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Una donna geneticamente modificata

In amore, Anomalie, Donne on 9 marzo 2013 at 12:29

calva

Sono nata all’inizio degli anni ’50, quindi molte generazioni fa. Questo lo dico solo per collocare nel tempo il mio essere donna, perchè oggi voglio parlare delle donne, quelle geneticamente modificate.
Logicamente nascere subito dopo la guerra dava delle prerogative difficili da spiegare: in pratica siamo nate portandoci dietro profonde paure, ma con una gran voglia di uscire dal baratro. Insomma donne con impronte indelebili nel loro DNA.
Certo non tutte eravamo e siamo uguali, ci sono donne che hanno combattuto per la resistenza e donne che si sono lasciate sopraffare dalla guerra, e noi, loro eredi, abbiamo avuto la stessa possibilità o accettare il mondo imposto oppure cambiarlo.
Non è che il dopoguerra fosse roseo, ma almeno davanti a noi si aprivano spazi che prima non esistevano. Certo dipendeva in che famiglia vivevi, certo la lotta dipendeva da quanto accettavi l’educazione imposta, certo era durissimo uscirne e raggiungere quella maggiore età che era 21 anni, senza danneggiarsi irreversibilmente.
Ma ecco che da quella generazione, finalmente, i semi della ribellione avevano dato i loro frutti, ecco le donne nuove, quelle geneticamente modificate dalle due guerre mondiali, uscire dal bozzolo e fare capolino nella scena.
Quelle donne incerte sulle gambe, portando addosso il peso di tutte le paure delle altre generazioni, apparivano in una società fortemente tradizionale e chiusa e portavano quella nuova ventata di ottimismo e di desiderio di cambiamento.
Raccontare per sommi capi è facile, perchè allevia pesi e responsabilità, ma io mi trovai a doverci far conto giorno per giorno e minuto per minuto.
La mia famiglia dipendeva dal lavoro di mio padre: un artigiano, vivevamo in città, ma la mentalità era ancora quella della campagna venetà: la famiglia come focolare, il padre padrone, la donna serva. Non c’erano soldi, ma non ricordo di aver mai patito la fame, credo che mia madre facesse miracoli, oppure ero inappetente di mio. Comunque andai a scuola dalle suore, perchè in ogni famiglia che si rispetti ci vuole l’istruzione religiosa e questo per me fu un bene perchè divenni atea da subito. Mio padre non lasciava spazio alla personalità dei figli e nemmeno alla loro capacità di discernere, c’erano solo ordini e proibizioni, più che amore paterno, sembrava di essere sotto l’esercito. Mia madre non aveva nemmeno il coraggio di alzare gli occhi dal piatto. Avrei dovuto diventare come lei e non potevo, avrei dovuto accettare le regole, ma non era possibile, avevo qualcosa dentro di me, che assomigliava a rabbia, che mi ha fatto piombare alla fine degli anni 60 con una carica da bomba ad orologeria.
Non c’erano molte donne come me, almeno non ne conoscevo molte. Le mie amiche e conoscenti vagolavano tra il conformista e la ribellione parziale e silenziosa. Pure loro mi guardavano strano, ma non certo come mio padre e come gli uomini che conobbi poi.
Su questo tema tendo a generalizzare perchè scendendo nei particolari, mi perderei. Ma incontrai uomini che erano attratti da me per il motivo sbagliato e poi alla fine in qualche modo tendevano a mettermi le briglie e il morso come fossi un cavallo di razza. Il senso era chiaro: facevo gola, ma ero ribelle, quindi l’unico sistema era quello di tentare di addomesticarmi e tenermi nello stabbio. Qualcuno di loro amava anche esibirmi, ogni tanto potevo frequentare gente, di cui non me ne fregava niente, non i miei amici, non con i miei tempi. Tutti momenti che mi creavano successivamente i rimproveri di volermi far notare e il tentativo di chiudermi in casa proprio per non permettere che mi notassero.
Non erano tutti così s’intende, raramente c’era chi non fosse geloso e chi gioiva più della mia compagnia che della considerazione indotta dalla mia presenza (che cavolo significa la presenza di una ragazza carina?) Uomini così rari che mi parevano finti, non era facile credere che da qualche parte mi aspettasse la libertà. Nemmeno io ero gelosa e non ero affatto possessiva, avevo un’idea tutta mia dell’amore. Un’idea che non era affatto condivisa.
Era l’autonomia e l’indipendenza che volevo, ma che non riuscivo mai ad ottenere, nè il lavoro, nè la famiglia come neppure i rapporti con l’altro sesso mi aiutavano a crescere, così non cresceva nemmeno l’autostima e la considerazione che mal raccimolavo nel mondo che mi circondava. Questo non poteva andare, non potevo accontentarmi delle briciole della vita, volevo tutto e subito.
E la lotta fu dura e inevitabile, non sapevo adattarmi perchè ero una donna con dentro il germe della libertà. Da piccola volevo fare il prete e poi vista l’impossibilità sono diventata atea. Volevo fare la Cosmonauta (russa), ma non avrei fatto mai l’Astronauta (americana), sottigliezze che non venivano mai capite. Volevo andare al cinema non farmici portare. Volevo uscire la notte per farmi un giro e pensare ai cavoli miei nel buio delle strade, senza che nessuno mi fermasse alla porta di casa e nessuno che lo facesse in strada. Volevo scegliere e non essere scelta. Volevo amare ancora di più che essere amata.
Ero una donna diversa e senza appello e per gli altri ero una donna complicata, un po’ meno donna e un po’ troppo aggressiva. Facevo paura e faccio ancora paura anche se le mie armi sono solo le idee e la parola, con una buona partecipazione di razionalità.
I mei uomini passati mi hanno voluto per le ragioni più disparate, ma mai per quello che avrei voluto io. Non mi sono fatta addomesticare e non ho neanche tentato di addomesticare, in fin dei conti la libertà è una questione di principio.
Il mio uomo presente che è tornato dal mio passato lontano mi ha conquistato ancora una volta per la stessa identica ragione: non l’ho mai spaventato e ha sempre apprezzato come vedevo il mondo. Forse all’età che abbiamo il nostro rapporto è un po’ troppo pieno di significati e di attività. Sembra che per noi sia arrivato, ora, il tempo per esserci davvero (pure gli uomini, o certi uomini, a volte vengono tenuti in panchina).
Questo è il motivo per cui mi sento, e a ragion veduta, una donna geneticamente modificata. Una cyborg che ha vissuto a cavallo tra l’ultimo e il nuovo secolo, figlia di umani, ma disposta a vivere in un altro modo e in un altro mondo, che poi così non è stato: non ho avuto nessun appuntamento con la storia e il cambiamento non è avvenuto e a mio giudizio si sta allontanando sempre di più. La crisi economica e sociale ci riporta indietro, ci fa cadere nel baratro e le donne  sono le prima a pagarne il prezzo.
Oggi ancor più di ieri si sopravvive solo se non si hanno più sogni e ideali da realizzare, ma io i sogni e gli ideali ce li ho ancora e continuo a credere, che anche se sono ormai matura e con poco futuro, ho il diritto ancora di poterli realizzare, se non per me, per tutte le donne nuove che portano dentro a sè quel germe immarcescente che si chiama Libertà.

Che bello che sarebbe il mondo

In musica, Nuove e vecchie Resistenze, Venezia on 13 febbraio 2011 at 0:16

Richiamata a viva voce dai precedenti post sulle Resistenze, mi sono sentita spinta a scrivere un post che racconta, attraverso le parole di una lunga filastrocca canora, divisa in quattro parti, la lunga storia della Resistenza della città di Venezia.
Questa canzone è cantata da Alberto D’Amico, uno dei componenti con Gualtiero Bertelli, Luisa Ronchin e Silvano Bertaggia del Canzoniere Popolare Veneto. Gli anni sono quelli della contestazione. Loro sono i menestrelli, che pur usando il dialetto veneziano, raggiungono l’obiettivo di raccontare una storia nella Storia. L’esistenza dei figli del popolo di fronte agli eventi più grandi di loro.

Arrivano i barbari a cavallo
hanno due corna per cappello
sono una valanga che si butta
hanno una fame arretrata
hanno bruciato tutto l’Impero
scappiamo che ci vogliono mangiare.
Scappiamo scappiamo portiamo le vacche,
gli stracci, i pidocchi, i gatti e le oche,
salite tutti in barche vi spingo col remo
state fermi però che ci ribaltiamo.
Sta buona Luisa non starti dar pena
ti trovo una casa fuori in barena,
stai buona Luisa una casa si trova
stanotte dormiamo sotto la prora,
sta buona e copri il bambino che tossisce
domani mangeremo polenta e pesce.
E con questa barca e questa laguna
tira la rete che è piena.
Fa piano Luisa che si strappa,
viene giù Venezia e il sole l’asciuga
Ma viene il temporale e i pirati
la nostra orata ci hanno rubata.
Con le squame si sono fatti una flotta veloce
con le lische gli archi, le lance e le frecce
dagli spalti ti buttano l’olio che bolle
il Capo Pirata si chiama: Doge.
Le statue, i marmi, le colonne e gli ori
è roba rubata ai greci e ai mori
le chiamano bellezze ma io ho paura
che un pezzo di marmo ci manda in guerra
nati dai cani sono pieni di soldi
ed io e Luisa mangiamo fagioli…

Venezia patria mia diletta
tu vai di furto e di rapina
sotto il vessillo di S.Marco
per questa Repubblica da “sbarco”
mi hanno mandato perfino in Cina
a rompere i coglioni a Gengis Kan.
Si parte dal mondo con una carovana
guarda Luisa che bella è la Cina
razzi colorati, bachi da seta,
la polvere pirica e la pancia di Budda.
Carica tutto, fa su la tenda
che il nostro padrone così ci comanda
Questa carovana non l’ho capita,
siamo cristiani e facciamo razzia.
Luisa che ladro è Marco Polo,
corri che i mongoli ci corrono dietro.
In Adriatico le lotte
le navi tornano a casa rotte
spingono rabbiosi gli infedeli
ci vogliono rubare i monopoli
Di là in Atlantico la Spagna
il nuovo mondo ha trovato.
Cristoforo Colombo aveva ragione
il mondo è rotondo come un pallone
con la Nina, la Pinta e la Santa Maria
lui si porta a casa l’oro e l’argenteria.
America, America terra preziosa
ma gli indiani son gente che è permalosa
arrivano i velieri e i cannoni spagnoli
gli Aztechi e gli Inca vengono massacrati
per cosa e perché dobbiamo uccidere
mi pare una falce sta cristianità.
Guarda Luisa che malanni
scoppia la guerra dei trent’anni
mi faccio fiato e grido basta
mi arriva in bocca una tempesta.
I fiumi portano le carogne
e l’aria ormai si è impestata.
Scappiamo, scappiamo che arriva la peste
raccogli le cose dentro le ceste
copri il bambino con i panni di lana
canta Luisa che faccia la nanna
canta che gli angeli buttino una corda
che ci tiriamo su da questa merda.
“Dormi bambino che andiamo sulle stelle,
domani la Madonna ti dà le caramelle,”

Che bello il mondo che sarebbe
se non ci fosse la Turchia
per questi domini di oltremare
ci tocca sempre litigare
ma dopo infine gli ottomani
ci hanno fatto sbaraccare.
Si torna tutti a casa si torna dalle donne,
leviamoci le corazze che andiamo delle buone
Luisa fatti bella sono pieno di nostalgia
tu sei la migliore al mondo tu sei la patria mia.
Ma i nobili stanno male per la disperazione
le lacrime che bruciano agli occhi e vengono giù
abbiamo perso tutto, tutte le sostanze
ma in riva del Brenta chiamano le maestranze
si fanno fare le ville bianche di candore
e con questi fazzoletti si fan passare il raffreddore.
Nel settecento ero pulito (senza soldi)
e Pietro Micca poveretto
scoppia su una polveriera
io ho pensato fosse un’altra guerra
Ma qui Venezia è tranquilla
qui scoppia solo il Carnevale.
Zucchero e coriandoli piovono in Canalazzo (Canal Grande)
Venezia è una frittella che si lecca il giovedì grasso
per strada c’è un’allegria di maschere e giocolieri
c’è una sarabanda di pifferi e tamburi
oggi non si tribola e nemmeno si macina
mangiamo e beviamo, domani è quaresima.
I conti e le contesse al ballo si sono invitati
poi si corrono dietro con le mutande in mano
così approfittando di tanta confusione
il ruffiano Giacomo Casanova scappa di prigione.
Se Casanova è un ruffiano,
Napoleone è proprio un disgraziato,
per fare la pace col tedesco,
ci ha venduti come fossimo un fiasco
e gli austroungarici ci bevono
alla salute dell’Imperatore.
Leone, Leone, tu sei diventato
povero stecchito come un baccalà,
l’aquila borbonica ha due teste nere
e noi ci trasformiamo in remi da galere
il mare non c’è più la gloria è finita
per andare fuori dell’acqua si va in ferrovia
“ehi della gondola quali novità?”
ci dicono che l’Italia stavolta si è svegliata
Il boia di Radetzky si è ritirato
un secolo va via è un altro è arrivato.
Il conte Volpi di Misurata
dato che era un patriota
fa la guerra sulle barene
contro cicale di mare e seppioline
pianta nelle secche gli sbarramenti
e i pesci più non possono passare.
Scappate, scappate anguille, sogliole e paganelli,
le pompe tirano l’acqua,
si asciugano i canali,
arrivano i barconi e scaricano la ghiaia,
dove c’era il mare adesso c’è Marghera,
I pesci fanno pena non c’è più rispetto
sono scappati tutti come a Caporetto,
Luisa è il progresso perché ti lamenti?
Marghera dà lavoro negli stabilimenti,
con la SAVE, la SIRMA e i profumi della Vidal
è nata la Prima Zona Industriale.
Quante ricchezze e quanto oro
abbiamo fatto con il lavoro,
io vorrei sapere con che diritto
loro ci hanno spogliato di tutto,
vorrei sapere perché se grido
mi rispondono col bastone.
Olio di ricino il Duce col bastone
l’Italia è nera come una prigione,
partono i legionari che vanno in Eritrea,
tornano con la scabbia, la sifilide e la diarrea
anche la Somalia è diventata italiana,
Vittorio Emanuele si mangia la banana
siccome siamo santi, eroi e navigatori
ci tocca andar in Spagna tutti volontari,
il maresciallo Goering gli aerei ha mandato
a Guernica ha fatto la prova generale.

Con questo Benito e con Adolfo
il mondo brucia come zolfo
E dopo passa anche sta guerra
e arriva un’altra primavera
ma ne hanno fatte così tante
che non si può dimenticare.
Pareva un brutto sogno invece era vero
quella notte che ho visto in riva dell’Impero
ho visto coi miei occhi sette ragazzini
legati con una corda in mezzo a due lampioni
la gente di Castello gridava “pietà”,
una scarica di fuoco e gli occhi ho chiuso.
Aliprando Armellin, coi due fratelli Gelmi,
Bruno De Gaspari e Gino Conti,
Gerolamo Guasto e Alfredo Vivian
sono morti tutti gridando libertà.
Credevo di morire e invece ballo il boogie boogie
la Repubblica ha vinto
abbiamo il Sindaco Gianquinto
ma proprio adesso sul più bello il 48 è arrivato
Il 18 aprile le prime elezioni
ha vinto il Vaticano vanno su i democristiani
a luglio una mattina hanno sparato a Togliatti
ci hanno detto “ragazzi buoni e fermi tutti”
bisogna che la rabbia ce la mettiamo via
dobbiamo andare avanti con la democrazia
intanto loro rubano di riffa o di raffa
fanno i prepotenti e vogliono la legge truffa
con Scelba il bastone si chiama manganello
il nome è cambiato però è sempre quello.
Ci hanno fatto un maleficio
ci hanno chiuso il cotonificio
ci hanno fatto anche i tarocchi
e hanno chiuso pure lo Stucky
ci hanno suonato le campane a morto
e hanno seppellito l’Arsenale.
Scappiamo, scappiamo non c’è più lavoro
Venezia a poco a poco diventa un cimitero
è una città decrepita, marcia completa,
è una stracciona, una vecchia baldracca.
Luisa non ti dico quando viene l’acqua alta
il sangue mi si gela e il cuore si ribalta
e quando suonano le sirene mi metto gli stivali
e maledico questa acqua che non si asciuga mai
la gente scappa via, c’è l’emigrazione
la gente vuole le case con il termosifone.
Arrivano i barbari a cavallo
hanno due corna per capello
sono una banda di sfruttati
studenti, donne e operai
che a questo mondo di ingiustizia
vogliono darci un grande morso.
Arrivano i Visigoti, i Vandali e i Vichinghi
arrivano con le barche e con i capelli lunghi
scoppia il 68 come una vampata
viene fuori dalle tane la rabbia accumulata
arrivano gli operai, la lotta dei contratti,
guarda gli studenti che gridano come matti.
Luisa siamo tanti, insieme siamo forti
ci voglio far fuori, teniamo gli occhi aperti.
Ci hanno messo le bombe, ci vogliono fermare.
I padroni ci hanno fatto… le peggiori infamità.
Il 15 giugno, te lo giuro,
coi risultati mi viene duro
ma dopo mezza settimana
mi diventa una gelatina
quando sento le rogne che si trova
la nuova giunta comunale.
Debiti, debiti, magagne ci han lasciato
però teniamo duro, bisogna governar
questa crisi è una barca grande come il mondo
o ci salviamo tutti o tutti andiamo a fondo
In fondo non ci vado altrimenti è finita
dobbiamo andare avanti con la democrazia
Luisa il socialismo te lo giuro verrà
e adesso ti saluto… perché sono stufo di cantar…

Where have all the flowers gone?

In Anomalie, Donne on 26 marzo 2010 at 14:05

Mancano le donne!
In qualche modo per noi donne è un cambio di tendenza favorevole. Oggi sembrano mancare all’appello 100 milioni di bambine. Domani su ogni 5 uomini ce ne sarà uno che rimarrà senza una donna. Beh! a guardarci in superficie male non farebbe visto che la mia generazione, invece, doveva fare i conti con uomini che avevano a loro disposizione almeno 5 donne. In questo modo alcune donne non vedevano un uomo nemmeno con il binocolo. Quindi verrebbe da dire “Ma ben venga!” Invece no. Poi ci ritorni su e ti chiedi: come mai c’è questa inversione di tendenza? E vedi che le ragioni tanto piacevoli non sono. I paesi che producono questo scompenso sono la Cina e l’India. Paesi già altamente popolosi e ulteriormente in via di sviluppo. Ti accorgi che alla fine questo sviluppo sarà solo di pertinenza al genere maschile. Come mai? La risposta è presto detta: in questi paesi le femmine vengono nel migliore dei casi abortite, oppure lasciate morire alla nascita se non anche abbandonate subito oppure lasciate nel limbo della situazione di “non ufficializzate”.
Possibile che ancora la vita di una femmina valga meno di quella di maschile? Possibile che esistano ancora pregiudizi così radicati che rendano la donna ancora una paria della società? Ancora una volta la risposta è sì. Ma se guardiamo le statistiche e ascoltiamo le congetture di sociologi e psicologhi, allora, l’allarme diventa molto preoccupante. In una società dove gli uomini stentano di trovare le donne si innalzerà la soglia dei contrasti sociali, della infelicità, della tendenza a delinquere, delle guerre e delle ingiustizie sociali, perché questa carenza si trasformerà in conflitto. Uomo contro uomo (come nel mondo animale) per guadagnarsi la femmina. Insomma un triste futuro ci aspetta sotto forma di radicalizzazioni di conflitti e di estremizzazione di ingiustizie e pregiudizi con una forte tendenza alla sottocultura. Ci aspettano tempi preistorici, dove gli uomini girano il mondo con la clava e sottomettono le donne con la forza trascinandole per i capelli verso la loro caverna.
Tornando in superficie, l’unico lato positivo sarebbe che anche le più bruttine, quelle a cui non era dato accalappiare un uomo neanche a pagarlo, da ora in poi avranno più possibilità, anzi andranno a ruba. Ma c’è ancora un ma, prima di oltrepassare questa porta. Riflettendoci sopra, vuoi vedere che per ovviare a questo spiacevole inconveniente, gli uomini futuri, inventeranno un test genetico per misurare l’avvenenza di ogni creatura femminile nel seno materno, comprendendo uno studio probabilistico sullo sviluppo della bellezza futura. Una sorta del diritto alla selezione della razza. Insomma un “belle per vivere”. Già, non ci bastava la  effettiva non parità dei diritti in base al genere, in futuro dovremmo anche, per sopravvivere, essere “belle dentro” 😦 .

Anche la storia ci ha messo lo zampino.

Anche la storia ci sta mettendo del suo.

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