rossaurashani

Amicizia: questa frequentazione sconosciuta!

In Amici, amore, Anomalie, Giovani, Mala tempora currunt, personale on 3 ottobre 2012 at 9:51

Parlare di amicizia in questi anni, a me sembra un esercizio abbastanza al di fuori della realtà. Non che non esista l’amicizia anche oggi, è che di amicizia non si parla più, proprio come se questo sentimento non fosse più di moda e/o un punto centrale della nostra vita.
Nel 1968, si potrebbe dire quasi un secolo fa, passavamo le nostre serate a parlare di amicizia ed amore non facendo poi, a tutti gli effetti, una gran distinzione. Ricordo che per gli amici io sarei stata disposta a fare un po’ di tutto, se non proprio tutto tutto, almeno una gran parte del tutto. Cosa che forse per un amore, a quel tempo, non sarei stata disposta a fare.
Perché fosse così importante l’amicizia allora e non lo sia più oggi non lo so, o forse a pensarci bene lo so, ma non capisco se davvero, quella che penso io, sia la ragione più importante. Sentirsi allora, parte di un unico che ci “comprendeva” e ci rendeva più forti, era determinante. Avere amici era allora la dimostrazione del nostro successo sociale, era il modo per muoversi in sintonia con il mondo, era la nostra forza. Fatto sta che in piazza, allora, c’eravamo, ed eravamo in tanti, partecipavamo tutti agli stessi riti (fossero anche solo quelli di passaggio) dai concerti, alle manifestazioni oceaniche per la pace e alle contestazioni politiche degli anni successivi ed eravamo tutti amici, tutti come un unico individuo.
L'”Io” non esisteva proprio, c’era la predominanza di un “Noi”, un gruppo minore che apparteneva ad un gruppo maggiore e che finiva con essere inserito in una classe sociale che coinvolgeva altri gruppi più piccoli inseriti in gruppi più grandi… insomma c’erano gli studenti, gli operai, le femministe, gli intellettuali, i pacifisti, i rivoluzionari, i maoisti e i marxisti ma anche i marxisti-leninisti, gli stalinisti e genericamente tutti i gruppi extraparlamentari (ne ricordo moltissimi, ma sicuramente ne dimentico qualcuno), i freudiani e i seguaci di Jung, i fans dei Beatles e quelli dei Rolling Stones, i Rockers e i Moods, i cattolici e i laici, i credenti e gli atei (solo dopo decenni arrivarono i più miti agnostici).
Ovviamente c’erano anche gli estremi opposti, tipo i filoamericani, i guerrafondai, le forze dell’ordine, i fascisti (ai quali era sempre aggiunto un aggettivo piuttosto colorito, come continuo a pensare si meritino), i qualunquisti, gli invidiosi, i benpensanti, gli ipocriti e i “vecchi” o matusalemme (intendendo con questo termine gente che pensava all’antica e non sopportava i giovani).
Sì è vero, ho tagliato il mondo con l’accetta, ma non voletemene chi ha vissuto questa esperienza sa che tutto era bianco o nero e non si conoscevano le sfumature del grigio.
Gli amici erano tutti quelli che la pensavano alla stessa maniera, sia da una parte che dall’altra; essere dentro allo stesso gruppo, voleva dire essere amico, mentre l’altro era il nemico acerrimo.
Ecco perchè oggi mi trovo un pochino spaesata se considerandomi all’interno dello stesso gruppo non riesco più a distinguere gli amici.: troppe divisioni, troppi personalismi, un uso esagerato dei distinguo, mette tutto in discussione, ma anche in croce. Tutto sommato cosa ho io in comune con la persona che potenzialmente vorrebbe realizzare lo stesso mio scopo, ma che per realizzarlo usa sistemi diversi e a mio giudizio poco condivisibili? Apparentemente il risultato finale dovrebbe accomunarci, ma le battaglie interne sono guerre fratricide, non c’è più l’amicizia che crea un sentimento generale di comprensione e condivisione, c’è solo la voglia di apparire, di primeggiare e di raccogliere gratificazioni anche al di là dei propri meriti.
Va beh! ammetto, anche se per me l’amicizia aveva lo stesso valore dell’amore, non era per tutti così nemmeno allora. C’era chi professava amicizia eterna e poi provvedeva alla prima difficoltà o al primo tornaconto a cancellare la tua esistenza, tutta o in parte. Ho amici che resistono da allora, ci si trova e ci si frequenta ancora. Sembriamo i ragazzi di una volta, come in realtà siamo. Il tempo ci ha riunito invece che allontanato, sono nati figli, sono passati fiumi di vita, ma alla fine ci siamo sempre ritrovati e per lo più con lo stesso spirito dissacrante e la stessa voglia di vivere.
Poi invece ci sono gli amici “perduti”, alcuni sono perduti perchè ci hanno lasciato, ma questo gesto involontario non ha chiuso il nostro rapporto, ha soltanto reso impossibile incontrarci e parlarci ancora, ma l’intenzione comunque c’è. A volte per una ragione qualsiasi, una somiglianza o un ciuffo di capelli, li rivedo proprio come erano, giovani e vivaci, ma erano e sono amici. Poi c’è il gruppo dei “perduti” davvero, quelli che erano in un modo e forse era solo una posa, o forse non sapevano davvero cos’era l’amicizia. Quelli, quando ci si incontra, sbagliano tutti i tempi e le modalità, non sanno più comunicare con empatia, ti raccontano dei loro viaggi, dei loro presunti successi e tu li guardi come degli alieni e ti chiedi come hai fatto a pensare che fossero simili a te, che avessere qualche cosa di importante da dirti e loro avessero la capacità di ascoltarti.
Che profonda delusione. Ovviamente più profonda delle nuove amicizie a cui tu sei disposta di dare tutto e che, molto spesso, ti trovi contraccambiata con uno sgarbo, se non con un’acredine degna del peggior nemico.
Forse il mondo non è più abituato ad un’amicizia disinteressata. Forse il sospetto dell’interesse e del tornaconto la fa da padrone e per molti non è possibile pensare che se io do, significhi che necessariamente debba volere qualche cosa in cambio. E questo mi sconvolge, perchè riempie ogni mio gesto di significati che non ha e di volontà che non esistono.
Ma, alla fine come si fa a vivere senza amicizie? Come si fa a fare del sospetto un dettame di vita?
Credo che la colpa maggiore di questo stato di cose siano i rapporti virtuali che ti abituano ad una provvisorietà e poca sincerità nei contatti. La questione è che si vive in un mondo di squali, dove la morte tua è la vita mia e per emergere uno deve affondare gli altri. Triste verità. Io purtroppo essendo di altra generazione penso che il bene degli altri sia anche bene mio ed è su questa lunghezza d’onda che mi muovo. Non penso di privilegiare il mio “lavoro” a scapito di un collega, perchè a lungo andare ne perderemo tutti e due.
Vuoi vedere che il mondo va male proprio perchè non esiste la solidarietà e la lungimiranza che richiederebbero i sani rapporti umani?
Vuoi vedere che pure i contratti di lavoro, la salute e la scuola pubblica, le leggi sociali e il sostegno pubblico e del volontariato sono una schifezza proprio perchè manca il sentimento dell’amicizia e della condivisione?
Sono pessimista? Non saprei che dire, so solo che io gli amici ce li ho, e molti di loro farebbero carte false per me, come io le farei per loro. L’unica cosa che mi dispiace è che tutto questo non sia un sentimento diffuso…
Insomma a chi legge io chiedo: voi che tipo di amici siete? Che tipo di amici avete? E poi: siete interessati a diventare miei amici? Ma amici davvero s’intende… se sì, battete un colpo ;-).

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  1. “Credo che la colpa maggiore di questo stato di cose siano i rapporti virtuali che ti abituano ad una provvisorietà e poca sincerità nei contatti.”

    Ecco questa frase mi ha colpito perché è proprio quello che penso anch’io. A volte arrivo a momenti di rigetto, in cui di tutto questo Internet ne farei a meno.
    Anche perché i miei amici più veri sono quelli che conosco da decenni. Alcuni da più di 40 anni. Sono le persone che vedo, che tocco, con cui mi confronto a voce e di presenza.
    Sul discorso degli squali… beh lo sai come la penso. Quelli ci sono sia su Internet che nella vita reale. Alla mia età finamnete mi sono disillusa su parecchie cose. I rapporti a partita doppia? Beh quelli ci sono anche all’interno di un matrimonio.

    Morale? Sono realista, finalmente. Le amicizie sono le persone che accetti e che ti accettano con tutte le tue cicratrici, quelle che non cercano di manipolarti, quelli che non cercano una partita doppia o un ritorno. Ho imparato a discernere gli uomini poveri di spirito che da me hanno voluto solo una cosa, ed i rappresentanti di entrambi i sessi che cercavano rapporti manipolativi. Ed alla fine? Sono rimasti gli amici veri, quelli che conosco da una vita, ma anche alcuni che ho conosciuto più di recente ed hanno rivelato un grande cuore… sai di chi parlo 😉
    Io all’amicizia credo prima di tutto. Più di tutto.
    E’ l’unica cosa che mi ha tenuto in vita nei miei momenti più bui.
    Un abbraccio.

    • E’ per questo che do molto valore all’amicizia, perchè travalica anche i rapporti amorosi, quelli a volte finiscono, ma l’amicizia rimane inalterata… non con tutti e sempre, ma ho i miei vecchi amici su cui contare e a volte anche i nuovi, come si sa non tutti purtroppo resistono, ma alcuni sì… vero Martina? 🙂

  2. …. è l’unica cosa che mi tiene in vita ….. grazie

  3. Che dire di non scontato? Io credo in un abbraccio. Io porto sempre con me un sorriso. Io, prima di tutto ti sono amico, e lo sai. Poi viene il resto. E per fortuna. Un abbraccio a te e a tutti quelli che vorranno rispondere alla tua domanda.
    P.S. spero che per rapporti virtuali tu non intenda solo ed esclusivamente quelli legati alla rete, al web.

    • Beh diciamo che i rapporti virtuali, ossia quelli che nascono in internet, chat, social net e così via non danno quasi mai garanzia di durata. A meno che tu non abbia la possibilità di incontrarti e di rendere quel non detto, quel non capito, comprensibile. Ci sono persone empatiche che facilmente comunicano e che ti entrano dentro dirette, senza difficolà, poi ci sono gli introversi, anche di questi puoi salvare qualcuno, ma molto spesso sono persone con problemi che fraintendono oppure si spaventano del fatto che tu sia così aperto e disponibile.
      Tu sai ne abbiamo avuto di esperienze simili, pensone a cui abbiamo dato tutta la nostra disponibilità e che alla fine ci hanno sputato su di un occhio… che dire? Mi fanno pena, io credo di aver superato abbastanza bene la delusione, tutto sommato non ho niente per cui sentirmi in colpa o imbarazzo… e quindi in certi casi un bel vaffa… non fa per niente male.

  4. Un bel post.

    Noi invece abbiamo preferito discutere di amore e paranoia…

    Un saluto da Vongole & Merluzzi 😉

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2012/10/02/tutto-il-resto-e-paranoia-guida-per-principianti/

    • Ho letto… paranoica … io???? Ma chi te lo ha fatto pensare, ma non è che ho mostrato di esserlo , ma forse potresti aver capito male, ma sarà che non stavo bene quando ne abbiamo parlato… e poi ho messo il deodorante…..????

  5. Non amo prendermi mai troppo sul serio ma se si crede ad un valore allora… ci si continua a credere. Non importa se questo viene da alcuni (o da molti) tradito. Alla fine ognuno quando si specchia vede riflesso il proprio volto. Poco conta se si racconta le sue storie.

  6. considerazioni interessanti le tue……..che mi fanno riflettere e che fanno riemergere elementi introspettivi che tante volte mi ritrovo a rimunginare………anzi…….se permetti ne faccio oggetto di un personalissimo post………e soltanto per questo già mi sento di ringraziarti……una sentita stretta di mano…….Willy

    • E’ un piacere di cui non devi ringraziare.

    • Hai anche tu un blog? Mi piacerebbe frequentarlo… pensare, rimuginare, sognare, analizzare, lasciarmi trasportare… tutti verbi del mio vocabolario 🙂

      • …….ti aspetto allora……..lì trovi il mio post nato sulle tue considerazioni………è per l’appunto premiataforneriadelborgonormanno……una sincera stretta di mano Willy

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