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L’abito non fa solo il monaco, ma anche il Papa…. Francesco d’Assisi sul mercato

In amore, Anomalie, Cultura, Donne, Economia, Giovani, Informazione, politica, Religione, uomini, Vaticano on 18 marzo 2013 at 10:46

le pecore del pastore

Francesco d’Assisi sul mercato
ovvero : L’ABITO NON FA SOLO IL MONACO MA ANCHE IL PAPA
(di Bruno S.)

Oggi stavo guardando le immagini televisive sulla prima apparizione domenicale del novello Francesco. Tenendo ferma l’evidenza del ruolo decisivo dell’ideologia religiosa cattolica nella costruzione di un modello di rapporto uomo/donna da diffondere come “valore universale”, e ( all’ interno di questo ) della funzione centrale della “sacralità” del matrimonio per la codificazione dei “valori” della “famiglia” , mi stavo chiedendo su che cosa sia fondata la “credibilità” o il “carisma mediatico” ( per le moltitudini dei “fedeli” riuniti in trepida attesa di una buona novella ) del messaggio di un Padre Padrone che si presenta travestito da amico dei “poveri”, come un Francesco d’Assisi redivivo, utilizzando ( quale metafora del “rinnovamento”! ) il linguaggio quotidiano della gente , mentre è perfettamente cosciente di essere a capo di una struttura globale di potere economico che sostiene e alimenta proprio la produzione di massa della povertà a livello planetario. Il doppio volto della carità cristiana, divenuta nei secoli una fonte inesauribile di potere tramite la pratica delle elemosine.
Scrivendo queste righe, mi rendo conto di che cosa voglia dire essere nato, cresciuto e diventato vecchio dentro una tradizione “non cristiana”, ai margini di una preponderante società cristianizzata ed imbevuta del mito del dio fattosi uomo per la salvezza dell’umanità. Al mio paese ( Biasca, Cantone Ticino, Svizzera ) esisteva una tradizione non cristiana secondo la quale le persone defunte, vissute sempre senza mai aderire al cristianesimo, venivano seppellite con il simbolo di un cuore ( scolpito in legno, chiamato ” tap ” nel nostro dialetto ), proprio per distinguerle, anche da morti , dalle persone sepolte con il simbolo della croce. Una tradizione ormai scomparsa di fatto, ma che riguardava una parte significativa di famiglie. Mi sono spesso chiesto come mai questo bisogno di distinguersi dai “cristiani” avesse avuto senso anche dopo la morte, dentro una piccola comunità contadina. Negli anni giovanili avevo anch’io seguito l’interpretazione che la spiegava con “l’anticlericalismo”, quello che poi il movimento socialista da fine Ottocento aveva anche presentato come ideologia “laica”. Ma siccome fin da molto giovane avevo sempre pensato di non aver alcun bisogno di negare l’esistenza di un dio, ( per dare senso alla mia vita la definizione di “ateo” mi sembrava un non sense ), sono stato portato a pensare che quel bisogno di distinguersi dai cristiani fosse da considerare la pura e semplice testimonianza e riaffermazione di un diritto alla libertà di pensiero, proprio di fronte ad una forza contraria, preponderante ed oppressiva, che cercava, attraverso la Chiesa, di imporre una determinata interpretazione del mondo. E non certo per il gusto di aver ragione, ma solo perché il “controllo” del pensiero delle persone a proposito “del bene e del male” era socialmente decisivo per far accettare le condizioni materiali e le regole che codificavano l’esistenza delle disuguaglianze sociali. Quindi per uno scopo di “potere”.
Seguendo questa interpretazione, oggi, e per tanti altri motivi, credo che sia assolutamente fondamentale porsi la domanda di quale sia il ruolo della Chiesa cattolica nel diffondere criteri interpretativi su tutta una serie di problemi della vita associata, non in quanto “chiesa organizzata per la gestione della religione” ma in quanto struttura mediatica organizzata, in grado di utilizzare l’ideologia cristiana per condizionare le percezioni del reale , della vita in tutti i suoi aspetti quotidiani. Fra tutte le ideologie, quella cristiana ha l’enorme vantaggio di riuscire a far credere di essere depositaria anche di una risposta relativa alla morte, ed alla vita dopo la morte. La “sacralità” dei “valori” promossi ha il suo fondamento in una teologia che, fra le altre cose, ha sempre dedicato uno spazio privilegiato al ruolo della donna attraverso l’immagine della Madonna , la madre di dio, cui si lega l’intera costruzione dell’immagine del dio salvatore, e la stessa funzione del concetto di Trinità. Che questo modello teologico sia nel contempo un modello per l’interpretazione del rapporto uomo/donna, e che sia oggi veicolato non solo dalla Chiesa ma da una infinità di media, pervasivi della vita quotidiana, è il tema su cui bisogna riflettere.
Che tutto questo sia ANCHE un insieme di “valori” che esprimono un punto di vista “maschile” è altrettanto indubbio. Ragione per cui le lotte per l’autodeterminazione del “corpo delle donne” hanno una precisa funzione di denuncia. Ma a me sembra sempre più evidente che non basti rivendicare la necessità di un punto di vista “femminile” sull’intero arco dei problemi personali e sociali, perché ciò che costituisce il punto di forza del modello che abbiamo di fronte è la RELAZIONE tra i due sessi, sono le caratteristiche DEL RAPPORTO tra i due sessi, attraverso cui sono veicolati i cosiddetti “valori cristiani”. Quel rapporto è condizionato dalla “sacralità” che gli si attribuisce, e che discende dal mito della Trinità come struttura fondante della vita. Bisogna abbattere le fondamenta di questo mito se vogliamo costruire e diffondere un diverso modello di relazione, per l’uomo come per la donna. Senza dimenticare che tutti i cosiddetti ruoli “naturali” ( o biologici )dei due sessi, sono in realtà pervasi dall’ideologia di cui stiamo parlando, e sono invece spesso venduti come se fossero determinati da leggi divine.

(da un commento al post Da donna a donna di Bruno S.)

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  1. L’ha ribloggato su Le news di PONTEROSSOe ha commentato:
    Grazie a Ross ( Franca ) per aver voluto fare di queste notazioni un post.

  2. Concordo pienamente con la tua analisi e mi ha fatto sorridere la storia del “tap” (quale significato? Tappo? Pezzetto di legno? 🙂 Fantastico significato e significante di una cultura popolare antica e poco ricettiva ai canoni complessi e manipolatori della chiesa e del prete di paese.
    A differenza della tua possibilità alternativa, io c’ero dentro fino al collo. Con una nonna che aveva obbligato al convento una sorella e un fratello di mio padre, uno scacciato perchè saltava il muro per andare a donne e l’altra costretta al velo perchè altrimenti ripudiata dalla famiglia.
    Ti sembra che queste cose non mi abbiano lasciato il segno? Nata con l’impronta della verità e della giustizia, potessi accettare una sola, anche la più banale delle limitazioni di libertà?
    E non è una croce che è segnata nella tomba di mio marito che ho perduto sedici anni fa, ma il labirinto che avevo visto nella basilica a Lucca, che davvero per me racchiude il senso della vita. Ancora più disarmante e dissacrante, al posto della lapide: una coppa di un torneo di bocce sulla spiaggia, dedicato a lui quando non c’era più.
    E non volevo una tomba, per non consacrare la morte ad un fatto definitivo, volevo un giardino fiorito che avevo piantato con tanta passione e che dava i suoi frutti in tutti i mesi dell’anno. piccolo espediente per un divenire accettabile. E la battaglia con le famiglie fu terribile, tutti a dovermi insegnare come ci si comportava di fronte alla morte, ad offrirmi un aiuto per “seppellirlo degnamente”. Perchè indegno era il mio giardino e i miei fiori, indegne erano i biglietti e le letterine mie e delle mie nipotine, che gli raccontavano i sogni e i fatti di tutti i giorni.
    Non è solo la vita che viene scandita dai valori della Chiesa , non solo i rapporti tra essere umani, non solo quelli tra uomo e donna, tra madre e figlio, tra uomo e uomo, tra donna e donna, in ultima analisi anche la morte deve ricadere nei loro dettami, nei trigesimi (si dicono così?), nelle offerte al prete per dire il nome durante una messa, per la partecipazione di tutti i conoscenti e i parenti a venirti a stringere la mano. Perchè anche il dolore e i sentimenti vengono calibrati alla tua uniformità alle regole, ai doveri, ai dettami di una società ipocrita e assurda.
    Delle volte penso a quanto mi è stato utile vivere questa situazione come un’imposizione inaccettabile. Diventare agnostica pur essendo idealista è stata la mia prima decisione concreta e liberatoria che abbia avuto. Il libero arbitrio poco cristiano e molto laicamente ribelle. Se non avessi vissuto dentro quell’involucro asfissiante non ne sarei uscita. In effetti ancora oggi rifiuto (e questo lo vedo anche in altri commentatori, vero MadDog? 😉 ) di affrontare con comprensione certi argomenti e certi atteggiamenti, persino farne un’analisi che apprirebbe comunque “giustificante” nei confronti di simili retaggi. Tuto sommato sono convinta che già fin troppo si è detto e già fin troppo si è fatto per giustificare questo stato di cose.
    Ma mi piacerebbe ripartire dal 63, se ne hai voglia….

    • “Tap” significa “pezzo di legno” , il cuore fatto con un pezzo di legno credo sia il simbolo della semplicità e del carattere comune del materiale legno, per significare* simbolo della Vita e sede dei sentimenti individuali verso il morto”
      È curioso poi che, sempre nel dialetto, se tu dici di uno che è una “tapa” vuoi dire che ha poco cervello e non capisce nulla della vita. E lo si può dire pure di chi si ritiene intelligente!
      Vedi un po’ quanto possa cambiare una a di troppo !
      Il tap in quante asse di legno di un certo spessore è anche uno strumento utile per diversi lavori domestici , su cui lavori e prepari i cibi che cucini . Quindi ancora un simbolo di vita.

  3. Bisogna amarli, comprenderli ed accettarli.
    Con l’accetta.

    ….. oh, ragazzi, a forza di post sul nuovo cialtrone di bianco vestito, io finisco con il visualizzare mentalmente intere mezz’ore del mio amato mentore, l’insigne filosofo Germano Mosconi. 😉

    • Non era questo l’intento cara Mad, volevamo solo parlare di ingerenza sulla vita privata di ognuno di noi, dal modo di pensare al modo di vivere… e anche di parlare… Germano Mosconi docet 🙂

  4. Best comment
    “in tempi di conclave, di papa, e di religione ad ogni ora sui media l’unica medicina utile è una dose massiccia e prolungata di germano”

    Ho guardato il video in rete e non mi sono mai divertito così tanto !!! Grande!

  5. Tu scrivi::
    “Non è solo la vita che viene scandita dai valori della Chiesa , non solo i rapporti tra essere umani, non solo quelli tra uomo e donna, tra madre e figlio, tra uomo e uomo, tra donna e donna, in ultima analisi anche la morte deve ricadere nei loro dettami, nei trigesimi (si dicono così?), nelle offerte al prete per dire il nome durante una messa, per la partecipazione di tutti i conoscenti e i parenti a venirti a stringere la mano. Perché anche il dolore e i sentimenti vengono calibrati alla tua uniformità alle regole, ai doveri, ai dettami di una società ipocrita e assurda.”

    Per riprendere il discorso, come ho detto vorrei ricominciare dal 1963, un anno che segna a mio avviso l’inizio dell’Italia “moderna”, entro la quale si sono formati tutti i miti e gli stereotipi che ci hanno accompagnato lungo questo mezzo secolo. Per farlo bisognerà accennare alle premesse storiche ( il fascismo, i Patti Lateranensi, la guerra civile, la Resistenza, la monarchia, la Chiesa e la repubblica democristiana ). L’avvenimento che contrassesegna il 1963, il 9 ottobre, è il disastro del Vajont, e di questo vorrei provare a parlare prossimamente, per tentare di inquadrarlo per il significato simbolico che mantiene oggi rispetto alla funzione che ha avuto, sul piano politico e sociale, e per rapporto alle modalità della comunicazione / occultamento cui ha dato luogo, leggibili attraverso il nuovo ruolo dei media, che il “boom economico” rendeva possibile.

    ( Ti volevo fra l’altro chiedere se, nel cattolicissimo Veneto, in occasione del 50.esimo del Vajont, non ci sarebbe modo di organizzare qualcosa – metti a Venezia – sede della ex- SADE divenuta ENEL, dove il suo fondatore, il conte Volpi – straordinario protagonista del trasformismo moderno – continua ad essere presente attraverso il Festival del Cinema con la sua coppa Volpi, per ricordarci anche quanto importante sia stato il ruolo strumentale della cultura durante il fascismo e nell’immediato dopoguerra. Tu conosci una biografia seria del conte Volpi pubblicata da voi ? )

    Qui volevo agganciarmi alle tue parole che ho citato perché trovo importante sottolineare quanto centrale sia, per la funzione svolta dall’ideologia cattolica, il riferimento al controllo anche “dell’aldilà” , il regno dei morti e della vita eterna, così strettamente collegato alla vita “terrena” , e quindi al controllo totalitario della vita quotidiana. Si potrebbe dire che senza questa possibilità di definire le regole di comportamento rispetto ai nostri morti, l’ideologia cristiana non potrebbe mai aver avuto il ruolo che ha svolto nei secoli. Con che cosa infatti ci sentiamo legati alla storia personale se non attraverso il rapporto con i nostri morti, quelli amati come quelli mal sopportati ? Gestire l’interpretazione collettiva di questo rapporto, forzatamente prevaricando sui sentimenti individuali delle persone per rendere possibile dettare regole di comportamento controllabili attraverso l’intero apparato delle liturgie . “Catechizzare” le persone sul culto dei morti è forse una delle armi più forti per influenzare i comportamenti attraverso i sentimenti individuali.
    La traduzione teologica ( la base teorica, potremmo dire ) di questo bisogno di controllare la “costruzione dell’aldilà” ( inferno, paradiso, purgatorio ) è tutta scritta nel mito della Trinità, dove la vita del Figlio ( fattosi uomo ) è inscindibile dal Dio padre, e dalla sacralità ( mistero ) dello Spirito Santo, che attraverso la verginità della Madre, rende possibile la procreazione e la vita intera. La morte vi è esorcizzata dalla possibilità di risorgere a nuova vita, che sempre di nuovo viene resa possibile dallo Spirito Santo. Ecco la Pasqua.
    Ed ecco quindi perché sostengo che , senza la capacità di contrapporre a questo mito una interpretazione globale della vita che le sia superiore e in grado ORA di offrire risposte diverse al tema della morte, la teologia cattolica potrà sempre presentarsi come un modello di spiegazione della vita plausibile e insuperato. Che i “liberi pensatori” siano convinti che l’intera costruzione sia soltanto una fandonia megagalattica , senza più preoccuparsi di spiegarla per gli effetti che ha reso possibile, è a mio parere un abbaglio colossale, reso possibile solo dal meccanismo ideologico su cui è fondato il concetto di libertà.di pensiero.

    Fantasie di un non credente, o materiale su cui ragionare per il presente/futuro ?
    Siate benevoli con voi stessi, e durissimi con me, ma ditemi la vostra.

    • Aaaahhhhh quanti stimoli ci dai Bruno!!!!
      9 ottobre 1963 tragedia del Vajont, Come commemorerà il cattolicissimo veneto e la snob città di Venezia le sue pecche e le sue responsabilità? Certo il cambio dei nomi non aiuta: Cellina, poi SADE, poi ENEL con travasi di responsabilità e di maneggi. Ora la sede, assurdamente avveniristica nel centro storico della città è diventata Università, altro cambio faccia, altro strato di detriti, la città dimentica…. o forse no, metabolizza e ingoia amaro… anche qui la crisi sta bussando alla porta, la grande zona industriale che non c’è più, alro mirabolante sogno dello stesso conte, che poi era diventato un incubo e oggi è opera morta insepolta.
      Mi informo su una sua biografia, io so solo che la sua discendenza non ha la stessa sostanza per fortuna e che sparirà presto sia il suo prestigioso nome che la sua razza (bastarda). Ma questa non è biografia sono solo chiacchere da boudoir.
      Ma ci torniamo visto che come già sai per me è un argomento sensibile e che non dimentico la Merlin, piccola donna d’acciaio che non seppe farsi dica contro il superpotere degli interessi nazionali.
      Anche sulla Chiesa tornerò… vero che gli agnostici hanno lasciato spazio agli invasati, che poi basta poco per esserlo, in tempi come questi e certamente lo erano nei tempi passati. Che la Chiesa abbia sempre bucato mediaticamente è un dato di fatto, basta vedere tutta la manfrina su papa morti, santi, successioni, ex e neo… il fatto che abbia chiuso le orecchie e gli occhi è solo un errore?
      Ma anche di questo voglio parlare con calma e il tempo non è generoso, troppe cose da fare e una quantità infinita di cose lasciate indietro e dimenticate.
      Mi aggiornerò.
      Su tutto bisogna tornare a lottare, non si può rimanere in balia di ignavi. manipolati e manipolatori… ne va della dignità umana di ogni essere pensante di questo paese.
      http://www.vajont.info/volpiBIOlight.html

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