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Uno stupore tutto italiano

In Amici, Blog, Giovani, Ironia on 2 settembre 2011 at 22:18

Leggo su Facebook un post a seguito di una notizia: siamo in Svezia, un italiano residente in quel paese molla uno sganassone al figlio per strada. Il figlio ha 12 anni. Il padre viene arrestato e messo in galera. Avrà un processo e sarà giudicato in base al suo crimine: violenza contro un minore.
Il post criticava questo eccesso della legge nordica. Insomma non è un così terribile gesto, in fin dei conti, in Italia uno schiaffo o uno sculaccione è educativo. Per uno schiaffo non è mai morto nessuno, anzi i figli si sentono amati di più. Insomma mani alzate = a tanto amore. Tra l’altro che ci giudicano a fare gli svedesi, pensino ai loro problemi, che ne hanno tanti. Per esempio loro hanno il più alto numero di suicidi, chissà se qualche sberla distribuita qui e là, magari, riuscirebbe a raddrizzare anche la depressione.
Ovviamente a questo post i commenti non sono mancati. Chi era contrario ai genitori dai metodi maneschi e chi invece auspicava al ritorno dei metodi forti, perché i ragazzi d’oggi si meritano questo e altro. La solita storia che: “ai miei tempi si era più educati e rispettosi”.
Io ho le mie idee, che ho messo in pratica e che mi hanno permesso di crescere un figlio che è giusto per le mie esigenze e spero anche di essere una madre giusta per le sue. Non ho mai usato i metodi “forti” se per forte si intende sculaccioni e scapellotti. In realtà ho usato la parola che, come si sa, a volte fa molto più male di un calcio in culo. Magari non è un metodo approvato dalla moderna psicologia, ma a me è andata bene e così mi regolo.
Comunque anche i bambini sono esseri umani e hanno diritto ad essere rispettati, compresi, ma non sempre assecondati. Questo per me è il sistema e nel metodo non viene compresa la punizione corporale, anzi la trovo assolutamente deleteria e antieducativa.
Contemporaneamente una cara amica scriveva sul suo profilo che per un po’ di giorni ha disperatamente a che fare con ragazzini dai 13 ai 14 anni rinchiusi in un campo-studi di lingua inglese. Credo che disperatamente sia la parola corretta. Credo che davvero non sia facile, ma penso anche che con un po’ di senso dello humor ed empatia quei ragazzini si possono trasformare in esseri maneggevoli e quasi simpatici. Certo la lingua inglese non aiuta, ma ci sta sempre l’insegnamento di una canzoncina da bettola piena di doppi sensi o una canzone dell’ultimo gruppo in voga. Insomma nulla si crea, tutto si copia e anche i ragazzini d’oggi hanno le stesse curiosità e gli stessi punti deboli dei coetanei di 40 anni fa. 😉 Coraggio Martina, se superi la prova, ti eleggeremo: insegnante dell’anno!

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