rossaurashani

Una città verso un futuro incerto

In amore, Cultura, Informazione, Le Giornate della Memoria, Viaggi on 9 gennaio 2014 at 10:25

SONY DSCPassare da Gerusalemme a Ramallah non è un passo breve, ossia non sarebbe un grande passo per la distanza, ma lo è invece come concetto, idea, emozione, ma soprattutto come proiezione.
Certo Gerusalemme è da sempre, Ramallah invece ha preso il volo ieri, o solo questa mattina presto, si atteggia a metropoli, si adorna di simboli, ha la forza dei suoi quattro leoni nella piazza, ma bisogna guardarli da lontano perchè da vicino mostrano lo sberciamento di una pietra calcarea che più che al marmo assomiglia al gesso. Una città un po’ inventata, ma cosa importa, un senso Ramallah ce l’ha, bene o male fa le veci della capitale rubata.
E le strade salgono o scendono in un tripudio di costruzioni anonime che evadono appena dall’architettura realista russa, vestendosi di una maggiore semplicità di stile.
Penso che sarebbe il paradiso degli studi dei geometri di paese, gli architetti no, quelli costruiscono a Tel Aviv.
Ramallah ti fa pensare che in Palestina non mancano i soldi, tutto sommato non sono quelli a mancare, mancano i diritti e la libertà, ma le case crescono in altezza e i negozi si vestono da boutique. Guardo incuriosita una vetrina di abiti da sera, tutti rossi di mille sfumature, perle e brillanti, cose che io non userei mai e non avrei mai messo nemmeno ai tempi del cattivo gusto dell’infanzia.
Va beh, che c’entra, io non faccio testo e non faccio tendenza, certo che resto interdetta a vedere una renna luminosa che canta, dimenandosi, Jingle Bells in arabo.
E ci sono pure gli abeti di natale ecologici e i palloncini formato gigante tanto che ti sembra di trovarti in una capitale del profondo nord, anche la neve non manca, inutile andare a raccontare che sono finiti sotto una nevicata che nessuno ricorda di aver visto mai così copiosa.
Intanto fa freddo e tira vento. Andiamo ad un incontro istituzionale: il sindaco della città. L’avevo visto anche un anno fa, appena eletto, molto meno sicuro, molto meno capace, questa volta parla solo lui e lascia a becco asciutto, il gigante politico che gli siede a fianco. Cambio dei ruoli, solo un anno fa era l’altro a fare da padrone. Ci ringrazia di essere lì, ci lusinga, e alla fine ci presenta il video promozionale della città, un po’ stile centro termale e un po’ tipo vacanza in località sciistica.
Usciti dalla municipalità andiamo all’ufficio di quello che era il ministro dell’interno del governo di Fatah, l’ufficio di Marwan Barghouti, rapito e rinchiuso in carcere in Israele condannato con 5 ergastoli e un numero vario di anni. Continua la storia dei perseguitati politici e sembra una cosa lontana, se non fosse che ad accoglierci alla porta c’è Fadwa Barghouti, la moglie di Marwan e madre di quel Qassam che avevamo trattato come figlio, nella sua breve vacanza a Venezia. Chi conosce Qassam e poi guarda l’immagine intensa del padre, nelle foto di repertorio, non può che sentire forte simpatia per tutti e due. Fadwa è il viatico che ci conduce ai limiti della sua intimità famigliare fino alla lontana porta della cella del suo compagno di lotte più che di vita, visto quanto il carcere li ha tenuti lontani.
Promettiamo di lanciare la campagna Free Marwan Barghouti and all political prisoners, è un atto dovuto a questa donna, ai suoi figli, alla nuova nipotina e a tutto il popolo palestinese. Marwan come Mandela, mai abbinamento fu più azzeccato.
Ma Ramallah supera se stessa, è così avanti da non aver più passato. Mi fermo commossa per i simboli inclusi alla tomba di Yasser Arafat, cerco di leggere il nome dell’eterna corona di fiori lasciata lì ad appassire i suoi petali. L’anno scorso mi pareva ci fosse scritto Abbas, ma forse ho sognato, tanto l’arabo non lo capisco affatto.
Il mausoleo è fatto di piani inclinati di un bianco accecante. il cielo è buio, sembra promettere ancora neve. Non posso non provare ammirazione e quasi affetto per questo leader tradito. Fotografo un cancello posizionato in un giardino sotto il livello stradale. Cosa vorrà dire? Una promessa? Una minaccia? Non capisco e mi sento in apprensione per tutto quello che potrebbe ancora capitare. Qui la legge del diritto latita e non puoi guardare al futuro senza tremare.
Città civile però, Ramallah, non ho visto mai, in nessun altro posto al mondo, dedicare un mausoleo così grande ad un poeta, anche se immenso come Darwish, le sue parole, per prime, mi ha fatto innamorare della Palestina:
I tuoi occhi sono una spina nel cuore
lacerano, ma li adoro.
Li proteggo dal vento
e li conficco nella notte e nel dolore
cosi la sua ferita illumina le stelle,
trasforma il presente in futuro
più caro della mia anima.”
Anche questo è Ramallah, se non tutto, almeno è molto di più di quello che sembra.

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  1. Già lo sai… grazie di esistere.

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