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Il tempo delle fragole

In La leggerezza della gioventù on 26 novembre 2010 at 11:07

Era già tardi e sua madre non era ancora ritornata. Brutta domenica anche questa. Non sarebbe potuta uscire visto che doveva accudire ai suoi fratellini. E domani si tornava di nuovo al lavoro. Veramente un gran brutto fine settimana, ma non si poteva lagnare, ora che la nonna stava male. Doveva aiutare in casa. Doveva sollevare dalle fatiche sua madre.Che senso aveva sperare di uscire per vedere Michele. Uscire col suo ragazzo mentre nonna soffriva su quel letto d’ospedale. Si sentiva egoista, incapace di dare priorità alle cose. Voleva vedere Michele sopra ogni altra cosa, ma era una stupidaggine, se ne convinceva. Michele avrebbe aspettato. E non la consolava certamente che c’erano due settimane ancora prima della sua partenza. Era troppo poco tempo per loro. Michele sarebbe partito. Chissà quando sarebbe tornato e chissà se per allora sarebbero ancora stati insieme. Com’è strana la giovinezza, hai così tanto tempo davanti eppure ti sembra che il tempo a momenti ti sfugga via come sabbia fra le dita e altre volte che diventi pesante come una pietra.
Il fratellino più piccolo era caduto in uno dei suoi giochi complicati, ora correva da lei con le lacrime agli occhi. Piangeva perché la mamma non c’era e perché lei lo prendesse in braccio e lo coccolasse. Rossana lo sapeva fare proprio bene. L’aveva preso in braccio e lo baciava sulla fronte e sugli occhi e gli diceva paroline dolci. In fin dei conti pure lui si chiamava Michele e la guardava adorante con due meravigliosi occhi verdi.

Passo dopo passo

In La leggerezza della gioventù on 23 novembre 2010 at 11:59

Gabri era uscita di casa sbattendo la porta. Si era pure scordata di prendere su la chitarra. Era arrabbiata e delusa. Si sentiva incompresa e angariata da quei due che dicevano di essere i suoi genitori. Non facevano che dire: “Perché non ti vesti come Maria?” “Non vedi che è più carina di te, più curata.” “Non vedi che si fa voler bene da tutti e tu invece…” Lei non voleva farsi voler bene da tutti. Almeno non lo voleva più. Voleva andarsene di casa e finalmente liberarsi di loro e pure di quella sorella che non faceva che renderla antipatica ed insicura. Mary quella bella. Mary la bionda e volubile figlia di quella vecchia coppia.
Gabri si sentiva davvero un relitto. Lei era nata tarchiata e nera. Nessuna grazia. Ma non era stupida però, non come sua sorella. Un giorno gliel’avrebbe fatta vedere lei. Si sarebbero rimangiati tutte le loro critiche. D’altra parte a lei nessuno aveva dato niente. Nessun regalo nella sua culla. Niente fate che l’avrebbero cambiata in una dolce fanciulla e tanto meno niente principe azzurro. Ne aveva di che dormire prima di un bacio. Perché le cose dovevano andarle sempre così? Perché proprio a lei?
Piena di rabbia si era avviata in piazza. Magari avrebbe trovato qualcuno con cui sfogarsi, magari avrebbe trovato Michele, lui era sempre così disponibile… Sperava che non fosse con Rossana. Se Michele era con lei non l’avrebbe nemmeno degnata di uno sguardo. Ma perché gli uomini erano così scemi? Sempre pronti a rimanere folgorati dalla bella di turno, magari oca.
Michele sarebbe stato il suo ragazzo ideale se non ci fosse stata Rossana. Ne era certa, se lo sentiva dentro. Lui l’apprezzava e le parlava lungamente di poesia e di libri, come di musica e di amicizia. Se non fosse che aveva messo gli occhi sulla sua amica, l’avrebbe sicuramente conquistato… erano simili in fin dei conti, a parte Rossana a lui non interessava davvero la bellezza. Aveva come lei altri valori. Ma accidenti perché Rossana non si levava dalle palle? Tempi difficili per lei: desiderava ardentemente delle cose che non riusciva a raggiungere mai.

Stupido è chi lo stupido fa

In Disimpegno on 6 maggio 2010 at 7:35

Me lo diceva sempre mamma: “Stupido è chi lo stupido fa!” E come sempre ha avuto ragione. Appena l’ha conosciuta lei ha capito tutto, Pietrina non faceva per me. Mi ha detto di averlo capito da come beveva il suo caffè. Mica che si capisce sempre, ma mia mamma per queste cose ha un sesto senso. L’aveva detto subito che teneva la mano come una donna vanitosa e pronta a tradire. Io di queste cose non capisco molto, ossia vedo se una donna è bella e c’ha tutte le cose a posto e Pietrina su questo era perfetta, ma non ero riuscito a comprendere di che pasta era fatto il suo carattere. All’inizio lei sembrava molto tranquilla, parlava poco e non si lasciava baciare. Ma poi con il tempo, dopo che ha conosciuto mia mamma, mi ha imposto di uscire ogni sera per andare a trovarla a casa sua. E quando arrivavo lì diventava scatenata e tentava persino di levarmi la camicia. Anche questo avrebbe dovuto farmi capire che non era la donna giusta, ma era talmente carina che ci avevo perso la testa. “Certe donne fanno di tutto per farsi sposare.” Anche questo lo diceva sempre mamma però non ho mai capito cosa ci fosse di brutto in questo. Certo che Pietrina non sapeva cucinare come la mia mamma e neppure sapeva curare la casa come faceva lei, quindi avrebbe fatto un po’ difficoltà a trovare un buon marito. Devo dire che qualche volta ci ho pensato: “Io la sposo e così le do i baci con la luce accesa” perché lei era scatenata, ma la luce la voleva spenta. Certo era il suo modo per farmi capire che se la volevo vedere dovevo fare qualcosa per lei, ma al momento giusto mi dimenticavo cosa dovevo fare. Poi è arrivato Guido, che era il cugino di Trina e ogni sera io lo trovavo a casa sua per bere il caffè. Per un bel po’ ho pensato che lui venisse perché Trina gli faceva da mamma visto che la sua non ce l’aveva più e si vedeva perchè cercava sempre di toccarle le tette. Certo che mi è dispiaciuto quando è riuscita a levare la camicia a Guido. Mia mamma me l’aveva detto: “stai attento a quella donna che è traditora” però io non avevo capito che non era la mia camicia che voleva. Mia mamma me l’ha fatto capire “non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere… te l’avevo detto che il problema è come quella ragazza beve il caffè!”

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