Mario

Le assenze insostenibili

In Amici, amore, Giovani, La leggerezza della gioventù, personale, politica on 29 maggio 2012 at 16:53


Caro A…….
amico di una vita, assenza che pesava anche allora e che pesa ancora di più adesso. Allora però eravamo ragazzi e tutto per noi era un gioco e il tempo ci pareva infinito, oggi no, lo sappiamo che può finire e l’assenza può diventare definitiva.
Allora il tempo sembrava una storia continua di giorni di sole e di notti insonni passate a cantare e a discutere e a litigare come gatti pettegoli. Quanti errori abbiamo fatto e quanti ne abbiamo lasciati fare. Nessuno ora lo sa, nessuno può capire, solo io sono rimasta di quel triunvirato che eravamo io, te e Marina. Non c’era nessuno che ci avrebbe mai potuto dividere. Il tempo forse un po’. Salvo poi a ritrovarsi e stringerci in un abbraccio. La prima fu Marina ad andare ed io e te con il nostro dolore, ai due angoli opposti della chiesa, non avevamo nulla da dire, incapaci di stringerci in un unico dolore. Ma ancora prima i tuoi amori definitivi che duravano troppo poco, le tue promesse per sempre, che tramontavano in una stagione, le tue decisioni drastiche che minavano la tua ricerca della felicità. Difficile sopportare il dolore del ricordo.
Quando tu riprendesti ancora la strada, con un nuovo amore e un nuovo per sempre, mi ero ritrovata a ragionare del perchè non capivi che non era quello il modo per riempire il vuoto della tua infanzia tradita. Ma in fin dei conti chi ero io per conoscerti meglio di chi viveva la vita con te? E gli anni son passati e pure quell’amore è sparito nelle brume della tua memoria, tanto che serviva dire che lo sapevo, mi pareva solo il cattivo augurio per la tua vita futura.
E io ti volevo bene a distanza e tu mi volevi bene da lontano, nessuno dei due capace ad intervenire nella vita dell’altro, troppo riservati e troppo guardinghi. Ma ricordavamo, lo so, quei giorni passati a studiare al bar delle “Manche” discutendo se “Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito”.
Io tenevo in mano quel libro, forse “La conquista della felicità”, non ricordo più, e tu sembravi sapere che non ce l’avresti mai potuta fare. La felicità per te era un attimo troppo sfuggente, ed io ero lì a ricordartelo. Compagno di scuola e compagno di percorso, io da una parte e tu dall’altra dentro alla stessa ricerca, protesi verso la felicità che ci scappava ad ogni passo e ad ogni sorriso.
Una vita passata al telefono senza fili delle amicizie comuni e poi all’uso cretino dei messaggini al cellulare. “Come stai? Ma dove sei finito?” “Troppi casini! Il sindacato, la politica non ho tempo per vivere.” “Non fare lo scemo, vieni a cena da me, invito tutti i vecchi amici… per te.” Ma già Marina se n’era andata per sempre e non era più la stessa cosa, e gli amici non erano più gli stessi, eravamo rimasti solo io e te.
E gli ultimi anni, sparito dalla tua città, rintanato nel tuo “antro in culo al mondo”, certo ancora totalmente dedicato alla politica, e dimentico dell’amore o forse no, dell’amore non sapevo o non volevo sapere, non era importante o almeno così speravo.
Sei stato il solo politico che ho conosciuto che alla fine del suo percorso di politica attiva è rientrato nel suo antico lavoro di travet, malpagato e senza onore, dove persino i colleghi perplessi non erano più gli stessi e certamente non lo eri più tu.
Bestia rara caro amico: con le tue rate della macchina da pagare, i lunghi viaggi quotidiani per e dal lavoro, l’isolamento voluto e difeso fino allo spasmo. E io che ti avevo ancora una volta scovato ti dicevo “Ma dai scemo, vivi! Ritorna nella mischia. Ci manchi… mi manchi… Sei uno spreco tremendo!!!” E tu ridevi e scherzavi sul fascino del rospo che aspettava ancora il bacio della principessa e sui libri che dovevi ancora leggere e sulla musica che dovevi ancora ascoltare. Bestia che non sei altro, hai voluto morire da solo ed io per questo non ti perdonerò! Non posso accettare quella tua tanta solitudine, non posso pensare che sono rimasta sola a cercare quella inutile, giovane felicità. Ho avuto altro, lo hai avuto tu? Ho composto la mia sinfonia, ci sei riuscito tu? E la vita, dov’è andata la tua vita??? Rispondi, non lasciarmi ancora una volta a chiedere se saprò vernire a capo anche di questo abbandono, che a tutti gli effetti non mi appartiene?
Ma che inutile spreco è la vita… ti avessi almeno mandato un ultimo stupido messaggino: “Vecchio orso, lo sai che ti voglio bene?” e lo so che tu avresti capito.

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  1. Non so se tu mi avessi parlato di lui, ma il suo nome non mi è nuovo. Sicuramente ne hai parlato bene… ho letto, l’altro giorno, e non ho saputo commentare. Perché anch’io ho perso un paio di compagni di viaggio per strada, uno giovanissimo, se ne andò portato via da un incidente a trent’anni. E capisco il vuoto che si prova dopo, mi chiedo come sarebbe adesso, 15 anni dopo, forse stempiato, sicuramente meno ingenuo, ma con lo stesso innato sarcasmo…
    No, la vita non è un inutile spreco ed il tuo amico lo sapeva senz’altro… e forse non si sentiva isolato, forse la solitudine era la sua dimensione di vita. Se n’è andato, anche lui prematuramente, ma la morte è una parte della vita, la parte più importante, quella che ci deve far ricordare sempre che ogni giorno è prezioso. E non lo si può buttare via, neanche un’ora. eppure lo facciamo sempre, vero?
    Ti abbraccio forte forte.

    • Cara Martina, i rapporti e i sentimenti che li governano sono veramente complicati e talmente intrecciati che ritrovarti con i capi dei fili in mano tranciati e senza nessuna possibilità di rilegarli di nuovo è un sentimento di atroce perdita.
      Essere compagni di strada, seppur a volte vicini e a volte a distanza, e accorgersi di essere rimasti soli improvvisamente, lascia un senso di angoscia da non venirne a patti.
      Sì ti avevo parlato di lui e contavo di fartelo conoscere perchè era un uomo particolare, a suo modo speciale, una testa fina, colta e rielaboratrice, un uomo interessante, ironico e pieno di carisma. Un vero politico, ma di quelli alla vecchia maniera. Critico fino allo spasmo, ma sempre pronto a credere. Ecco perchè uscito da Rifondazione ed ecco perchè molto critico poi anche con il nuovo gruppo di Vendola.
      Ma come si fa a parlarne dopo? Come si fa a dire “avrebbe potuto” “non ha saputo” “è stato”,,, tutte frasi inutili, visto che non sarà più.
      Mi sono letta la sua ultima mail intorno a Natale… le sue promesse di scrivermi e di riallacciare quel rapporto che la disanza e il tempo stava rendendo silenzioso e sospeso. Dovevamo vederci … e non siamo riusciti a farlo. Gli ultimi inconri a due manifestazioni… e non siamo neppure riusciti ad abbracciarci…
      Sono triste… grazie per le tue parole
      F.

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