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I tempi stanno cambiando??? Tu lo sai che io so che non è vero.

In Giovani, La leggerezza della gioventù, musica, personale, poesia, politica on 31 marzo 2013 at 14:06

notwar

The Times They Are A Changin’ (1964) – Bob Dylan

Venite intorno gente
Dovunque voi vagate
Ed ammettete che le acque
Attorno a voi stanno crescendo
Ed accettate che presto
Sarete inzuppati fino all’osso.
E se il tempo per voi
Rappresenta qualcosa
Fareste meglio ad incominciare a nuotare
O affonderete come pietre
Perché i tempi stanno cambiando.

Venite scrittori e critici
Che profetizzate con le vostre penne
E tenete gli occhi ben aperti
L’occasione non tornerà
E non parlate troppo presto
Perché la ruota sta ancora girando
E non c’è nessuno che può dire
Chi sarà scelto.
Perché il perdente adesso
Sarà il vincente di domani
Perché i tempi stanno cambiando.

Venite senatori, membri del congresso
Per favore date importanza alla chiamata
E non rimanete sulla porta
Non bloccate l’atrio
Perché quello che si ferirà
Sarà colui che ha cercato di impedire l’entrata
C’è una battaglia fuori
E sta infuriando.
Presto scuoterà le vostre finestre
E farà tremare i vostri muri
Perché i tempi stanno cambiando.

Venite madri e padri
Da ogni parte del Paese
E non criticate
Quello che non potete capire
I vostri figli e le vostre figlie
Sono al dì la dei vostri comandi
La vostra vecchia strada
Sta rapidamente invecchiando.
Per favore andate via dalla nuova
Se non potete dare una mano
Perché i tempi stanno cambiando.

La linea è tracciata
La maledizione è lanciata
Il più lento adesso
Sarà il più veloce poi
Ed il presente adesso
Sarà il passato poi
L’ordine sta rapidamente
Scomparendo.
Ed il primo ora
Sarà l’ultimo poi
Perché i tempi stanno cambiando.

Ty*, una Vita di risposte…

In Amici, Donne, personale on 18 dicembre 2012 at 2:14

ragazza

50% israeliana, 50% palestinese. Vivi in Italia. Vita da girovaga con qualche puntata in Siria.
( e la JUGOSLAVIA mio grande amore??? e l’Africa e il Brasile ecc eccc  ahahahah :-))

Amore sviscerato per i deboli. Forte identità umana. Potrei chiederti qual è il tuo paese? Quali sono le tue radici, insomma: da dove vieni e dove andrai? Ossia da dove pensi di aver origine e quale pensi sarà il tuo destino?

Ti correggo, non ho una FORTE identità umana, anzi sono un essere umano altamente imperfetto e non amo i deboli, mi hanno insegnato ad amare le persone, tutto qua.

Da dove vengo lo so, dal Medio Oriente, dove andrò, visto i regali che mi ha riservato la Vita e una vita da Cooperante Internazionale…chissà 🙂

Una volta chiesi a un Rabbino a Milano, (l’unico con cui abbia interagito in Italia), perchè il destino mi avesse riservato tutto quello che stava capitando nella mia Vita

Lui mi disse che il destino non esiste, che la Vita è un Disegno di Dio.

Da credente, un po’ a modo mio vivo la Vita con l’opzione del tasto “cancella  con la gomma e ricomincia”  e non credo che qualcuno dall’Alto si offenda 🙂

Quali sono le persone che nella tua vita hanno lasciato un segno profondo nell’anima? Perché?

Domanda davvero difficile..

Sono tante e delle più svariate tipologie, la Vita non smette di stupirmi, volti l’angolo e ti arriva un “pezzo” emotivo e umano, molto….moltissimo..anzi quasi tutto lo devo alle persone per cui ho lavorato che mi hanno insegnato e dalle loro vite mi sono segnata, portandomi sempre a casa quello che mi avevano dato chiudendolo a chiave a triplice mandata nel mio glaciale cuore 🙂

Se poi parliamo di segni dell’anima, bhè allora diventa facile:

Mia Figlia, meraviglioso regalo della mia Vita, che mi ha insegnato tutto quello che sono e forse qualcosa che devo ancora scoprire di essere.

Il mio fratello di “cuore” che mi ha fatto condividere con lui il bello della diversità umana e dell’arricchimento che ne comporta, quello che non mi giudicava e mi guidava senza rendersene neanche conto, che mi ha sostenuto le mille volte che sono caduta.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto, le piccole cose che vorresti fare, le grandi cose che vorresti realizzare? I tuoi progetti per il futuro, le priorità, i passi irrinunciabili?

Io voglio sempre realizzare grandi cose anche da piccola piccola come sono.

Il mio futuro: ehm…quello è in una mutazione talmente schizzofrenica che dovremmo scriverci un e-book 🙂

La mia priorità?: la libertà della mia Anima, adesso non lo è del tutto libera di esserlo e questa, non sono io.

Come descriveresti te stessa a persone che non ti conoscono e, secondo te, quale percezione trasmetti agli altri quando vengono in contatto con te?

Non sono mai stata capace di rispondere a questa domanda, di sicuro, sono come mi vedi senza troppi filtri o troppe elugubrazioni mentali.

Qual è la domanda che nessuno ti fa e a cui tu vorresti invece davvero rispondere?

Anche qui non sono preparata, non ho mai pensato a una domanda che non mi hanno mai fatto (OmG potrebbe essere grave??? me ne han fatte troppe? :-))

Hai un’arte, un mestiere, un luogo dove vorresti stare per poter a pieno realizzare te stessa?

No. un luogo  e una certezza non ce l’ho, tanti anni fa scrissi un racconto che parlava di me che non trovavo Pace perchè non avevo capito cosa volevo fare da “grande” sono passati 15 anni….non l’ho ancora capito :-), so però cosa voglio essere e so dove andare per cercare di provarci.

Però io stò bene in molti contesti (per citare la mia bis YddishMame” più son sporchi meglio è”) ma non mi adeguo alla superficialità, allo spreco, al perdere tempo se non per qualche ora, traggo gioia da cose che la gente talvolta guarda con occhi straniti ma…poveri loro. 🙂

Ty*

Due o tre appunti di buonsenso

In Anomalie, Guerra, Informazione on 29 novembre 2012 at 15:22

Oggi è il 29 novembre 2012, giornata mondiale ONU per la Palestina, e proprio oggi Mahmoud Abbas, presenterà la richiesta a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina come membro osservatore all’assemblea ONU. Questo malgrado tutti i ricatti e ricattini per bloccare la volontà di autodeterminazione dei palestinesi.
Le mie perplessità, non si riferiscono a questo, perché ritengo che sia ora che la Palestina venga in qualche modo riconosciuta, essendo realmente un’entità politica e sociale col diritto di autonomia e autodeterminazione, ma sono realmente strabiliata dalle posizioni di alcuni paesi dell’Europea.
Mi chiedo come può la Gran Bretagna, tralasciando la sua gravissima e determinante responsabilità nel conflitto Israelo-palestinese dire: “Io ti riconosco come Stato osservatore, solo se ti impegni a non denunciare Israele per crimini di guerra…” .
A parte il fatto che è un ricatto bello e buono e anche dei più meschini, ma non è che dicendo così affermi che Israele questi crimini di guerra li ha fatti davvero e che preferisci non vengano giudicati?
E’ la richiesta di un paese civile, moderno e democratico?
Direi che come molte altre dichiarazioni, quella dell’Inghilterra dovrebbe essere considerata alla stregua di un ricatto politco ingiusto e vessatorio.
Di seguito c’è il problema dell’Italia: è giusto che un governo non eletto dagli italiani si pronunci su un affare di politica estera, in rappresentanza del popolo italiano e per suo nome e conto?
Ultimo appunto: non è che la Germania che vota no lo faccia solo per la sua lunga coda di paglia nei confronti degli ebrei, che si sa non è che alla fine siano tutti israeliani, e soprattutto sionisti.
Ovviamente si capisce da che parte sto, e anche che non amo i calcoli che vengono fatti in base ad interessi e a presunti utili di ritorno. Io che sono ancora idealista, non posso accettare la realtà di poltiche internazionali che non tengano conto dei diritti umani e soprattutto del diritto all’autodeterminazione di un territorio che figura da troppi anni sotto occupazione armata e sotto assedio di un altro paese che si autodefinisce democratico, e su questa definizione ho sempre più dei dubbi se non certezze.
Ma, è chiaro che sembrerò spovveduta e qualcuno dirà che non capisco niente di politica, però, d’altra parte,  io cerco l’Utopia… mica mi dò delle arie di sapere come si governa il mondo, ma almeno, al problema, ne ho un approccio umanitario ed è questo che mi importa.

Figli di madri

In La leggerezza della gioventù on 25 ottobre 2010 at 1:27

Stavo cercando di chiarirmi le idee. Tentavo di rispondere a due amiche: Martina e Ifigenia intrufoladomi nella chiosa degli amici che hanno lasciato loro dei commenti. Stavo tentando di essere essenziale ed anche razionale, per quanto non lo sono stata poi in pratica nella mia vita. Eppure non per questo mi sento di dover rinunciare a mettere un po’ d’ordine anche nei pensieri… non ci si deve ritirare e nascondere dietro il paravento del proprio presunto successo. Nessuno sa di più degli altri, nessuno conosce il modo per uscirne indenne.
Io sono arrivata qui in un viaggio doloroso. Niente che non mi sia voluta, però. Sapevo che, ogni gesto che ho fatto, ogni sentiero percorso, non era altro che il frutto del destino che mi ero scelta. Ma in questo percorso ho portato con me anche un figlio, ho scelto per lui una modalità di vita che probabilmente non si sarebbe scelto,  o forse anche sì. Chi lo può sapere?
Le scelte, sia per casualità che per volontà, alla fine mi hanno fatto crescere un figlio indipendente, sereno, affettuoso e partecipativo. Generoso nei sentimenti e pronto a pagare gli inevitabili costi della vita, di tasca propria. Ho lottato e faticato per questo. Molto spesso ho anche disperato. Ho rischiato e ho investito tutto quello che avevo e per fortuna ho vinto. Nessun premio speciale certo.  Ho solo ottenuto quello che sognavo di ottenere: crescere un uomo giusto.
Chiaramente il rischio è stato grande, avrei potuto perdere tutto. Ancora negli anni ’80 non era da tutti far nascere e crescere un figlio senza padre. Perseguire l’orgoglio di bastare da sola. Preferire le lunghe notti insonni percorse dai dubbi, al sonno falso delle illusioni alternative che il nostro essere donne ci ha da sempre suggerito. Ma cosa è giusto fare per amore dei figli? Rinunciare a tutto per la loro felicità? Ma qual è la felicità che dobbiamo ai nostri figli? Fino a dove arrivare ad assecondare i loro bisogni e il loro innato egoismo? Qual è il confine fra la loro vita e la nostra?
Nessuno ha una ricetta sicura. Non è possibile sapere se quello che facciamo si potrà concludere con un successo, ma in alcuni casi il finale è preannunciato. Quasi sempre se ne colgono i sintomi, le avvisaglie… suggerimenti che non si vogliono ascoltare. Io alla mia storia oppongo un altro racconto, quello che racconta la strada che non ho percorso, ma che ha perseguito un’amica che qui per facilità chiameremo Mary.
“Si era sposata incinta a 16 anni, con un ragazzo poco più vecchio della sua età. Matrimonio durato niente. Lui troppa poca voglia di responsabilità e di dedicarsi al lavoro, lei invece con il desiderio di uscire da quel nulla in cui si era rinchiusa. Mary per sua fortuna è una donna bellissima, dalla parlata spigliata e non priva di arguzia. Il suo sorriso conquista. Dribbla un serio avvocato attempato, pronto a sposarla e a occuparsi della bimba, nata dal suo precedente matrimonio. Si dedica invece ad un bel giovanotto dedito allo sport e agli amici più di quanto si dedichi a lei. Lui è laureato, lei no. Lui si vergogna che lei faccia la “donna delle pulizie” e per questo non escono spesso insieme, ma il fastidio non è tale da fargli dire che quel lavoro lei lo potrebbe lasciare. Lei partorisce il primo di tre figli che avrà a stretto giro. E’ lì che la conosco: all’ospedale. Poi la perdo e la ritrovo per la strada, una mattina, mentre dai begli occhi le scendono dei lucciconi… Mi scuso e la fermo, le offro un caffè e anche l’amicizia. Mary si sfoga e si confessa. La sua terza figlia ha la leucemia, glielo hanno detto da poco, lei deve impegnarsi per farla seguire presso un ospedale di un’altra città e non sa come fare perché ha altri tre figli di cui due piccoli.
Le offro solidarietà ed aiuto e chiedo del marito. Lei mi dice che non è sposata e che lui è sempre molto impegnato e non ha tempo per queste cose. Queste quisquiglie penso ironicamente io e mi offro per tenere i bambini. Fortunatamente io e mo figlio siamo geneticamente ospitali. Lui divide la sua cameretta e diventa amico del maschietto che è coetaneo e che è a tutt’oggi suo amico. L’ultima bambina è difficile, problematica, soffre per l’assenza della madre fino ad arrivare ad odiare la sorella. Reagisce rifiutando qualsiasi contatto fisico, fino all’estrema conseguenza di rifiutare persino di lavarsi nelle parti intime o di toccare una persona senza correre a lavarsi ripetutamente le mani. Il maschietto invece odia le sorelle perché assorbono l’attenzione della madre anche quando è libera dalle incombenze della sorella ammalata.

Si affeziona a mio figlio e chiede anche in periodi che la madre è a casa di stare a casa mia a condividere la vita con noi. Lui le dice che vuole andare in vacanza a casa nostra e lei acconsente senza nemmeno rendersi conto del problema che questo sottintende. E il padre? Direte voi? Lui continua la sua vita da single. Esce per i suoi impegni, con i suoi amici e per i suoi viaggi di piacere. Si fa lavare, stirare e non passa fondi sufficienti a mantenere la sua numerosa famiglia. Mary continua a lavorare e cerca di rendere compatibile la famiglia con il suo faticoso lavoro.
I figli crescono e hanno comportamenti disturbati. Si dimostrano egoisti e si rifiutano di collaborare con gli altri fratelli. Cercano di rubarsi le cose e litigano persino per le quantità di cibo che vengono divise. La madre li asseconda. Non può far molto, ma anche se potesse non capisce che l’esempio menefreghista del padre diventa un esempio da seguire per i figli. Mary viene trattata come una scopa. Lei deve fare la brava madre, in qualsiasi condizione si trovi, anche se ammalata. La brava madre per loro è la donna che pensa esclusivamente a loro e che non ha bisogno di nessun aiuto.
Mary si ammala gravemente e viene assistita dalle amiche, la sua vita è a rischio, ma non vuole gravare sul “marito” e nemmeno sui figli, che nel frattempo sono a casa mia. Nei periodi che loro stanno con me cerco di far nascere in loro dei sentimenti di solidarietà tra fratelli e di spiegare loro che l’atteggiamento che usano li isolerà dagli altri: chi non dà non riceve. Mi guardano come fossi una marziana. Eppure io insisto: guardate mio figlio, siete solo degli amichetti, ma lui divide tutto con voi, dalla camera alla pastasciutta, dai giocattoli al suo tempo libero. In effetti questo li destabilizza, non capiscono, non riescono a capire.
Mary si riprende e ricomincia la solita vita. Io chiedo al padre un incontro. Gli voglio parlare del ragazzo che secondo me sta sviluppando un cattivo rapporto con la famiglia e con i suoi compagni di scuola ed è molto scompensato. E’ un ragazzo a rischio, fortemente a disagio. Lui mi risponde che è stato ragazzo anche lui e che i suoi hanno lasciato che si arrangiasse, non capiva perché lui avrebbe dovuto preoccuparsi del figlio.
La sorella più piccola è sempre più isolata e in difficoltà. La ragazzina ammalata per fortuna recupera la salute ed è l’unica che ha un comportamento sociale decente. La più grande, l’unica che non appartiene strettamente alla famiglia, decide di sposarsi giovanissima e fa un matrimonio che durerà tre anni e che le lascerà due figli, che verranno accuditi dalla nonna tra un lavoro e l’altro.
Una sera si sfoga con la madre e le grida che è un’incapace e che non si permetta di educare i suoi figli, quando li tiene, perché anche con lei… se non ci fosse stato “il papà”…! Non parlava del padre naturale bensì di quello sportivo con cui aveva “vissuto” negli ultimi anni, non accettata e angariata.
I figli hanno studiato perché Mary comperava i libri e perché pagava le tasse universitarie. Ugualmente forniva i soldi per quelli che vivevano fuori casa per motivi di studio. Rinunciava alle sue necessità per pagare il superfluo ai suoi ragazzi.

Ora Mary vive separata dal padre dei suoi ultimi tre figli. L’ha lasciato solo perché lui aveva altre donne e con l’ultima pretendeva che lei andasse in “vacanza” con i figli per ospitarla in casa. Non ce l’ha fatta più e se n’è andata. A seguito di questo, per molto tempo le figlie l’hanno accusata di aver abbandonato quel poverino del padre. Il figlio invece l’accusava di non essersi portata via le due sorelle.
Per molto tempo lei correva al mercato per rifornire il frigorifero di casa e cucinava per loro, altrimenti i figli non avrebbero mangiato e non avrebbero saputo cavarsela. Non ha mai ricevuto un grazie che fosse uno. Non l’ha mai richiesto niente e si è sempre sentita molto più madre di me, perché è il sacrificio che fa la differenza fra una brava madre ed una comune. Ed io ero una madre “sbagliata” perché crescevo mio figlio facendo da madre e da padre e rendendolo partecipe e cosciente di questo.”

Non so se quello che ho scritto spiega quello che volevo dire. I nostri figli sono anche il frutto dei nostri errori. A volte pensiamo di dare loro la normalità e perdiamo di vista, invece, le loro esigenze primarie. I nostri figli devono provare rispetto per noi. Devono capire che esiste un ruolo loro e un ruolo per i loro genitori. Devono fare anche loro un lavoro, così come una madre e un padre amorevole. Fosse solo quello di frequentare la scuola e vivere nella società in modo ottimale. Devono essere padri e figli di loro stessi, perché solo così si imparano le responsabilità verso se stessi e verso gli altri.
Magari ho avuto fortuna. La strana fortuna di non aver dovuto lottare con un padre inadeguato per far crescere mio figlio. Ho navigato a vista, e come Smilla aveva il senso per la neve, a me è stato dato il senso per il mare. Sono arrivata all’approdo, anche se altre mareggiate mi aspetto dalla vita. Ho fatto il possibile. Il mio possibile. Ho sempre creduto che mio figlio avrebbe apprezzato una madre-donna, con le sue debolezze e le sue virtù, sempre pronta per lui, ma anche capace di avere una vita propria. Una madre piena di amore, ma anche una donna con delle esigenze e dei diritti come ogni essere umano che si rispetti.

Figlia

In amore, La leggerezza della gioventù, uomini on 21 ottobre 2010 at 9:00

Foto a colori di un padre e figlio che si allontanano per manoEntrano. Entrano e vanno dirette al bagno. Io resto lì, davanti al piatto fumante. Il saluto ancora in un sorriso che svanisce nei miei occhi. Che mi si scioglie in faccia. Gli ultimi segnali come una paresi. Ancora un volta sono state più svelte. Non mi resta che aspettare. Cercare pazienza. Conto fino all’infinito. Nel conto la pazienza si perde. Anche quella poca. Mi vola la mosca al naso. Cerco di acchiapparla ma non serve. E’ attratta dall’odore debole e bisbigliato della pasta che si fredda con calma. Il suono delle loro parole mi arriva attutito. Dovrei… non so fare nulla. Qualsiasi cosa provi. Lei va a prenderla a scuola. La aspetta sulla porta. Davanti a me. Apro la bocca e sono già di là. Di corsa. Apro la bocca e ingoio una boccata d’aria. Mi faccio i conti in tasca. Mi preparo le parole. So già che non riuscirò a tenermi calmo. So già che non serviranno. Questa storia deve finire. So già che non finirà.
Quando tornano mi spiega che non poteva proprio più aspettare. Non può farla a scuola? Si siedono e iniziano a mangiare in silenzio. Anche l’educazione fa parte della condanna. Io lo rompo. Le chiedo come va. Chi chiede: cosa? Santa pazienza. Lo stesso di ieri. Di ogni giorno. Conto fino all’infinito. Le chiedo com’è andata a scuola. Comincia a farmene un resoconto la madre. Mia moglie. Non posso non mostrarmi infastidito. Per un po’ la lascio fare. Lei si dilunga. La pasta resta in piatto. Le spiego che l’ho chiesto a mia figlia. Le chiedo perché risponde lei. Le spiego che vorrei poter parlare con la ragazza. Sua figlia mi dice: “Papà, l’ho già spiegato a mamma”.
Sbuffo. Sarà colpa del bagno. Le ho pregate mille volte di non scambiarlo per un salotto. Di farmi partecipare. E’ una strana tradizione di famiglia. Per mia moglie le madri fanno anche da padre. Il padre serve solo… non lo so a che serve. Occasionalmente per redarguire. Per ripristinare l’ordine. Per detenere… il telecomando. E nemmeno sempre. A volte, come oggi, la cosa è troppo. Prendo e lascio la pasta dov’è. Mi alzo e me ne vado in salotto. E’ raro ma capita che non abbia nemmeno più voglia di litigare. Ormai succede ogni giorno. Tutti i giorni. Niente cambia nemmeno per errore. Persino la lite ha perso il suo fascino. E’ forse questo il senso della vita: imparare a sopportarci.
Noi due ci trasciniamo lentamente verso la fine. Ormai non cerco nemmeno di ribellarmi. Ormai quasi accetto e tollero. Certo a malincuore. Spesso cercando ancora inutilmente di ribellarmi. Parlando di normalità, che è cosa che non c’è. Parlando di logica. Parlando di parole che mi sembrano ovvie. Dio solo lo sa, se ci fosse, se non le ho provate tutte. E mica solo su questo. In cucina, in salotto, in vacanza, per telefono, persino per lettera, e a letto. Nemmeno so perché continuo a farlo. Forse non è nemmeno mai stato vero amore. Forse sono solo un vigliacco ed è paura di ricominciare. Di rimettermi in discussione. Forse è perché lo sento come un dovere. Io non riesco facilmente ad arrendermi. Non ho mai preso sonno con facilità ma ultimamente mi alzo stanco. E i sogni sono movimentati. Non mi aspetto niente di buono. Veramente non mi aspetto più niente.
A mia figlia non voglio dire quello che già sa. Quello che se vuole può sapere. Niente deve dividerla. E dividerle. E le nostre non sono le sue colpe. Lei è sempre stata pudica dei propri sentimenti. Almeno questo è quello che ho raccontato a me. Perché amo quella donna che sta diventando e che è. Ha il futuro davanti. Anche se fatico a ricordare i suoi pochi gesti di affetto. Cerco di farmene una ragione. Cerco di vivere di quei pochi ricordi. E di una speranza: un caloroso e spontaneo abbraccio.
Ancora quando le chiedo come va mi chiede di precisare.

62) Come il sole all’improvviso

In Una canzone al giorno on 9 agosto 2010 at 12:00

Nel mondo
io camminerò
tanto che poi i piedi mi faranno male
io camminerò
un’altra volta
e a tutti
io domanderò
finché risposte non ce ne saranno più
io domanderò
un’altra volta
Amerò in modo che il mio cuore
mi farà tanto male che
male che come il sole all’improvviso
scoppierà scoppierà.
Nel mondo
io lavorerò
tanto che poi le mani mi faranno male

Io lavorerò
un’altra volta.

Amerò in modo che il mio cuore
mi farà tanto male che
tanto che come il sole all’improvviso
scoppierà, scoppierà

Nel mondo
tutti io guarderò
tanto che poi gli occhi mi faranno male
ancora guarderò
un’altra volta.

Amerò in modo che il mio cuore
mi farà tanto male che
tanto che come il sole all’improvviso
scoppierà, scoppierà

Nel mondo
tutti io guarderò
tanto che poi gli occhi mi faranno male
ancora guarderò
un’altra volta.

Amerò in modo che il mio cuore
mi farà tanto male che
male che come il sole all’improvviso
scoppierà, scoppierà.

Nel mondo
io non amerò
tanto che poi il cuore non mi farà male.

soluzione
Titolo: COME IL SOLE ALL’IMPROVVISO
Autore: ZUCCHERO FORNACIARI


Ali sull’oceano

In poesia on 15 marzo 2010 at 22:27

Non perdere mai la speranza nell’inseguire i tuoi Sogni,
perché c’e’ un’unica creatura che può fermarti,
e quella creatura sei tu.
Non smettere mai di credere in te stessa e nei tuoi sogni.
Non smettere mai di cercare,
tu realizzerai sempre ogni cosa ti metterai in testa.

L’unico responsabile del tuo successo
o del tuo fallimento sei tu, ricordalo…
ogni pensiero o idea pronunciata a voce alta viaggia nel vento,
la voce corre nell’aria, cambiandone il corso.
Se sei brava da udire abbastanza,
tu potrai ascoltare l’eco di saggezze
e conoscenze lontane nel tempo e nello spazio.
Tutto il sapere del mondo e’ a disposizione di chiunque sia disposto
a credere e a voler ascoltare.

La libertà e’ una scelta che soltanto tu puoi fare:
tu sei legata soltanto dalle catene delle tue paure.
Non e’ mai una vera tragedia provare e fallire,
perché prima o poi si impara, la tragedia e’
non provarci nemmeno per paura di fallire.

Mentre noi possiamo orientare
le nostre mosse verso un obiettivo comune,
ognuno di noi deve trovare la sua strada,
perché le risposte non possono essere trovate
seguendo le orme di un’altra persona….
Se tu puoi compiere grandi cose quando gli altri credono in te,
immagina ciò che puoi raggiungere
quando sei tu a credere in te stessa.

Peter O’Connor

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