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Un momento di pace…

In amore, Anomalie, Religione, Viaggi on 16 gennaio 2013 at 10:49

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Strano, eh! trovare un vero e rasserenante momento di pace in un luogo fuori del tempo, immerso in una religiosità che non è mia, in quella  fede religiosa di cui io sono malamente dotata?
E’ mattina presto, c’è il sole dorato di Gerusalemme, il ruolino di marcia è: andare a visitare “la spianata delle moschee“, ma bisogna far presto: c’è una coda lunga da superare e anche i controlli. A quelli ormai ci stiamo facendo l’abitudine.
Ritorno a dire che la giornate è bellissima e calda e la coda è lunga. Le entrate sono due una per il Muro del Pianto che si trova sotto e l’altra per “la spianata”. Un’entrata vuota e l’altra piena, una vede solo qualche pastrano nero e un solo sesso: maschio. Ma le donne possono andare a pregare al Muro del Pianto? Suppongo di sì, ma non ne vedo. Però ricordo che il primo giorno avevo colto con la macchina fotografica donne soldato, col mitra in mano, che passeggiavano ridendo sullo spiazzo antistante. Va beh! forse le donne oggi non hanno tempo per queste fesserie e perdite di tempo.
Intanto la coda si allunga e dal controllo tornano indietro alcune persone. Un prete italiano ci spiega che lì non si può entrare con simboli, testi e esibizioni di altre religioni. In effetti tornano alcune suore e altri che non hanno un’aria particolare, mah! chissà perchè non li hanno fatti entrare. Ma io entro, non porto il segno della mia agnosticità, ma sicuramente il marchio della mia curiosità. Diffido dei luoghi di culto, mi sembrano falsi e posticci, come alla Chiesa del Santo Sepolcro, dove le pie donne e i bambini ungono di olio profumato una pietra. Espressioni che trovo imbarazzanti, ma lecite. Luoghi che trovo troppo grondanti di simboli. E invece qui ci troviamo immersi in una luce fantasticamente d’oro puro, nel silenzio e nella vera pace di un luogo di pace.
Lo spazio è grandissimo architettonicamente diviso su due livelli, nel primo, il più basso, ci sono alberi sotto i quali sostare per pensare e pregare.
La vera spianata, quella più alta è enorme, in centro troneggia la moschea bellissima dalla cupola d’ora e dalle decorazioni azzurre, Al Aqsa, la rocca, che davvero regala agli occhi un senso di abbagliamento e all’animo una sensazione di serenità e sicurezza.
Io non sono sensibili alla spiritualità della religione, io sono agnostica e amo la natura e le cose belle e l’unica fede che porto e quella dell’uguaglianza degli uomini in questa terra, in cui viviamo questa vita terrena, ogni altra cosa che riguarda l’aldilà, non riguarda me… io sono per il qui, ora. Ma a camminare sulla spianata, lontano da tutto e tutti… beh! lì qualcosa c’era anche se non sapevo se c’entrasse la spiritualità religiosa oppure l’amore per il bello e il trascendente.
Ora capivo cosa fosse accaduto nell’animo dei palestinesi, quando Sharon con il suo fare sprezzante e provocatorio era entrato nella spianata con le armi (e 700 soldati), facendo sparare tra gli occhi alle persone e passeggiando con fare da padrone, dove la pace non c’era più.
Si levarono i sassi contro i mitra e i cannoni e si levarono i pugni contro i carriarmati e i bulldozer: la seconda intifada… una nuova Nakba.
In quella luce e nell’aria tersa e silenziosa dove neppure il vento ha voce, si alzano dai minareti intorno, le voci dei muezzin, non sono suoni fastidiosi, si sposano bene con l’umore della splendida mattinata. Resti lì sospesa a mezz’aria, con un sorriso beato sulle labbra, che posto fantastico, che momento indimenticabile…
Ma una musichetta tipo marcia militare sale da sotto le antiche mura. Non posso credere alle mie orecchie, c’è chi disturba quel momento di perfezione assoluta con una stupida canzoncina da soldatini di stagno. Forse capisco male, forse è solo una parola in quella lingua inventata che assomiglia a “fidelis” in latino, ma se fosse così? Se usassero una lingua più universale dell’inglese per dire che è la loro di fede che vincerà? Non so, non capisco, per me è solo invidia, per me è che si rendono conto che Gerusalemme è più araba e romana che israelitica, di Israele ci stanno solo i segni del potere: edifici imponenti in quello stile tardo fascista, in quelle bandiere da gioco del RisiKo che sventolano sopra le case palestinesi e sopra quelle fortezze inespugnabili senza bellezza nè leggerezza, ornate solo dal merletto dei campanili e dei minareti slanciati nel sole dell’oriente a certificare che malgrado le crociate sanguinarie, oggi lì la fede, convive senza bisogno di armi in pugno e di canzoni da parate.
Ora è tempo di partire… il viaggio continua verso i territori della zona A, dove i palestinesi costruiscono e gli israeliani demoliscono in un gioco assurdo delle parti.
Questo viaggio mi sta prendendo nell’anima.

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Ah l’invidia… questo strano sentimento che…

In Anomalie, personale on 7 dicembre 2012 at 16:41

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L’invidia è un sentimento latente che agisce di solito in maniera silenziosa e indiretta. Ciò non toglie che esso raggiunga livelli di intensità molto elevati, inducendo l’invidioso a soffrire profondamente. Essendo un sentimento non manifesto, non dichiarato, non definito e chiaro come possono esserlo la gioia o l’affetto, esso viene a volte confuso con altre emozioni. L’invidioso, dunque, non sempre è consapevole di esserlo. Va anche aggiunto che l’invidia può essere rivolta verso una persona, o un gruppo di persone in particolare, oppure essere generalizzata. Un’invidia generalizzata è devastante in quanto rende la persona perennemente insoddisfatta e sofferente, e continuamente alla ricerca di un che di indefinito che nella sua personale visione delle cose dovrebbe colmare il senso di bisogno che prova. L’invidia diviene manifesta quando il suo livello di intensità giunge a picchi talmente elevati da spingere la persona ad agire contro gli altri. L’invidioso più accanito, infatti, non si accontenta di ottenere ciò che appartiene ad altri, ma desidera al tempo stesso che le persone da esso invidiate perdano ciò che possiedono. A questo punto il termine “invidia” dovrebbe forse essere sostituito con un altro più appropriato, come ad esempio “malignità” o “perfidia”.  Tuttavia l’invidia, prima di colpire persone esterne, agisce sull’invidioso stesso generandogli grande tormento. Vivere in un costante bisogno di avere ciò che non si possiede fa soffrire intensamente. http://www.nienteansia.it/test/test-invidia.html

Cercando i sinonimi di invidia trovo anche: gelosia, livore, malevolenza, rivalità.

“Non invidio la persona che diventa a sua insaputa oggetto di invidia, come non invidio chi prova questo sentimento così potentemente usurante.”
Usare comunemente questo termine “non invidio” vuol dire che il suo contrario, ossia “invidio” è un sentimento molto più comune di quello che si pensa. Personalmente non ho mai pensato di conoscere persone invidiose, forse è proprio perchè, mi è difficile accettare che ci siano persone che si rovinino la vita per questa malattia senza cura, e poi perché, che senso ha?
Un giorno, però, ho dovuto ricredermi, per quanto mi sembrasse strano e senza senso il livore che quella persona ha manifestato per me, tutto quello che ha fatto e come lo ha fatto mi ha messo nelle condizioni di analizzare questo sentimento in tutte le sue sfumature peggiori.
L’invidia non consente requie, il tempo non serve a dimenticare, anzi l’odio e la repulsione, col passare del tempo, diventano sempre più forti ed esasperati anche se immotivatamente.
Difficilissimo è porre rimedio o fine a questo sentimento. Un tentativo può essere quello di cadere dalla considerazione del mondo intero ed essere cancellato anche dalla memoria di ogni essere umano, solo che l’invidioso avrà sempre la percezione della tua esistenza, anche se passata, e seppur godendo delle tue disgrazie, resterà insoddisfatto perchè in un qualsiasi momento della sua vita, qualcuno potrebbe mettere in pericolo, ancora una volta, la sua posizione. Tu rimani il simbolo delle sue ansie e cercherà sempre di screditarti e di farti il vuoto intorno, anche con sistemi poco ortodossi, come la calunnia e l’infamia.
Imparare a convivere con gli invidiosi è impossibile. Non verrà mai il giorno in cui l’invidioso si accorgerà di aver provato un sentimento inutile e deleterio, per la sua stessa vita, non ammetterà mai che aver odiato così tanto una persona qualsiasi, e solo per questo suo sentimento, l’ha resa più grande e più importante di quello che era. Non saprà accorgersi mai di aver perduto inutilmente tempo ed energie, di aver bruciato nel suo fuoco dell’odio con ogni probabilità anche la sua credibilità. Ma che ci possiamo fare??? Mica siamo invidiosi noi. Mica siamo nati per distruggere il mondo. Non abbiamo nè memoria così lunga nè così tanta malignità da tenere vivo simile ardore. Saremo persone piccole senza dignità, ma se la grandezza la devo misurare attraverso la perfidia che genera, che ne so… preferisco vivere 🙂

Certe donne…

In Donne on 12 ottobre 2011 at 21:48


Stamattina ho passato un po’ di tempo a leggere in rete notizie e post di blogger amiche. Tutto attorno al tema “donne…” Che poi le donne non sono tutte uguali, come non lo sono gli uomini, ci mancherebbe! Il mondo sarebbe una noia fatto di tanti manichini tutti uguali. Per fortuna o per disdetta il mondo è variegato e le donne pure. Se poi viaggi in rete, ne senti di tutti i colori, ma basta anche parlare con le amiche o assistere a qualche convegno per avere una idea più precisa.
Faccio un esempio: alcuni giorni fa ironizzavo su di una tale Terry che avrebbe potuto vendere la madre per frequentare gli ambienti giusti, quelli che ti consentono di fare la “bella vita”, tanto per capirla e che ha messo e mette il suo corpo a disposizione degli altri a scopo di lucro. Contemporaneamente sono andata a vedere il film di Simone Betton “Rachel” che parla della giovane attivista americana Rachel Corrie morta sotto un bulldozer mentre tentava di fermare la demolizione di case palestinesi nel territorio di Gaza. Ragazza, carina e fragile, che metteva il suo corpo quale barriera tra l’ingiustizia e i perseguitati, senza nessun tornaconto se non quello di sentirsi almeno utile in un mondo che se ne frega degli altri.
Sembra difficile avvicinare queste due tipi di donne ed in effetti lo è, sinceramente non lo tento nemmeno. Sempre di donne parliamo, ma di donne con valori completamente diversi, cresciute in modo diverso. Persone che hanno nutrito i loro corpi per scopi diversi, che hanno saputo dare di loro la parte migliore che avevano.
Ora non ci resta che capire quale sia la parte migliore di una donna e, sebbene comprenda che qualcuno, senza farsi sentire, ha pensato che parlassi della patonza, confesserò che invece intendevo: il cuore, la generosità e l’impegno.
Cuore contro patonza = 3 a 0
Inevitabilmente io sto dalla parte dell’impegno, dalla parte delle donne che sbagliano, ma che lo fanno con il cuore. Con quelle che crescono i figli nelle difficoltà, in cattività e senza sostegno. Quelle che lottano per la loro vita e la loro libertà e quelle che si dannano per i figli e a volte per i compagni meritevoli, oppure per niente, come succede spesso nella vita.
Molte volte sono stata giudicata dalle donne: sprezzante o altezzosa e dagli uomini, in qualche modo, poco femminile. Con quelle donne io non ho molto da condividere e non riesco a provare quell’empatia che in genere mi contraddistingue e così anche con quegli uomini non sono me stessa, rilassata e disponibile com’è nella mia natura. Certe donne sanno dare il meglio di sé solo in certe condizioni.
Ci sono donne schive che diventano leonesse per difendere i loro bambini e donne intelligenti che rinuncerebbero alla loro dignità per un adeguato tornaconto. Come si fa a parlare di un genere unico, come se fosse un’unica persona o come se avesse un’unica personalità? Le donne sono tante ed è impossibile etichettarle in un unico contenitore. Altrimenti dovremo farci entrare dentro alcune donne con certe qualità e altre con qualità diametralmente opposte. Come ad esempio le donne madri e quelle che sopportano solo da lontano i figli degli altri, ma anche chi non considera minimamente la maternità e chi pure odia i bambini. Suppongo che quando si parla di Donne io penso che si stia parlando di certe donne ma è un errore, un immaginario tutto mio che cancella le tipologie di donne che per me risultano inaccettabili.
Ricordo un giorno che stavo al mercato della mia città distribuendo, con delle amiche, un opuscoletto sulle richieste in ambito locale e nazionale, per veder riconosciuti di più i diritti di genere e anche per richiedere di migliorare dei servizi necessari al quotidiano, come assistenza all’infanzia, alla vecchiaia e alla parte debole della società. Una vecchia segaligna e acida si è fermata e ci ha riempito di parolacce: “Ma cosa volete? Più Libertà? Ma non vedete che ne avete anche troppa. Tornatevene a casa, come si è sempre fatto. A voi non basta, volete andare a lavorare per fare le puttane e lasciare i vostri bambini abbandonati da soli. Hanno ragione i vostri mariti a darvele, e a chiudervi in casa. (E tanto per cacciarcelo bene in testa) Siete tutte puttane!” Sia chiaro che a volantinare erano tre donne per la cui età, la fertilità era un ricordo ormai lontano. Comunque questo dimostra che le donne si dividono in “certe” e in “certe altre” e molto spesso le une sono le nemiche acerrime delle altre. Per quale motivo? Non saprei, ma ho il sospetto che c’entri molto spesso l’invidia e su questo devo dare ragione alla Terry nazionale che di patonze e di invidie lei se ne intende un sacco.

Accecate dall’invidia.

In Donne, Ironia, uomini on 20 settembre 2011 at 14:18

Da ieri, ma con valore retroattivo, mi è stato detto che noi donne italiane, di fronte alla “bellezza di successo”, ossia quella che porta alla presenza e al letto degli alti vertici dello Stato, abbiamo una reazione di bieca invidia. La cosa mi ha messo sul chivalà. Ma allora è bassa invidia guardare certi personaggi importanti come dei voraci predatori, dall’aria schifosamente viscida e inaffrontabile? Voglio dire è tutta invidia quella che provo per la “escort” di turno, che si intasca l’obolo per la sua bellezza? Insomma il mio rammarico è che non ho più il fisico e l’età per essere passata di mano, usata e stropicciata da quattro vecchi bavosi? Già, non lo sapevo, che il desiderio repesso della mia vita è sempre stato quello di entrare a Palazzo da bipede e finire la serata da materasso, che poi mica basta stendersi cara Terry De Nicolò, bisogna pure “attivarsi” in modo concreto e forsennato. Il successo a quel livello porta molto spesso ad una grande faticaccia, che ti viene riconosciuta certamente nella bustarella finale, ma la fatica resta e lo schifo pure. Non sarà mica anche questa colpa della nostra assurda invidia?
Francamente, con tutte le differenze del caso, mica perché non fossi caruccia, ma perché mi veniva offerto un lavoro di responsabilità, come coordinatrice nell’Ufficio Stampa e come PV (che starebbe per porta voce) nella segreteria di un noto politico locale, mi sono trovata nell’evenienza di rifiutare, ringraziando sentitamente. Un “lavoro” di quel genere non mi era congeniale, sai com’è: l’invidia…! Ma non volevo rischiare di trovarmi le sante mani di questo grande “personaggio di successo” in luoghi molto privati, magari in cambio di qualche bella cena in buona compagnia, che tra parentesi, da questo attacco avrei anche saputo difendermi. Quello che per me era inaccettabile, ma forse per te cara Terry è una bazzeccola, sarebbe stato mettere a servizio di una causa e di un uomo per cui non avevo la minima stima e considerazione, la mia modesta intelligenza e competenza. Ma si sa, la bellezza sfuma e bisogna farla fruttare. Hai ragione bella mia, noi donne comuni non facciamo che roderci tutte le notti per i vostri trionfi di belle “patonze”. Ma cosa vuoi abbiamo almeno una consolazione: all’arrivo della prima ruga ci risparmiamo la fatica e la spesa di un tempestivo suicidio senza appello. Sarà poco, ma è quello che mi consente di diventare serenamente vecchia e di non dovermi sputare su di un occhio ogni volta che mi guardo ad uno specchio.

Col tempo sai, tutto se ne va…

In Amici, amore on 6 luglio 2010 at 17:25

Non ci aveva mai pensato prima. E poi cosa serviva pensarci? Ormai era passato così tanto tempo, inoltre aveva superato di molto la gioventù, soprattutto quella gioventù. Non è che quei tempi, quelli d’allora, per intenderci, erano diversi e che i giovani di allora erano diversi di quelli di oggi. Ma allora i giovani avevano grandi sogni e pensavano di essere immortali. Soprattutto erano sicuri di passare alla storia, un’epoca così non si sarebbe vista mai. In qualche modo avevano ragione. Per altri versi invece, di quel tempo, è passata alla storia solo la violenza della provocazione e quella della reazione.
Comunque ormai non ci pensava più. Era passato tanto tempo e tanta acqua sotto i ponti. Una vita in mezzo e nessun desiderio di ripensare alla ragazza che era allora. Lei si sentiva molto cambiata e l’età sicuramente contribuiva a farla sentire diversa, ma aveva da pensare ai problemi di tutti i giorni, alle difficoltà.
Non si chiedeva mai perché lo trovava sulla sua strada. La strada è di tutti, si sa. Ma perché lui e non altri tra quelli che appartenevano a quei tempi? Lui era stato diverso. Non che fosse stato così diverso da restarle impresso nella memoria, anzi, di quel tempo le era rimasta un’idea abbastanza qualunque, messa lì, per non dare fastidio. Certo che qualche idea su di lui l’avrebbe dovuta avere, se non altro perché era stata una storia lunga e forse importante. Si sarebbe dovuta ricordare quegli anni, certo per quello che avevano significato nel politico, ma anche nel privato, perché lei tutto sommato non aveva ancora mai detto di aver sprecato così tanto tempo insieme a lui.
Lo vedeva sulla sua strada in luoghi che si ripetevano con troppa precisa casualità. Si giustificava lui, come se lei avesse potuto trovare da ridire nel fermarsi a parlare. –Vuoi un caffè?– –E perché no?– –Fermati un momento.– –Beh! solo un momento perché ho un impegno.– e poi se lei glielo consentiva l’accompagnava fino a che non poteva che andarsene.
Così aveva continuato ad avere sue notizie, anche se alla fine le scordava dopo qualche giorno. Ormai le loro vite erano separate e non avevano niente da dirsi.
Lei non avevo mai notato, se non dopo aver ricostruito quella storia, e per puro caso, che le passava solo le notizie che lo dipingevano in un’aura di uomo di successo. Solo quello che secondo lui era giusto che sapesse, solo quello che pensava l’avrebbe riempita di invidia e rimpianti. Non si era posto il problema che lei non fosse sensibile a questi stimoli, lei non soffriva degli stessi sentimenti di rivalsa di cui lui era pieno. Era così che le passò l’informazione: –Lo sai, mi sono fatto la barca!– L’aveva guardato con maggior attenzione cercando di non farsi vedere che le scappava da ridere. Non era più una ragazza ingenua e quella vanità lo aveva reso, ai suoi occhi, improvvisamente scoperto, fragile e vulnerabile, se non anche un po’ ridicolo. Che senso aveva farsi bello di una barca? Neanche immaginava cosa taceva lei per non farsi bella davanti ai suoi occhi. Sarebbe stato di cattivo gusto fargli percepire che lei poteva permettersi molto di più e se non lo faceva era solo per scelta e per riservatezza.
Poi c’era stato un incontro diverso che le aveva cambiato la vita. Aveva ritrovato Michele e questo diceva tutto. Si erano ritrovati quei due ragazzi che facevano coppia prima che lui l’avesse pretesa per sé. Fu allora che tra una parola e un’altra, tra una carezza e un bacio Rossana chiese a Michele di essere perdonata per quel gesto di cui non era andata fiera e che non aveva mai pienamente dimenticato. Il loro nuovo amore aveva rispolverato lettere e un vecchio diario che aveva scandito la loro storia giovanile.
Michele pensava di non aver niente da perdonare a nessuno, lei di questo non ne era mai stata convinta. Era certa che avrebbe dovuto perdonare il suo migliore amico se gli rubò la ragazza, di questo era certa, quel caro amico che non si era scusato e non pensava affatto di avergli fatto una vera carognata. Da parte sua Rossana sapeva che quel caro amico si era comportato come se prendersi lei fosse un suo imprescindibile diritto. A parlarne i fatti si fecero meno confusi e il gioco divenne più scoperto. Persino alla fine, dopo che lei lo aveva lasciato stanca di sentirsi isolata dopo che la sua presunzione e gelosia l’aveva allontanata da tutti e le aveva creato il deserto attorno, si era preso un’ulteriore rivincita su Michele: aveva creato l’ultimo ostacolo per separarli definitivamente. E loro ci erano caduti. Lui aveva vinto un’altra volta. Era stato impossibile restare amici; ma dopo quello furono lontani anni luce.
Questo il caro amico aveva costruito dentro il suo misero mondo di valori presi a prestito. Non poteva essere bello per sé e rubava la bellezza agli altri. Il suo gioco era stato sporco e Rossana e Michele si guardavano stupiti per essere stati raggirati così meticolosamente. –Stupida! Che stupida!– continuava a ripetersi lei, non l’avrebbe mai pensato così meschino.
Però ormai sapeva che gli incontri precedenti non erano stati casuali, che l’avrebbe incontrato ancora un’altra volta e pure presto, molto presto. Ormai sapeva qual era l’anello che avrebbe ceduto. La notizia del loro ricongiungimento sarebbe volata in un nanosecondo. E come altre volte lui avrebbe saputo dove trovarla. Così fu.
Lui l’aveva fermata e sembrava ancora una volta casuale. La scusa ancora più banale del solito. Rossana non amava prendersi delle soddisfazioni, non per lei, ma la rendeva felice restituire la pariglia a favore di Michele. Lui si era preparato la sua storiellina e lei l’aveva ascoltata in silenzio, forse i suoi occhi non assecondavano quel mezzo sorriso di circostanza. Lui era a disagio, tanto che raccontò molto di più di quello che avrebbe voluto. Gli sfuggi una serie di sventure da sfigato e la perdita di quella barca tanto amata. Era così pieno di sé che non si accorgeva che lei lo lasciava a bocca asciutta di notizie. E quelle notizie lui le voleva sapere perché l’aveva voluta vedere col solo intento di sapere. Solo? Forse anche no? Lui voleva sapere se ancora per lui ci fosse una possibilità, anche piccola. Ci aveva sempre sperato, ma lei non gli aveva mai dato un solo piccolo motivo per pensarlo. Ma ora che Michele era tornato niente e nessuno questa volta avrebbe potuto rubare la sua ragazza.
Col tempo sai, le cose importanti restano a galla, tutto il resto, come cianfrusaglie inutili, vanno a fondo come in un naufragio.

Quanta passione la vita, quanta passion….

In Amici, amore, Anomalie, uomini on 28 aprile 2010 at 21:48

Avevo sempre pensato che fosse il fatto di essere il fratello piccolo, non di statura ovviamente, ma il fratello minore. La differenza non era poi molta, ma era di qualità. La mia nascita, per la famiglia, era stata una benedizione di dio. Le cose erano finalmente cambiate e mio padre aveva trovato un lavoro che consentiva di vivere decentemente. Quando Marco è arrivato inatteso  tutto andava storto e mamma avrebbe preferito abortire, ma per fortuna dopo qualche anno è arrivato il suo figliolino bello, io, Matteo, e le cose sono andate a posto. Marco non è mai stato bello, a differenza di me, che ho sempre avuto un’aria scanzonata che conquista le donne. No! Non si poteva dire bello, per quanto non fosse il tipo da passare inosservato. Aveva davvero un sacco di amici che lo incensavano: Marco qui, Marco lì, com’è bravo, com’è intelligente… avessero immaginato come andava a finire! Aveva delle doti, o meglio dei gusti, di cui non ho mai capito l’utilità, sarà perché siamo sempre stati così diversi. Dipingeva e scriveva poesie, proprio da artista squattrinato! Comunque, alla fine, era inadatto ad affrontare la vita. Niente di catastrofico, ma certo che non ha mai dato la loro importanza ai soldi, alla qualità della vita, alle cose che contano, insomma non era fatto come me. Io ho sempre chiesto il massimo e l’ho sempre ottenuto. Facciamo un esempio: il lavoro. Marco era finito a fare il dipendente con uno stipendio da fame, stava lì nel suo ufficio a tener di conto delle forniture di economato. Io invece, mi sono preso i miei bei rischi e ho allargato la mia attività, girando di città in città a fornire certi negozi di articoli sanitari, quelli più difficili da trovare. Veramente questo è stato un ripiego. Precedentemente avevo a che fare con un altro lavoro, ma stavo sempre gomito a gomito con modelle mozzafiato. La cosa era di mio gradimento perché, confesso, sono un tipo passionale e le donne mi piacciono belle e se possibile in gran numero. Così Sabrina, la mia nuova moglie, si è incazzata e mi ha costretto ad un lavoro meno a contatto col “pubblico”. Vai a capire le donne! Pensano di smorzarti l’appetito se ti tengono lontano dalle tentazioni. Io delle tentazioni ho sempre con me il numero di telefono e tanto basta. Certo Sabrina è bella e giovane, non ha neanche l’età di mia figlia maggiore, forse per questo ho dovuto adeguarmi, non mi pareva il caso di far finire il matrimonio come con Paola. Sabrina, comunque è meno gelosa di quanto lo fosse la mia prima moglie, lei sì che dava di matto quando tornavo tardi e magari un po’ bevuto. Per quanto io con le donne sono fortunato, gelose sì, ma davvero belle gnocche. E’ inutile nasconderlo, io per le donne ho una grande passione… tanta passione e non riesco a nasconderlo troppo. Anche su questo, Marco, ha una marcia diversa, ha avuto sempre una donna per volta, sembrava destinato fin da allora, ad essere preso sottogamba e ad essere trattato come un nessuno. Perfino Monica che una bellezza non è, si era stancata e l’ha lasciato alla sua vita di piccolo cabotaggio. Non so neanche perché mi intestardisco a parlare di lui. Noi siamo troppo diversi per essere fratelli. Rocco, che era un nostro vecchio amico, dice spesso: “Matteo, io penso che sia un peccato per il carattere di Marco, some sai io lo inviterei, con noi, nella mia casa in montagna, ma si sa che lo metterei in imbarazzo, ho come paura di farlo sentire a disagio.” Perché l’aria dello sfigato lui ce l’ha sempre, senza dubbio. Non possiede un’auto; da quando si è separato vive in un mini, facendo vita monastica; mangia come un uccellino e come unico divertimento ascolta i suoi dischi e legge i suoi libri. E’ una pena vedersi a Natale, mai nulla da dire, Sabrina stessa mi chiede che cos’ha per la testa, perché sembra sempre soprappensiero. Non capisco cosa mi fa pensare a lui, forse perché qualche giorno fa Monica, la sua ex, dopo averlo buttato fuori dalla sua vita, mi è venuta a dire, con una certa rabbia mal repressa, che l’hanno visto in giro con una che sembra una gran signora. Dice che nessuno le ha saputo dire con precisione chi sia, ma pare si tratti di una sua ex. Le donne non sopportano mai di essere ex soppiantate da altre ex. Dice che è cambiato tantissimo, sembra un’altra persona. Non mette più i suoi vecchi abiti e sembra ringiovanito di vent’anni. Ha lasciato il suo antro buio e ha cambiato città, ora vive in un appartamento in pieno centro. Sembra che abbia ripreso le sue vecchie frequentazioni, quei quattro intellettuali morti di fame, che non hanno mai fatto i soldi perché si credono pieni di grandi principi. Sti furbi! Sempre con la puzza sotto il naso a guardare il pelo sull’uovo. Poi con i tempi che corrono… se non hai il Rolex, non mandi tua figlia alla scuola privata e non giri in SUV, non sei mica nessuno. Io queste cose le so, me le sono concesse perché sono i simboli che fanno la differenza anche nel lavoro. Io nel mondo ci so stare. Io amo la vita comoda. Nel mio ambiente sono qualcuno, io so come muovermi e come contare. Marco mi ha sempre fatto rabbia quando lo vedevo disegnare sui muri della nostra cameretta, credeva di essere Michelangelo, il tapino. Ci avrà anche saputo fare, ma alla fine sono stato io che ho deciso quando fosse l’ora di ridipingere il muro di quel bel color viola. A volte ci vuole un colpo di spugna per cancellare il passato. Io queste cose le so. Monica mi ha anche detto che la sua nuova donna si chiama Giovanna. “Giovanna chi?” ho detto e intanto mi ha preso un coccolone. Giovanna? La sua ex? Azzo… e chi glielo dice a Rocco? Eh sì! perché Rocco era da sempre che se la filava, anche se mi diceva che non gliene fregava niente. Per quanto pure io a quel tempo ci avevo fatto un pensierino, allora era proprio una gran gnocca. Ci sarei anche riuscito se non fosse stata la ragazza di mio fratello e alla fine, quando si sono lasciati, ho tirato un sospiro di sollievo. Per fortuna si erano persi di vista e questo aveva risolto molte altre cose. Ma adesso che sembra si siano rimessi insieme come faccio a rivedermeli davanti? Mi è stato detto che lei ha due Gallerie d’arte molto importanti e che ha fatto fortuna lanciando dei giovani artisti capaci e talentuosi, ma mio fratello è sfigato, non è certo più giovane e poi per il suo talento, se mai c’è stato, l’ha sicuramente scordato nella sua vita passata… Monica lo accusava sempre di non avere nessuna ambizione. Eppure Giovanna… azz… proprio lei, se è davvero Giovanna… quella Giovanna di quando eravamo giovani… proprio lei in carne ed ossa, con tutti i suoi soldi e il suo coraggio, se la conosco bene, e se ha conservato una piccola parte del carattere che aveva, può fare un miracolo e nessuno, questa volta, la potrà fermare.

L’appuntamento mancato.

In Amici, amore, Donne on 16 aprile 2010 at 12:34

Anna era una ragazza bellissima. Capelli biondi e occhi scuri che ti levavano la parola. Un corpo ben fatto e generoso nei punti giusti. Anche le sue amiche la vedevano così, mica serve essere uomini. Quando una è bella è bella e non c’è niente da dire. Si era sposata con Giulio che era il suo fidanzatino delle medie. Avevano cominciato presto e si erano sposati con il benestare delle loro famiglie che li adoravano come se fossero i loro cuccioli. A dirla tutta, le amiche di Anna la consideravano una donna molto fortunata, perché, oltre ad essere indiscutibilmente bella, sposando Giulio era diventata anche ricca e soprattutto la consideravano una donna amata, molto amata. Sia chiaro che loro non la invidiavano, probabilmente non avevano personalmente nulla da invidiarle, ossia non erano gelose del suo successo, anzi, erano felici per lei, perché era una donna straordinariamente generosa e le sue qualità gliele riconoscevano tutte. In effetti anche loro tre avevano le loro fortune, chi più e chi meno. Laura non era bella, ma era di una simpatia straordinaria, suo marito era spiritoso quasi quanto lei e nella loro vita non c’era quasi mai malumore o litigi. Claudia era fisicamente un “tipino pepato” pur non essendo proprio una bellezza ed era anche l’unica ad aver continuato gli studi, aveva poi sposato un ingegnere, che le consentiva una vita da signora, lui viaggiava per l’Italia in continuazione a costruire strade e ponti e lei, molto spesso, si sentiva sola e organizzava al figlio, Nicola, attività sportive sane ed esclusive. Matty era l’unica che si contendesse lo scettro della reginetta di bellezza con Anna, ma aveva un’aria più spigliata e meno timida e poi, di sicuro, non aveva la stessa fortuna, a lei piaceva l’avventura e non amava sentirsi legata e in quanto a sposarsi, solo a sentirne parlare, torceva il naso.
Ognuna aveva scelto la propria strada che le aveva portate a non vedersi per lunghi periodi, poi con il passare degli anni avevano deciso di darsi un appuntamento preciso, in un luogo preciso, in un giorno preciso e nessuna di loro poteva sgarrare. Neanche le nascite dei figli e nemmeno altre meno piacevoli incombenze avrebbero potuto tener lontane le quattro “moschettiere” dal loro incontro annuale.
La data era l’8 di marzo e il ristorante era il locale storico “La Veranda”, così almeno non rischiavano di trovarsi a mangiare da nuovi gestori “cinesi” come succedeva per altri locali in città. Il proprietario, Biagio anzi era un loro vecchio amico che aveva fatto l’Università con Claudia, pertanto, teneva un tavolo per quattro ogni 8 marzo di ogni santo anno del calendario.
Quel marzo al loro tavolo invece di essere in quattro si trovarono solo Laura e Claudia. In un primo momento passarono il tempo a parlare delle loro novità di quell’anno passato, ma poi, sempre più a disagio, si cominciarono a chiedere dove fossero finite le altre due. Laura aveva tentato di trovare Anna al cellulare, ma il telefonino risultava spento e non raggiungibile. Il cellulare di Matty invece suonava a vuoto, nessuno rispondeva. Biagio che era andato a prendere le ordinazioni coinvolto dalle domande delle due amiche, pur cercando di mantenersi sul vago, si era lasciato sfuggire qualche frase che faceva pensare che sapesse molto di più di quello che pareva. Le due non lo intendevano lasciar tornare al lavoro fino a che non avesse detto tutto o almeno avesse fatto capire qualche cosa pure a loro.
Biagio parla, cosa sta succedendo?” Chiese decisa Claudia che era quella che aveva più familiarità con lui. “Ragazze non dovrei essere io a raccontare queste cose ma, visto che sembrate cadere dalle nuvole, mi sembra giusto raccontarvi almeno quello che io so. Negli ultimi tempi, qui al ristorante, da conoscenti comuni, mi sono pervenute voci che Anna è stata veramente male, sembra sia stata presa da una profonda depressione, le ragioni non le so, sapete come sono le donne, a volte capita senza un vero motivo. Così Giulio che era preoccupato per lei e per Tobia sembra abbia chiesto a Matty, visto che non non è impegnata con una famiglia sua, di dedicarsi un poco a loro, sapete, tanto per far compagnia all’amica e anche per guardare quel ragazzino che, con quella madre fuori fase, sembrava soffrire molto. La cosa è andata avanti per qualche mese e so che alla fine sono persino partiti per una vacanza in Tahilandia insieme. Poi quando sono tornati Anna è peggiorata. E’ stata vista in giro per i negozi a fare spese folli con la carta di credito, fino a che Giulio non deve aver deciso di ritirargliela. Sembra anche che l’abbiano vista girare in macchina in sottoveste o almeno non molto vestita. Sembra che sia ingrassata e imbruttita e che beva come una spugna. Ma forse sono sole chiacchiere senza fondamento. Comunque alla fine, mi hanno detto, che si sono decisi a ricoverarla in una casa di cura prestigiosa e specializzata.” “Ma Matty, cosa c’entra con questo, come mai non c’è?” fu la domanda che fecero le due amiche quasi contemporaneamente. “Beh, sembra che Matty abbia preso un po’ troppo sul serio l’incarico di seguire costantemente e affettuosamente sia Giulio che Tobia… ed è forse proprio per questo che non ha avuto il… ehm… tempo per venire se capite quello che voglio dire…” Biagio era molto imbarazzato e cercava di nascondere il viso fingendo attenzione alla porta di ingresso. Ovviamente le due donne incredule gli puntarono quattro occhi strabuzzati addosso e Claudia chiese: “Ma Biagio, sei fuori di testa?… vuoi dire che… Matty… e… Giulio… insomma… l’hanno deciso insieme?… Insomma, voglio dire… se ho capito bene… hanno avuto un motivo “comune” per ricoverarla?” Biagio sembrava sulle braci, ma un po’ piccato sbottò: “Io sono sanissimo Claudia, tutt’al più chi è fuori di testa… ma dai lasciamo perdere… io le cause non le so… però… insomma voglio dire che se io fossi Matty alla cena dell’8 marzo, con voi due, non mi ci farei vedere mai più!” Quelle parole calarono su di loro come un maglio. Laura scappò in bagno per non vomitare mentre Claudia non riusciva più a spiaccicare parola. Comunque una sola cosa era certa, quella sera come probabilmente ogni altro 8 marzo futuro Matty avrebbe mancato sicuramente a quell’appuntamento.

I vecchi

In poesia on 3 marzo 2010 at 22:44

William Butler Yeats


I VECCHI CHE SI AMMIRANO NELL’ACQUA



Ho udito i vecchi, i vecchissimi, dire:
« Tutto muta,
E ad uno ad uno noi scompariamo,
Avevano mani simili ad artigli, e le ginocchia
Contorte come i pruni antichi
Presso le acque.
Ho udito i vecchi, i vecchissimi, dire:
« Tutto ciò che è bello scorre via
Come le acque ».

Pensieri di donna

In Donne on 21 dicembre 2009 at 15:56

Roxi aveva detto la sua. “Io mi sono sposata con Giacomo perché era il più bello dei miei ragazzi. Per me è importante. Se devo avere dei figli li voglio belli. L’aspetto è un biglietto da visita. Chi è bello ha fortuna. Guardate me. E poi Giacomo lavora in banca. Ha un posto da dirigente. Ora io resto a casa dal lavoro, mi sistemo tranquilla, ho un bell’appartamento nella zona residenziale e le prossime vacanze alle Maldive. E poi lui è pazzo di me… sapete cosa gli piace di più? Non ci credereste mai. A lui piacciono i miei piedi. E’ un feticista dei piedi… non andrebbe mai con una donna con i piedi brutti. Ne avrebbe orrore…”
Alle sue colleghe la cosa aveva dato i brividi. Ognuna per conto suo aveva fatto la lettura di un copione diverso. Sabrina aveva pensato ai suoi piedi. Era da molto che non li guardava. Se fossero belli o no non lo ricordava, ma contava di controllarli al più presto, se avessero bisogno di un po’ di cure, ci avrebbe pensato subito, sai com’è, avrebbero potuto esserle utili, non si sa mai. A Gisella invece venne in mente che a lei i figli belli non erano usciti proprio. Certo che Armando non era un fico della madonna come era Giacomo, ma a lei i ragazzi, pur se animata dai più buoni intenti di madre, non erano riusciti a dovere. Ovvio che doveva spendere una cifra tra dentista ed odontotecnico. Mai sposare uno che ha i denti da pescecane. Cosa poteva pensare che ne uscisse fuori alla fine? Loretta invece pensava che a lei non era dato a capire come a quella smorfiosa andassero sempre tutte dritte. Le faceva una rabbia. Non sapeva come fosse Giacomo, ma certamente i piedi di Roxi li aveva visti e rivisti. A Roxi piacevano così tanto che glieli metteva sotto il naso tutti i giorni. Come se a lei avessero dovuto interessare Se non avesse pensato ad un atto scorretto, glieli avrebbe potuti calpestare con un bulldozer e seppellire con una ruspa.
L’unica che se la rideva sotto i baffi era Roberta. Lei la storia la sapeva bene. Conosceva già da un pezzo quel Giacomo, che seppur provvisto di un fisico mica male, aveva un cervello da gallina. Ma passi questo, tra pennuti (galline e oche) si può anche andare d’accordo, certo che la bambina che era uscita dalla sua storia con Ileana era proprio uno sgorbietto. Bella mamma e bello papà, ma la bambina da chi aveva preso? Dall’idraulico? Certo Roxi se la tirava. Avrà avuto anche i piedi belli, ma anche di corna non se la cavava male. Roberta pensò che sarebbe stata una soddisfazione mica male a raccontarle quello che sapeva, ma che senso aveva? Non era mica una sua amica no? E poi ormai era una già una ex collega. Si disse fra se: “Facciamo un azzardo? Quella con quello ci dura sì e no tre mesi. No anzi, visto quanto sono scemi, potrebbero durare qualcosina di più, sempre che lei avesse l’accortezza di evitare i calli e i duroni e che non si giocasse lo smalto tra le conchiglie delle Maldive.”

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