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I ricordi di un pollo

In amore, Guerra, Informazione, Istruzione, La leggerezza della gioventù, Le Giornate della Memoria, Nuove e vecchie Resistenze, personale, uomini on 13 marzo 2012 at 18:48

I ricordi di un pollo

Di Naser Ghazal

Caro mio fratello professore,

Il Makluba é quel timballo di riso con pollo e melanzane rovesciato sul grande piatto d’alluminio, decorato con pinoli e mandorle tostate, senza l’aggiunta del prezzemolo, che a te fratello, non piaceva. Era il piatto tipico palestinese più amato dai nostri stomaci.

Caro mio fratello professore,

Ho scelto te per le mie parole perché nessuno meglio di te può ricordare quei giorni, ed a nessuno più di te piaceva mangiare il Makluba i cui ingredienti variavano secondo la tua presenza.

Quando il silenzio regnava dentro casa ciò significava che avresti pranzato con noi e il Makluba si presentava con il riso, il pollo, le melanzane, niente prezzemolo, niente cavolfiore e con le tante mani che si allungavano per prendere il riso con buone maniere e tanta educazione.

Caro mio fratello professore,

Ti confido che le nostre buone maniere e l’educazione alle quali tu severamente tenevi, venivano a mancare quando ritardavi per il pranzo.

Passavamo tutto il tempo a giocare fuori nel cortile e non a studiare come ti dicevamo, finché non ci giungevano gli odori del Makluba quasi contemporaneamente alla voce di nostro padre che, per elogiare l’arte culinaria di nostra madre, le cantava le serenate d’amore. Allora capivamo che il Makluba ci stava aspettando, così ci affrettavamo avidamente ad occupare posti attorno al delizioso piatto.

Sotto gli occhi orgogliosi e felici dei nostri genitori cominciava la battaglia del Makluba; si alzavano nove mani e, con la velocità di un falco lanciato per afferrare la sua preda, così le nostre mani raggiungevano il piatto di Makluba nel tentativo di catturare il pezzo di pollo preferito. Tutto questo, ovviamente, dopo che nostra madre aveva liberato dalla nostra fame il petto di pollo e lo aveva nascosto per te, mentre la battaglia diventava rovente. Qualche fratello gridava addolorato per una spinta o per un pizzicotto, un altro rubava il pezzo di pollo all’altro, mentre si alzava la voce di nostro padre che c’invitava alla calma assicurandoci che il cibo era sufficiente per tutti.

I nostri genitori non partecipavano con noi, ma aspettando il tuo arrivo, si limitavano a guardarci con tanti sorrisi che forse per loro avevano un certo significato!

Poi arrivavi tu e la battaglia del Makluba cessava, con tanta calma prendevi posto e con la stessa cominciavi a mangiare in compagnia dei nostri genitori, e così cominciava un’altra battaglia tra te e loro. Tu cercavi di dividere con loro la tua parte del pollo e i tuoi tentativi fallivano di fronte all’insistenza di nostro padre che ti diceva: “Che Dio ti benedica figlio mio, tu sai bene che io non mangio del pollo se non il collo e le ali”. Invece con la sua voce fioca nostra madre ti diceva: “Che Dio ti protegga figlio mio, tu sai bene che non ho i denti buoni per mangiare il pollo, mettimi nel piatto solo due chicchi di riso!”

La vostra battaglia cessava con la tua rassegnazione di fronte alla loro insistenza e con il tuo rifiuto di mangiare da solo tutto il petto del pollo, perciò, ti alzavi lasciando più della metà sopra il piatto del riso.

Caro mio fratello professore,

Ti confesso che io rimanevo indifferente a quelle loro parole soprattutto perché il mio pezzo di pollo l’avevo ingordamente mangiato, Però non rimanevo altrettanto indifferente quando vedevo che quello che lasciavi del tuo pezzo di pollo era più di quello che mangiavi e nello stesso tempo non trovavo nessuna spiegazione!

Caro mio fratello professore,

La situazione dei palestinesi, come dicevi, era molto difficile e la povertà dominava tutte le loro case, forse era per questo che tu lasciavi il tuo pezzo di pollo, con la speranza che uno dei nostri genitori lo mangiasse?

Forse per questo nostro padre ci diceva che gli piaceva solo il collo e le ali del pollo?

Forse per lo stesso motivo nostra madre ci diceva che non aveva i denti buoni per mangiare il pollo?

Caro mio fratello professore,

La situazione difficile e la povertà, della quale mi parlavi, adesso è cambiata, almeno possiamo mangiare quanto ne vogliamo di pollo!

Caro mio fratello professore,

Che gusto ha, però, mangiare il pollo se non c’é più nostra madre!

Caro mio fratello professore,

Scusami se non provavo le cose che provavi tu!

E solo perché non le capivo!

N.G.

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