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Le grandi manovre di pochi potenti decidono la vita di uomini stanchi…

In amore, musica on 14 giugno 2012 at 20:32

Se è vero che adesso possiamo parlare
di libera scelta del bene e del male
di tecnologia votata a cambiare
ti chiedi a che prezzo e chi deve pagare.
Le grandi manovre di pochi potenti
decidon la vita di uomini stanchi
di generazioni costrette a sparare
per credo o per noia ma spesso per fame.
E se vuoi scrivere una canzone apri il giornale c’è l’ispirazione.

L’amore che cerchi l’amore che vuoi
non farti ingannare non fermarti mai
non chiudere gli occhi non chiuderli mai
l’amore che prendi l’amore che dai
l’amore che prendi l’amore che dai…

Sei dentro o sei fuori dal gioco virile
dal culto del forte o dell’apparire
qualcuno che vuole cambiare la storia
denunciano un vuoto di poca memoria.
Discorsi importanti regalan speranza
ma intanto son chiusi dentro una stanza
se senti il bisogno di un po’ d’amore
mettiti in fila che c’è da aspettare
scaldati all’ombra di un raggio di sole
gioca più forte non ti fermare.

L’amore che cerchi l’amore che vuoi
non farti ingannare non fermarti mai
non chiudere gli occhi non chiuderli mai
l’amore che prendi l’amore che dai
l’amore che cerchi l’amore che vuoi
non farti ingannare non fermarti mai
non chiudere gli occhi non chiuderli mai
l’amore che prendi l’amore che dai.

(L’amore che cerchi l’amore che dai – Nomadi)

Restiamo umani

In Nuove e vecchie Resistenze on 15 aprile 2011 at 7:39

Solo un affettuoso pensiero in memoria del caro amico Vittorio Vik Arrigoni che ha perso la vita per essere stato il portavoce delle vittime civili a Gaza.

Articolo di maggio 2010 su Peacereporter

La ballata delle madri

In poesia on 4 novembre 2010 at 15:01

La ballata delle madri
di Pier Paolo Pasolini

Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.
Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.

Madri mediocri, che hanno imparato
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d’amore,
se non d’un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.

Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l’antico, vergognoso segreto
d’accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.

Madri feroci, intente a difendere
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!

Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
– nel vostro odio – addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
È così che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.

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