Mario

Non ci sono più gli odori di una volta

In amore, Anomalie, personale on 30 settembre 2012 at 23:08

Tante cose erano cambiate. Ovviamente era un’altra cosa quando era giovane. Erano diversi i sogni, erano diversi i rapporti tra le persone, erano diverse anche le parole e forse anche i gesti. A quel tempo era facile essere degli eroi.
Certo erano passati gli anni, tanti e con gli anni erano cambiate le persone attorno a lei e le cose. Non c’erano più i giardinetti dove si poteva giocare, non c’erano più le bande dei ragazzini a giocare alla guerra, non c’erano più le ginocchia sbucciate e le lacrime di chi si fermava seduto sul muretto. Non c’erano più i fidanzatini che si infilavano nei sentieri mano nella mano e che si baciavano seduti sulle panchine e qualche vecchietto per fare la passeggiata quotidiana per poi fermarsi sulla panchina a rivangare il passato.
Lei ci andava assieme a suo fratello a cui era stata regalata una bicicletta. La portava a mano fino a superare la catena del “limite ciclopista”… strano ricordarsi quelle parole, oggi non si usano più. Suo fratello scorazzava con la sua bella bicicletta nuova e non gliela prestava mai, anche se lei lo pregava e scongiurava. Lui ci godeva, l’infame… ma lei era una femmina e la bicicletta era roba per maschi.
Lei ricordava l’odore del grasso della catena e anche l’odore di metallo che restava sulle mani quando lei la accarezzava.
Che stupidata amare una bicicletta e quanto invidiava quel fratello che ne aveva il potere assoluto.
Ma erano altri tempi. Le stagioni erano stagioni e il tempo passava più lentamente e a volte non passava mai. C’era l’estate ed era lunga, i giorni erano luminosi e il sole ruggiva. Loro non andavano in vacanza e, quindi, ogni giorno era uguale ad un altro e la mamma imponeva sempre il sonnellino dopo mangiato. A nessuno piaceva, ma lei ne approfittava per sognare ad occhi aperti… e guardava il sole smorzato dalla tenda rossa pesante e pensava al suo futuro. Ecco risentiva ancora l’odore della stoffa infuocata dal sole e sapeva di terra secca, di vacanze scolastiche, di cose perdute. Ricordava i temporali di agosto che portavano in città l’odore della terra bagnata e dei boschi lontani. Ah che bello l’odore dei boschi che arrivava fino al mare.
Poi veniva ottobre e cominciava la scuola. Bisognava mettere la testa a posto diceva la mamma. Lei amava l’odore di cuoio della sua cartella, adorava sfogliare i libri nuovi nuovi e i quaderni e odorare quel gusto di banco di scuola e il portapenne con le matite colorate appena temperate e  con il cannotto e i pennini che erano sempre troppo delicati per le sue mani nervose. Si spuntavano e schizzavano l’inchiostro sulle mani e sul foglio. Ma che odore fantastico aveva l’inchiostro, se avesse potuto lei lo avrebbe bevuto, adorava quel colore azzurro profondo ancora più forte del colore del mare, ancora più intenso delle sere estive quando il giorno lasciava posto alla notte. E le notti avevano l’odore di aranciata e di menta e qualche volta sapevano di anguria appena tagliata… ma tutto era perduto ormai. L’autunno portava le prime pioggie e l’impermeabile con quell’odore di foglie cadute e di improvvisi colpi di vento. A lei non dispiaceva nemmeno l’odore del tempo che passava: la nebbia e gli avvisi del vento di scirocco, il sentore di salsedine che preannunciava l’acqua alta e pure l’odore eccitante della neve. Tutti gli odori erano eccitanti allora, tutti i suoi sensi erano all’erta.
La primavera poi era un tripudio di pensieri e colori, e ogni passo aveva un sapore diverso. Persino quel muretto dei giardinetti che sapeva di parietaria e di pietra scaldata al sole.
Ma perchè tutto era cambiato? Erano spariti i bambini ed i vecchi, il limite ciclopista e i fidanzatini, erano spariti gli odori della aule scolastiche e persino quello dei bambini sudati in vestiti poco lavati, il gusto delle stagioni…
Era lei ad essere cambiata?
Il rumore dei suoi passi sui sassi dei sentierini era più o meno lo stesso, forse un po’ più stanco e ovattato e le pachine non avevano più la forma e il colore verde di una volta. Ora erano più rigide meno adatte all’attesa. Qualche ragazzo extracomunitario a dormire disteso, qualche barbone col suo carrello della spesa pieno di sacchetti. Non c’era più la rimessa delle biciclette che venivano noleggiate ai bambini ricchi e non c’erano più nemmeno i giardinieri che tenevano d’occhio le aiuole fiorite, che nessuno le calpestasse per caso.
Il lauro delle siepi era malato, tutto punteggiato di macchie bianche e pure il bosso stentava, cespugli di rose pallide sfiorivano nel poco sole che passava tra gli alberi antichi. Nessun odore, nemmeno la terra bagnata dagli schizzi di un impianto di irrigazione.
Lei passeggiava triste e pensava a quei sassi, chissà se si ricordavano di lei, e quel muretto dove si ripuliva con la saliva le ginocchia sbucciate, levando i sassolini appiccicati, lei a piangere non ci stava, ma le lacrime anche quelle che non piangeva avevano un odore e un sapore che oggi non avevano più.
Quante cose perdute… perdute per sempre e anche se lei non fosse cambiata, non c’era nessuno a condividere con lei tutto quel dolore e quel senso di abbandono e di perdita. Il mondo era cambiato e sembrava fittizio, alieno, nemico… privo di senso, o meglio privo di significato.
Lei si sentiva vecchia e piena di ricordi, insomma antica come quella quercia laggiù e avrebbe voluto avere vicino qualcuno per poter raccontare quanto fosse eccitante l’odore della vita, della sua vita speciale… insomma l’odore dei suoi tempi.

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  1. Io son fortunata.
    Qui da me, in determinati posti, in determinate ore, quegli odori passati li senti ancora.
    Non son passati, no, e sanno di buono.
    In questo periodo è l’odore di vinaccia delle botti di legno che vengono svuotate, spazzolate e preparate, che nel mio rione ancora si fa il vino in casa come quarant’anni fa.
    Sempre di meno, eh, ma finchè dura………………… continuerò ad annusare in giro.

    • E pensare che vivo anch’io in una città dove le cose non corrono tanto veloci, ma a parte l’odore dei canali, tutto il resto ha cambiato odore e sapore. Vorrei sentire ancora le emozioni di un tempo, ma questo è solo un problema personale, o forse no, davvero è un problema di oggi la difficoltà di fermarsi ad ascoltare le cose, ascoltarle in tutti i sensi. Ti invidio un po’ cara MadDog, anche l’odore di stallatico mi metterebbe allegria, pensa cosa mi mette l’odore del mosto 😉 facciamo un po di cambio?

      • A cambio?
        Ma anche no.
        Senza offesa, eh! 😉

        Per quanto riguarda lo stallatico, basta andare in Val di Rabbi ad una manciata di minuti da casa mia, ne trovi finchè vuoi.
        Comunque, tranquilla, dopo i primi cinque minuti di “ommiodiochepuzzorivoltante” non te ne accorgi manco più: diventa parte di te. 🙂

  2. ……….preferisco il sentirsi “antico” non “vecchio”……una pagina così bella con un profumo così bello esige un aggettivo che sappia di vita vissuta anzichè di vita sprecata……….grazie per questa testimonianza che in così larga parte mi coinvolge……infatti……..proprio ieri la mente se ne andava per cose belle e manco a farlo apposta questa mattina leggo una cosa così bella………..un saluto sentitissimo………Willy

    • Caro Willy quel che ci accomuna è l’antichità del nostro sentire 🙂 ma come vedi pure MadDog che è abbastanza più giovane apprezza gli odori e i sapori di un tempo. A volte davvero penso di essere strana visto che uso tutti i sensi per ricordare le emozioni, ma anche per rivedere come in un film i ricordi. L’olfatto è uno di questi e mi fa uno strano effetto soprattutto quando improvvisamente sento un odore particolare che da tanto non sentivo… mi catapulta lontano nel passato… ricordo che una volta mi davano uno sciroppo per la tosse che sapeva di focolare di campagna, un focolare di quando ero bambina e andavo da lontani parenti nella loro casa in mezzo ai campi, quell’odore e quel sapore non l’ho più trovato, ma se potessi mi ricomprerei quello sciroppo e sarebbe ambrosia per la mia mente 🙂
      Un caro saluto

      • Gent.ma
        ……..quello sciroppo lo ricordo anch’io…….era il Tussamag……e ne ricordi perfettamente il sapore……complimenti!!!……il problema della nostra generazione (io ho 53 anni) ……vissuta a cavallo di due epoche……post-bellica e post-’68……è che ha assaporato ………fino ad impregnarsene…….sentimenti troppo forti…….a cominciare dai legami familiari che non dovevano fare i conti con televisione (anzi….se ricordi…..la televisione una volta aggregava proprio come un focolare) personal computer……movida e quant’altro……..ecco perchè nell’animo delle persone come noi……trovano e troveranno sempre posto “quei” ricordi……del resto……..pare essersene accorta anche “certa” “cultura” moderna che ci affligge ogni tanto con dei melensissimi “come eravamo”…….a parer mio incompleti e fuorvianti…….ricambio con stima i saluti…….e…….a presto……..Willy

  3. Sei fortunata, io ricordo anche poco odori di terre che forse non vedró più..

    • Non ricordare gli odori, a volte serve, per non star male… l’odore della propria terra è indimenticabile soprattutto se sarà difficile un ritorno… non pensare che non lo capisca… anche se un po’ di Alzhaimer non aiuta 🙂

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