rossaurashani

Riflessioni su cieli troppo pieni

In Gaza, Guerra, Informazione, Malattie mentali, Nuove e vecchie Resistenze, Pietas on 26 marzo 2012 at 21:22

Non ci avevo pensato, eppure quei disegni li ho guardati un sacco di volte. Non solo guardati per il gusto di guardare, in fin dei conti sono disegni di bambini e i bambini, pensavo, disegnano sempre allo stesso modo… invece no, non tutti i bambini disegnano allo stesso modo. Certo, la mano è sempre timida, il colore incerto, le immagini approssimative, ma cos’è che differenzia questi disegni dagli altri?
Andiamo per ordine.
I disegni che da mesi sto studiando solo con lo sguardo di una “curatrice” di Mostre, sto catalogando, stampando, incollando sui cartoncini colorati e dopo sui pannelli più consistenti, sono disegni di bambini sofferenti e il loro disagio non viene solo dalla povertà e dall’ambiente difficile, viene soprattutto dalla paura e dai traumi continui di un conflitto che li priva di futuro e di serenità.
Come disegnano i bambini traumatizzati? Disegnano cose che gli altri non disegnano mai. Disegnano scene che non potresti credere, I soli, le nuvole e le case piangono, le persone sono spaventate, disperate. I bambini guardano gli aerei e gli elicotteri riempire il cielo, le scuole distrutte, gli alberi di ulivo divelti, i carroarmati e i buldozer dominano la scena e i loro compagni di giochi giacciono nel loro sangue, a terra, ammazzati. I soldati sono orribili e assomigliano a burattini crudeli.
Questi disegni non rappresentano un viedeogame, non sono il risultato di un film violento visto alla televisione, questi sono la rappresentazione di una realtà cruda e terribile che non lascia scampo.
Questi sono i disegni dei bambini di Gaza.
Così alla presentazione di una delle tante Mostre che stiamo organizzando, Maria Antonietta, la nostra psicoterapeuta, ha preparato la lettura scientifica di questi disegni. La sua dissertazione sull’analisi psicologica dei segni dominanti in queste rappresentazioni, mi ha lasciata basita. Certo molte cose le avevo già viste, e alcune le avevo capite da sola. Mi ero già resa conto che gli alberi abbattuti e sradicati significavano la vita strappata e negata. Le figure stese a terra scompostamente e cancellate dai segni di una matita che non perdona erano solo (solo?) morti negate anche alla mente stessa del bambino. Il corso d’acqua recintato da filo spinato, non era solo (solo?) l’acqua preclusa ai palestinesi, ma anche la possibilità ad un futuro. I bambini difficilmente raccontano bugie e non lo fanno mai attraverso i loro disegni.
Ecco, Maria Antonietta ci faceva notare come i cieli di questi disegni fossero pieni e popolati di “cose” che in un cielo non si dovrebbero mai vedere. Sono cieli affollati e opprimenti, cieli di paura, cieli che non consentono respiro e ottimismo. Sono gli unici cieli che parlano di Gaza.
Questi disegni sono molto più significativi di ogni parola, racconto e fotografia che ci parli di Palestina. Questi sono disegni preziosi che restano nella mente più di una ferita aperta. E noi siamo spettatori silenti, noi guardiamo con un voyerismo assurdo, crescere dei bambini feriti e traumatizzati che resi folli da questa immane tragedia, diventeranno un domani, se domani ci sarà, uomini disperati e pronti a tutto, malati di quella paranoia prodotta dalla sofferenza, incapaci di costruirsi un futuro, perchè il futuro gli è stato negato quando ne avevano bisogno, quando avrebbero dovuto crescere sani e felici, giocando a calcio nei cortili, cercando le carezze e i sorrisi di mamme e padri amorevoli, all’interno di una comunità solidale e non spaventata e disorientata.
I disegni di cui parlo sono una terribile denuncia, nessuno può restare indifferente a questo scempio, nessuno può dire che questo è quello che meritano, perchè i bambini meritano la vita e non la morte per mano di altri uomini. I bambini meritano di confondersi con altri bambini e che non gli venga insegnato ad odiare e a tremare di fronte a nessuno. Ai bambini va garantito il diritto di giocare, di andare a scuola e di far volare in cielo gli aquiloni e mai e poi mai doverli confondere con un aereo militare dotato di razzi e bombe che dilaniano, smembrano e dipingono di nero i loro sogni.

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  1. stavolta non trovo le parole per commentare questo post.
    😦

    • Non ci sono parole che aiutino… ci vorrebbero fatti e molta più umanità. Preciso che la foto dell’aereo è davvero presa dalla striscia di Gaza, questa è davvero un’immagine del cielo di Gaza… 😦

      • a me le parole hanno sempre portato poco conforto trovo che a volte non ne esistano in grado di esprimere quello che si prova davvero ma un abbraccio sì con un abbraccio si trasmette e allora idealmente li abbraccio tutti quei bambini meravigliosi e appena sarò con i miei ricorderò loro la fortuna e non il meritò che hanno nel poter vedere ancora cieli senza ombre

  2. Grande post. Il cuore della “mia” Compagna è grande almeno quanto la Palestina. TI AMO.

    • Me lo sentivo dentro che sarebbe stato un grande post, almeno tanto sentito quanto vero. Tu sai che ho bisogno di credere per riuscire a scrivere e su questi bambini non ho solo pietà umana da dare, ma anche tanta e tanta partecipazione.
      Penso sempre e se ci fossi io lì, assieme al mio bambino, quali sogni gli saprei suggerire, quale futuro… quali insegnamenti se nemmeno io saprei vivere di speranza.
      Ecco perchè non posso dimenticare, posso comprendere che non vuol dire giustificare, posso essere anche “politically corect” che sarebbe, almeno per quanto mi concerne, stare dalla parte giusta. Qui non è possibile applicare l’equidistanza. Continuerei a pensarla così anche se fossi io stessa ad occupare quel paese e ci fossero i miei interessi in ballo. I miei veri interessi sono un mondo umano e decente, non un mondo dove vige la legge del più forte. Un mondo ingiusto non è il mio mondo.
      Un bacio privato
      Ross

  3. @ Elena Cherubini
    Come vedi anche io ho la stessa sensazione di non meritarmi la pace e il tempo che posseggo. Penso spesso che quello che succede è oggi e non è nemmeno troppo lontano da noi. Allora mi domando com’è possibile dormire sonni decenti e sognare sogni normali, mentre il quella terra non c’è nemmeno un sogno decente da sognare, solo incubi che poi sono la realtà.
    Certo un abbraccio infinito che li comprende e consola tutti… avessi io mani e braccia così grandi…
    Da poco in quella terra c’è anche il nostro bambino o bambina adottivo a distanza, il nostro gruppo Restiamo Umani con Vik veglierà sui suoi sonni, per quanto questo sarà possibile.
    Spero solo che un giorno spunterà il sole dopo la notte della ragione.
    Grazie per le tue parole…

    • sara e marco i miei figli mi hanno fatto mettere in discussione un pò tutto se pensi poi che sono una quartogenita e mio fratello più grande mi ha sempre chiamato avvocato delle cause perse puoi avere una vaga idea di come sono. ogni volta che ho dato un fermento lattico ad uno dei due per una semplice dissenteria mi veniva da pensare che sotto lo stesso cielo c’erano mamme esattamente come me impotenti di fronte ad una malattia per noi così banalmente risolvibile. il difficile è stato far passare il messaggio ai miei senza che si sentissero in colpa per essere nati qui ma che ne valutassero bene le conseguenze e che per questo non si sentissero migliori di nessuno marco aveva 4 anni quando siamo andati in marocco e abbiamo fatto anche pista nel deserto e visitato metropoli come fez e sara ne aveva 6. quando siamo tornati hanno sentito borghezio tenere un comizio trasmesso da blob in cui parlava dei “marocchini di merda”e sara mi ha guardato con i suoi meravigliosi occhi verdi e mi ha detto:”ma non è vero che sono di merda io li ho visti”allora ho capito che viaggiare è un buon modo di far loro sviluppare una mente libera e pensante e di abbattere i pregiudizi. questo e poco altro posso fare ma se è ver che una goccia più una goccia non fanno due gocce ma una goccia più grande andiamo avanti così un abbraccio ideale ma forte a chi non ho mai visto ma che mi da la possibilità anche su un pc di far partire i miei pensieri

      • Grazie Elena, sono proprio le persone come te che danno una possibilità al mondo: quella di essere migliore. E’ come quando un sasso cade nello stagno le onde partono e vanno, se qualcosa le ferma, tornano indietro si moltiplicano, sbattono e ripartono, niente le può fermare e i tuoi figli provocheranno altre onde benefiche, che partiranno e si moltiplicheranno, perchè niente è a caso e loro sono meno a caso degli altri. Il mondo ha bisogno di gente così, con il cervello ragionante, pronto e aperto… questo è quello che c’è di più bello al mondo, parlare all’aria e trovare chi raccoglie il messaggio e lo ripete ad un altro e le mani si intrecciano e gli abbracci si moltiplicano, le idee si scambiano. Sapremo fare qualcosa per quei bambini e qualche cosa cambierà.
        Grazie di esistere 🙂

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