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I tempi stanno cambiando??? Tu lo sai che io so che non è vero.

In Giovani, La leggerezza della gioventù, musica, personale, poesia, politica on 31 marzo 2013 at 14:06

notwar

The Times They Are A Changin’ (1964) – Bob Dylan

Venite intorno gente
Dovunque voi vagate
Ed ammettete che le acque
Attorno a voi stanno crescendo
Ed accettate che presto
Sarete inzuppati fino all’osso.
E se il tempo per voi
Rappresenta qualcosa
Fareste meglio ad incominciare a nuotare
O affonderete come pietre
Perché i tempi stanno cambiando.

Venite scrittori e critici
Che profetizzate con le vostre penne
E tenete gli occhi ben aperti
L’occasione non tornerà
E non parlate troppo presto
Perché la ruota sta ancora girando
E non c’è nessuno che può dire
Chi sarà scelto.
Perché il perdente adesso
Sarà il vincente di domani
Perché i tempi stanno cambiando.

Venite senatori, membri del congresso
Per favore date importanza alla chiamata
E non rimanete sulla porta
Non bloccate l’atrio
Perché quello che si ferirà
Sarà colui che ha cercato di impedire l’entrata
C’è una battaglia fuori
E sta infuriando.
Presto scuoterà le vostre finestre
E farà tremare i vostri muri
Perché i tempi stanno cambiando.

Venite madri e padri
Da ogni parte del Paese
E non criticate
Quello che non potete capire
I vostri figli e le vostre figlie
Sono al dì la dei vostri comandi
La vostra vecchia strada
Sta rapidamente invecchiando.
Per favore andate via dalla nuova
Se non potete dare una mano
Perché i tempi stanno cambiando.

La linea è tracciata
La maledizione è lanciata
Il più lento adesso
Sarà il più veloce poi
Ed il presente adesso
Sarà il passato poi
L’ordine sta rapidamente
Scomparendo.
Ed il primo ora
Sarà l’ultimo poi
Perché i tempi stanno cambiando.

Ho 12 anni e sono nessuno

In amore, Giovani, personale on 26 marzo 2013 at 9:35

pensieri

A 12 anni si pensa che il mondo ti gira intorno. Qualche sospetto ce l’hai che qualcosa non quadra. Troppo spreco per tutte quelle comparse che girano nella tua vita; chi potrebbe pagarle poi? E ancora che spessore ha la realtà? E’ come uno sfondo di Cinecittà, oppure va un poco più in là, almeno quel tanto che basta a non farti finire dietro le quinte e scoprire l’imbroglio?
Ma che cavolo andavo pensando. Nessuno si sarebbe sprecato a fare per me la benchè minima recita, neanche a farsi passare per babbo natale che tanto a 12 anni nessuno più crede a babbo natale.
Se era per quello non si crede nemmeno più che i bambini nascono sotto i cavoli oppure che li porta la cicogna. Basta poco per capire: mamma con la pancia, nasce un bambino, mamma senza pancia e che ci vuole? Non serve tanta fantasia… ma come entrava nella pancia? E come faceva ad uscire? Beh, quello era un altro problema, potevo affrontare solo un problema alla volta.
E poi l’amore… quale amore? Quello che provo per la mia mamma o quello per i miei fratellini più piccoli? Che poi a pensarci bene è quasi la stessa cosa. Mai che mi venga in mente, quando parlo d’amore, mio padre oppure mio fratello maggiore, nell’amore non c’entrano affatto.
Penso che l’amore salverà il mondo, che è da lì che partono tutti i pensieri più belli, le cose migliori. D’altra parte l’amore contempla anche i sacrifici , si può ben fare quasiasi cosa perchè il mondo sia in armonia. L’amore fermerà la guerra e le discordie, darà la felicità ad ogni essere umano, farà nascere i bambini accolti con tenerezza, farà muovere assieme gli essere umani. Tutti o quasi, centamente mio fratello grande non ispira grande amore, e poi nemmeno io me la sento di sacrificarmi per lui, lui non lo meritava: è bugiardo, codardo e approfittatore.
Qualche volta penso di essere gelosa oppure di essere colpevole d’invidia, non è che non mi accorgo che c’è chi è più fortunato di me, ovvio, solo che vorrei essere io fortunata quanto loro, ma non trasformarmi in loro, non so se mi spiego.
Ma l’amore, sono certa avrebbe vinto il buio della notte.
A 12 anni il buio fa ancora tanta paura. Non sai mai quello che contiene, non ne conosci lo spessore, non sai mai con certezza se tornerà la luce. Se io fossi nata cieca? Vivrei nel buio, ma non saprei cos’è la luce. E se fossi diventata cieca poi? Sarebbe forse peggio? Io, visto che preferisco sempre conoscere anche le cose spiacevoli, preferisco sapere cos’è la luce anche se poi la perdo. Almeno potrei passare il tempo a ricordare quant’era bella.
E’ come con l’amore è lo stesso, è meglio sapere cos’è pur rischiando di doverne far senza, piuttosto di rinunciare ad amare e basta.
E’ come con l’infanzia, che so che ormai è passata, ma non c’è proprio niente che me la faccia rimpiangere. Il motivo che credo di a ver capito è che non si può fermare il tempo; quando ero piccola mi trattavano da piccola e non lo sopportavo, adesso che sono grande mi trattano come una cosa fastidiosa e inutile, ma almeno io so quello che sono o almeno credo di saperlo. Sono una valigia di domande senza risposta. Una raccolta di cartoline senza indirizzo e senza firma, un senso tutto questo lo avrà pure?
Un’altra questione complicata è il mio corpo. Sono lunga: lunghe le braccia, le gambe, il busto e il collo. Non so mai come mettermi, dove mettermi, sorridere o stare seria. Ho la testa arrampicata sul corpo e il naso grosso, la pelle diafana…e non sono sicura di essere destinata all’amore, ma non è solo una questione di forme, almeno così spero.
Vorrei essere bella, ricca, fortunata e amata da tutti … bella fatica e chi non lo vorrebbe. Vorrei avere tutto quello che non ho e sarei felice. Felice? Ecco alla felicità ci devo ancora pensare, non ne ho un’idea troppo chiara e forse forse è un sentimento destinato solo ai grandi.
Poi tutto sommato mi basterebbe andare meglio a scuola e forse sarei felice pure io. D’altra parte basta poco per una che ha solo 12 anni.

Ty*, una Vita di risposte…

In Amici, Donne, personale on 18 dicembre 2012 at 2:14

ragazza

50% israeliana, 50% palestinese. Vivi in Italia. Vita da girovaga con qualche puntata in Siria.
( e la JUGOSLAVIA mio grande amore??? e l’Africa e il Brasile ecc eccc  ahahahah :-))

Amore sviscerato per i deboli. Forte identità umana. Potrei chiederti qual è il tuo paese? Quali sono le tue radici, insomma: da dove vieni e dove andrai? Ossia da dove pensi di aver origine e quale pensi sarà il tuo destino?

Ti correggo, non ho una FORTE identità umana, anzi sono un essere umano altamente imperfetto e non amo i deboli, mi hanno insegnato ad amare le persone, tutto qua.

Da dove vengo lo so, dal Medio Oriente, dove andrò, visto i regali che mi ha riservato la Vita e una vita da Cooperante Internazionale…chissà 🙂

Una volta chiesi a un Rabbino a Milano, (l’unico con cui abbia interagito in Italia), perchè il destino mi avesse riservato tutto quello che stava capitando nella mia Vita

Lui mi disse che il destino non esiste, che la Vita è un Disegno di Dio.

Da credente, un po’ a modo mio vivo la Vita con l’opzione del tasto “cancella  con la gomma e ricomincia”  e non credo che qualcuno dall’Alto si offenda 🙂

Quali sono le persone che nella tua vita hanno lasciato un segno profondo nell’anima? Perché?

Domanda davvero difficile..

Sono tante e delle più svariate tipologie, la Vita non smette di stupirmi, volti l’angolo e ti arriva un “pezzo” emotivo e umano, molto….moltissimo..anzi quasi tutto lo devo alle persone per cui ho lavorato che mi hanno insegnato e dalle loro vite mi sono segnata, portandomi sempre a casa quello che mi avevano dato chiudendolo a chiave a triplice mandata nel mio glaciale cuore 🙂

Se poi parliamo di segni dell’anima, bhè allora diventa facile:

Mia Figlia, meraviglioso regalo della mia Vita, che mi ha insegnato tutto quello che sono e forse qualcosa che devo ancora scoprire di essere.

Il mio fratello di “cuore” che mi ha fatto condividere con lui il bello della diversità umana e dell’arricchimento che ne comporta, quello che non mi giudicava e mi guidava senza rendersene neanche conto, che mi ha sostenuto le mille volte che sono caduta.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto, le piccole cose che vorresti fare, le grandi cose che vorresti realizzare? I tuoi progetti per il futuro, le priorità, i passi irrinunciabili?

Io voglio sempre realizzare grandi cose anche da piccola piccola come sono.

Il mio futuro: ehm…quello è in una mutazione talmente schizzofrenica che dovremmo scriverci un e-book 🙂

La mia priorità?: la libertà della mia Anima, adesso non lo è del tutto libera di esserlo e questa, non sono io.

Come descriveresti te stessa a persone che non ti conoscono e, secondo te, quale percezione trasmetti agli altri quando vengono in contatto con te?

Non sono mai stata capace di rispondere a questa domanda, di sicuro, sono come mi vedi senza troppi filtri o troppe elugubrazioni mentali.

Qual è la domanda che nessuno ti fa e a cui tu vorresti invece davvero rispondere?

Anche qui non sono preparata, non ho mai pensato a una domanda che non mi hanno mai fatto (OmG potrebbe essere grave??? me ne han fatte troppe? :-))

Hai un’arte, un mestiere, un luogo dove vorresti stare per poter a pieno realizzare te stessa?

No. un luogo  e una certezza non ce l’ho, tanti anni fa scrissi un racconto che parlava di me che non trovavo Pace perchè non avevo capito cosa volevo fare da “grande” sono passati 15 anni….non l’ho ancora capito :-), so però cosa voglio essere e so dove andare per cercare di provarci.

Però io stò bene in molti contesti (per citare la mia bis YddishMame” più son sporchi meglio è”) ma non mi adeguo alla superficialità, allo spreco, al perdere tempo se non per qualche ora, traggo gioia da cose che la gente talvolta guarda con occhi straniti ma…poveri loro. 🙂

Ty*

La bella Olga

In amore, Donne on 8 aprile 2011 at 21:55

Non è colpa mia se sono poco fisionomista. In genere non osservo mai con attenzione le persone. Un po’ perché cerco di non essere invadente e un po’ perché per davvero mi interessa poco il lato esteriore di chi mi viene presentato. Olga è bella e algida. Bionda fino allo sfinimento. Con due occhi chiari ed enormi truccati alla perfezione. Mentre la guardi di profilo ti ricorda le statue del realismo russo, perchè il suo non è profilo, è solo uno spigolo che dalla fronte scende al mento in una linea precisa. Eppure è bellissima. Ricordavo di averla già vista e pensavo di averla vista assieme a lui, un giovane imprenditore con il quale ho rapporti di lavoro. Ricco quanto basta e separato. E finchè l’ho pensato la mia attenzione nei suoi confronti è stata vaga e si è limitata a chiederle se era stanca del viaggio. Certo doveva esserlo visto che si era raggomitolata sul divano con quell’aria annoiata e assente, come se niente la toccasse oppure se volesse chiudere la mente ai pensieri degli altri.
Non riuscivo a ricordare perchè quella donna, nella mia mente, facesse parte di quella casa. Ero certa che se l’avevo conosciuta con lui, non era certo in quella casa. Eppure era proprio lì che aveva il suo posto ed era proprio lì che c’era la sua immagine impressa.
Ma è stato solo quando siamo usciti da quella casa e l’ho salutata che la sua espressione si è rasserenata e cosa strana per la sua riservatezza mi ha dato un bacio sulla guancia. Avevo come l’impresione che mi fosse grata. Ma grata di che? E ho capito. Quella ragazza l’ho incontrata alcuni mesi fa assieme ad un altro uomo, un giovane imprenditore con cui ho avuto contatti per lavoro. Un uomo simpatico, ricco e colto che stava per ritornare nel suo paese: la Russia, ma che sono certa non avesse niente a che fare con quello con cui si trovava lei oggi. Anche in quel caso erano ospiti nella stessa, identica casa dove l’avevo ritrovata e la cosa mi ha dato un certo turbamento.
La cosa strana è che mentre le passavo vicino, e il suo attuale accompagnatore stava parlando con altri. l’ho sentita telefonare in una lingua che solo ora so essere stata russa, con un tono di voce concitato, ma nello stesso tempo cercando di non farsi sentire.
Quante domande mi sono venute alla mente. Quante supposizioni. Chi è davvero Olga? Che ci faceva assieme a quegli uomini? Chi erano per lei? E quanto l’aveva scombussolata il trovarsi di nuovo nella stesa casa? E quanto l’aveva sconvolta ritrovarsi faccia a faccia con la sola persona che l’aveva già conosciuta in un’altra occasione simile?
Devo aver fatto un figurone. Forse ha pensato che avevo glissato con classe sul nostro primo incontro, certo non lo ricordavo, ma anche se lo avessi fatto sarei comunque rimasta sulle generali. Ma le domande  mi perseguitano.
E ora riesco solo ad inventare una sacco di storie su di lei.

Perchè non fare un figlio?

In Mala tempora currunt on 7 gennaio 2011 at 13:43

Da Libero colgo questo articolo per porre la classica domanda deficiente: Ma perché non fai un figlio?
Eh già, è una domanda stupida perché se una non fa un figlio una ragione certamente c’è. E la risposta non è detto che sia così scontata. Sicuramente è una risposta personale su cui è inutile indagare. E’ come se per qualcuno, ci fosse un solo modo per essere donna, o un solo modo per essere famiglia. Che avere figli sia una necessità è solamente un luogo comune. Non tutti siamo uguali per fortuna. Non ci si muove tutti sullo stesso istinto e non si mediano le decisioni con le stesse armi perché comunque una battaglia grande o piccola c’è sempre. Sarà che gli altri non si fanno mai gli affari propri o sarà che esiste davvero un orologio biologico, prima o dopo una donna ci si trova di fronte. Faccio un figlio oppure no? Che poi la risposta, sia che venga data di “pancia” oppure venga più meditata, sempre una risposta parziale è. Perché quello che non fai oggi potresti desiderare di farlo quando non ti è più possibile o viceversa. Ci sono donne che sono attrezzate solo per diventare delle ottime zie perché a diventar madri non le vedo proprio. Forse poi il termine appropriato è essere brave madri perché a diventar madri, se non esistono veri problemi contingenti, è facile come bere un bicchiere d’acqua. La cosa complicata è esserlo poi per tutta la vita. Magari anche esserlo in tutti i propri momenti di vita, ma anche nei momenti di vita di quel figlio, perché, una cosa è certa, un figlio è come un diamante, è per sempre.
Sinceramente tra le donne che non hanno avuto figli, che vedo davvero tristi sono quelle che non hanno potuto averne. Si sono sentite fallite e tradite dal proprio corpo, che poi molto spesso non è neppure colpa loro e per quanto siano sensibili non è che questa difficoltà gliela passano in modo indolore al compagno. Alcune hanno dirottato il loro desiderio inesaudito, adottando un figlio. Ho un’amica che dopo aver adottato un bambino per colpa della sua infertilità è rimasta incinta ed ha avuto una bella bambina. Un’altra amica dopo aver partorito un bambino malformato, deceduto subito, ha adottato quattro fratellini giocandosi così il rapporto con un marito un po’ egoista. Ho visto mariti che hanno costretto mogli inadatte ad avere figli creando degli altri disadattati. Conosco ragazzine che hanno avuto bambini e che li hanno trattati come bambolotti e che si sono giocate la vita o l’hanno giocata alla di loro madre o ancora al di loro figlio. Ho visto coppie che hanno deciso di non avere figli e che hanno vissuto benissimo del loro amore e del loro vicendevole rispetto. Ho visto donne egoiste negarsi e negare un figlio per voler mantenere il loro stato connaturato di “figlie per sempre”. Ho visto uomini elargire figli solo per tenere la loro compagna impegnata e per non farle comprendere le loro notevoli mancanze. Insomma ho visto di tutto un po’: donne coraggiose e donne insicure. Ho visto uomini partecipi e altri indegni. Ho visto bambini felici, ma anche bambini lasciati a loro stessi dalle incapacità e manchevolezze dei genitori.
E in questa casba come si fa a ergersi a giudice che tutto sa e tutto pianifica?
Se valesse la stessa legge per tutti, di questi tempi, non si farebbero bambini punto. Valutando tutti i fattori non è detto che si possa assicurare loro un presente e sicuramente non si può assicurare il loro futuro. Ad una domanda come questa mi si potrebbe rispondere: “Avere un figlio? E chi me lo mantiene?” oppure “Perché mettere al mondo un figlio se quello che lo aspetta e buio e incertezza?” E chi può negarlo? Magari è meno egoista e più responsabile non fare ulteriori infelici. Chi lo può dire? Intanto io guardo una ragazzina diventata madre un po’ troppo presto, quando ha ancora la voglia di divertirsi e non avere impegni. Si rifiuta di allattare il bimbo per più di un tot per non rovinarsi il seno. Si lagna del costo del latte in polvere e ha deciso di passare alle pappette forse un po’ troppo presto. Consegna il bambolotto in braccio a tutti e preferisce uscire col suo ragazzo invece che dedicarsi a crescerlo. Vive con l’aiuto dei genitori e non si chiede cosa le riserva il domani. Io le voglio bene e rispetto il suo diritto, ma… mi chiedo e le vorrei chiedere: “Perché l’hai fatto?”

Figlia

In amore, La leggerezza della gioventù, uomini on 21 ottobre 2010 at 9:00

Foto a colori di un padre e figlio che si allontanano per manoEntrano. Entrano e vanno dirette al bagno. Io resto lì, davanti al piatto fumante. Il saluto ancora in un sorriso che svanisce nei miei occhi. Che mi si scioglie in faccia. Gli ultimi segnali come una paresi. Ancora un volta sono state più svelte. Non mi resta che aspettare. Cercare pazienza. Conto fino all’infinito. Nel conto la pazienza si perde. Anche quella poca. Mi vola la mosca al naso. Cerco di acchiapparla ma non serve. E’ attratta dall’odore debole e bisbigliato della pasta che si fredda con calma. Il suono delle loro parole mi arriva attutito. Dovrei… non so fare nulla. Qualsiasi cosa provi. Lei va a prenderla a scuola. La aspetta sulla porta. Davanti a me. Apro la bocca e sono già di là. Di corsa. Apro la bocca e ingoio una boccata d’aria. Mi faccio i conti in tasca. Mi preparo le parole. So già che non riuscirò a tenermi calmo. So già che non serviranno. Questa storia deve finire. So già che non finirà.
Quando tornano mi spiega che non poteva proprio più aspettare. Non può farla a scuola? Si siedono e iniziano a mangiare in silenzio. Anche l’educazione fa parte della condanna. Io lo rompo. Le chiedo come va. Chi chiede: cosa? Santa pazienza. Lo stesso di ieri. Di ogni giorno. Conto fino all’infinito. Le chiedo com’è andata a scuola. Comincia a farmene un resoconto la madre. Mia moglie. Non posso non mostrarmi infastidito. Per un po’ la lascio fare. Lei si dilunga. La pasta resta in piatto. Le spiego che l’ho chiesto a mia figlia. Le chiedo perché risponde lei. Le spiego che vorrei poter parlare con la ragazza. Sua figlia mi dice: “Papà, l’ho già spiegato a mamma”.
Sbuffo. Sarà colpa del bagno. Le ho pregate mille volte di non scambiarlo per un salotto. Di farmi partecipare. E’ una strana tradizione di famiglia. Per mia moglie le madri fanno anche da padre. Il padre serve solo… non lo so a che serve. Occasionalmente per redarguire. Per ripristinare l’ordine. Per detenere… il telecomando. E nemmeno sempre. A volte, come oggi, la cosa è troppo. Prendo e lascio la pasta dov’è. Mi alzo e me ne vado in salotto. E’ raro ma capita che non abbia nemmeno più voglia di litigare. Ormai succede ogni giorno. Tutti i giorni. Niente cambia nemmeno per errore. Persino la lite ha perso il suo fascino. E’ forse questo il senso della vita: imparare a sopportarci.
Noi due ci trasciniamo lentamente verso la fine. Ormai non cerco nemmeno di ribellarmi. Ormai quasi accetto e tollero. Certo a malincuore. Spesso cercando ancora inutilmente di ribellarmi. Parlando di normalità, che è cosa che non c’è. Parlando di logica. Parlando di parole che mi sembrano ovvie. Dio solo lo sa, se ci fosse, se non le ho provate tutte. E mica solo su questo. In cucina, in salotto, in vacanza, per telefono, persino per lettera, e a letto. Nemmeno so perché continuo a farlo. Forse non è nemmeno mai stato vero amore. Forse sono solo un vigliacco ed è paura di ricominciare. Di rimettermi in discussione. Forse è perché lo sento come un dovere. Io non riesco facilmente ad arrendermi. Non ho mai preso sonno con facilità ma ultimamente mi alzo stanco. E i sogni sono movimentati. Non mi aspetto niente di buono. Veramente non mi aspetto più niente.
A mia figlia non voglio dire quello che già sa. Quello che se vuole può sapere. Niente deve dividerla. E dividerle. E le nostre non sono le sue colpe. Lei è sempre stata pudica dei propri sentimenti. Almeno questo è quello che ho raccontato a me. Perché amo quella donna che sta diventando e che è. Ha il futuro davanti. Anche se fatico a ricordare i suoi pochi gesti di affetto. Cerco di farmene una ragione. Cerco di vivere di quei pochi ricordi. E di una speranza: un caloroso e spontaneo abbraccio.
Ancora quando le chiedo come va mi chiede di precisare.

17) Lettera a un bambino mai nato

In Un libro al giorno on 24 giugno 2010 at 12:00

A chi non teme il dubbio a chi si chiede i perché‚ senza stancarsi e a costo di soffrire di morire A chi si pone il dilemma di dare la vita o negarla questo libro é dedicato da una donna per tutte le donne. Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’é acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi. E stato come sentirsi colpire in petto da una fucilata. Mi si é fermato il cuore.

Soluzione
Titolo : LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO
Autrice: ORIANA FALLACI
Tema: Il libro è un monologo drammatico effettuato da una donna che vive la maternità non come un dovere ma come un atto responsabile. È una donna contemporanea e misteriosa, in quanto priva di nome, volto e notizie sulla sua età. Le domande fondamentali che la donna si pone sin dal concepimento riguardano la legittimità e l’accettazione della nascita da parte del bambino in un mondo ostile, violento e disonesto. Al bambino verrà concesso il diritto di scegliere se nascere o meno e attraverso un processo istituito con la presenza di sette giurati eccellenti, tra i quali i genitori, il medico, la dottoressa, il datore di lavoro, si arriva alla sentenza che prevede, la condanna della donna.

Ali sull’oceano

In poesia on 15 marzo 2010 at 22:27

Non perdere mai la speranza nell’inseguire i tuoi Sogni,
perché c’e’ un’unica creatura che può fermarti,
e quella creatura sei tu.
Non smettere mai di credere in te stessa e nei tuoi sogni.
Non smettere mai di cercare,
tu realizzerai sempre ogni cosa ti metterai in testa.

L’unico responsabile del tuo successo
o del tuo fallimento sei tu, ricordalo…
ogni pensiero o idea pronunciata a voce alta viaggia nel vento,
la voce corre nell’aria, cambiandone il corso.
Se sei brava da udire abbastanza,
tu potrai ascoltare l’eco di saggezze
e conoscenze lontane nel tempo e nello spazio.
Tutto il sapere del mondo e’ a disposizione di chiunque sia disposto
a credere e a voler ascoltare.

La libertà e’ una scelta che soltanto tu puoi fare:
tu sei legata soltanto dalle catene delle tue paure.
Non e’ mai una vera tragedia provare e fallire,
perché prima o poi si impara, la tragedia e’
non provarci nemmeno per paura di fallire.

Mentre noi possiamo orientare
le nostre mosse verso un obiettivo comune,
ognuno di noi deve trovare la sua strada,
perché le risposte non possono essere trovate
seguendo le orme di un’altra persona….
Se tu puoi compiere grandi cose quando gli altri credono in te,
immagina ciò che puoi raggiungere
quando sei tu a credere in te stessa.

Peter O’Connor

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