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Libertà di pensiero ovvero un mondo senza limiti

In Anomalie, Gaza, Guerra, Informazione, musica, Nuove e vecchie Resistenze, personale, Religione, Viaggi on 20 aprile 2012 at 9:27

Ci stavo pensando, in questi giorni, a seguito dell’importante iniziativa denominata “Benvenuti in Palestina”, che ha portato più di 1500 attivisti,  da tutto il mondo, a prendere un biglietto aereo per l’aereoporto di Tel Aviv, l’unico aereoporto concesso da Israele, per raggiungere anche i territori palestinesi.
Sulla prevedibilità di come è andata a finire, si potrebbero scrivere trattati. In pratica Israele ha inviato agli aereoporti di partenza, in territori che non sono di diritto proprietà israeliana, a compagnie aeree di bandiera di altri paesi, una lunga black list, che ha obbligato (?) i funzionari aereoportuali a non far salire gli attivisti segnalati, o a cancellare, di fatto, il volo del 15 aprile verso Tel Aviv.
Le considerazioni sono molteplici, a partire da quale diritto e potere abbia uno stato straniero, ad imporre ad altri stati di diritto, di vietare la partenza su un volo di linea, verso un qualsiasi paese (democratico?) che abbia un aereoporto e che sia l’unica possibilità per raggiungere quel paese.
Le considerazioni vanno oltre e sono realmente preoccupanti. Per quale diritto internazionale un paese, tipo Israele, fa un’azione di spionaggio all’interno di un territorio straniero e predispone delle liste di “indesiderati” che vengono sostanzialmente fatte rispettare dalle forze dell’ordine dei paesi di partenza, su cittadini che non sono israeliani?
Ammettiamo che non si sappia che il Mossad la sa più lunga di qualsiasi altra intelligence al mondo e che nessun stato di diritto lo possa fermare, il controllo sugli stranieri “indesiderati” lo avrebbero dovuto fare a casa loro, ossia in Israele, avrebbero potuto non far entrare nel loro paese questi personaggi dubbi e conturbanti: è veramente terroristico chiedere di andare a visitare i territori palestinesi, si potrebbe pensare che la Palestina esista, cosa che Israele nega, sotto gli occhi distratti (?) del mondo intero. La questione è può Israele limitare la mia libertà di cittadina italiana, ossia di un paese sedicente democratico? Avrò ben diritto di decidere di andare in qualsiasi posto io voglia, senza armi o strumenti di offesa, pagando il mio biglietto e mostrando il mio passaporto? Chi dà diritto ad un altro stato, che non mi conosce, di dire che le mie idee non sono gradite e mi faccia trattare, dalle forze dell’ordine del mio paese, come fossi una terrorista? Per quale ragione io dovrei essere considerata indesiderata se chiedo di andare in un posto che mi interessa, passando per l’unico aereoporto funzionante in quel territorio? Quale paranoica esistenza la popolazione di quello stato vive, per vietare una banalità e un diritto simile? Perchè il mondo intero consente una simile ingiustizia senza nessuna critica e ritorsione? Io credo che queste domande siano lecite.
Io penso che a questo punto, ogni stato che abbia una dignità e ogni compagnia aerea di bandiera che non sia solo un servizio aereo da stato delle banane, avrebbe rifiutato e denunciato un simile dictat. Seriamente avrebbe dovuto avvisare Israele che i voli di linea verso Tel Aviv sarebbero stati sospesi fino a che non venivano garantiti i diritti di libera circolazione per i propri viaggiatori. I governi (se non fossero stati marionette in altre mani) avrebbero dovuto far rispettare nel proprio territorio e anche nel territorio di sbarco, i diritti dei propri cittadini.
Questo non è avvenuto e questo non avviene mai. Questo è un vergognoso attentato alla libertà e ai diritti di chi viaggia. Ma cos’è che frena e non fa gridare allo scandalo? Perchè nei confronti di alcune negazioni dei diritti universali e della libertà, non c’è una levata di scudi generale?
Possibile che il tabù che consente a Israele di muoversi nell’illegalità sia a tal punto forte?
A mio avviso la libertà di movimento, fa parte integrante della libertà fisica e di pensiero, senza queste forme di libertà un uomo, una società, uno stato non possono dirsi liberi. E allora come la mettiamo con i muri e i ghetti o con gli sbarramenti di filo spinato e i carceri a cielo aperto? Se per muovermi io sono costretto ad avere un lasciapassare e a superare dopo lunghe ore di coda un ceck point, come posso pensare di essere libero e di vivere in un mondo libero e senza confini?
A essere chiusi dietro un muro che mi preclude la vista e la possibilità di uscire, e che mi nega per di più l’opportunità di essere visitato, di incontrare liberamente altra gente, quale potrebbe essere la mia reazione? Se fossi prigioniera dentro ad un territorio senza speranza e senza sogni, dove non esistono diritti e ragioni e dove mi viene negato il futuro, cosa diventerei? Essere cittadina del mondo perchè vivo in un mondo senza limiti, mi consente una capacità di pensiero a cui non posso rinunciare. I limiti di un mondo ingiustamente chiuso e senza scambi può portare a estremizzazione, ad azioni che possono condurre anche a poca o nessuna considerazione della vita. Tanto una vita così limitata che valore e senso ha?
L’altro giorno parlando con una giovane ragazza che era da poco tornata dalla Palestina, mi sono sentita dire che lo stress che aveva vissuto durante i pochi giorni di viaggio, nel momento che era rientrata in Italia, si era palesato tutto, e che non avrebbe mai creduto di poter, anche se solo per un breve periodo essere soggetta a tanta pressione. Per il solo desiderio di visitare la “terra santa” aveva vissuto nella paura e nella tensione di essere sorpresa a fare qualcosa di “sbagliato” che avrebbe potuto metterla nei guai nei confronti di un esercito dal potere assoluto. Tornata in Italia aveva davvero capito cosa significasse la libertà di movimento e l’enorme bellezza di potersi sognare e costruire un futuro.
Credo di capirla, come credo di capire chi questa libertà non ce l’ha e non gli viene concessa. Penso ovviamente a quello che succede in quel territorio, a tutte le limitazioni e le paure che l’occupazione provoca da decenni, alla cecità del mondo nei confronti di tanta barbarie, che solo raramente, come nel caso di domenica, ci appare in tutta la sua assurdità o meglio ancora insensatezza. Penso anche alle parole sagge del grande Nelson Mandela. “Nessun popolo potrà dirsi veramente libero, finchè la Palestina non sarà libera”. E lui di schiavitù e libertà se ne intendeva proprio, nessuno lo può negare.

Riflessioni su cieli troppo pieni

In Gaza, Guerra, Informazione, Malattie mentali, Nuove e vecchie Resistenze, Pietas on 26 marzo 2012 at 21:22

Non ci avevo pensato, eppure quei disegni li ho guardati un sacco di volte. Non solo guardati per il gusto di guardare, in fin dei conti sono disegni di bambini e i bambini, pensavo, disegnano sempre allo stesso modo… invece no, non tutti i bambini disegnano allo stesso modo. Certo, la mano è sempre timida, il colore incerto, le immagini approssimative, ma cos’è che differenzia questi disegni dagli altri?
Andiamo per ordine.
I disegni che da mesi sto studiando solo con lo sguardo di una “curatrice” di Mostre, sto catalogando, stampando, incollando sui cartoncini colorati e dopo sui pannelli più consistenti, sono disegni di bambini sofferenti e il loro disagio non viene solo dalla povertà e dall’ambiente difficile, viene soprattutto dalla paura e dai traumi continui di un conflitto che li priva di futuro e di serenità.
Come disegnano i bambini traumatizzati? Disegnano cose che gli altri non disegnano mai. Disegnano scene che non potresti credere, I soli, le nuvole e le case piangono, le persone sono spaventate, disperate. I bambini guardano gli aerei e gli elicotteri riempire il cielo, le scuole distrutte, gli alberi di ulivo divelti, i carroarmati e i buldozer dominano la scena e i loro compagni di giochi giacciono nel loro sangue, a terra, ammazzati. I soldati sono orribili e assomigliano a burattini crudeli.
Questi disegni non rappresentano un viedeogame, non sono il risultato di un film violento visto alla televisione, questi sono la rappresentazione di una realtà cruda e terribile che non lascia scampo.
Questi sono i disegni dei bambini di Gaza.
Così alla presentazione di una delle tante Mostre che stiamo organizzando, Maria Antonietta, la nostra psicoterapeuta, ha preparato la lettura scientifica di questi disegni. La sua dissertazione sull’analisi psicologica dei segni dominanti in queste rappresentazioni, mi ha lasciata basita. Certo molte cose le avevo già viste, e alcune le avevo capite da sola. Mi ero già resa conto che gli alberi abbattuti e sradicati significavano la vita strappata e negata. Le figure stese a terra scompostamente e cancellate dai segni di una matita che non perdona erano solo (solo?) morti negate anche alla mente stessa del bambino. Il corso d’acqua recintato da filo spinato, non era solo (solo?) l’acqua preclusa ai palestinesi, ma anche la possibilità ad un futuro. I bambini difficilmente raccontano bugie e non lo fanno mai attraverso i loro disegni.
Ecco, Maria Antonietta ci faceva notare come i cieli di questi disegni fossero pieni e popolati di “cose” che in un cielo non si dovrebbero mai vedere. Sono cieli affollati e opprimenti, cieli di paura, cieli che non consentono respiro e ottimismo. Sono gli unici cieli che parlano di Gaza.
Questi disegni sono molto più significativi di ogni parola, racconto e fotografia che ci parli di Palestina. Questi sono disegni preziosi che restano nella mente più di una ferita aperta. E noi siamo spettatori silenti, noi guardiamo con un voyerismo assurdo, crescere dei bambini feriti e traumatizzati che resi folli da questa immane tragedia, diventeranno un domani, se domani ci sarà, uomini disperati e pronti a tutto, malati di quella paranoia prodotta dalla sofferenza, incapaci di costruirsi un futuro, perchè il futuro gli è stato negato quando ne avevano bisogno, quando avrebbero dovuto crescere sani e felici, giocando a calcio nei cortili, cercando le carezze e i sorrisi di mamme e padri amorevoli, all’interno di una comunità solidale e non spaventata e disorientata.
I disegni di cui parlo sono una terribile denuncia, nessuno può restare indifferente a questo scempio, nessuno può dire che questo è quello che meritano, perchè i bambini meritano la vita e non la morte per mano di altri uomini. I bambini meritano di confondersi con altri bambini e che non gli venga insegnato ad odiare e a tremare di fronte a nessuno. Ai bambini va garantito il diritto di giocare, di andare a scuola e di far volare in cielo gli aquiloni e mai e poi mai doverli confondere con un aereo militare dotato di razzi e bombe che dilaniano, smembrano e dipingono di nero i loro sogni.

Vik, on the road again…

In Gaza, politica on 24 settembre 2009 at 11:53


Sotto il cielo del mondo, ma al di fuori dal cielo di Gaza c’è una buona notizia: Vik è sulla  strada di casa.
Qui di seguito metto il link al suo blog Guerilla radio nel frattempo non dimentichiamoci della realtà di Gaza. Non dimentichiamoci la sorte di un popolo prigioniero.
Restiamo Umani

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