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NON si può spiegare (di Amalia Di Giampietro)

In amore, Viaggi on 18 gennaio 2015 at 20:24

Bil'inSono tornata.
Con un senso di estraneità rispetto alle bagatelle che ci circondano. E, come da manuale, febbre e tosse per eliminare le tossine emotive accumulate durante il viaggio.
Già, il viaggio.
Sono rimasta silenziosa per giorni: mi sento come i soldati israeliani che prestano servizio sui Territori Occupati. Non ho voglia di parlare. Non ho voglia di raccontare.
Come si fa a spiegare la lotta quotidiana per la sopravvivenza, l’instabilità emotiva e fisica di ogni tuo atto quotidiano. Eppure non sono in guerra. Ci fosse “ almeno” la guerra, tutti questi atti, queste brutalità, queste prevaricazioni, questa arroganza, sarebbero “ giustificati” dalle leggi di guerra.
E anche puniti, dalle leggi di guerra.
Invece no, invece stiamo parlando dell’occupazione illegale da parte di uno Stato, ritenuto il baluardo della democrazia in un’area molto tribolata, sempre secondo canoni occidentali, uno Stato che ha messo a tacere tutte le regole e le leggi, in nome della sua “sicurezza”.
Come si fa a spiegare che la vita nella West Bank è fatta di gabbie, di barriere, di ostacoli che riducono gli abitanti della zona quasi ad animali rinchiusi dentro uno zoo.
Come si fa a spiegare, a noi occidentali, così attaccati alla privacy ed alla proprietà privata, essenza stessa del capitalismo, che in Palestina non esiste alcun tipo di diritto.
Che puoi essere svegliato e violato, di notte, nel tuo letto, ogni volta che qualcuno decide di farlo.
Che una cinepresa o una macchina fotografica non ti servono, come sarebbe giusto, per immortalare le cose belle che ti succedono, un ricordo gioioso, il compleanno di tuo figlio, quanto piuttosto i soprusi quotidiani che subisci, gli attacchi indiscriminati di quattro soldatini appena maggiorenni, gli scontri durante le manifestazioni, le provocazioni.
Che sei costretto, ogni volta, a cambiare il tuo percorso quotidiano in auto, perché ad un tratto, senza alcun motivo, ti trovi bloccato da una pattuglia di soldati o, semplicemente, da un parallelepipedo di cemento.
Come si fa a spiegare che i tuoi figli, per andare a scuola, devono essere scortati perché adulti armati li attaccano.
Non si può spiegare.
NON si può spiegare
Gli amici ti guardano come se stessi raccontando un film di quelli “Ai confini della realtà”. Ti stimano, per carità, ma nella loro testa c’è sempre una vocina che dice che stai esagerando, che sei troppo innamorata della Palestina , che il tuo giudizio è falsato.
Ecco, questa è la situazione, che rispecchia, passo passo, esattamente quello che è il sentimento internazionale davanti al problema dell’occupazione.
Se ne parla da tanto tempo, troppo tempo, che quasi si è portati a pensare che, se i Palestinesi sono sopravvissuti fino ad oggi, magari si sono adattati, magari la situazione non è tragica così come tu la racconti.
Davanti alla nostra cattiva coscienza, quindi, c’è solo un modo.
Stiamo rimuovendo questo apartheid esattamente come abbiamo fatto durante la seconda guerra mondiale, con l’olocausto.
– Ma possibile?, ma dai, Israele è uno stato civile, ci saranno delle leggi, non possono demolire una casa ad libitum, perché sradicare ulivi centenari, a che scopo?, e le file interminabili, di notte, e con qualsiasi condizione meteo, davanti ai check point? Senti, mi sembra una cosa impossibile, perché nessuno ne parla, allora? –
Ecco, questa è la situazione. E parlo di persone preparate, attente, sensibili.
Allora? Allora c’è un solo modo.
Andare lì, vedere con i propri occhi, arrendersi all’evidenza della testimonianza diretta.
E gridare ad Israele, all’Europa, al Mondo :
RESTIAMO UMANI

farfalla

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