con attenzione l’applicazione corretta della legge e, se necessario, a denunciare per interruzione di pubblico servizio chi non ottempera a quanto prevede la legge”, hanno detto.

Le proposte sono:

Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza; Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza; Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG; Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori; Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

2) La scorsa settimana ha preso il via la campagna contro l’obiezione della Consulta di Bioetica Onlus: qui trovate le informazioni e qui il video.

Diffondere queste informazioni è un primo passo. Ce ne possono essere altri. Fra quelli a cui, discutendo insieme, abbiamo pensato, ci sono:

1) Raccogliere testimonianze. Regione per regione, città per città, ospedale per ospedale, segnalateci gli ostacoli nell’accesso all’IVG e alla contraccezione d’emergenza. Potete farlo anche in forma anonima, nei commenti al blog. Ma è importante: perché solo creando una mappa dello svuotamento della legge è possibile informare su quanto sta avvenendo ed eventualmente pensare ad azioni anche legali.

2) Tenere alta l’attenzione in prossimità del 20 giugno. Lanciate su Twitter l’hashtag #save194, fin da ora. L’intenzione di questo post è quella di informare. Non è che il primo passo: perché la libertà di scelta continui a essere tale, per tutte le donne.

Vittorio, un anno dopo

In Amici, amore, Blog, Gaza, Giovani, Guerra, Informazione, Le Giornate della Memoria, musica, Nuove e vecchie Resistenze, personale, Pietas, uomini on 9 aprile 2012 at 12:34

E’ trascorso un anno o quasi: Vittorio non c’è più. Eppure non c’è mai stato così tanto, e non gli siamo mai stati così vicino. Effetto del sentimento di rimorso per non averlo supportato come meritava? Può essere, anzi è sicuro. Quando è stato ucciso, per giorni, non sono riuscita a organizzare le idee e i sentimenti contrastanti. In qualche modo sapevo dentro di me, che era in profondo pericolo, sapevo che poteva accadere e mi ribellavo alla cosa, sapevo che era nella “lista nera” e che stava nel mirino di quelli, ed erano in molti, che lo vedevano come un nemico da eliminare. Eppure che cosa ho fatto? Parlo di me, personalmente. Se sapevo, perchè non ho fatto qualche cosa? Perchè non ho insistito, con lui e con gli amici, per cercare di dargli maggior copertura? E’ triste, ma mi sento responsabile, anzi sono responsabile e questa sensazione non me la leverò più.

Parlare di lui, non dovrebbe essere un mio diritto, me ne vergogno un po’. Mi sento un’intrusa, o mi par di essere come quei molti che di Vittorio, prima,  non sapevano nulla e poi erano diventati i suoi amici più cari: quelli che sapevano tutto su come la pensava e come avrebbe agito in qualsiasi situazione. E’ triste, ma è lo scotto che si paga a diventare famosi mediaticamente, soprattutto quando non si può più gestire la propria immagine e quando hai a che fare con un  mondo che vede solo chi appare e non chi è davvero.

Ma non sto a bacchettare nessuno. Certo, l’importante è divulgare il messaggio di Vittorio, che non è un eroe romantico che ha perduto la vita per idealismo, ma è un bel ragazzo, intelligente e fin troppo coerente che è stato ucciso per quello che era: una persona scomoda e senza mezzi termini, che non si faceva condizionare dagli incastri di una vita normale (attrazioni, comodità, convenienza) per una scelta scomoda e rischiosa, ma doverosa. Ecco perchè Vittorio non è né mio nè di altri, giusto è delle persone care che gli sono state vicine e che ne hanno diritto e titolo. Per noi è solo un amico da non dimenticare e del quale divulgare il più possibile la denuncia e la sua lotta per far rispettare i diritti umani.

A Vittorio ho destinato molti dei miei grazie. Forse un po’ poco per chi lo ama, ma per me sono dei ringraziamenti fondamentali. Di Palestina me ne occupavo solo per luce riflessa, ritenevo doveroso appoggiare la lotta per i propri diritti dei palestinesi, ma avevo anche paura di toccare il tabu’ che dava diritto agli “ebrei” ad una terra per loro. Un tabu’ complicato e pieno di ricatti. La domanda è lecita: Perchè proprio la Palestina e di quanta terra hanno ancora bisogno, gli israeliani, per fondare quel grande stato “ebraico” che in molti sognano? Ovviamente il sogno non finisce lì ed altrettanto ovviamente non prevede il rispetto per chi era proprietario o viveva lì prima della fondazione dello stato di Israele. Colonizzare un territorio già abitato e di proprietà di altri non è un diritto, è un’azione di guerra e anche delle più terribili, soprattutto se poi, per queste ragioni, vengono perpetrati ingiustizie, massacri e negazione di tutti i diritti umani. Questa è una guerra vergognosa ed è inaccettabile che passi, sotto gli occhi di tutti, come un diritto, che sta tra un’autorizzazione divina e un placet politico, solo per una mera questione di alta finanza, e passi attraverso la cattiva coscienza dell’Europa: grande assertrice dei diritti uguali per tutti, ma col peso nel cuore di aver permesso e voluto l’olocausto degli ebrei. E come si ripaga questa ingiustizia? Semplicemente chiudendo gli occhi sull’olocausto palestinese. Ecco in poche parole cosa contiene quel tabù e perchè persone preparate, attente e dentro ai meccanismi dell’informazione, diventano improvvisamente malati di cecità e di incapacità di analisi.

La mia speranza è che questo sia provocato solo da incapacità psicologica più che da cattiva coscienza, e da paura di essere esclusi, di diventare il soggetto di campagne propagandistiche atte ad isolare e diffamare chi prende coscienza e si ribella. Personalmente ho molti amici ebrei che non si sentono cittadini d’Israele, ma cittadini del paese in cui abitano, anzi che di Israele se ne vergognano, ho molti amici israeliani che se ne sono usciti da Israele con le gambe proprie o con la “scomunica” di quel paese. Perchè rifiutare la politica di quello stato, non essere d’accordo con l’occupazione, denunciare lo stato delle cose, crea molti più problemi di quello che si pensi. Vittorio lo ha saputo anche se non era ebreo. Ma molti altri ebrei italiani lo hanno sperimentato sulla loro pelle. Chiedeteglielo. Vi diranno cosa vuol dire essere ebreo contro l’occupazione. Capirete allora che ci sono mille forme di coraggio e di coerenza.

Ma non è di questo che volevo parlare. A Vittorio debbo un grazie enorme per avermi consentito di aprire gli occhi su questa parte di mondo. Lo so, il costo che abbiamo pagato è stato troppo alto, ma è andata così. Oggi non temo più quel tabù, ho deciso di impegnarmi a suo nome con le poche armi che possiedo e che non sono assolutamente armi che uccidono, per fortuna. Ho incontrato in questa strada persone straordinarie che mi hanno supportato e che si impegnano con la stessa decisione e lo stezzo zelo che ci metto io. Vedo ragazzi giovani prendere in mano la loro vita e non perdersi in facili estremismi o in quiescenze televisive come molti altri. Ho conosciuto persone sincere e disponibili che aprono la loro casa e il loro cuore per una causa giusta. Ho incontrato persone da tutte le parti pronte a collaborare per giungere ad una pace, difficile, ma non impossibile. E anche a loro che si sono riunite sotto il nome di Vittorio dico: grazie!

Ringrazio il mio compagno Mario, Giuseppina, Luca, Sara, Valeria, le due Francesche, le due Anne, Le due Roberte, Giovanna, Lorella, Shaden e Amnerita, Antonia, Patrizia, Yousef, Giovanni Andrea, Daniela e Loris, i due Franceschi, Valentina, Miryam, Maria Antonietta, Marco, le due Alessandre, Marele, Awni, Nandino, Laura, Betta, Emma, Giulia, Enrica, Naser e un’infinità di altre persone che in questo momento dimentico, ma che non sono da dimenticare e che stanno nel mio cuore, per il grande aiuto che mi danno e che ci diamo. Tutto questo lo dobbiamo a Vittorio e da lui abbiamo imparato a Restare Umani, malgrado tutto e contro tutte le ingiustizie del mondo.

Sì, è passato solo un anno e sembra una vita, ma per me è stato l’anno più intenso che abbia mai vissuto nella mia, credo, stupida esistenza. Impegnarsi è un dovere necessario e l’averlo fatto ha dato vero significato alla  mia vita.

Grazie Vik, resterai sempre nei nostri cuori.

Ricetta per uccidere un amore

In amore, auguri, Blog, Donne, Giovani, La leggerezza della gioventù, uomini on 30 gennaio 2012 at 0:00

Vi è mai capitato nella tempesta di un sentimento, nella tristezza di un amore che latita e nella certezza che nulla può più essere salvato, che vi venga la folle idea di trovare la ricetta per uccidere quell’amore? Chiaro non ucciderlo fisicamente, sebbene in alcuni casi magari un po’ ci pensi, ma annientare la forza delle sensazioni negative, del dolore e della delusione, insomma uccidere un amore è uccidere un amore. Basta, via, niente, pussa via, sparisci…

Insomma girando per la rete ho trovato questo post in questo blog molto carino che riporto pari pari qui sulle mie pagine:

Ho messo via un bel pò di cose, ma…

Ci ho provato a metterti da parte insieme al mio amore per te.
Lo giuro.
Ci ho provato per amor proprio,  per istinto di sopravvivenza, per realismo…ma niente. Non riesco a lasciarti andare.

Da settimane ho tolto dal mio raggio d’azione tutto quello che poteva ricordarmi di te. E’ tutto chiuso in una busta, confinata nel buio di un armadio. Nel farlo non ho avuto nemmeno il coraggio di guardare una sola delle nostre fotografie. Quelle stesse che avevo fatto stampare tra le tante fatte, piccoli passi orientati alla composizione di un album che contenesse le più belle, per raccontare i nostri anni di vita insieme… magari per poterle riguardare insieme un giorno, in futuro, per ricordare l’evolversi del nostro amore.

Come si uccide l’amore? C’è un modo, una formula segreta, una cura, una pillola? Anche qualcosa in sperimentazione mi va bene, mi candido come cavia umana!

Ci ho provato, ci sto ancora provando. Ma non riesco.
Puntualmente perdo le forze e finisco col fare capolino nella tua esistenza, sperando che tu mi stupisca, ma per la prima volta (da un pò di tempo a questa parte) sei fin troppo coerente con te stesso e con le tue scelte.

Non sò come tu ci riesca, vorrei un pizzico della tua forza… o forse della tua indifferenza, chi lo sà…. questo, lo sai solo tu.

V.

Chissà com’è che a leggere tutto questo mi sono commossa. Che ne dite cuore fragile o cuore di mamma?

Rottamazione

In Anomalie, Blog, decrescita, Ironia, politica on 14 ottobre 2011 at 23:28


Ormai non funziona più. Ce ne siamo accorti tutti, in modo particolare chi non ha potuto usarlo mai, ho almeno ha sperato di usarlo, senza sapere in quali guai si metteva. C’è chi dice che funziona perfettamente e anzi invita altri ad avvvicinarsi e provarlo. Ma ormai il suo aspetto è piuttosto malconcio, e chi l’ha usato non è preso meglio di lui.
Di chi sto parlando? Ma, non ci sono dubbi, parlo del sistema liberista. Già a suo tempo, guarda caso il 14 ottobre 2008 ossia tre anni fa, parlavo di crisi e della voglia che avevo di cambiare personalmente “sistema” di vita. Sì certo a quel tempo andavo controcorrente, nessuno credeva davvero in questa crisi, mi chiamavano pessimista, triste, comunista, ma la crisi è arrivata e bella grossa, pure loro non possono fingere di non vederla. E devo dire che comunque, sono bravi perché stanno facendo tutto per farcela pagare a noi.
Ma torniamo a bomba. In quel post parlavo della teoria della decrescita e del FIL (Felicità Interna Lorda) al posto del PIL (Prodotto Interno Lordo). Un po’ era per ironizzare, ma nel giro di poco tempo ho applicato davvero nella mia vita questa sistema “economico”. La decrescita sta nel tentativo di avere una economia della necessità. Non si può creare bisogni per far aumentare la produzione, non è possibile una crescita eterna esponenziale. Non è nemmeno accettabile sfruttare le risorse altrui per soddisfare i nostri bisogni creati ad arte. Bisogna uscire da questo giro vizioso, bisogna sparare sull’omino della pubblicità che va a fare la spesa tutto contento perchè così fa girare l’economia. Che poi per sostenere quei consumi ci si indebita e i soldi ce li dà una banca che prima faceva ponti d’oro per farci i prestiti, ma ora ce li richiede indietro non gli interessi. E allora che si fa? Beh non intendo tediarvi con tutte le tecniche appropriate per vivere in decrescita e felici. Si può farlo, senza l’abitino griffato, le scarpe che costano come una corazzata, la vacanza alle Maldive e i tre telefonini in tasca.
Anzi si può avere un innalzamento del FIL, provocando una diminuzione del PIL. Non è difficile, basta provare. Basta tornare un po’ ai tempi della nonna, quando non si buttava niente, malgrado non ci fossero i frigoriferi e i congelatori, si spegnevano le luci quando si usciva dalla stanza, si teneva il riscaldamento basso, usando un bel maglione invece della camicetta di chiffon. Insomma non buttate le cose che non usate, ma riciclatele, già da tempo ci sono le giornate dello scambio, andateci e divertitevi nello scambiare le vostre cose inutili con qualche oggetto curioso oppure utilissimo per la vostra vita futura. E’ divertente ed etico e vi renderà felici.
Ora vi chiederete un’altra volta perchè ho intitolato il mio post “rottamazione” eh beh! a me sembra chiaro, se vogliamo ricominciare bisogna pur rottamare tutto quello che fino ad oggi ci ha sopraffatto, come ad esempio questo modo di vivere che non ci consente più di cambiare e essere semplicemente felici e, nel piccolo, il governo del nostro paese, che viene tenuto in vita da una casta che si autoalimenta nella paura di affrontare i problemi veri della vita. Rottamiamoli tutti domani sabato 15 ottobre 2011 con una grande e allegra manifestazione a Roma, gridiamo che noi crediamo in un mondo migliore e lo sarà senza se e senza ma.

Uno stupore tutto italiano

In Amici, Blog, Giovani, Ironia on 2 settembre 2011 at 22:18

Leggo su Facebook un post a seguito di una notizia: siamo in Svezia, un italiano residente in quel paese molla uno sganassone al figlio per strada. Il figlio ha 12 anni. Il padre viene arrestato e messo in galera. Avrà un processo e sarà giudicato in base al suo crimine: violenza contro un minore.
Il post criticava questo eccesso della legge nordica. Insomma non è un così terribile gesto, in fin dei conti, in Italia uno schiaffo o uno sculaccione è educativo. Per uno schiaffo non è mai morto nessuno, anzi i figli si sentono amati di più. Insomma mani alzate = a tanto amore. Tra l’altro che ci giudicano a fare gli svedesi, pensino ai loro problemi, che ne hanno tanti. Per esempio loro hanno il più alto numero di suicidi, chissà se qualche sberla distribuita qui e là, magari, riuscirebbe a raddrizzare anche la depressione.
Ovviamente a questo post i commenti non sono mancati. Chi era contrario ai genitori dai metodi maneschi e chi invece auspicava al ritorno dei metodi forti, perché i ragazzi d’oggi si meritano questo e altro. La solita storia che: “ai miei tempi si era più educati e rispettosi”.
Io ho le mie idee, che ho messo in pratica e che mi hanno permesso di crescere un figlio che è giusto per le mie esigenze e spero anche di essere una madre giusta per le sue. Non ho mai usato i metodi “forti” se per forte si intende sculaccioni e scapellotti. In realtà ho usato la parola che, come si sa, a volte fa molto più male di un calcio in culo. Magari non è un metodo approvato dalla moderna psicologia, ma a me è andata bene e così mi regolo.
Comunque anche i bambini sono esseri umani e hanno diritto ad essere rispettati, compresi, ma non sempre assecondati. Questo per me è il sistema e nel metodo non viene compresa la punizione corporale, anzi la trovo assolutamente deleteria e antieducativa.
Contemporaneamente una cara amica scriveva sul suo profilo che per un po’ di giorni ha disperatamente a che fare con ragazzini dai 13 ai 14 anni rinchiusi in un campo-studi di lingua inglese. Credo che disperatamente sia la parola corretta. Credo che davvero non sia facile, ma penso anche che con un po’ di senso dello humor ed empatia quei ragazzini si possono trasformare in esseri maneggevoli e quasi simpatici. Certo la lingua inglese non aiuta, ma ci sta sempre l’insegnamento di una canzoncina da bettola piena di doppi sensi o una canzone dell’ultimo gruppo in voga. Insomma nulla si crea, tutto si copia e anche i ragazzini d’oggi hanno le stesse curiosità e gli stessi punti deboli dei coetanei di 40 anni fa. 😉 Coraggio Martina, se superi la prova, ti eleggeremo: insegnante dell’anno!

Dalla parte della verità

In Blog, Gaza, Gruppo di discussione politica., Guerra, Informazione, Nuove e vecchie Resistenze on 28 agosto 2011 at 16:45

Sinceramente mi dispiace sentirmi al di là di una barricata e trovarmi in netto contrasto con una persona che ritengo intelligente, appassionata e pure eticamente corretta, come Ifigenia.
Le nostre discussioni sono storiche, e spesso travalicano i post sull’argomento anche perchè io, quasi sempre,  non posso commentare i suoi perchè in genere li chiude ai commenti e lei fatica a non commentare i miei e ci casca in argomenti che non c’entrano niente con la nostra ragione del contendere.
Sia chiaro lei ha le sue ragioni. E’ ebrea, anche se questo vuol dire poco. Io non ho nessun problema nei confronti degli ebrei, anzi. Comunque  nemmeno io sono araba o meglio palestinese e spero che questo non mi debba escludere dal poter parlare della situazione nel Medio Oriente.
Certo che, se fra noi, che non viviamo quella realtà, non è possibile trovare mediazione, posso capire che per i diretti interessati sia da escludere assolutamente. Eppure la voglia di pace dovrebbe essere uguale da tutte e due le parti. Certo che un altro discorso è pensare che lo stesso desiderio sia di chi governa uno o l’altro paese (perchè, malgrado quello che racconta il video, con probabile non integra buonafede, se la Palestina non è uno Stato, questo lo dobbiamo a chi preferisce “contendere” i territori, ma che a tutti gli effetti li “occupa militarmente”).
Non cerco di approfondire, anche se lo potrei, le ragioni e le colpe di questa carneficina, non pubblico mappe che mostrano l’escalation territoriale di Israele dal 1948 ad oggi, non parlo dell’enorme potere economico di questo paese che tiene in pugno buona parte del mondo finanziario mondiale, uno per tutti gli Stati Uniti d’America. Obama può prendere il suo premio Nobel per la Pace, purchè non si intrometta, anzi, non prenda l’altra parte nel conflitto tra le due parti.
Non faccio liste della spesa. I morti e gli attacchi di una parte confrontandoli con quelli dell’altra, perchè a dir la verità, se mettiamo in bilancia la conta dei morti allora non c’è storia. Se si parlano di armi in quantità, volume e modernità… beh allora è come parlare di un fucile a tappi contro uno stormo di F16 o droni, scelta a piacere. Ma cosa cambia? Abbiamo forse meno morti o almeno persone più ragionevoli? Abbiamo una realtà più accettabile? No, non credo. E la domanda successiva è cosa dovrebbero fare i palestinesi per non essere massacrati? E gli israeliani per rendere meno impossibile la vita dei nativi autoctoni di questo paese? Purtroppo malgrado la protervia di una parte, quel paese può essere la loro terra promessa da Dio, ma mai la loro terra di origine. Checchè ne dicano i sostenitori di una verità, quella terra si chiamava Canaan ed era abitata dai popoli cananei, lontani progenitori dei palestinesi. La prima definizione di terra promessa (Genesi 15:13-21) parla di “questa terra”. In Genesi 15, questa terra viene promessa ai “discendenti” di Abramo, attraverso suo figlio Isacco, mentre in Deuteronomio 1:8 viene promessa esplicitamente agli Israeliti, discendenti di Abramo attraverso Giacobbe. Già, Mosè regolò con dettami la vita di questo popolo e diede precise indicazioni per la conquista di Cannaan la loro “terra promessa” piena di pericoli ed insidie.
Oggi la conquista continua. Dal 1948 quella terra sta diventando la loro terra a scapito di un popolo che lì viveva, possedendo case e terre,  ma che da più di 60 anni non ha e non avrà più una patria.
Dove sta il margine di discussione? Fino a che punto gli invasori debbono spingersi per garantire la loro “sicurezza” e contemporanemante che diritto ha l’espropriato a resistere e lottare per riottenere le proprie case, le proprie terre ed l’inalienabile diritto di esistere?
Sì, vorrei la pace per quella terra. Il mio è lo stesso sogno utopico di Vittorio. Dovrà questo sogno finire nello stesso modo, solo perché, non c’è sdegno che riesca a fermare questo abominio? Perché la “verità” non può trionfare? Perché nemmeno noi (io e te) che non viviamo quelle contraddizioni non poassiamo operare per una più corretta distribuzione di territorio e per la possibilità di un popolo di convivere con l’altro con la stessa spettativa di riconoscimento e di dignità? Perché Ifigenia? Su questo chiedo risposta, non sulla guerra dei video o dei media, l’attendibilità dei quali, purtroppo, viene sempre meno, dovendosi allineare per esistere, alle indicazioni del più forte.  Questa è lo scontro di Davide contro Golia e su chi è l’uno o l’altro lascio a te l’interpretazione.

Ma come fate?

In Blog, Gaza, Giovani on 22 agosto 2011 at 10:54

BASTARDI
Ma come fate?
Come fate a trovare un’immagine di un cratere fatto da un missile lanciato da Hammas e a non vedere un popolo ridotto in un fazzoletto di terra e senza niente?
Come fate a non vedere un popolo prigioniero in un carcere a cielo aperto?
Come fate a non vedere i giovani Gybo e a non ascoltare anche per soli dieci secondi quello che vi vorrebbero dire?
Come fate a nascondere le bombe cluster che hanno sostituito le mine antiuomo, di altre guerre,  per aggirare il divieto?
Come fate a non vedere le bombe al fosforo e a nascondere la loro provenienza?
Come fate a difendere una lobby che si nasconde dietro alla croce di Sant’Andrea, nonostante le denunce degli Stati anche a voi amici, come l’Egitto, la Turchia, etc. etc?
Come fate a non notare che la politica degli insediamenti a macchia di leopardo ha violato e violentato una terra, quella che voi chiamate Santa, e che ha inghiottito interi popoli?
Come fate a non ricordarvi dei Kurdi? Come fate a far diventare criminale Saddam, Gheddafi e avvallare il genocidio dei palestinesi?
Ma come fate a chiamare criminali ragazzi che tirano le pietre come atto simbolico e a non accorgervi di una lobby armata fino ai denti?
Come fate a far governare le acque internazionali da una lobby che è in guerra con tutti gli Stati che gli stanno attorno?
Come fate ad avere un odio così smisurato contro un popolo che non ha fatto altro che perdere i suoi figli, la sua terra e la sua dignità?
Bastardi
Ma come fate?
Come fate a chiamare terroristi ragazzi che difendono la propria terra rimettendoci la propria vita mentre voi sparate dal cielo e dal mare aprendo voragini in una terra “Santa” ma devastata?
Bastardi
Veramente pensate che un popolo martoriato da oltre mezzo secolo, senza l’appoggio dei vostri stati ultra armati, con il più alto tasso di disoccupazione al mondo, con uno dei più bassi redditi procapite, sia la minaccia del mondo o anche un disturbo per i vostri affari petroliferi?
Ma come fate a guardare negli occhi i vostri bambini?
Cosa gli dite?
Che sono fortunati perché nati dalla parte della giustizia e non del torto?
E cosa farete quando il petrolio non ci sarà più, ammazzerete quelli che sono più vicini al sole?
Magari in nome di una lobby che scampata al nazismo ora lo perpetra sugli altri?
Come fate, bastardi?
Ditecelo.
Vi rendete conto che è il più grande esempio di odio, di persecuzione e di alimentazione del sistema uomo mangia uomo?

(Dal commento di una foto su FaceBook da Stefano)

La notte della rete – Diretta Streaming

In Blog, Informazione on 5 luglio 2011 at 18:19


Online video chat by Ustream

MetriCubi

In Blog, Cultura, Gruppo di scrittura, Ironia, La leggerezza della gioventù, Libri, musica on 3 dicembre 2010 at 10:59

Spinoza - Libro serissimo a Metricubi

Come detto in altro luogo, io vivo in una città bellissima, ma ormai composta solo di vecchi. Non posso che ammettere di appartenere a questa categoria, e di aver faticato per resistere qui. Contemporaneamente questa città di vecchi ospita molti giovani: studenti in e fuori sede. E’ bello per noi vecchi, che ci ricordiamo bene cos’è la gioventù, trovarli per le strade e confonderci assieme in qualche occasione felice. Così sabato sera ci siamo mescolati con loro a  MetriCubi. Questo circolo di cui io posseggo la tessera numero 3, è un luogo minimo, più alto che capiente, ma con molta voglia di esistere e di contare. Un circolo ARCI che promuove la cultura giovanile. Gran bella cosa! Perché sapete non è che tutti i giovani guardano solo il Grande Fratello. Qui ci si tira su il morale. Questo è un altro mondo giovanile da quello che viene sfruttato dalla società dei consumi e dalle televisioni commerciali. Insomma sono giovani com’ero giovane io una caterva di anni fa.
Insomma dicevo: sabato io e il mio compagno ci siamo andati, complice l’occasione di accompagnare la nostra amica Galatea ottima blogger che vi doveva leggere un suo raccontino. A parte il fatto che noi due eravamo ovviamente talmente tanto over che non ci saremmo stupiti di essere tenuti fuori per raggiunto limite d’età. Ma si sa che i giovani sono tolleranti, anzi alla porta c’era un amico di mio figlio che non ha neppure voluto vedere le tessere. Bene, è stata una serata brillantissima.  L’associazione Luoghi Comuni presenta il FESTIVAL DELLA PAROLA CREATIVA IN RETE. Come primo intervento c’erano tre “splendidi trentenni” scrittori sul Blog Spinoza – Un blog serissimo (con Alessandro Bonino, Alessandro Clemente “Serena Gandhi” e Emanuele Vannini “Van Deer Gaz”) che presentavano il loro nuovo libro Spinoza – Un libro serissimo. Lettura molto divertente, ma anche che aiuta anche a pensare ad un nuovo modo di prendere le cattive notizie che ci martellano quotidianamente.

L’associazione Luoghi Comuni profilo su Facebook ha promosso anche la partecipazione dei ragazzi della rivista tascabile L’INUTILE Opuscolo letterarioTEFLON dove trovano ospitalità i raccontini di autori giovani ed inediti, nonchè altre attività come la raccolta di libri per le biblioteche delle carceri ed altro.

Ancora la proposta “Resistenza a motore” scritti per bocca, musica e rivoluzione, letti dagli autori nonchè dai ragazzi che gestiscono il blog “Schegge di liberazione“. Qui sale tra gli altri lettori la nostra piccola amica Galatea e racconta della sua nonnina minuta che teneva testa i gerarchi fascisti. Ancora Mitia legge del partigiano morto che ricorda la sua donna, il suo amore. Altri del nonno che nascondeva i figli partigiani dentro il letamaio. Che storie strane, così lontane dal nostro tempo e ancora così vive nei nostri cuori. Confesso che spesso mi sono commossa evitando di guardare lui che avrebbe mostrato la mia stessa commozione.
Contemporaneamente sul palco due ragazzi con contrabbasso e ukulele accompagnavano la lettura intervallando con canzoni di Fabrizio De Andrè, proprio niente male per le nostre orecchie.

Galatea legge il suo racconto

Alla fine la presentazione da parte dell’autrice del libro di racconti “La 128 rossa” di Elena Marinelli.

Una bella serata tra  giovani pieni di idee e di nuove proposte. Chissà come mai mi sono sentita giovane pure io.

AvreiPotutoAvere

In Blog, Cinema, La leggerezza della gioventù on 8 settembre 2010 at 20:30

foto di Ross con il pancioneDolorosamente, faticosamente lo devo ammettere: aveva ragione Lei. Ancora una volta. Come sempre. Alla faccia del “poeta di allora”, alla faccia del “perfettino senza arte”, alla faccia del “brontolone intemperante”, alla faccia dell’ “instabile iroso dagli umori frizzantini”, alla faccia di tutte le facce e della mia, ne è uscito, ancora una volta, un buon post. Alla fine. E io starei ancora lì a cercare l’uovo nel pelo. Il fatto che del film s’è fatto poco cenno. Ed è così che ci si sente scornati e senza parole.
Allora, come s’usa dire, parliamo del tempo. Scroscia a dirotto, per dirla tutta. Cosa? Ma la pioggia, naturalmente. Cosa potrebbe scrosciare, e per giunta a dirotto. Viene giù che dio la manda. E chi altri la potrebbe mandare se non un tipo così assai bizzarro. A catinelle. A secchiate rovesce. Sono modi di dire e i modi di dire seguono ragioni proprie. Mica gli si può chiedere una logica. Verrebbe da dire: piove, son tutti ladri. Se non fosse che sarebbe qualunquismo. Non fosse che mi chiedo se me la si poteva, allora, chiedere. Io credo di aver sognato solo di uscire. Di scappare. Di sottrarmi al ruolo che mi era stato destinato. Ma sono stato da subito spettinato, a modo mio, ribelle. Comunista. Comunista in una famiglia comunista. Riuscivo ad essere lo stesso comunista a modo mio. E a contestare. Con già il 68 nelle vene.
Eppure ero un bambino muto, con gli occhi che gli pesavano a terra. Disperatamente alla ricerca dei gesti dell’affetto. Forse nemmeno mi mancavano. Non mi erano mai abbastanza. Un bambino che giocava con la propria ombra. Proiettandola sul muro. Facendola ballare. Poi sono diventato un bambino con un fratello. E in seguito il figlio maggiore. Mai sopportato nemmeno questo ruolo. Ancora oggi lo rinnego. Me ne vado a raccontare che è lui il più vecchio. L’altro. Quello bello e fortunato. Quello che la vita la sfida. Mostra di sfidarla. In realtà ci passa attraverso. Pare sempre a suo agio. E si fa ragione alzando la voce. Lo lascio fare. Sono sempre e solo intervenuto quando quella sfida gli ha offerto prove troppo impegnative. Nei suoi momenti di sconforto. Bui.
A parlarmi addosso mi sembro un altro. Ho sempre cercato malamente di non farmi notare. Con gli anni non è cambiato molto. Non sono mai corso dietro a nessuno. Mi meravigliavo solo quando erano gli altri, a seguirmi. Non ho mai amato gli eroi. Ho continuato ad amare gli umili, nonostante le rabbie. A evitare i miti. Mi affogavo di libri. Fino ad arrivare alla nausea. Ma mai stato ortodosso. E’ così che ti ritrovi ragazzo. A volte troppo presto. Senza nemmeno accorgertene. Ma me lo sono chiesto; anche se molto dopo. Non ho mai sognato di diventare pittore. Non ho mai sognato di diventare poeta (come mi chiamavano gli amici). Lo scrittore. Ho semplicemente provato a farlo. Mi bastava dimostrare a me che avrei anche, seppur malamente, potuto farlo. E lì finiva la sfida. Dimenticavo di dire che non ho mai amato le competizioni. Ho accettato sempre le sfide, mai le competizioni. Mai voluto essere migliore di nessuno. Mi bastava convincermi di non essere il peggiore. Ci doveva pur essere, in un qualche angolo, un valore inferiore.
Le cose le devono fare chi ha imparato per farle. Dimenticavo anche di dire che allora ho deciso di non proseguire negli studi. L’ho deciso io; assieme alla vita e all’ambiente. Me ne sono pentito. Non me ne sono pentito. Non abbastanza. Non abbastanza per riprenderli, quegli studi. Qualsiasi. Invece Lei lo ha fatto. Per Lei era un sogno. La invidio. La stimo e la invidio. Volevo solo attraversare la vita. Com’è sempre stato. Come oggi. Parto amando solo il viaggiare. Non chiedo quasi mai cosa succederà domani. Mica me ne vanto di quanto sopra. Solo che fui e sono stato. Quello era quel bambino. Poi quel ragazzo. Oggi sogno ancora. E ogni notte sogno di risvegliami il mattino, vicino a Lei. Parrebbe strano. Mai sentito l’angoscia di non risvegliarmi. E’ che oggi c’è Lei. E’ tornata. Così come non era mai stata. Come non era potuto essere. Ma sono molte le cose che mi fanno sentire strano. E che mi paiono magiche. Soprattutto oggi. Pioggia o non pioggia.
Insomma poi ho avuto la fortuna di incontrare Lei, Rossana, allora, ma qui comincia un’altra storia. Sprecarla in poche righe sarebbe uno spreco. Una banalità. Una bestemmia. Non è forse la favola? Lo è per me. Mi chiedo a chi può interessare. Cosa può destare interesse in questo parlare di me. Come di una cavia. Attempata. Forse per lenire. Forse in senso propedeutico. Il trovare qualcuno che è riuscito a fare di peggio. Sono riuscito quasi a convincerla che non ero adatto. Che non mi doveva né poteva amare. Aspettare. Che tutto vale maggiormente la pena. Naturalmente l’ultimo piccolo passettino se l’è dovuto fare da sola. Anche questo appartiene all’altra storia.
Non fossi un tipo fortunato sarei solo una nullità.

ottimo post rubato a E’ solo un blog – prove di comunicazione di Mario

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