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Al Kamandjati, la musica come forma di resistenza. (di Nara Ronchetti)

In amore, Viaggi on 19 gennaio 2015 at 10:40

Kamandjati

Al Kamandjati , la musica come forma di resistenza
“La musica esprime ciò che non puo’ esser detto e su cui è impossibile restare in silenzio” (V. Hugo)
Due antiche case palestinesi nel cuore della vecchia Ramallah, è quasi buio : a gennaio il sole tramonta presto anche in Palestina. Sulla terrazza la bougaville è fiorita, lo sguardo spazia sui tetti della città vecchia che sta per essere inghiottita nell’ombra. Le strade strette e tortuose scivolano nel buio e nel silenzio, mentre s’accendono le luci delle botteghe: il venditore di falafel, il fornaio, il negozio di frutta.
Ramzi ci accoglie con un sorriso disarmante : è minuto, gentile , parla con un tono di voce sommesso ma deciso . Con una semplicità e una spontaneità disarmanti racconta la sua storia di ragazzo palestinese povero, cresciuto nel campo profughi di Al Amari, con una grande innata passione : la musica, e racconta come la musica abbia cambiato la sua vita. La sua voce esprime ancora uno stupore infantile davanti a quello che deve essergli sembrato –forse gli sembra ancora- un miracolo. Ramzi è oggi un violinista , ha perfezionato i suoi studi in Inghilterra e poi in Francia . Nel 2002 ha fondato l’associazione Al Kamandjati – il violinista – che organizza all’estero eventi culturali per raccogliere fondi, strumenti musicali e materiale didattico allo scopo di offrire ai bambini della Palestina un’educazione musicale. Oggi il sogno di Ramzi si è trasformato nel centro per la musica Al Kamandjati di Ramallah, nelle scuole di musica di Jenin e Deir Ghassana e in quelle dei campi profughi di Al Amari, Qalandia , Jazalon. L’associazione organizza workshop nei campi profughi palestinesi del Libano, nelle scuole dell’UNRWA sparse sul territorio. Si studia la musica classica occidentale e araba, ma non solo: ci sono corsi per accordatori, liutai e per la riparazione e manutenzione degli strumenti musicali. C’è una stagione musicale in cui si esibiscono i diversi ensemble della scuola : suonano musica sacra, jazz, musica tradizionale araba. Le scuole utilizzano tutte vecchie case palestinesi recuperate e restaurate: un altro modo per preservare la cultura e le tradizioni di questo popolo assediato militarmente, economicamente e culturalmente.
I bambini palestinesi nascono in una terra fatta di barriere, checkpoint, strade proibite, sperimentano fin da piccoli la violenza : gli attacchi dei coloni, i raid dei soldati israeliani,a volte la separazione dai propri genitori , al meglio vivono segregati in territori ristretti da cui non possono uscire . La scuola di musica diventa allora scuola di arricchimento culturale, di acquisizione delle proprie tradizioni, scuola di libertà, un passepartout per il mondo.
Ascoltando Ramzi raccontare tutto questo si viene avvolti dalla musica, le sue parole sono musica : il dolore, la violenza, i campi straziati dal filo spinato – assumono un’altra prospettiva , ci sono , ma almeno per un po’, restano fuori , là dove la musica di al Kamandjati li confina.

Al

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