rossaurashani

Chi non si accontenta… gode

In Amici, amore, Anomalie, personale on 17 maggio 2014 at 17:47

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“Tu sei sempre stata diversa da noi. Tu non ti sei mai accontentata… hai sempre voluto di più.”

Sembrava una sentenza di morte. Non era un complimento, pareva più un’accusa di tradimento, e al tradimento si risponde sempre con un misto di invidia e rifiuto che lei aveva colto dalla voce dell’amica.
Erano amiche da sempre lei, Diana e Marinella. Magari non si vedevano per lunghissimi anni, ma poi si ritrovavano ed era sempre la stessa cosa, la stessa voglia di raccontarsi, la stessa capacità di ascoltare.
Che lei fosse stata diversa, non le pareva proprio tanto. Aveva fatto solo delle scelte diverse e non era certa che fosse state le migliori. Come si fa a dirlo? A priori? A posteriori? Certamente, dopo tutti gli anni passati, si poteva dire che, a ben guardare, lei aveva avuto una vita particolarmente intensa… ma migliore, forse no.
Diana, era una che pensava che quello che aveva fatto e deciso nella sua vita poteva andare bene per tutti, salvo poi capire che forse in qualche cosa aveva fallito.
Marinella invece pensava che quello che aveva fatto, forse forse avrebbe potuto essere diverso se il destino l’avesse aiutata un po’. Però insomma quello che aveva scelto, sarà stato anche condizionato, ma era il meno peggio.
E lei che pensava? A pensare le cose diventavano complicate. Non si era fatta condizionare nè dalla sua famiglia, nè dall’ambiente che la circondava, o almeno non significativamente. Si era un po’ adattata, ma non troppo. Era uscita da una famiglia asfissiante, aveva avuto amori e tanti, tendenti a imprigionarla, non si era fermata al primo amore il più incredibile e il più improbabile, salvo poi averlo ritrovato (ma questo non c’entrava affatto) insomma non era scesa alla prima fermata dell’autobus. Era una colpa? Era stata la sua fortuna?
Certo non avrebbe cambiato la vita con quella di nessun’altra. Troppa adrenalina, troppi colpi di coda del destino, troppi sentimenti e passioni per dire: “Avrei voluto una vita tranquilla! Avrei voluto una vita come le altre.”
Lei non si era mai annoiata, non aveva avuto tempo per fare le cose di tutti i giorni, aveva lavorato, aveva rischiato e rischiato molto, era stata disponibile a pagare tutti i prezzi dei suoi errori e anche, a volte, quelli degli altri se era necessario. Avera ricominciato un sacco di volte, aveva sofferto, pianto e sorriso, senza chiedersi se ne valesse la pena.
Ora era diventata di scorza dura, ma stranamente era permeabile alle cose, tutte l’attraversavano lasciandogli dentro qualche cosa, facendola sentire viva e umana, malgrado tutto.
Tutto sommato, pensava, non valesse la pena di fare un bilancio, quella era stata la sua vita, e non era ancora finita. C’erano molte cose ancora da fare e tutte che esulavano dall’accudire i nipotini oppure un marito un po’ troppo intransigente, anzi a pensarci bene si chiedeva che gusto c’era scandire la propria giornata sui bisogni degli altri, sulle abitudini e sugli egoismi della vecchiaia.
Le veniva da dire che vecchi si nasce e non si diventa, però sapeva che non era così, era comunque sicura che ogni epoca ha un suo preciso modo di essere giovani, ma anche di contrappunto uno per essere vecchi. E guardando bene lei non era stata giovane nel modo che lo erano i giovani del suo tempo, ma non era vecchia allo stesso modo delle sue amiche.
Incapace di adattarsi alle regole del gioco? Veramente a lei sembrava di aver dettato, nel limite del possibile, le regole della propria vita senza pretendere che fossero le regole di tutti. Aveva cercato di cambiare la propria vita senza aspettare che fosse la vita a cambiare lei. Era questo il non accontentarsi mai di quello che si ha? Forse…Certo che si stupiva ancora del tono di rimprovero e vagamente invidioso di chi le faceva questo appunto, non credeva di meritare nè una cosa nè l’altra, ma poi soprattutto era lei a guardare la vita delle sue amiche e finire con il pensare che avrebbero sicuramente meritato di più: un uomo diverso, un destino più promettente, un carattere più coraggioso, degli stimoli maggiori… beh ecco sì, su questo lei aveva cercato di non adattarsi e di guardare oltre. Aveva fatto danni attorno a sé, sicuramente, ne aveva ricevuti molti, aveva subìto dolori e abbandoni, ma era stata oggetto di tanto interesse e qualche volta tanto amore e anche rifiuto perchè no, non si passa indenni attraverso la vita, se si vive davvero.
Nel contempo a guardar bene chi di loro oggi era più felice? Domanda retorica perchè se è vero che chi si accontenta gode, è anche vero che se lei si fosse accontentata e adattata, sarebbe stata una persona estremamente infelice, forse senza accorgersene, questo è vero, ma se se ne fossi accorta? se in un momento di lucidità avesse compreso di aver gettato via i suoi anni senza sogni e senza piccoli traguardi, senza cambiamenti importanti senza ancora la voglia di investire? Beh, no, non poteva accettarlo, si serebbe sentita fallita, non sarebbe stata come era, sia nel bene che nel male. E allora, era il caso di dirlo: chi non si accontenta… gode! e i “cocci” sono suoi (perché i “cocci” ci sono sempre quando si rischia la vita e bisogna raccoglierseli sempre con un sorriso sulle labbra).

  1. Ciao,
    credo che il vero problema sia riuscire a trovare il giusto compromesso tra l’accontentarsi e il cercare sempre qualcosa in più.
    Scendere alla fermata giusta non è semplice.

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