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Il viaggio di Vittorio

In Amici, amore, Donne, Gaza, Giovani, personale on 26 novembre 2012 at 8:07

Ho cominciato a leggere il libro “Il Viaggio di Vittorio” di Egidia Beretta, la mamma di Vittorio Arrigoni, in punta di piedi perchè è così che mi muovo se sto per entrare nell’intimità delle persone.
Egidia è una donna straordinaria e contemporaneamente è una madre tenera e totale, lo dico perchè non è squilibrata questa sinergia in lei, non vedo solo una madre annientata dal dolore, e questo sarebbe comprensibile, ma vedo in lei una persona viva, attenta, dolce ed empatica, insomma anche una donna impegnata ed immersa nelle cose della vita, cose di semplice e quotidiana umanità.
Comunque entrare nel mondo del rapporto tra Egidia e Vittorio mi fa sentire come una “guardona” e mi sento in colpa… è strano sentirsi in colpa perché condividiamo un affetto e un dolore. Lei ne parla per consegnare anche a noi quelle parti di umanità di Vittorio, che non conoscevamo, di questo amico già fin troppo umano. Un modo per farci stare ancora in sua compagnia e per permetterci ancora una volta di parlare di lui.
Molto spesso quando parlo con le persone che lo conoscevano sento ripetere la frase: “Quanto mi manca Vittorio!” E questa assenza fisica e spirituale è la testimonianza che Vittorio ha lasciato un profondo segno nei nostri cuori. Forse il segno che desiderava lasciare al mondo.
La sua fisicità era una testimonianza complessa di essere umano sia carnale che pensante, spirito libero e figura mediatica e poi soprattutto figura di figlio, con tutto quello che significa per una madre.
Egidia racconta Vittorio, come una mamma racconta il suo bambino, con amore ed ammirazione, tutte le mamme lo sanno fare e sono brave in questo, ma non tutte hanno questa delicatezza e questa modestia, non tutte sanno sorridere anche nella stanchezza e nella sventura, non tutte sanno gestire una vita così complessa ed impegnata anche se vorresti… Cosa vorresti? Cosa vorrebbe una madre quando perde un figlio? Come si compone il dolore per una giovane vita spezzata? La vita del tuo bambino? Non ho risposte…
E sono molto vicina a Egidia, forse un po’ per l’età che ci accomuna o forse perché quel ragazzo, conosciuto solo virtuamente in un social net nel 2007, l’avevo adottato pure io e anche perchè come sua madre io l’ho sempre ammirato e forse come lei mi sento corresponsabile del suo ultimo viaggio. Tutti lo siamo un poco e per le stesse maledette ragioni. Chi perchè credeva come lui nella ricerca dell’Utopia o chi invece non sapeva e non voleva sapere. Gran brutta responsabilità, ma davvero come poteva essere diverso se condividi le stesse passioni? Può la madre sopravvalere alla donna? E’ giusto tentare di fermare il destino di un figlio, ammesso che si conosca il destino che avrà? E’ giusto trattenerlo nel proprio abbraccio? No. La mia risposta è dolorosamente no.
Il viaggio… ecco il tema. Il percorso che ogni persona intraprende per diventare uomo (o donna). Tutte le grandi strade, i sentieri e i vicoli ciechi di una vita, il percorso verso se stessi: ecco che cos’è un viaggio. Vittorio amava viaggiare e la sua vita è stata piena di percorsi, un po’ come il delta di un fiume che anela a tuffarsi finalmente nel mare. Questa è la bellezza del messaggio di questo libro questa è la sua poesia.
Ogni persona ha il proprio viaggio da fare e la propria mèta da raggiungere e neanche una madre può cambiare, anche se lo vorrebbe, il destino del proprio figlio. Anche se è parte di te, anche se è uscito dalla tua carne, il solo fatto che è stato reciso alla nascita il cordone ombelicale, ha fatto ‘sì che da quel giorno sarà lui a determinare la propria vita, malgrado la ragione, l’istinto, l’amore, l’irrazionalità e la saggezza … arriva per forza alla fine la muta condivisione.

Odio gli indifferenti

In Antifascismo, Nuove e vecchie Resistenze, politica on 23 febbraio 2011 at 5:21

Foto di Antonio Gramsci propriettata sullo sfondo al Festival di Sanremo 2011Avevo già in mente tra i “Materiali resistenti” di ricordare Antonio Gramsci. Lo volevo ricordare attraverso un altro suo scritto. In maniera diversa. Per sviluppare un discorso diverso. Il fatto che due comici, Luca e Paolo, lo citino a Sanremo, davanti ad una sua foto gigantesca (sopra riprodotta), è una cosa talmente insolita che mi spinge a farne cenno qui e ora. Mi riservo di tornarci con quanto mi ero precedentemente prefisso. Nel frattempo cerco di vincere la sorpresa per un festival della canzone di cui l’ultima cosa che ricorderò sono le canzoni e non per colpa delle stesso. Scuoto la testa da quel senso di beata ebetudine per rendermi conto che l’hanno fatto veramente.

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Quelle cose che so di lei

In Amici, Donne, Giovani, Ironia, La leggerezza della gioventù on 4 giugno 2010 at 13:35

Con Giulia non c’è mai fine alle discussioni. Oggi è incazzata nera: “La smettesse di rompermi le palle… ” Ce l’ha con sua madre che per gli esami non la lascia respirare.  “Ma ti sembra normale che si intrometta nella mia vita come se fossi una bambina dell’asilo? Non capisco mio padre come fa a resistere…” Era sempre la solita storia, Delia sua madre non può fare a meno di rompere, però è anche vero che Giulia è iscritta all’università in un’altra città e a sua madre potrebbe raccontare quello che vuole e glielo dico. “Smettila Matteo, non la giustificare, lo fai proprio tu che hai la madre che ti ritrovi.” “Beh poverina, non vedo perchè la devi proprio criticare, in fin dei conti e l’unica madre che ho!” Sapevo che scherzando l’avrei portata lontana dalle sue paturnie. “Ma di che cavolo stai parlando? Se potessi mi farei addottare da tua madre, altro che critiche! Tu non sai la fortuna che hai con una madre come la tua. Guarda secondo me neanche te la meriti!” Intanto stava già sorridendo. So che Giulia ha per mia madre una vera venerazione e a volte mi chiedo perché. Non che io non pensi che sia una brava madre, anzi, ma io a lei ci sono abituato e non mi accorgo quasi delle differenze. Deve avere delle qualità se tutti i miei amici le danno così facilmente del “tu” e le raccontano della loro vita neanche fosse una coetanea. Pensandoci bene è la più vecchia di tutti gli altri genitori eppure… Deve essere che lei il ’68 l’ha fatto davvero e a quelle cose lì ci ha anche creduto. Guai a dirle ex sessantottina, va subito su di giri, lei non è mai ex di niente, tanto meno del ’68. Fosse servito a cambiare il mondo. Lei si scusa sempre di non avermi consegnato un mondo migliore. Fosse colpa sua. Comunque io sono stato fortunato, lei non si lagna mai, non è mai stanca, non si fa commiserare, lavora come un mulo e oltre tutto cucina che è una meraviglia. Da chiederlo a quegli “scrocconi” dei miei amici! Le porte di casa sono sempre aperte, il frigorifero sempre pieno, i posti letto si moltiplicano, per forza che poi tutti si innamorano di lei. La cosa peggiore è che pure le mie ragazze le fanno il filo. Bella forza se è lei la prima a fare combutta. Al secondo pasto, a casa mia, tira fuori sempre gli episodi più ridicoli della mia infanzia… è un classico, tutti si divertono al di fuori di me. Però non scherza pesante, lei ridicolizza tutto, soprattutto sè stessa ed è per quello che le si perdona facile. Su lei comunque puoi sempre contare, sa fare le cose impossibili, su questo è geniale, ma sulle cose di tutti i giorni è una vera frana, non sta per niente alle regole, lascia andare.
Su molte cose le assomiglio o forse ho solo imparato da lei. Anch’io come lei riesco a leggere tre o quattro libri contemporaneamente, poi li abbandoniamo in giro e ce li rubiamo a vicenda. Se non la conosci bene pensi che sia una mamma come le altre, ma diffida perchè lei ti frega. Sa un casino di cose e sebbene non abbia potuto studiare più di tanto a volte ci batte tutti nei giochi di cultura generale, ma anche sull’informazione. Non sa niente di “gossip” e guarda poca televisione ma sta molto su internet e scrive anche su dei blog. Non parliamo poi di cinema che è la nostra passione. Lei è specializzata nei film fino a metà degli anni ’90 io per il resto. Pochi secondi e zac ti dice il titolo, gli attori, il regista, se è tratto da un libro e magari anche il numero di scarpe del cineoperatore. Per fortuna io la batto sul cinema attuale, ma a lei non dà fastidio, anzi mi sta ad ascoltare tutta ammirata e orgogliosa. Tra parentesi va a vedere il film che le consiglio..
Non interviene mai nella mia vita, ma è sempre molto attenta, una cosa tipo il “Falchetto Joe”. Insomma non mi scassa le palle, ma sembra sempre sapere tutto di me, chissà chi spiffera della mia cerchia di amici?!? Dice sempre che, se faccio qualcosa di sbagliato anche se sposato e con figli, se mi deve mollare un “memini” (così lei chiama gli schiaffoni, credo spolverando il suo latino antico, dove “memini” sta per “da ricordare”) lo fa senza esitare. Per lei tutto è uno strumento per insegnare e per imparare. E’ una maestrina nell’anima.
Con lei puoi parlare di tutto, non spara mai giudizi affrettati, ti ascolta e vuole capire, molto spesso dà consigli azzeccati e di buon senso, ma del tutto imprevedibili. Insomma non è una mamma classica, no, anzi potrebbe essere catalogata tra le “pazze scatenate” e forse per questo che i miei amici la rispettano e la considerano.
L’unica cosa che la fa uscire dai gangheri sono gli “spinelli” perchè lei figlia dei fiori e fautrice dell’amore libero non se n’è mai fatto uno. Qualche volta scherzando glielo chiediamo “Ma come? mai uno spinello? Ma che sei un’aliena? Lei imbarazzata borbotta: “No, è che gli spinelli rovinano gli stivali nuovi!” Ridacchia senza spiegare perchè, ma credo che dietro quest’affermazione ci sia una storia che varrebbe la pena ascoltare.
Giulia intanto mi ha schioccato le dita davanti al naso: “Ahò Matteo, dove sei finito con la testa. Anche se con te, parlare di testa, mi sembra azzardato! Insomma, mi ascolti? Ma lo sai che ha fatto ieri?” “Chi?” “Ma mia mamma… uffa… con te non c’è gusto, non puoi capire queste cose, che ne sai tu, finisce davvero che vado da tua mamma e chiedo asilo politico”.

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