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La questione è: RESTARE UMANI

In amore, Anomalie, Gaza, Informazione, Le Giornate della Memoria, Nuove e vecchie Resistenze, politica on 29 gennaio 2012 at 13:19

Quando c’erano i sentimenti

articolo di AMIRA HASS – Giornalista israeliana, vive a Ramallah, in Cisgiordania, scrive per il quotidiano Ha’aretz è ha una rubrica su Internazionale

Nell’oceano di cattive notizie in cui annego ogni giorno, ho ricevuto un’email sorprendente: “Per favore, ci aiuti a trovare un palestinese che vive a Rafah. Lavorava nell’azienda agricola di mio suocero, nel sud di Israele. Era considerato uno della famiglia, ma da quando, circa dieci anni fa, agli abitanti di Gaza è stato vietato di entrare in Israele, ha smesso di venire da noi e abbiamo perso i contatti. Vogliamo fare una sorpresa a mio suocero, ma non siamo sicuri che contattare il nostro amico sia permesso dall’esercito”.

Ho risposto che non esiste alcun divieto di mantenere i contatti con gli amici (almeno per ora) e ho promesso che avrei cercato di aiutarli. E poi mi sono commossa. Nel disprezzo generalizzato per i palestinesi, ci sono ancora israeliani con sentimenti diversi. Ma c’era qualcos’altro, in quella lettera, che mi commuoveva profondamente. Forse era la nostalgia di com’era l’occupazione prima della separazione forzata tra i due popoli, quando tutto sembrava temporaneo, reversibile, e i protagonisti dei due schieramenti conservavano un lato umano. Di recente un amico di Nablus mi ha raccontato di quei tempi: “Da bambini giocavamo a calcio con i soldati, gli stessi a cui tiravamo pietre e che ci davano la caccia”.

Forse rimpiango i tempi in cui i sentimenti umani riuscivano ancora a emergere, anche in una relazione classista come quella di un’azienda agricola, e potevamo ancora illuderci che sarebbero arrivati tempi migliori.

Traduzione di Andrea Sparacino.

Internazionale, numero 933, 27 gennaio 2012

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Il guru e la felicità

In Ironia, personale on 5 maggio 2009 at 1:06

E’ vero: sono curiosa. Anzi, per alcuni, assomiglio ad una scimmietta che mette il naso dappertutto. Ogni cosa e ogni persona strana che localizzo, nel raggio di cento metri, diventano subito oggetto di studio. In questo caso poi si trattava del massaggiatore, che durante una serie di terapie, si era preso in carico il trattamento del mio ormai stress cronico.

Già sulla porta mi ero fatta un sacco di domande. Cavoli, che vuol dire massaggio ayurvedico? Raiki? Shatsu? E riflessologia plantare? Insomma non è che io, di queste cose, sia tanto pratica, soprattutto non ci credo neanche un po’, ma tanto va che visto che mi devo curare: “proviamo anche con Dio non si sa mai.

Eccomi nel “gabinetto” del massaggiatore (che per chi legge non contiene mai un w.c. e la carta igienica), un guru più o meno della mia età, vestito di bianco, a piedi scalzi, con sottofondo di musica irlandese (ma poi che c’entra Enya con le filosofie orientali?).

Prima di farmi stendere sul lettino mi frega gli occhiali da vista che, per chi non sa, hanno un aspetto molto disimpegnato, un misto tra il leopardato e il giraffato; comprati a 12 euro ad una fiera paesana.

Troppo belli! Questi te li frego!” e inforca le mie prede da vista. “Dovrai passeggiare sul mio cadavere!” rispondo pronta, ma già mi scappa da ridere nel sentire la sua parlata da bassa padania. Quella che i veneziani chiamano la parlata “campagna”, indicando così tutto quello che si trova in terraferma, ossia dopo il ponte che collega le isole con la terraferma; come ogni parlare meridionale diventa “parlar napoli”, e ogni parlare straniero è “parlar crucco”. Ma questo è argomento di un altro post.

Eravamo rimasti agli occhialini. Avete mai visto un guru con gli occhialini leopardati? Beh io sì e ve lo consiglio.

Da qui in poi inizia il massaggio più pazzo e divertente che si possa avere in un qualunque centro di cura.

Mi chiede di quale massaggio voglio essere oggetto. Precipitosamente rispondo: “Uno qualsiasi purché mi faccia bene!” Mi guarda storto, forse intuisce il mio scetticismo.

Mi informa che lui di solito preferisce fare i massaggi a terra. Io penso alla scomodità e dico “Eh sì… E poi come fai a tirarmi su dal pavimento?” “Ti tiri su da sola.” Risponde sconcertato. Ed io replico: “Ma scusa, dove sta il divertimento?” Pertanto mi stendo sul lettino che come posizione mi sembra la più facile.

Capiamo fin da subito che, se vuole stupirmi, deve usare tutte le tecniche messe insieme, della sua vasta cultura fisioterapica. Difatti sfodera un po’ di “sciamanesimo” facendo gesti inconsulti sopra la mia panciotta.

Che stai facendo?” chiedo petulante. “Misuro la tua energia.” “E come va?” richiedo sempre più divertita. “Va che ne hai moltissima; a vagonate.” Scommetto che nessuno di voi sa che l’energia interiore di una persona ha una unità di misura che si chiama “vagonata”. Ma quale unità di misura si usa per chi ne ha così così? “Carellata?” e per chi ne ha pochina? “Secchiellata?” La cosa mi sembra argomento di riflessione, ma non faccio a tempo di pensare che subito, il guru, ha una mano sempre sulla panciotta e l’altra che snacchera in aria. “Scusa, perché snaccheri?” Il guru alza gli occhi al cielo, non si sa se per dire qualche preghiera in sanscrito, oppure per farmi capire che ne comincia ad avere gli zebedei sfracellati. “Mi si è attaccato qualcosa sulla mano e devo liberarmene!” Ma vedo bene che me l’ha detto, ma non ci crede neanche lui. Troppo dissacrante la mia risposta “Se è una gomma da masticare, aspetta che si raffreddi poi la levi facile…

In quel momento credo che a lui venga in mente che è meglio parlare di un qualsiasi argomento pur di deviare la mia attenzione dal massaggio, che a quel punto mi sta massacrando un piede,, così cerca di evitare i miei “vaffa…”, e il pericolo delle mie scalciate per riportare i “miei” piedi in “mio” possesso, e su terreno più sicuro che nelle sue mani.

Ma quanti anni hai?” Mi chiede. “Capirai se te lo dico mentre mi sfrugugli un piede!” Gli rispondo piccata. “Avrai si è no…” e lì lancia la sua bomba levandomi come minimo una quindicina d’anni. “Azz… Ma vuoi vedere che devo lasciarti i miei occhialini giraffati? Ma dico io, ci vedi?” Capisco che non è gentile trattarlo così, ma se non teneva il mio piede martoriato tra le sue mani, sarei stata molto più ben disposta.

Sai che io riesco a vedere l’età delle persone dall’energia che emanano, perché più antica è la loro anima, meno energia emanano.

Ma allora che stai a dire? Che le mie vagonate di energia indicano che sono una ragazzina?” Questo lo dico molto interessata. Chi sa mai che mi riscopro diciassettenne, in un corpo da sessantenne.

Certo, vuol dire che l’anima che tu ospiti è giovane e pertanto hai molta energia!

Azz….. mi vien da pensare al bambino che sta dentro di me; il solito rompipalle che si arrampica sui muri? Ci mancherebbe, chi lo tiene calmo a questo?

Non pensare che possa essere una persona; magari un bambino. No! non è detto. Chissà cos’eri nella tua precedente vita…

Mi mette un dubbio. E se ero un sasso? E se invece di un sasso ero un mattone? E se invece di un mattone ero una goccia di sodio dentro la bottiglia dell’acqua minerale? Dai meglio un bel sasso liscio, sempre fermo là; immutabile ed impermeabile. Un bel sasso senza piedi, così almeno nessuno me li maltratta.

Continua a raccontarmi dei suoi corsi di “sciamanismo” mentre mi ficca dei ditazzi trapananti su dei punti dolorosissimi che mi fanno tirare moccoli a mezza voce.

Sarà poi il suo modo di parlare da villico, e il trattamento che mi sta facendo, che penso a quali sono state le prime vittime delle sue esperienze shatsu. Le mucche della stalla di casa? “Povere stelle!” Il maiale dalla cotenna rosea, ma per sua fortuna resistente? Quello sognava l’inverno e il suo nuovo destino sotto forma di prosciutto, al posto di tanto tormento.

Boh! Ma finirà prima o dopo questo massaggio antistress?

Ora capisco, non ho più dubbi. L’effetto si vede solo alla fine, quando il tuo stress, per tanto trapanare e snaccherare, viene finalmente liberato dalla causa, dal torturatore. Allora sì, bella gente, che ti rilassi, e, con un sorriso beato, lasci il gabinetto ed il guru, e ti dici finalmente contenta e soddisfatta: “Ma guarda un po’ quanto poco basta ad essere felici.

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