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L’abito non fa solo il monaco, ma anche il Papa…. Francesco d’Assisi sul mercato

In amore, Anomalie, Cultura, Donne, Economia, Giovani, Informazione, politica, Religione, uomini, Vaticano on 18 marzo 2013 at 10:46

le pecore del pastore

Francesco d’Assisi sul mercato
ovvero : L’ABITO NON FA SOLO IL MONACO MA ANCHE IL PAPA
(di Bruno S.)

Oggi stavo guardando le immagini televisive sulla prima apparizione domenicale del novello Francesco. Tenendo ferma l’evidenza del ruolo decisivo dell’ideologia religiosa cattolica nella costruzione di un modello di rapporto uomo/donna da diffondere come “valore universale”, e ( all’ interno di questo ) della funzione centrale della “sacralità” del matrimonio per la codificazione dei “valori” della “famiglia” , mi stavo chiedendo su che cosa sia fondata la “credibilità” o il “carisma mediatico” ( per le moltitudini dei “fedeli” riuniti in trepida attesa di una buona novella ) del messaggio di un Padre Padrone che si presenta travestito da amico dei “poveri”, come un Francesco d’Assisi redivivo, utilizzando ( quale metafora del “rinnovamento”! ) il linguaggio quotidiano della gente , mentre è perfettamente cosciente di essere a capo di una struttura globale di potere economico che sostiene e alimenta proprio la produzione di massa della povertà a livello planetario. Il doppio volto della carità cristiana, divenuta nei secoli una fonte inesauribile di potere tramite la pratica delle elemosine.
Scrivendo queste righe, mi rendo conto di che cosa voglia dire essere nato, cresciuto e diventato vecchio dentro una tradizione “non cristiana”, ai margini di una preponderante società cristianizzata ed imbevuta del mito del dio fattosi uomo per la salvezza dell’umanità. Al mio paese ( Biasca, Cantone Ticino, Svizzera ) esisteva una tradizione non cristiana secondo la quale le persone defunte, vissute sempre senza mai aderire al cristianesimo, venivano seppellite con il simbolo di un cuore ( scolpito in legno, chiamato ” tap ” nel nostro dialetto ), proprio per distinguerle, anche da morti , dalle persone sepolte con il simbolo della croce. Una tradizione ormai scomparsa di fatto, ma che riguardava una parte significativa di famiglie. Mi sono spesso chiesto come mai questo bisogno di distinguersi dai “cristiani” avesse avuto senso anche dopo la morte, dentro una piccola comunità contadina. Negli anni giovanili avevo anch’io seguito l’interpretazione che la spiegava con “l’anticlericalismo”, quello che poi il movimento socialista da fine Ottocento aveva anche presentato come ideologia “laica”. Ma siccome fin da molto giovane avevo sempre pensato di non aver alcun bisogno di negare l’esistenza di un dio, ( per dare senso alla mia vita la definizione di “ateo” mi sembrava un non sense ), sono stato portato a pensare che quel bisogno di distinguersi dai cristiani fosse da considerare la pura e semplice testimonianza e riaffermazione di un diritto alla libertà di pensiero, proprio di fronte ad una forza contraria, preponderante ed oppressiva, che cercava, attraverso la Chiesa, di imporre una determinata interpretazione del mondo. E non certo per il gusto di aver ragione, ma solo perché il “controllo” del pensiero delle persone a proposito “del bene e del male” era socialmente decisivo per far accettare le condizioni materiali e le regole che codificavano l’esistenza delle disuguaglianze sociali. Quindi per uno scopo di “potere”.
Seguendo questa interpretazione, oggi, e per tanti altri motivi, credo che sia assolutamente fondamentale porsi la domanda di quale sia il ruolo della Chiesa cattolica nel diffondere criteri interpretativi su tutta una serie di problemi della vita associata, non in quanto “chiesa organizzata per la gestione della religione” ma in quanto struttura mediatica organizzata, in grado di utilizzare l’ideologia cristiana per condizionare le percezioni del reale , della vita in tutti i suoi aspetti quotidiani. Fra tutte le ideologie, quella cristiana ha l’enorme vantaggio di riuscire a far credere di essere depositaria anche di una risposta relativa alla morte, ed alla vita dopo la morte. La “sacralità” dei “valori” promossi ha il suo fondamento in una teologia che, fra le altre cose, ha sempre dedicato uno spazio privilegiato al ruolo della donna attraverso l’immagine della Madonna , la madre di dio, cui si lega l’intera costruzione dell’immagine del dio salvatore, e la stessa funzione del concetto di Trinità. Che questo modello teologico sia nel contempo un modello per l’interpretazione del rapporto uomo/donna, e che sia oggi veicolato non solo dalla Chiesa ma da una infinità di media, pervasivi della vita quotidiana, è il tema su cui bisogna riflettere.
Che tutto questo sia ANCHE un insieme di “valori” che esprimono un punto di vista “maschile” è altrettanto indubbio. Ragione per cui le lotte per l’autodeterminazione del “corpo delle donne” hanno una precisa funzione di denuncia. Ma a me sembra sempre più evidente che non basti rivendicare la necessità di un punto di vista “femminile” sull’intero arco dei problemi personali e sociali, perché ciò che costituisce il punto di forza del modello che abbiamo di fronte è la RELAZIONE tra i due sessi, sono le caratteristiche DEL RAPPORTO tra i due sessi, attraverso cui sono veicolati i cosiddetti “valori cristiani”. Quel rapporto è condizionato dalla “sacralità” che gli si attribuisce, e che discende dal mito della Trinità come struttura fondante della vita. Bisogna abbattere le fondamenta di questo mito se vogliamo costruire e diffondere un diverso modello di relazione, per l’uomo come per la donna. Senza dimenticare che tutti i cosiddetti ruoli “naturali” ( o biologici )dei due sessi, sono in realtà pervasi dall’ideologia di cui stiamo parlando, e sono invece spesso venduti come se fossero determinati da leggi divine.

(da un commento al post Da donna a donna di Bruno S.)

Non hai fatto che il tuo dovere

In Anima libera on 2 maggio 2011 at 17:45

Foto BN di mani intente a scrivere su un quaderno con grafia infantilePremessa alla parte ventunesima
Dicono sempre che ho sempre quella faccia da arrabbiata. C’è un solo motivo per cui non dovrei esserlo? Siete mai corsi a casa con la pagella più bella della scuola, tutti orgogliosi e soprattutto felici di aver finito l’incubo dell’infanzia? Io l’ho fatto e mi sono dovuta rimangiare tanto entusiasmo. Vai a dire poi che ti senti incompresa! Vai a ragionare poi con certi adulti che hanno la sensibilità di un elefante. Mio padre non mi parla mai e allora perché questa volta ha voluto dire la sua? Non se la poteva risparmiare? Non poteva fare come sempre e fingere di non vedermi? Invece no. L’ha detto. Non me l’ha risparmiata, nemmeno per distrazione. “La tua pagella? Non hai fatto che il tuo dovere. Ora dovrai darti da fare. Mamma ha bisogno che la aiuti con i bambini piccoli. Dovrai pensare alla famiglia. Sei una femmina. Questo è il tuo dovere!”

Non ditemi niente per piacere. Io sono una stupida e mi sono sentita morire. Ma non vede che a scuola vado bene, senza fare nessuna fatica, non come quel gnoccolone di Ernesto? Ma lo sa che sono io a fargli i disegni? E ancora io a dirgli cosa scrivere nei temi? E lui passerà al Ginnasio mentre io finirò a cambiare pannolini? Non è possibile, mi rifiuto di accettarlo. Io voglio continuare a studiare. Voglio sapere. Voglio conoscere. Non voglio diventare la serva dei maschi di famiglia e non voglio neppure subire le ingiustizie di sempre. Piuttosto mi ammazzo!
Ma poi le cose si chiariscono ed è lui ad avere la peggio. Per fortuna il Governo ha appena varato una legge per rendere obbligatoria la scuola media. Almeno quella. Pfiiiiuuu! l’ho scampata bella! Certo avrei lottato. Avevo pensato di fare lo sciopero della fame per mostrare che quella cosa che mi veniva imposta era un’ingiustizia. Magari sarei morta di stenti, ma non l’avrei accettato; no! mai.
Io non voglio sposarmi, non voglio avere figli, non voglio avere padroni, non voglio ricatti, obblighi e ostacoli. Essere femmina è una fregatura. Ora lo so con chiarezza. Ti fregano negandoti l’amore. Ti costringono ad essere subordinata. Non hai diritti, non puoi avere desideri. Ma perché ho accettato di rimanere in questo genere? Ma poi avrei mai potuto essere di un altro sesso? Avrei fatto la mia bella figura tra i maschietti. In confronto a loro sono bella, slanciata e furba.
Il Governo mi ha salvato in corner e mi garantisce altri tre anni di studio. Se potessi, andrei a Roma e li bacerei tutti. In realtà se potessi andrei in giro per tutto il mondo. Mio padre c’è rimasto di stucco quando l’ha sentito alla televisione. Lui queste modernità non le capisce proprio. A che serve una donna che studia? Mica deve lavorare. Deve solo aiutare in casa e poi, se è il caso, trovare un marito che la sposi e la mantenga. Che a educarle le donne diventano presuntuose e ribelli. Guarda ‘sta figlia qua, che gli dà tutto questo filo da torcere. Dovrebbe essere più umile e disponibile. Dovrebbe fare il suo dovere. Dovrebbe…
Chi è quel ragazzo col ciuffo e soprattutto dov’è? Non so perché mi sono ritrovata a passare di là anche se non è proprio lungo la mia strada, anzi lo so bene il perché e nemmeno è la prima volta. Lo so che è stupido ma senza dirmelo ho sperato di trovarlo davanti a quell’edicola. In fondo è stata solo una piccola delusione e lo sto già scordando. Ho capito che non mi innamorerò mai, non di un ragazzo; ho troppo da fare. Ho troppo da fare per le frivolezze. O è forse paura?
Sia chiaro, io non mi sposerò e non avrò figli. Andrò a lavorare appena finita la scuola e nessuno mai mi manterrà. Io voglio avere i miei soldi, non chiedere mai agli altri qualcosa che posso procurarmi da sola. Non posso chiedere a nessuno le quattro lire per comperarmi un paio di mutande o un paio di calzini, piuttosto vado a piedi nudi e col culo fuori.
Adesso che sono più tranquilla mi accorgo che al di fuori nel mondo soffiano, invece, venti di guerra. L’America ce l’ha con la Russia, ma se la prende con un’ isoletta come uno sputo che si chiama Cuba. Non capisco che senso ha. Se si devono scornare che lo facciano direttamente. Sono o non sono delle Grandi Potenze? Ma che paura può fare quell’isoletta agli Stati Uniti d’America? Già dal nome si può capire chi è più forte, non vi pare? A me i più forti fanno un baffo. Mi sa che questi potenti sono spaventati ogni volta che si parla di rivoluzione. Sentite come suona bene: la Rivoluzione Cubana, sembra il verso di una canzone.
Però fa paura la questione della guerra atomica. Per quanto cerchi di ragionare che nessuno è così stupido da distruggere l’umanità per il desiderio di essere il più forte, non riesco a farmene una ragione. Ma non si potrebbero parlare invece di ingaggiare tante gare? Io c’ho i muscoli più grossi, io c’ho i missili, e invece io c’ho più bombe atomiche e forse anche più bombe H (che poi esistono davvero?). Io c’ho e io c’ho… sembrano bambini litigiosi. Parlare no, eh? Mettersi d’accordo e migliorare la vita delle persone invece di spendere i soldi per gli armamenti e per la gara dello spazio e troppo per voi?
Bambini al potere. Che poi se ci mettevano i bambini giusti, sarebbe potuta andare molto meglio. Ma lo sapete che il Papa, quello che ha risposto alla mia lettera, ha scomunicato il capo della Rivoluzione Cubana? Si chiama Fidel Castro e ha un barbone nero che però non fa per niente paura. Sembra uno serio, ma non troppo. Mi pare simpatico. Ma che senso ha scomunicare chi magari non si è mai comunicato? Dicono che è perché è comunista. Allora ho pure io qualche speranza. Magari prima o poi mi dicono che mi devono scomunicare e così non vado più a messa la domenica. Sai che liberazione!
Che poi andare a messa sarebbe niente, è andare a catechismo che detesto. Lo sapete com’è. Ti fanno un sacco di domande a cui devi rispondere a memoria. Mica sai cosa stai dicendo. Io a questo gioco sono un fenomeno. Le suore mi hanno fatto una testa così… e a catechismo sono una scheggia. Mica sapevo che c’è pure un concorso per diventare la migliore risponditrice di catechismo. Io l’ho vinto e loro mi hanno detto che adesso ero una “Beniamina” (mai saputo che cavolo significasse) e che mi avrebbero chiamato per la gara regionale. Le olimpiadi del catechismo? Non ci posso credere! Stavolta non mi presento e dico ai miei che ho perso, tanto le suore non ci sono più nel mio orizzonte. A settembre sarò alla scuola pubblica e finalmente mi libererò dalle pinguine.
Ma lo sapete che alla scuola pubblica si fanno anche le ore di religione? Magari sarò anche ossessionata dalla faccenda, ma se fossi di un’altra religione o atea come penso di essere perché dovrei studiare e farmi dare il voto su questa materia? Credo che l’insegnante dovrà sputare sangue. Non avrà compito facile con me.
Per prepararmi alla scuola media ho cominciato a leggere le antologie di Ernesto. Molti racconti sono tratti da libri. E’ un mondo bellissimo. Sto sognando di avere una libreria piena di libri e non limitarmi ad un pezzetto di questi. Ma a casa di libri ce ne sono solo due che ci sono stati regalati da qualcuno che ci doveva odiare: Guerra e pace e i Fratelli Karamazov. Ho tentato di leggerli… ma… beh! non ce l’ho proprio fatta. Probabilmente devo migliorare la mia cultura. Ci sono troppe cose che non so. Troppe che non capisco. Devo diventare migliore altrimenti mi sento esclusa dal mondo. Studiare, leggere e informarmi. E’ solo l’inizio, il resto arriverà.

Ancora su mia madre

In Anima libera on 24 aprile 2011 at 22:30

Foto BN di bambina in braccio alla mamma in battelloPremessa alla parte ventesima
Fuori dalla finestra l’Italia è solo un paesaggio bianco, infarinato come una torta candida. Il mondo è un mondo irreale, parrebbe da favola. La gente che passa cercando di resistere all’aria gelida lascia il segno del suo passaggio. Anche quello verrà cancellato presto. Io guardo quella vecchia foto e mi sembra già la foto di un mondo che sta scomparendo. Non vi siete mai accorti quanto importanti sono le casualità nella vita? Faccio un esempio: nascere con i capelli rossi. Mica sei come gli altri. Anzi, lo sei, ma sono gli altri a vederti diversa. Ancora: il caso mi ha portato in una scuola privata a stretto contatto con delle suore che hanno un quoziente di umanità pari a zero. Metti che fossi andata alla scuola pubblica; magari, avrei notato lo stesso difetto nella solita insegnate zitella. E mi sarei risparmiata di diventare atea così giovane. Poi c’è stata la nascita del Piccoletto. E’ stato forse un caso che quando ha visto sulle scale di casa un prete gli abbia gridato dietro un “Macaco!” senza appello? Che posso dire: “Noi rossi siamo fatti così… improvvisiamo! E lo facciamo bene“.

Ci sono cose che mi sembra si ripetano, come se fossi destinata a viverle due volte. Come se i giorni e gli anni ritornassero a presentarsi. Tutto almeno due volte. Di questo passo non diventerò mai grande. A me mia mamma mi sembra bella. So bene che non ve lo avevo mai detto che mia madre è nata lo stesso giorno e lo stesso anno di Marylin Monroe. Non che questo voglia dire un granché, ma in casa di un ciabattino anche questi particolari fanno sensazione. Che poi tra le due donne c’è ben poco in comune. Mia madre è insicura e spaventata, mentre Marylin si prende tutto quello che vuole. Anche nel modo di vestire non ci sono paragoni, mia madre si fa i vestiti da sé, mentre l’altra… beh! sono proprio diverse. Che poi mia mamma la rivedo piangere cercando di non farsi vedere. Qui qualcosa non torna, e finisco che capisco tutto quando la vedo vomitare e star male. Le influenze non durano settimane. E lei piange e vomita. Se continua così bisogna ricoverarla in ospedale.
Mio padre invece mi sembra vecchio. Sembra il padre di mia madre. Viene il dottore di famiglia che le consiglia di sciogliere un ghiacciolo in bocca, ma appena la sente vomitare le prescrive tre farmaci diversi, uno al mattino, uno al mezzogiorno e uno alla sera. Lei li prende come da copione, ma continua a vomitare più di prima. Ritorna il medico e le prescrive altri medicinali e rendendosi conto che si sta disidratando le attacca una flebo al giorno, ma lei continua imperterrita a vomitare e piangere. Viene chiamato un professore, che le cambia tutti i medicinali, ancora, ma senza risultati. Per fortuna che la natura ci pensa da sola e dopo quattro lunghi mesi, mia madre si riprende e ricomincia a mangiare, ma non smette di piangere.
Il Piccoletto è molto spaventato e mi si attacca alla gonna e non fa un passo senza di me. La mamma sembra sospesa sopra una nuvola e lui è convinto che prima o poi sparirà in cielo. Che schizzerà via come un missile. Inutile tergiversare. Ormai sono grande e l’enciclopedia mi ha spiegato tutto su come nascono i bambini, o almeno così spero. Allora sostituisco la mamma nelle cose di casa e mi prendo cura del Cosino, salvandolo spesso dagli artigli di Ernesto. Guardo quella vecchia foto e mi sembra già la foto di un mondo che sta scomparendo. Chissà se mi assomiglierà la mia nuova sorellina? E se fosse maschio? No! ho deciso sarà femmina. Sarà femmina come me, anche per una questione di giustizia.
Quando imparerà mia madre che ormai sono una donna? Io l’ho anche proposto, a Ernesto, di prendermi la sua età e di dargli la mia, tanto è fin troppo la mia per la sua testa, ma lui ha paura che sotto ci sia un imbroglio. Insomma il pusillanime se la prende sempre con chi è più piccolo e debole, ma se la deve vedere con me. L’altro giorno ho tirato fuori il coltellaccio per tagliare la carne e gli ho detto: “Dai, vieni a prendere il Piccolo se hai coraggio!” e ho sventolato il coltello che neanche Tremalnaik. Ovviamente si è rifugiato dalla mamma a dire che lo stuzzicavo. Ma la mamma che non stava bene non gli ha badato più di tanto e ci ha gridato di smetterla.
Invece io sono preoccupata oltre che per la mamma anche per il mio fratellino perché diventa sempre più dipendente da me. Ogni sera devo accompagnarlo a letto e farlo addormentare cantandogli le canzonette di Sanremo. Adesso che sa parlare quasi decentemente, me lo dice chiaro e tondo: “Tata, non andare via, portami sempre con te.” E adesso come farò a fargli capire che sta arrivando un altro fratellino o sorellina e la nostra mamma non è felice per niente?
Adesso è successo un patatrac, oltre al fatto che Marylin si è suicidata, si dice per amore del presidente degli Stati Uniti, quello che chiamano JFK, o del fratello, non ho ben capito, è scoppiato anche lo scandalo Talidomide. No, Talidomide non è un personaggio importante, o un eroe dei fumetti, ma semplicemente un medicinale antivomito che fa nascere i bambini focomelici. In America lo hanno ritirato dal commercio, ma dopo che sono nati molti bambini malformati. E in Italia? Qui tutto arriva in ritardo. Sia le informazioni che i divieti. Mia madre è impazzita. Non si ricorda più quali medicinali le hanno prescritto e tutti li ha buttati quando non le facevano nessun effetto. E adesso che succederà? Io mi stendo sul lettone vicino a lei e le parlo e subito il Piccoletto si stende vicino a me e mi ascolta. Mi fa sorridere vedere che si muove come mi muovo io. Accavalla i piedini, si gratta la testa, e si arrotola i riccioli come faccio io. La mamma non ci vede, lei ha davvero troppo su cui pensare. “Dai mamma alzati che ti ho preparato un po’ di minestra e poi, se vuoi, ti aiuto con i ferri a fare le scarpine di lana”. Lei scoppia a piangere. Ma che ho detto di male? Oh… porcaccia… le scarpine da fare sono per due piedini e se il nuovo fratellino i piedi non ce li ha? Ma tutte a noi devono capitare?
Non pensate che mia madre sia una che piange sempre, non è del tutto vero, qualche volta l’ho vista sorridere, anche se per la verità non ha dei grandi motivi per ridere. Mio padre, il conte, non è mai presente e anche se lo fosse non ci aiuterebbe ad essere allegri, sembra sempre che abbia inghiottito un manico di scopa. Però ho notato che quando io e il Piccoletto parliamo nel nostro modo assurdo un po’ imitando gli adulti e un po’ in bambinesco lei si rasserena. Certo che siamo bravi a fare il teatrino. Ernesto ci guarda come fossimo due mentecatti e non capisce niente di quello che diciamo. Ma si sa: lui non eccelle in intelligenza. Il farfugliese è il nostro pezzo forte e mamma ad ascoltare e a guardarci a volte si addormenta serena. Piccoletto sostiene che dovremmo perfezionarci nel teatro dell’assurdo, lui lo chiama così. Io gli rispondo che basta che mamma dorma un po’ e che è tutto quello che voglio almeno fino alla nascita del nuovo mocciosetto.
Sono stati mesi da incubo. E da quell’incubo è nata una pargoletta rossa con due stupendi occhi azzurri. La prima cosa che la levatrice ha fatto è stata quella di contare tutte le dita di mani e piedi e di rassicurare mia madre. Perfetta sì, ma anche una perfetta rompipalle. Mai visto una bambina piangere tanto senza nessun motivo. Pargoletta farà degli occhi bellissimi se continua così. Piccoletto che invece è tendente al ridere, le si avvicina e le fa le boccacce, le facce buffe, insomma quelle cose che ai bambini piacciono sempre. Lei lo guarda con gli occhi a pallettone e poi finisce a piangere più forte. Ma riusciranno mai a comunicare quei due?
Se con Piccoletto ho cominciato a parlare subito, con Pargoletta l’unica a parlare è mamma. Si capiscono al volo quelle due. Sarà che son pratiche di lacrime. La reazione di delusione di mio padre era prevedibile: “E’ nata un’altra seppiolina!” ed è finita lì. Possibile che le femmine a lui facciano sempre lo stesso effetto. Le vede, le cataloga e le dimentica. Non lo sa ancora, ma non avrà vita facile. Adesso in casa siamo pari, tre femmine e tre maschi e non intendo lasciare loro troppo spazio. Intanto il piccolo sfugge al barbiere di famiglia. Sono riuscita a fargli crescere i capelli in riccioli nobili e morbidi sulle spalle. Ogni volta che mio padre avvisa che arriva il barbitonsore, io prendo il bambino e corro ai giardini a fargli prendere aria. Così i capelli si allungano e lui assomiglia sempre di più ad una bella bambina. Arriverà il giorno che dovrò farlo rientrare nei ranghi, ma per ora corriamo ai giardinetti gridando: “Signor Nube non avrai il nostro scalpo!”

65) Angeli e Demoni

In Un libro al giorno on 12 agosto 2010 at 8:00

Il fisico Leonardo Vetra sentì odore di carne bruciata. Era la sua. Terrorizzato, alzò gli occhi verso l’ombra scura che incombeva su di lui. “Cosa vuole da me?”
“La password” disse lo sconosciuto con voce aspra. “La parola d’ordine.”
“Ma io non…”
L’uomo gli premette di nuovo sul petto il ferro arroventato, ancora più a fondo. Si udì uno sfrigolio di carne che bruciava.

Soluzione
Titolo: ANGELI E DEMONI
Autore: DAN BROWN
Trama: Robert Langdon (Tom Hanks), un brillante professore di simbologia, viene convocato con urgenza dal Vaticano per decifrare il significato di un simbolo recapitato insieme a una lettera minatoria che sembra ricondurre alla setta degli “Illuminati”, una società segreta costituita da scienziati ed artisti il cui fine è la distruzione totale della Chiesa cattolica. Tutto questo avviene in un momento estremamente delicato, quello della sede vacante, durante il quale si svolge il Conclave per l’elezione del nuovo papa. Sono stati rapiti ben quattro cardinali, tra l’altro i “preferiti” (i più probabili aspiranti al seggio pontificio): il cardinale tedesco Ebner, lo spagnolo Guidera, il cardinale francese Lamasse e l’italiano Aldo Baggia. In un video il misterioso rapitore minaccia di ucciderne uno ogni ora a partire dalle 20:00, per poi distruggere l’intera Chiesa a mezzanotte. Inoltre i quattro cardinali prima di morire verranno marchiati a fuoco con degli ambigramma, raffiguranti le parole Terra, Aria, Fuoco, Acqua.
Langdon, aiutato dalla scienziata italiana Vittoria Vetra (Ayelet Zurer), dal capo delle Guardie Svizzere Richter (Stellan Skarsgård) e dal comandante della Gendarmeria Vaticana Olivetti (Pierfrancesco Favino) si trova a condurre una caccia senza quartiere all’assassino per evitare che gli Illuminati portino a termine il loro piano di distruzione dello Stato Vaticano attraverso l’esplosione di un cilindro di antimateria appositamente trafugato dal CERN e nascosto nel cuore della Basilica di San Pietro.
Il film mostra il percorso di Langdon attraverso gli indizi che scopre man mano. Molto presto Langdon capisce che ogni luogo dove verrà ritrovato una vittima sarà caratterizzato dalla presenza di un’opera di Gianlorenzo Bernini (membro degli Illuminati), sia essa una scultura o una fontana. Il primo cardinale si trova nella “tomba terrena di Santi” (vale a dire la Cappella Chigi nella chiesa di Santa Maria del Popolo). Quando Langdon, che inizialmente pensava che sarebbe stato ucciso nel Pantheon, realizza che il porporato verrà ucciso lì, è ormai troppo tardi: il cardinale Ebner è già stato legato e soffocato (la sua bocca e il suo naso sono ostruiti dalla terra) ed è ricoperto dai topi. Il suo corpo è stato marchiato con l’ambigramma (poiché la scritta capovolta risulta uguale) “earth” (terra), uno dei quattro elementi iniziali.
Dopo questa morte, che la Chiesa non rende pubblica, Langdon nota come un angelo indichi verso sud ovest: salendo su un ponteggio, si accorge che l’unica chiesa che si trova in quella direzione è la Basilica di San Pietro. Arrivano in Piazza San Pietro in tempo dove Langdon riesce a trovare un bassorilievo che però non aveva niente a che fare con l’aria. Dopo qualche istante scoppia una lite fra alcuni fedeli presenti in piazza, ad una bambina cade per terra la sua bambola di pezza. Quando la raccoglie, nota che è piena di sangue. Al centro della piazza, nei pressi dell’obelisco di San Pietro, giace il secondo cardinale (ai piedi dell’obelisco vi è il West Ponente, bassorilievo del Bernini rappresentante il vento). Vittoria tenta di praticargli la respirazione bocca a bocca, ma quando soffia, un fiotto di sangue schizza in faccia a Langdon: il cardinale Lamasse è morto; gli sono stati perforati i polmoni e sul petto ha un marchio, “air” (aria), un altro degli elementi iniziali.
Per capire dove si trova il terzo cardinale, Langdon ha bisogno di consultare di nuovo dei documenti negli archivi Vaticani, come nel caso del primo cardinale. Mentre si trova lì, viene tolta la corrente a quel settore e viene a mancare ossigeno. Per fortuna riesce a far cadere uno scaffale contro il vetro che, dopo qualche secondo, si rompe e gli permette di tornare a respirare. Scopre con qualche difficoltà che il luogo del prossimo omicidio è la Chiesa di Santa Maria della Vittoria (dove si trova l’Estasi di Santa Teresa del Bernini): vi si reca subito e trova davanti a se una scena raccapricciante. Trova il terzo cardinale, appeso con delle catene su di una catasta infuocata e marchiato con “fire” (fuoco) sul petto. È accompagnato dalla Gendarmeria Vaticana, ma l’assassino ha una pistola con silenziatore, che usa per uccidere tutti quelli che trova, fra cui il comandante Olivetti, e prima che arrivino le guardie manomette l’estintore. Intanto Langdon stacca la catena, ma non avendo più chi gli tiene ferma la scala, la fa scivolare, lasciando cadere il cardinale Guidera completamente nel fuoco che, in pochi secondi, lo arde completamente. Langdon riesce a salvarsi precipitando in una cripta al di sotto di una bara.
Il quarto luogo coinvolto è la Fontana dei Quattro Fiumi. Arriva in tempo anche qui, accompagnato da due carabinieri che l’assassino fredda liquidandoli in poco tempo. Alle 23 esatte il cardinale Aldo Baggia, il quarto, viene gettato nella fontana. Langdon si tuffa gridando per avere aiuto. Il cardinale è legato ad una barella molto pesante che ne ostacola anche il respiro, per cui non può riemergere. Langdon si accorge che c’è un tubo sul fondo della fontana e lo usa per ridare un po’ di ossigeno al cardinale che stava per morire. Langdon, ormai all’estremo di tutte le sue forze chiede aiuto e si tuffano nella fontana anche altre persone, cosicché il cardinale possa essere tirato fuori dalla fontana. È marchiato con la parola “water” (acqua).
L’ultima chiesa sarà quella dove si riunivano in gran segreto gli Illuminati nei secoli precedenti: Castel Sant’Angelo, a pochi passi dal Vaticano. I protagonisti lo raggiungono in breve accompagnati dal Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri, e scoprono anche un passaggio che conduce direttamente in Vaticano trovando così la chiesa dell’illuminazione. Intanto il killer fugge da Castel Sant’Angelo dopo aver incassato elettronicamente il suo compenso e acquistato dei biglietti aerei per dileguarsi, ma una volta messa in moto l’auto esplode a causa di una bomba inserita dal vero organizzatore della cospirazione per non lasciare testimoni. I protagonisti si accorgono però che gli antichi marchi erano cinque e non quattro. Il quinto marchio erano 2 chiavi incrociate, l’antico simbolo del papato. Langdon capisce che prima di distruggere il Vaticano, gli illuminati intendono uccidere e marchiare il papa. Attraverso l’antica via di fuga che conduce al vaticano, riescono a sventare l’omicidio del camerlengo Patrick McKenna (Ewan McGregor): egli giace a terra, con il petto marchiato a fuoco con il simbolo delle chiavi di San Pietro rovesciate, mentre Richter è davanti a lui con una pistola in pugno; Richter viene ucciso dalle guardie, mentre Langdon e gli altri riescono a ritrovare la bomba, che si trovava nella tomba di San Pietro, il fondatore della chiesa. La bomba sta quasi per scoppiare e la dottoressa Vetra asserisce che non è possibile disinnescarla senza rischiare di farla esplodere: il camerlengo allora, che in gioventù si era arruolato nell’aviazione italiana, con un atto di grande coraggio decolla a bordo di un elicottero e, a rischio della sua stessa vita, lo porta in alta quota per poi inserire l’autopilota e paracadutarsi solo quando il velivolo è a debita distanza da piazza San Pietro, gremita di fedeli.
Dopo aver fatto esplodere la bomba in aria, tutto sembra risolto, Ma Langdon, visionando nuovamente le registrazioni effettuate dalla sicurezza dentro la stanza del papa, scopre che il complotto era stato organizzato dal camerlengo (che aveva anche avvelenato a suo tempo il papa, suo padre adottivo): Richter aveva capito tutto e si era introdotto nella sua stanza per smascherarlo e accusarlo degli omicidi, ma il camerlengo si era marchiato a fuoco da solo il proprio petto; Richter, incredulo, non era riuscito a professare la propria innocenza in tempo quando le guardie, irrompendo nella sala, lo avevano ucciso vedendolo con la pistola in mano e credendolo il responsabile di tutto. Il camerlengo, che alcuni cardinali avrebbero voluto eleggere papa per via del suo eroismo, appena viene smascherato preferisce darsi fuoco e morire. L’indomani mattina viene eletto papa il cardinale Aldo Baggia (l’unico dei “preferiti” sopravvissuto agli omicidi della notte precedente), con il nome di Luca I: in questo modo egli spera di conciliare una volta per tutte scienza e fede (l’evangelista Luca era un medico). Langdon, oltre a ricevere la gratitudine di tutti, ottiene finalmente in prestito un prezioso e antico libro, in possesso della Biblioteca Vaticana, che gli servirà per le sue ricerche.

30) Signor Giudice

In Una canzone al giorno on 7 luglio 2010 at 14:32

Signor giudice
Le stelle sono chiare
Per chi le può vedere
Magari stando al mare
Signor giudice
Chissà chissà che sole
Si copra per favore
Che le può fare male
Immaginiamo che avrà
Cose più grandi di noi
Forse una moglie
Troppo giovane
E ci scusiamo con lei
D’importunarla così
Ma ci capisca
In fondo siamo uomini così così
Abbiamo donne abbiamo amici così così
Leggiamo poco leggiamo libri così così
E nelle foto veniamo sempre così così
Signor giudice
Lei venga quando vuole
Più ci farà aspettare
Più sarà bello uscire
Signor giudice
Si compri il costumino si mangi l’arancino
coi suo pomodorino
Noi siamo tanti siam qua, già la chiamiamo papà
Di quei papà
Che non si conoscono
Quel giorno quando verrà giudichi senza pietà
Ci vergogniamo tanto d’essere uomini
così così
Sogniamo poco sogniamo sogni così così
Abbiamo nonne abbiamo mamme così così
E quasi sempre sposiamo mogli così così
Se ci riusciamo facciamo figli così così
Abbiamo tutti le stesse facce così così
Viaggiamo poco, vediamo posti così così
Ed ogni sera ci ritroviamo così così
Signor giudice noi siamo quel che siamo
Ma l’ala di un gabbiano può far volar lontano
Signor giudice qui il tempo scorre piano
Ma noi che l’adoriamo coi tempo ci giochiamo
L’ombra sul muro non è una regola
Però ci fai l’amore per abitudine
Lei certamente farà quello che è giusto
Per noi che ci fidiamo e continuiamo
A vivere così così così
Sappiamo poco sappiamo cose così così
Ci accontentiamo perché noi siamo così così
A casa nostra ci sono quadri così così
E se c’è sole è sempre sole così così
Sogniamo poco sogniamo sogni così così
E nelle foto veniamo sempre così così
Ed ogni sera ci ritroviamo così così

Soluzione

Titolo: SIGNOR GIUDICE

Cantautore: ROBERTO VECCHIONI

Se questo è il mondo…

In Anomalie, politica, Religione on 12 aprile 2010 at 15:40

Stamattina pensavo agli infiniti stimoli (leggasi “conati”) che le faccende di questo mondo mi suggeriscono. Per esempio seguo schifata le varie giustificazioni e le alzate di scudi che gli alti prelati della Chiesa cattolica pongono come sbarramento allo sfascio di questo millenario “corpo”. Sembra proprio che di corpo corrotto e deviato si tratti. Di questo è fatto il quotidiano “chiacchiericcio” demente di certi personaggi che, per difendere posizioni indifendibili, perdono l’amor proprio nonché la faccia. Ma il problema è a scapito di chi? Non certo di un Papa a dire il vero non molto amato che, malgrado il dogma della fede, sulla sua infallibilità spirituale, si trova a dover giustificare una fallibilità umana e religiosa oltremodo oltraggiosa. La domanda è d’obbligo: perché preoccuparsi di tutti quei poveri bambini non nati, a causa di madri debosciate ed assassine, che li hanno abortiti e non delle centinaia e centinaia di vittime innocenti dei soprusi dei preti pedofili? Per i primi l’orrore non c’è stato e non ci sarà mai più, per i secondi invece tutta la vita, che hanno avuto e avranno, non basterà a cancellare tanta infamia. Non voglia poi quel loro Dio, facile ad adattarsi alle situazioni, che non preveda il ripetersi della loro storia e non li trasformi in mostri dal comportamento simile. Allora sì che la diffusione del male sarà a moltiplicazione geometrica. Altro che Diavolo in Vaticano. Il male si diffonderà come un virus letale. E questo la Chiesa, per pararsi il culo, non lo dice e soprattutto non lo persegue. Ma si sa, la colpa è del popolo ebraico che non ha altro da fare che inventare fandonie per liberarsi della divinità fatta uomo. Non solo bisogna far attenzione perché i pedofili son tanti, milioni di milioni, come le stelle del salame, e suddivisi in categorie, quindi perché prendersela solo con i preti e non piuttosto con i ragionieri o i saldatori? Che poi a pensarci bene i ragionieri una pagina sporca ce l’hanno…
Ma se ogni giorno ci beviamo queste splendide secchiate di cacca, non possiamo fare a meno di aggiungerci dei tramezzini di “merde” e uso il francese proprio perché è dai francesi che il “nostro” ha preso l’ispirazione. Forse non vi eravate accorti che il governo non aveva sufficiente potere, forse pensavate che possedere tante televisioni, tanti giornali e giornalisti (non vorrei offenderne l’Ordine chiamandoli giornalisti) bastasse alla concupiscente voglia del Capo Supremo (che se mi sente chiamarlo così, sono certa di provocargli un orgasmo). Eh no cari miei, Lui non si accontenta, vorrebbe fare le riforme e pure condivise, ma… proprio non ce la fa, Lui non ha tempo per aspettare, la corona di re la vuole subito e se non gliela danno subito se la compra con i soldi suoi.
Qualcuno si dimena, ma fa la figura del pesce nel barile. Qualcuno parla, ma farebbe meglio a tacere. Anche per fare l’opposizione ci vogliono le palle e mica si comprano al mercato le palle, in genere ci si nasce, anche se dello stampo di quelli con le cose al posto giusto, se ne è persa la forma.
Voi direte: “Embè, tutto qui?” E no cari miei non finisce qui la nuotata. Una secchiata e due o tre tramezzini e poi via in un mare di merda. Esiste anche l’affare “Emergency”. Come si poteva eliminare quell’ospedale messo lì a controllare l’umanità di una guerra? Ma dai è semplice, lo fanno tutti i poliziotti del mondo, ecchè non avete mai visto un telefilm? Si filma il ritrovamento di droga, armi e qualche volta anche bombe, che come si sa sono sempre tenute dentro al cassetto sia negli ospedali di pronta emergenza che nelle scuole durante i G8.
Avete il vomito anche voi?
Beh se non l’avete vuol dire che il vostro stomaco è foderato da una bella spanna di pelo e vi consiglio la carriera ecclesiastica oppure quella politica, ché negli ultimi tempi poca differenza fa.
Se questo è il mondo… per favore fermatelo che io voglio scendere.

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