Mario

Proiezioni di vita

In Anomalie, Ironia, personale on 26 settembre 2013 at 16:10

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Sia chiaro che non sto parlando di un cineforum, che a nessuno interessa di vedere e neppure di qualche “flash back” che usiamo fare per evadere da una vita un po’ grama, ma sto proponendo un vero e proprio esercizio, che ognuno di noi dovrebbe fare, per capire cosa ancora si aspetta dalla vita e cosa questa vita gli può ancora promettere e concedere.
Guardo la mia mamma anziana e so che periodicamente mi propone da oltre 20 anni la solita tiritera: “Chissà se ci sarò l’anno prossimo…” intendendo la prossima estate, il prossimo natale oppure il prossimo compleanno. Una frase storica che ha sempre fatto incazzare mia sorella e che a me faceva un poco ridere, un po’ perché pensavo che certe fibre seppelliscono spesso quelle ben meno tessute e un po’ perché mi chiedevo quando mai avrebbe cominciato a non dirlo proprio più.
Ed è arrivato il momento e non poteva essere che così. Malgrado i suoi anni, gli acciacchi e la depressione, qui ci sta e qui vuole continuare ad esserci. Ora si azzarda solo a dire che ha dolori che le sembra di morire, ma mai che preferirebbe essere morta piuttosto che dolorante.
E’ evidentemente normale che le sue proiezioni di vita siano limitate, ma seppur in termini ridotti le sue aspettative vanno ben al di là del ragionevole.
Ovviamente nei bambini e nei giovani le proiezioni e le aspettative di vita sono infinite. Corredate da improvvise paure e magari da occasionali cadute nella dura realtà, provocate da fatti che succedono: la morte di un famigliare oppure di amici, coetanei e conoscenti. Allora non ti senti più né invincibile né eterno, ti scontri con quello che io chiamo “illuminazione fulminante” che niente è di diverso che non la presa di coscienza della caducità delle cose e soprattutto delle persone.
Poi sarebbe da capire quando mai una persona accetta di passare dallo stato di giovane a quello di persona matura (per non dire grande o più appropriatamente vecchia) e quale diventi la sua percezione del futuro.
Essere profondamente razionali e realisti non aiuta affatto: se pensi che ogni giorno è regalato e che potresti non svegliarti domani o che potrebbe finire la tua vita tra qualche secondo, in un count down che ha finito di ticchettare i suoi secondo, capisci che ogni proiezione è solo un sogno nebuloso che se non si realizzerà almeno ha la funzione di aiutarti a vivere.
Conosco persone che non hanno mai pensato che la loro vita potesse essere minacciata dal destino comune e che rifuggivano qualsiasi pensiero che li spingesse ad un “carpe diem” appropriato. La fortuna di queste persone è incredibile, mai li senti parlare di morte, mai di mancanza di tempo e ancora meno si interessano alle sofferenze altrui. Vivono in una boccia di vetro opaline che non consente loro di vedere oltre, ma di sentirsi comunque sicuri e separati dalle brutture del mondo.
Posso dire di provare per loro un’invidia che spesso è supportata dalla certezza che hanno sempre vissuto bene e che vivranno in futuro ancora meglio. Che si prendono la libertà di bere e fumare senza la preoccupazione di farsi del male, ma anche che sono dotati di quella speculazione mentale che consente loro di “dare” con la velata speranza di poter ottenere, un giorno, un piccolo ritorno. Per quanto anche quelli che danno con generosità non è detto che in futuro potranno ricevere qualcosa in cambio.
E così nella proiezione della vita, una che diventa vecchia, come la natura prevede, a che cosa penserà quando lo sarà in modo definitivo e inappellabile e quando si accorgerà che non può più sostenere e provvedere a se stessa? Resterà legata alla vita pensando di esserne ancora il fulcro oppure anelerà a togliere il disturbo?
Sinceramente personalmente preferirei alla badante prezzolata, ma pur umana, alla stanchezza e noia dei famigliari che hanno comunque i loro problemi e ai sensi di colpa dei figli che hanno la loro vita e che non dovrebbero mai essere chiamati a restituire l’assistenza di cui sono stati oggetti quando erano piccoli, a tutto questo comunque prediligerei una veloce morte onorevole e dignitosa.
La mia proiezione di vita è riassunta in: autonomia e dignità fino all’ultimo respiro ed incrocio le dita per poter raggiungere questo scopo, senza dover pesare su nessuno se non su me stessa. Chi se ne frega di restare qui in confini ristretti, in smemoratezze profonde e soprattutto sorda (ai richiami dello spirito) e incontinente (a causa dell’aver troppo vissuto)?
Potessi comperarmi la certezza di finire i miei giorni al momento opportuno lo farei, anche se il prezzo fosse altissimo, ma so che non ci sarebbe prezzo per un tempismo così apprezzabile. Mi piacerebbe poter lasciare una parola gentile e affettuosa alle persone a cui ho voluto bene e che devo lasciare. Vorrei completare le piccole cose lasciate sospese e tutto sommato non reitererei un fanculo a chi si è comportato male con me o con le persone a me care. Vorrei lasciare la vita vedendo tramontare il sole sul mare in un tripudio di colori e pregustando l’inchiostro della sera, vorrei chiudere gli occhi annusando per un’ultima volta il profumo dolce della mia vita passata e poi il silenzio e il buio per sempre.
Ah già, tra le mie proiezioni di vita ovviamente c’è la morte, ma non c’è nessun Dio e nessun aldilà, e malgrado tutto quello che ci viene detto, a destra e a manca, la mia predisposizione a lasciare questo mondo e del tutto serena e pacifica, anche senza le certezze della fede, ma sono fatta così, che ci posso fare, sarò fatta strana, ma tant’è… 🙂

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