rossaurashani

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La bambola di pezza

In Anomalie, Donne, uomini on 17 febbraio 2010 at 18:42

Racconto ispirato al post “Il significato di no” tratto da “è solo un blog“.

Non era questo che volevo. Maledetto vigliacco. Non erano quelle stronze mani di maiale che mi aspettavo. E adesso che farò? Non posso chiedere aiuto a nessuno. Nessuno mi potrebbe credere. Ma come puoi pensare di essere creduta e di essere aiutata? Mamma se lo viene a sapere, mi accoppa. Mio padre poi, se glielo dico, ce le dà di santa ragione a me e anche a lei, anche prima di andare al bar e farsi i suoi soliti cicchetti con quei puzzoni dei suoi amici. Ma non c’ho colpa io. Ero solo uscita con l’Enio. L’ho fatto perché Manolo me l’ha data buca. Certo che c’eravamo detti tutte quelle cazzate. Cose che se continuava avrei mosso anch’io le mani. Ma lui è uno stronzo ed è stato più veloce. Mica sono stata lì a prenderle, che credeva? Possibile che finisca sempre così? Ci deve essere un motivo perché tutti gli uomini ci prendano tanto gusto. Prima fanno i carini che a te sembra di essere una principessa e poi ti mettono le mani addosso, mica solo nel senso che… Anche mio padre, anche se non ha bevuto. Basta che gli giri storta. Ma di Manolo io lo pensavo diverso. Pensavo di piacergli davvero ed invece alla fine se l’è fatta con la Dori. Quella baldracca. Lei mostra tanta di quella merce e poi la fa provare a tutti. Io con Manolo ci sarei anche stata. Non che proprio ci avessi voglia. Un po’ mi faceva paura, ma per amore ci avevo pensato. Lo so che con lui c’ero vicina, mica abbiamo fatto i santarellini, ci siamo toccati e baciati e poi ho anche provato a…. ma questo non vuol dire che l’Enio doveva passarmi sopra come un treno. Stupida scema, che ci sei andata a fare al cinema con lui? Pensavi che Manolo lo avrebbe saputo e ci sarebbe rimasto di merda, ci godevi. Non potevo pensare che sarebbe finita così. Ma d’altra parte cosa ti aspettavi? Che ti servisse il the con i pasticcini? Non hai visto che gli era girata così. Lui ti aveva guardata come se a pagarti il cinema, fosse diventato il tuo padrone e tu come pensavi di tenerlo sotto controllo? Già era difficile lì nel buio, avresti dovuto capire che ti forzava in modo esagerato. Non dovevi farlo. Già ma ti pareva di fare la donna vissuta, tanto tu gli uomini li giri con un dito eh? Non ti accorgevi che più ti davi da fare e più lui… Certo che me ne sono accorta, cosa credi? Avevo sperato che capisse che non l’avevo mai fatto e che, malgrado tutto, era Manolo il mio ragazzo e che l’avevo fatto solo per fargli dispetto. Quel disgraziato, non avesse usato le mani, non mi avesse chiamata puttana, Adesso non sarei qui. Perché gli uomini sono tutti stronzi uguali. Non sanno aspettare. Non hanno da offrirti che parolacce e schiaffoni, mai un bacio, mai un po’ di tenerezza, mai una carezza. E l’Enio peggio degli altri. Lui voleva toccarmi, voleva prendermi senza chiedere, senza neanche sapere se a me faceva schifo. Perché a me quel maiale faceva schifo e adesso mi schifa ancora di più. Voleva che lo pregassi in ginocchio e intanto mi metteva le mani dappertutto. Si sentiva nel suo diritto e per quanto gridassi di no… sembrava fargli ancora più piacere. Mi ha tappato la bocca e mi ha detto: “Ti piace puttana, eh?” ma io non volevo, non sapevo, non era così che pensavo finisse. Certo che dietro allo stadio non ci dovevo proprio andare. Era buio e faceva un freddo cane. Io gliel’ho detto che non volevo, che doveva ascoltarmi perché non l’avevo mai fatto, ma era impazzito. Mi ha gridato che ero una troia e che non facessi tanto la difficile. Mi ha bloccato le mani e mi si è buttato sopra di peso e l’Enio è un maiale non solo come peso. Mi ha fatto male e mi ha morso le tette che credevo… Mi ha strappato le mutandine, quelle di pizzo che avevo preso per Manolo. Già! Manolo che se la spassa con quella vacca della Dori. Lei mica si fa mettere in questa situazione. Lei prende quello che vuole. E ora Manolo cosa dirà? Non glielo posso dire. Mi ammazza se lo sa. E poi l’Enio se parlo è capace di venirmi a trovare e di… No, ancora; non lo sopporto… è già troppo così. Ma a chi posso chiedere aiuto? Devo tornare a casa e non riesco quasi a stare in piedi. Mi fa male in ogni parte… mi viene da vomitare e se poi io dovessi… oddio non posso pensare. Mi sento sporca, imbrattata. Che schifo. Devo pulirmi almeno un po’. Devo rimettere i vestiti in ordine. Magari un bar. E quel porco mi ha fregato anche il cellulare e l’ha buttato lontano in mezzo ai rovi. Racconterò che me l’hanno rubato, no, meglio che l’ho perduto, così almeno non faranno domande. Quella bestia mi diceva. “Io sono un uomo vero. Te ne accorgerai.” e non si è accorto che mi faceva sanguinare, non si è accorto che era la prima volta e che mi faceva troppo male. Ma tanto cosa capiscono gli uomini? E io adesso cosa farò? Non dovevo uscire con quel farabutto. Dovevo immaginarmelo. Dovevo mandare tutti a farsi fottere. Manolo e la Dori e quello schifoso dell’Enio. Devo riuscire a trovare un passaggio. Qui fa troppo freddo e potrei fare qualche brutto incontro. Brutta cretina, che incontro hai fatto questa sera? Peggio di così. Ti sei messa anche la gonna nuova che magari adesso è tutta macchiata. Ti sei messa anche la maglietta scollata almeno così non aveva dubbi. Mica si va a passeggio conciata come una battona. Me l’aveva detto mia mamma di levarmi il trucco che parevo una di quelle. Me l’aveva detto anche la Sonia che prima o dopo l’avrei dovuta dare e che ci avrei trovato gusto. Ma quale gusto… che schifo. Però è vero, stasera, non ho saputo neanche difendermi. Inutile fingere di essere una bambola di pezza. E’ la mia carne che voleva, ci godeva del fatto che non volevo. Ci godeva a farmi male. Forse aveva ragione però l’ Enio quando mi ha detto che l’avevo fatto apposta. Forse mi piaceva farmi prendere di brutto. Tanto a tenerla per Manolo non ne valeva la pena. Ma da stasera so che non c’è gusto a pensare ad un uomo. Sono tutti uguali gli uomini. Vale la pena prendersi quello che si può. Tanto loro lo fanno senza chiederti come e se lo vuoi. Forse ho detto no e volevo dire di sì. Forse tutte le donne sono puttane ed io sono la più puttana di tutte. Forse è solo perché le donne non sanno davvero mai cosa vogliono.

E la notte…

In La leggerezza della gioventù on 6 febbraio 2010 at 20:24

Non era perché non amasse la vita, d’altra parte non è neanche che di vita ne avesse vissuta troppa. Se ci pensava aveva tutto ancora davanti a sé e troppo poco passato. Ma quel passato pesava. Lei si odiava, perché era terribilmente giovane e si sentiva impotente, la sua anima era stanca, terribilmente stanca. Forse era perché non sopportava più i litigi infiniti tra i suoi genitori o forse perché non accettava più le urla che le rivolgevano tutti, qualsiasi cosa facesse. Era goffa e spaventata. Si rendeva conto che doveva ridursi piccola piccola per non essere vista da nessuno. Eppure lui le aveva offerto con generosità le sue carezze. Era odioso pensare che se la notte le andava ripetendo che lei era la sua vita, la sua bambolina deliziosa, la sua piccola amante… di giorno la scostava con disprezzo. Era delusa e spaventata. Non c’era amore nella sua vita e chi glielo aveva promesso l’aveva solo ingannata. Le sue mani l’aveva imbrogliata, l’avevano cercata con la scusa di darle dolcezza e invece l’avevano ridotta… in schiavitù. Non poteva dirlo a nessuno, nessuno le avrebbe creduto. Notte dopo notte la ingannava… le faceva quello che sosteneva non le avrebbe fatto mai… “Io voglio il tuo bene piccolina, io non ti farò mai male…” ma non ci voleva più pensare. Era troppo brutto, lo sapeva, non era una cosa giusta, non avrebbe dovuto succedere, eppure era stata lei a permetterglielo. Era certa che era stata lei a provocarlo, quando cercava consolazione nel suo abbraccio, lei si fidava, lei gli aveva creduto. Quel segreto le pesava dentro e non riusciva più a sognare. Lui sapeva come dominarla e cosa farle fare e si sentiva così sporca, così sola. E la notte come sempre arrivava, come tutte le notti, senza pietà e senza pudore. Lei tremava sotto le coperte, ascoltando il rumore del buio, un camion lontano, il miagolio di un gatto. Era tesa e terribilmente attenta, il sonno non la assaliva più all’improvviso, si era perduto con la sua infanzia, adesso aspettava solo lo strascicato rumore di quei passi.

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