Mario

Se io dovessi spiegare a mio figlio….

In amore, Anomalie, Antifascismo, Giovani, Le Giornate della Memoria, Miti ed eroi, Nuove e vecchie Resistenze, personale on 8 maggio 2013 at 18:33

L’idea mi è venuta in questi giorni, dopo un altro 25 aprile, come tanti e dopo aver letto di come un padre spiega la resistenza a sua figlia in questo libro, citando scrittori e storici del novecento.
Non che il suo libro e le sue ragioni non mi abbiamo in qualche modo incantato, provando quella certa fascinazione che si prova di fronte alle imprese titaniche sia che risultino riuscite oppure no, ma dopo l’incanto che si prova di fronte a tutte le prove di erudizione, mi è salito in bocca quel sapore spiacevole dei cibi rimasti sullo stomaco e mal digeriti.
Ma partiamo dall’inizio citando dalla presentazione del libro “La Resistenza è stata la dimostrazione del meglio di cui gli italiani fossero capaci: un’assunzione di responsabilità, una volontà di riscatto che non riguarda solo la storia del fascismo e della partecipazione italiana alla Seconda guerra mondiale. Si affrontano qui alcuni problemi controversi della storia della Resistenza senza cedere alla sacralità o alla strumentalizzazione politica: si ricostruisce infatti una narrazione anti-eroica, senza aggettivi, ma ricca di colori. L’obiettivo è cercare una via d’uscita alternativa alla ricostruzione spesso rancorosa degli eventi.
Non una storia di fatti sanguinosi, di efferatezze, di morti e di corpi violati, ma un tentativo di individuare le motivazioni profonde di un periodo di grandi speranze e di crescita collettiva. E di cogliere le ragioni di una storia, ma anche le ragioni della vita. Un libro per le giovani generazioni che cerca di dare risposte esaurienti a quesiti difficili e spesso trascurati.”
Capita che quella che oggi appare come un atteggiamento di mistificazione, ossia di sacralizzazione di un evento o di strumentalizzazione politica alla fine sia un “atto” di assunzione di responsabilità e una volontà di riscatto che è costata molto sia in termini  di vite che di sofferenze.
Vale poco dire: che non fu la Resistenza a liberare l’Italia dal nazifascismo, ma fu l’intervento alleato, tanto meno dire che ogni parte politica considerata ha una sua qualche dignità politica. Perchè se è vero che l’italia non è mai stato un paese unito in cui mai è stato coltivato l’idea e l’amor di patria, alla fine del ragionare bisogna pur ammettere che nei momenti difficili questo paese ha dimostrato il suo miglior volto e le sue migliori qualità.
Vero è che l’Italia allora stava col fascismo, dando fiato a quella parte del nostro paese che preferiva servire i forti e prendersi delle piccole rivincite vestendo una divisa dal triste colore della morte, ma anche solo una semplice divisa, passata dal partito, che rendeva tutti uguali e ordinati anche nelle differenze tra ricchi e poveri, acculturati ed ignoranti.
Ma allora chi invece di seguire l’onda degli avvenimenti e godere dei privilegi concessi ai consenzienti aveva preferito riunirsi in bande e salire su in montagna, come dobbiamo considerarlo?
Sembra che i primi a prendere la strada dei boschi furono i soldati e per fortuna loro sì che sapevano da cosa stavano fuggendo, e anche un po’ come farlo. Poi salirono i comunisti altrettanto ben organizzati che i soldati, poi i professori e gli studenti, i letterati insomma, che da quel “viaggio” ci fecero pervenire almeno dei significativi diari di militanza. Meno erano gli operai e i contadini che se non vestivano le divise di guerra, dovevano combattere la loro battaglia col vivere quotidiano.
Non erano molti i ribelli sulla montagna, era molto di più i quiescenti a popolare le strade dei paesi e delle grandi città.
Chissà quanti come mio padre si erano rifiutati di vestire da giovani balilla, spinti da incomprensibili e inspiegabili ragioni, ma poi si erano fatti, senza protestare, 10 anni tra servizio militare, guerra e prigionia.
In effetti in lui non ho mai notato una particolare animosità per chi gli aveva, ragionevolmente, sottratto gli anni più belli della sua vita, che forse a tutti gli effetti erano stati ugualmente belli per lui, malgrado tutto.
Molto più tardi nella sua vita da pensionato, riuscii a fargli superare il terrore di volare, lo portai a visitare il mondo, quel mondo che aveva entusiasticamente iniziato a conoscere, ironia della sorte, proprio da giovane soldato e poi non più.
Se io dovessi spiegare a mio figlio qual era la migliore gioventù italiana di quegli anni di guerra che ci vedeva al fianco di quegli invasati, assetati di potere, della Germania del Terzo Reich, di quale ragionevole dignità politica potrei investirli? Avrei dovuto dare pari dignità ad ogni coerente esempio di fedeltà ad una causa, di qualsiasi tipo essa sia? Come potrei dare pure ai nazisti la stessa dignità politica di chi si è ribellato alla fascinazione di tanta messainscena e di così tanti roboanti principi di virilità ed appartenenza?
Certo le verità storiche non vanno a favore della Resistenza quale reale liberatrice, dal dominio nazi-fascista, anche se alcune importanti città si erano effettivamente liberate prima dell’arrivo degli Alleati, arrivo che in molti casi si fece aspettare più del dovuto, alleati che in molti casi non vedevano di buon occhio e né collaboravano con alcune parti della guerra partigiana. Queste sono le incongruenze logiche di un conflitto che aveva anche molto di ideologico.
Non credo che potrebbe un semplice libro e la parola di mille autori spiegare questo alto momento di storia italiana, che è la Resistenza. Inutile dire che questo momento fu, in qualche modo quello che ci è sembrato quanto di più vicino ad una guerra civile si fosse visto nel nostro paese.
Certamente a mio figlio non parlerei dei numeri dei nostri ribelli in proporzione agli altri numeri. So che la resistenza non stava solo tra le montagne, coinvolgeva anche le maestranze di certi posti di lavoro dove si boicottava la costruzione di apparati militari e anche nelle piccole comunità, i parroci dei paesini che nascondevano i partigiani, i contadini che nascondevano i soldati e gli ebrei in fuga, la solidarietà tra i poveri. L’Italia non è mai stato un paese totalmente negativo, anche se in certi momenti del suo travaglio di nazione prima o repubblica poi, si può ben dire di aver visto il lato oscuro di un popolo che si adatta con poco amor proprio a qualsiasi tipo di politica e a qualsiasi svendita della dignità, in cambio di un quieto ed imbarazzante sopravvivere.
Forse la mia unica fortuna è che la Resistenza a mio figlio non sono io a doverla spiegare, tutt’al più potrebbe essere lui a spiegarla a me, come mi succede di molti argomenti storici. Per ora da lui ho imparato com’è nato l’esercito di leva, e di sorprese ne ho avute parecchie, oltre a tutto non mi sarei mai aspettato che l’amor di patria, fosse introdotto in buona parte, dai cappellani militari, non molto ben visti nel Regio Esercito… ma insomma l’Italia ha molte sfumature e arriva a noi in una miriade di rivoli di libertà e condizionamenti a sfumature di tutti i colori, come erano i colori delle parti politiche in movimento. Purtroppo un arcobaleno che non fu mai parte integrante della nostra bandiera.
Portiamo in alto ancora il vessillo rosso del sangue dei nostri martiri, bianco del candore delle nostre nevi e verde del colore dei nostri campi.
Se potessi spiegare qualcosa a mio figlio, gli insegnerei il colore molteplice della pace che non abbiamo mai potuto vivere nella sua completezza, gli parlerei dell’inutilità di contingenti di pace armati fino ai denti, di Alleati che malgrado il nome non erano alleati di nessuno, di esportatori di democrazia a mano armata, di ribelli che ad est venivano chiamati partigiani e da noi venivano chiamati e uccisi come briganti. Vorrei raccontargli di un sogno che aveva conquistato parte della generazione dei suoi nonni e del sogno che aveva conquistato la generazione dei suoi genitori. Vorrei raccontare di una rivoluzione che abbiamo sognato pacifica e che si è presentata violenta e piena di incognite, se poi rivoluzione si può dire, del mondo nuovo e giusto che pensavamo di poter consegnare alle nuove generazioni, ma che è stato negato prima di tutto a noi stessi. Vorrei potergli dire che eravamo in tanti ed eravamo dalla parte giusta, anche se comunque eravamo meno di quelli che pensiamo.
Vorrei… vorrei… ma so che lui sa più di me e che ha dei sogni e un immaginario del mondo che sarei curiosa di conoscere e che spero sia più equilibrato, giusto e realizzabile del mio. Io ho del mondo la mia percezione e bella o brutta che sia, non può essere e non sarà mai quella di un altro. Su una sola cosa non posso tacere ed è che Resistenza è per sempre, si nasce resistenti, si diventa partigiani, e si combatte con le armi che si hanno, possibilmente con le armi della parola e della perseveranza, con la ragione e l’intelligenza, con il dialogo e la disponibilità, ma anche con una fermezza e un coraggio irrefrenabile.
Se io dovessi insegnare qualcosa a mio figlio cercherei di farlo sognare raccontandogli una storia di esseri umani pronti alla libertà e poi cercherei di non farlo sentire dentro a questo sogno in completa solitudine, in fin dei conti solo da questo sogno comune può nascere la fiducia nel futuro. Ed io questa fiducia nel futuro ancora, intatta ce l’ho e desidererei con tutto il cuore di consegnarla intatta pure a lui.

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  1. ……il grande Totò……con la sua bonomia……ebbe a dire: la guerra fa il dopoguerra, il dopoguerra fa la borsa nera, la borsa nera fa il denaro………ecco……gli italiani a mio parere (come sempre) sanno “costruire” dalle macerie (vedasi i terremoti) e ricavarne occasioni per fare danaro da quel popolo di mercanti, navigatori ed esploratori che sono…….ma poi…..come ebbe a dire il maresciallo Radetsky l’Italia in fin dei conti è una “locuzione meramente geografica”……ancora oggi il campanilismo la fa da padrone……. Il fascismo ebbe molti torti…..ma a mio parere tentò perlomeno in modo coerente di “costruire” un barlume di unità nazionale attraverso tante istituzioni soprattutto civili (di cui oggi poco e male si parla)….poi si sa……le cose sono andate come sono andate…..ma io mi domando…….si è voluto dare un calcio in culo al fascismo quando il fascismo non ha più potuto garantire pane, colonie e ricchezze…….ovvero l’IMPERO…….e fin qui…..data la natura degli italiani……è tutto ok……..ma poi?……con che cosa è stato sostituito il fascismo?…….e i fascisti da chi sono stati sostituiti?……….pensiamoci per un momento a questi ultimi 60 anni…….io credo che l’Italia si unisca solo in una occasione: i mondiali di calcio. Del resto ….questo succede quando si vogliono mettere insieme forzatamente popoli troppo diversi tra loro……..e noi la vera unità d’Italia non l’abbiamo ancora raggiunta e forse mai la raggiungeremo………..mi sbaglierò…….ma queste sono le mie personalissime considerazioni……..e capisco il tuo stato d’animo………un salutone…………….Willy

  2. p.s. : mio padre……guerra d’Africa……catturato ad El Alamein……rientrato dopo tante peregrinazioni dai campi di concentramento inglesi nel 1946……immediatamente processato per “sospetto” collaborazionismo col fascismo…..SIC !!!!!!!!!!!!…….vilipeso per essere stato un soldato……..per questo discriminato nella ricerca di un lavoro……….et de hoc satis!

  3. Caro Willi, proprio di questo si parla di una Italia divisa, anzi di una Italia in divisa. A parte il gioco di parole, inevitabilmente allora c’erano due parti una che sosteneva il fascismo e una che invece lo combatteva. Forse se il fascismo non fosse nato sotto quegli auspici e non avesse preso quella strada e non parlo solo di leggi razziali, trattati con la Germania, ma anche politica di regime, incarceramento, torture e fucilazione dei “dissenzienti” e dei comunisti e una certa manipolazione della realtà, travestita da nazionalpopulismo che qualcuno confondeva con una sottospecie di socialismo, forse forse avremmo anche potuto parlare dei lati buoni di un governo e anche della sua democrazia, ma questo malgrado tutta la buona volontà non è possibile. Ecco perchè è difficile non prendere parte, non essere partigiani e non essere considerati patrioti, come lo erano i ribelli del risorgimento italiano.
    Poi se tutto fosse bello e giusto dall’altra parte, è un altro discorso. Che in alcuni parti dell’Italia sia venuti alcuni nodi al pettine che avevano avuto origine molto prima del periodo in questione.
    E molto altro da valutare… ma certamente comunque da non dimenticare…
    a presto
    Ross

  4. Se io dovessi spiegare a mio figlio della Resistenza…….

    gli parlerei della mia famiglia, della mia bisnonna, dei miei nonni e dei miei prozii, del Tonio, il mulo di mio nonno, del Marasca, del Delio e del Zirmonica.
    Una banda di poveracci, straccioni ignoranti, ma con un istinto infallibile per fare quello che era giusto, del fare quello che c’era da fare “perchè mica si può fare diverso”.
    Con buona pace dell’ideologia, della politica, delle fazioni, dei proclami, delle fanfaronate eroiche e quant’altro.

    • Come sempre Mad mi rendo conto, ascoltando le storie del tuo paese, che in una Italia semplice, terrena (se posso usare il termine), concreta ed essenziale, quella che fu Resistenza era una necessità fisiologica. Fare il giusto, ossia quello che non potevi fare a meno di fare era il senso vero della vita. Certo gli italiani non erano tutti così, non tutti risalivano la corrente, molti come oggi si beavano del potere dato dall’uniformarsi, dalla frequentazione del gruppo, dall’autorità di una divisa, perchè se c’era Resistenza vuol dire che c’era ingiustizia e prevaricazione.
      Comunque alla fine i nomi dei personaggi che hai citato meriterebbero di passare alla storia, meriterebbero di non essere relegati solo all’educazione dei propri figli, sono la soria bella di questo paese che raramente riesce ad elevarsi a qualcosa di meglio della quiescenza e del lecchismo del potere forte…
      Ce la racconterai quella storia? 🙂

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