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Storie di quotidiana civile resistenza (di Marisa Fugazza)

In amore, Viaggi on 25 gennaio 2015 at 18:41

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Nel corso del nostro viaggio ne incontriamo altre : l’impegno della Municipalità di Beitunia con progetti educativi , architettonici e dove si continua a piantare ulivi “ vita “ in continuità con le loro tradizioni
La serenità e il sorriso contagioso della dolce Yasmenn Al Nayyar è un altro tassello di speranza quando racconta la sfida nell’intrepida impresa di scalare il Kilimangiaro e poterci mettere la bandiera della sua amata terra.
I progetti promossi da numerosi artisti, gli incontri che ci hanno permesso di conoscere associazioni che pur tra mille difficoltà incoraggiano varie forme di creatività con ragazzini strepitosi rapper e giovani attori .
Il progetto dell’orchestra del conservatorio di Betlemme orgoglio del direttore il maestro Michele Cantoni con un cartellone di impegni non solo locali ma anche in prestigiosi teatri italiani e Europei.
Gli scambi culturali che stiamo attuando tra giovani artisti palestinesi e italiani, si stanno rivelando efficaci su entrambi i fronti, perché intendono Far emergere il patrimonio culturale palestinese – dice Luisa Morgantini – affinché si rompa lo stereotipo di popolo-vittima o popolo di terroristi.
Ma non solo la cultura come settore “privilegiato“ anche supporti all’imprenditoria locale e di sviluppo rurale, aiuti materiali: quello di tanti ragazzi italiani impegnati in Operazione Colomba, il lavoro di tante donne intellettuali e insegnanti nelle scuole, nelle cooperative per diffondere e conservare tradizioni, tante opportunità rappresentano un modo concreto di sperare, di guardare al futuro.
Un fenomeno di cui non conoscevo le dimensioni per la portata simbolica sono gli atti di pura violenza che i coloni cercano spesso di mettere in atto nei confronti dei ragazzi palestinesi che vanno a scuola.
Abbiamo incontrato un corpo internazionale di volontari (TIPH) che hanno il compito di scortarli per difenderli dagli attacchi dei coloni, abbiamo conosciuto ONG la cui attività consiste nell’accompagnare studenti, pastori o contadini nelle zone a rischio di attacco da parte dei coloni.
Anche qui la difesa sta nel fatto che si tratta di un’attività completamente nonviolenta, la cui arma principale consiste in una semplice videocamera che documenta ogni eventuale illegalità. Un esempio prezioso di uso pacifico delle tecnologie moderne.
Tante cose fervono nella Palestina e intorno alla Palestina.
Mi domando se possa non esserci liberazione per il popolo palestinese, e mi sembra che nel mio cuore e anche in quello di tanti compagni di viaggio ci sia una speranza assoluta: libertà ci sarà.

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