rossaurashani

Con la terra in tasca (di Valeria Manca)

In Viaggi on 16 gennaio 2015 at 17:07

Manca V-
Viaggio in Palestina con Assopace Palestina: Natale 2014, capodanno 2015
di Valeria Manca

Ho capito solo ora, dopo tanti anni, saranno una trentina ormai, perché quel ragazzo palestinese che studiava con me a Cuba, mi avesse mostrato della terra aprendo il pugno per dirmi “questa è la terra della Palestina, la mia terra”. Mi era sembrato decisamente troppo, quasi un fanatismo eccessivo, portarsi dietro della terra, in giro per il mondo, con la terra in tasca….
Ma, dopo questo viaggio in Palestina, il “solito” viaggio che l’AssoPacePalestina organizza a Natale e che ha come importante attrattiva il fatto che ci si va con Luisa Morgantini, donna straordinaria che conosce bene questa terra per organizzare i viaggi ormai dal 1985, ho capito bene cosa significava per quel ragazzo quel pugno di terra. Non credo che si riesca a capire la situazione della Palestina se non si va da quelle parti, non è sufficiente leggere libri sull’argomento, interviste, saggi…devi essere lì per capire o per lo meno per cercare di capire l’ingiustizia con cui si vive da quelle parti.
Non è una guerra di religione come dice Amos Oz nel suo libro “contro il fanatismo”, è una guerra per la terra, per strapparsi la terra da sotto i piedi e vince chi è più forte , in barba al diritto e alla determinazione dei popoli.
I palestinesi riescono a vivere e a volte anche a sorridere in situazioni inconcepibili per noi europei anche se come ha detto il leader che ci ha accompagnato nella visita nel campo profughi di Aida vicino Betlemme “ a volte non sappiamo se ridere o piangere, quando si celebra un matrimonio vorremmo ridere perché è una bella cosa ma poi ci viene da piangere…così , è difficile “
Non voglio parlare delle straordinarie persone che si incontrano in questo viaggio, ne hanno già scritto e ne scriveranno ancora, voglio parlare solo di quella signora che si è affacciata dal suo balcone ad Hebron dove abbiamo manifestato per l’apertura di Shuhada street. Hebron è una città “mista” dove vivono insieme ebrei e palestinesi. Qui la situazione è diversa. In Palestina non esistono solo i villaggi palestinesi e i villaggi che i coloni ebrei si costruiscono strappando la terra ai palestinesi. Tutto ciò esiste ma sono divisi anche se vicinissimi. Divisi perchè dal villaggio palestinese puoi vedere l’insediamento là sulla collina dei coloni, vicinissimi perché i coloni possono bruciare gli ulivi, sgozzare le pecore o malmenare i bambini palestinesi che vanno a scuola. No, ad Hebron convivono, dalla mia finestra posso vedere la finestra della mia vicina ebrea e prenderla a parolacce invece di darle il buon giorno, così funziona ad Hebron, o la mia vicina ebrea può tirarmi l’immondizia dalla sua finestra a me che vivo al piano di sotto. Sì , così si vive ad Hebron..
A Shuhada street i palestinesi non possono passare, passaggio vietato nella strada principale della loro città e quindi noi, i 53 del gruppo, abbiamo manifestato per la liberazione della strada. A metà del percorso Luisa ha chiamato per nome quella signora palestinese che non vuole andare via, che si ostina a vivere su Shuhada street, che ha la porta di casa sigillata, che per uscire deve passare sui tetti dei vicini. Si è affacciata sul suo balcone chiuso da inferriate di ferro, ci ha sorriso, ci ha salutato con la mano, povera donna prigioniera nella sua casa e ho pensato, ma come può vivere così, ma come può sorridere in quel modo così dolce, così grato….
Voglio parlare della città di Nablus, bella, antica, si sente che si è in un luogo ricco di cultura e di storia ma quante ferite ha questa bella città. Le ferite lasciate dall’invasione con i carri armati sulle case abitate dai palestinesi nel 2002 , che peccato lasciare morire anche la bellezza di una città, quelle belle fabbriche di sapone , straordinarie nella loro architettura ma ormai fatiscenti e annerite , e mi chiedo ma come si fa a vivere in una città che è diventata brutta, i cui colori rimasti sono solo quelli dei manifesti dei martiri uccisi…
Voglio parlare di Jaffa, città israeliana ormai quasi del tutto, solo la moschea di quella che era la città palestinese rimane e si vede da lontano , bella Jaffa con le sue mura antiche , pulita, ordinata, ricca di opere d’arte lasciate dagli artisti israeliani sulla via. Belle quelle ragazze israeliane che chiacchierano, ridono insieme, come qualsiasi gruppo di ventenni in una qualsiasi città europea, peccato quel mitra più grande di lei che pende da un lato come se fosse una borsetta, portato con talmente tanta noncuranza che fa venire i brividi, peccato davvero , per lei.

VALERIA MANCA
Roma 13/1/20015

ragazza

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: