rossaurashani

Storia di regole e di paletti: il senso di responsabilità.

In Anomalie, Giovani, Istruzione, La leggerezza della gioventù, Mala tempora currunt, personale, uomini on 25 gennaio 2012 at 15:23

Girando per blog sono finita a leggere questo post che si riferiva a due articoli di giornalisti emeriti, anche se, tutto sommato, non si dovrebbe valutare la loro fama dalle polemiche che innescano ma dalla loro capacità di analisi e di sintesi.

Ad ogni modo, leggendo queste due, non dissimili valutazioni, sul perchè non troviamo più, nel popolo italiano, il tanto e giustamente valutato senso di responsabilità, vengo a sapere che per ambedue i giornalisti, questo senso, deriva principalmente dalla caduta brutale, nella nostra “nuova educazione” del timore o rispetto per l’autorità.
La cosa mi è faticosa da digerire. Da sempre, riferendomi alla mia educazione, che è frutto delle convinzioni tipiche, in tal senso, della metà dello scorso secolo, ho inteso: i paletti, le regole è il rispetto per l’autorità, più un’imposizione limitativa della mia libertà che il concetto base del mio senso di responsabilità.
Se è il rispetto assoluto e acritico per l’autorità che determina il nostro senso di responsabilità, allora, com’è che proprio le persone che si trovano di fronte a fatti contingenti in cui dovrebbero dimostrare le loro capacità, il loro senso critico e il senso di responsabilità personale, proprio quelli che più hanno vissuto dipendenti dall’autorità degli altri, si trovano incapaci di muoversi autonomamente e di prendere decisioni importanti?
Storie di Capitani di navi scellerati e di Re d’Italia fifoni, non fanno che confermare la non dipendenza delle due cose tra di loro. Ovviamente chi fa la carriera militare o la carriera nella marineria commerciale e chi fa il re di una nazione deve aver, per forza di cose, vissuto in un contesto dove la piramide dell’autorità doveva essere ben netta e rispettata. Pertanto sarà vero che regole, paletti e autorità servono a crescere uomini coraggiosi e responsabili?
Sinceramente io dissento. L’educazione è una questione complessa ed esistono, in ciascuno di noi, delle priorità. Sto parlando di noi genitori ed educatori. C’è chi tende a perpetuare un unico modo di educare, anche se vecchio e usurato, c’è chi cerca percorsi nuovi e più evoluti di coinvolgimento educativo e chi, per scrollarsi dalle spalle il peso di vecchie imposizioni, lascia libero spazio all’anarchia dei comportamenti senza dare almeno delle regole interiori.
Come la penso io?
Beh, non è facile dirla così su due piedi. Personalmente non amo imporre regole e mettere paletti e penso che l’autorità sia quella cosa che ti viene dalla capacità che hai di dire cose sensate e di dimostrare che sei coerente e capace di stare in modo correto nella “vita”. L’autorità è la tua capacità di farti rispettare e di dimostrare la tua correttezza morale ed etica.
Certo che se tu hai questa capacità, da qualcosa ti viene, sia per carattere oppure senso analitico molto sviluppato, insomma sostengo che l’educazione rigida che ho ricevuto non c’entra niente con quello che sono, quello che ha contribuito di più è il mio desiderio di vedere il mondo con occhi autonomi e umani ed i miei sempre più forti tentativi di analisi e critica di me stessa, in primis, e successivamente di quello che mi circonda.
Forse, proprio per questo ho cercato di insegnare più che il rispetto per l’autorità, il rispetto per la persona, a prescindere dalla posizione che questa occupa, ma non solo quello, importante è anche il rispetto per le cose e per l’ambiente e manco a dirlo il rispetto per sè stessi. Se mio figlio ha fatto tesoro di quello che gli ho insegnato è solo perchè rispetta le mie idee e il mio modo di essere e ritiene degno di attenzione quello che cerco di comunicargli e trasmettergli. Il senso di responsabilità è incentrato sulla capacità di prendersi in carico ogni propria azione e ogni idea personale. A mio figlio, ossessivamente, gli ho detto e ripetuto, che per crescere e diventare uomini bisogna saper avere il coraggio delle proprie idee, difendendole fino allo stremo e la responsabilità delle proprie azioni. Solo così si diventa un essere umano responsabile. Se avessi ascoltato i miei genitori che mi ripetevano il rispetto acritico di tutte le persone anziane, se avessi vissuto in un ambiente diverso, con ogni probabilità, avrei potuto diventare facile vittima di molestie o ben più gravi questioni.L’età non dà, per forza, l’autorità di fare scempio della tua vita.
E poi che cos’è il rispetto dell’autorità senza la capacità critica della persona?
In poche parole è vero che un’analisi superficiale presenta una società moderna, poco abituata a prendersi la responsabilità delle proprie azioni e soprattutto delle proprie idee, ma non è forse proprio perchè non siamo mai stati abituati a criticare l’autorità e il modo di imporre queste idee.
Insomma quello che ci viene presentato come cura, a me personalmente, pare piuttosto la causa di tutto. Ecco perchè a leggere il post e gli articoli di giornale mi hanno dato un forte senso di disagio, anzi dirò di più mi hanno fatto saltare sulla sedia, come se fossi messa a sedere su una graticola.
Il rispetto verso le persone non dipende affatto dalla loro autorità costituita, ma dalla loro capacità di  “ottenere rispetto”.  Un percorso probabilmente lungo e doloroso, sia per chi diventa agente educatore e sia per chi è invece soggetto all’educazione stessa.
Guardando poi le vignette messe in apertura del post, in realtà sono davvero esplicative di uno stato delle cose nella nostra scuola italiana, quando mai i brutti voti sono colpe dei nostri figli? Su questo però non mi sento colpevole, ogni brutto voto del mio rampollo se l’è meritato a pieno titolo e la giustificazione la pretendevo da lui. Fortunatamente non ha mai cercato la via facile di colpevolizzare gli altri ed io non gli ho mai permesso farlo, così come capitò successivamente con le prime stupidate che ha combinato in compagnia dei suoi amici. Purtroppo io sono tendente a dargli tutte le responsabilità, e lui è ovviamente abituato a prendersele, sa bene che sono pronta a supportarlo nelle difficoltà, ma mai a sostituirmi a lui nella vita. Spero che questo ci basti.

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  1. Ecco rispondo, come sai non posso esentarmi. Ieri non sono riuscita, crollata da troppo lavoro. Ma devo, questa storia mi brucia.Mi brucia e lo sai bene perché, perchè io come genitore ho fallito. Non è vittimismo, non fraintendermi, non è stata colpa mia. O almeno non solo.
    I miei figli sono cresciuti senza una figura normativa, un padre totalmente assente che non sapeva neppure in che scuole andassero, e nessuno che ne facesse le veci. Non una nonna/nonno, zia, cugina, amante di polso. Qualcuno che dicesse loro, non solo con le parole ma con le azioni, che la vita è quello che hai descritto tu così bene. Che la vità è prendersi la responsabilità delle proprie azioni.
    Senza protestare troppo. Crudele? No. chi cresce così diventa uomo e diventa donna. Io ad esempio ho passato una vita a crollare sulle mie debolezze e a dare la colpa agli altri: non un buon esempio a questi figli che avevano di fronte questo genitore sbriciolato e null’altro. Poi mi sono ripresa ma per mio figlio era troppo tardi. Per mia figlia no, è con grande speranza che vedo come si sta riprendendo. Come sta diventando fieramente donna. Ferita, cicatrizzata sì, ma donna.
    Non eterna bambina.
    Mi è piaciuto anche l’articolo del tuo link. Perché si un tempo c’erano i punti di riferimento. I padri che punivano, le nonne che redarguivano. E si cresceva ugualmente bene, si andava a lavorare quando si doveva, ci si prendeva le responsabilità.
    Io non ho mai dato peso ai fallimenti scolastici dei miei figli, la filosofia era sempre quella: hai fallito? Fatti il mea culpa. Purtroppo mio figlio questa lezione di vita non l’ha voluta imparare e non ha voluto vivere. Ha trovato una scappatoia, ha trovato chi, con la dizione fittizia di “padre” gli ha condonato la vita di ozio e mancanza di responsabilità a cui lui naturalmente aspira. Il tutto facilitato da un sistema legislativo assente.
    Ma ho smesso di darmi le colpe. Mia figlia finalmente riconosce ciò che vede, ovvero che per anni ho lavorato e mi sono fatta il c*** per loro, e lo farei e lo rifarei perché semplicemente era la mia responsabilità. Sono stata penalizzata alla grande, e questa cosa mi sta sul gozzo, ho ancora un sistema giudiziario che mi perseguita perché mi sono rifiutata di sottopormi alla loro mentalità discriminativa.
    Sono diventata dura. Stronza, direbbero alcuni. Ma non mi faccio sconti di pena, ne’ mi piango addosso, ne’ addosso le colpe ad altri. Ho finito, sono cresciuta. Ho fatto scelte sbagliate, me ne prendo le responsabilità.
    Forse mia figlia questa lezione di vita, sacrosanta, l’imparerà un giorno. Almeno lei.
    L’altro, non lo condono. La porta è qui aperta, la sua stanza è pronta (o quasi), se e quando tornerà sarà alle mie condizioni, di lavoro e di onestà.
    Ma non credo.
    Per gli uomini soprattutto, è difficilissimo diventare Uomini.
    Un abbraccio.

    • Cara Martina che amarissima disamina della tua vita. Mi rattrista, ma anche mi rende orgogliosa della tua capacità di esserci e di non nasconderti dietro una scusa o una banale giustificazione. A volte penso che è più difficile essere genitori in due che esserlo da soli, ma capisco che non è per tutti così, non è facile capire.
      Nella mia esperienza non avendo potuto inizialmente chiedere aiuto a nessuno, mi sono abituata alle mie responsabilità, mi sono indirizzata verso una direzione che credevo giusta e quando ho trovato chi voleva inserirsi in questo processo, con altre regole e paletti, anche con un’altra posizione mentale, non ho demandato mai. Non so se ho fatto bene a lasciare mio figlio senza padre, certamente quel padre aveva una comprensione e una visione della vita che non trovavo giusto replicare. Già avevo visto il risultato della sua educazione e questo mi terrorizzava, per quanto la pasta di quel ragazzo era “buona”, ma il senso di responsabilità non era il suo forte e nemmeno la fiducia in se stesso. Come poteva pensare di essere capace se il padre sistematicamente si prendeva le responsabilità per lui? E poi che fiducia poteva avere in se stesso se era il padre il primo a non crederlo capace? E poi perchè pensare che potesse essere un educatore se poi era il primo ad aver bisogno di un sano senso del valore di sè? Di principi veri e non retorici, di sana critica di valori e capacità di esempi.
      Non era ovviamente tutto male, anzi era un uomo capace di rivedere alcune posizioni e anche mettersi a volte in discussione. Ma tutto era prestato al caso, troppo spesso era esageratamente attento alle lucciole che prendeva sempre per lanterne. Una sola cosa so, o forse più di una, ma di questa ho la certezza, sapeva che io stavo facendo un buon lavoro con suo figlio e con me si sentiva sicuro e non era per pigrizia o ignavia che mi delgava al rapporto con nostro figlio. Avevo io la responsabilità e sinceramente era così che preferivo. Anche se non avevo nessuno che mi dicesse: “stai facendo la cosa giusta!” anzi spesso trovavo chi mi rimproverava per non dare quelle regole e quei paletti necessari all’educazione, o almeno necessari a chi non ha altro schema educativo. Ho dovuto lottare con chi mi circondava per trovare il mio proprio sistema educativo, per combattere pregiudizi e rigidità… ma ora sono serena perchè so che bene o male ho allevato (non creato, non formato) un ragazzo che sta diventando uomo con le sue debolezze e le sue peculiarità, ma un essere umano giusto.
      Certo è stata anche fortuna, non sempre si ha quel contatto giusto tra genitore e figlio, non sempre ci vuole autorevolezza o capacità di esempio, a volte basta saper dialogare, basta vere quel contatto che dà e riceve sostegno, quello scambio che ti consente di vivere in simbiosi, ma anche separati, quell’attenzione che non manca neanche nella distanza e nelle difficoltà. E questo che ti avrei augurato Martina per il rapporto con tuo figlio, una capacità infinita di trasmettergli attenzione e sostegno, ma anche rispetto per te e per se stesso, e desiderio di non deluderti e di non darsi per vinto. Tua figlia sarà una ribelle, te ne farà passare di spine, ma pur non essendo una Lisbeth sarà una Cèline con i pantaloni di colore viola. Una donna più di tutto e malgrado tutto. Una che ti assomiglierà, ma che ti saprà insegnare l’orgoglio e la volontà di andare oltre. Può essere che uomini importanti della sua vita l’abbiano abbandonata, come hanno fatto con te, ma lei sta pensando che tutto sommato può farne a meno, perchè è vero che può farne a meno, per lei un posto c’è e sarà un posto al sole e saprà anche che gliel’hai ritagliato tu con fatica e rinunce.
      Sapra anche che ogni passo che farà lei sarà un passo anche per te verso una libertà e un’indipendenza che vi è dovuta.
      Certo la tua porta sarà aperta per tuo figlio, ma lui forse non capirà che il senso di responsabilità sarebbe la sua vita, cosa che non può delegare a nessun altro.
      Qui la legge non c’entra, non è mai stata la salvezza di nessuna donna, la legge a volte aiuta, ma non salva quasi mai, bisogna salvarsi da sole e tu lo stai facendo anche se a volte non ci credi.
      Un abbraccio

  2. In realtà io penso che la società in toto ci penalizzi in quanto donne e madri, l’ho scritto innumerevoli volte. Non penso che la mia sia una disanima, penso sia una visione molto realista della vita. Mia figlia sa già che può, che deve fare a meno degli uomini, perché ha visto sempre uomini pusillanimi e assenti attorno a se’. Quando ne osserva uno diverso si sorprende, pensa che sia una mosca bianca. Ci vede l’eccezione. La settimana scorsa eravamo da una carissima amica. Il marito non c’era (conosciamo molto bene anche lui, da sempre), era andato ad assistere la madre, che soffre di Alzhaimer. La sua domenica. E’ tornato ad un certo punto a casa, non solo proveniva da un pomeriggio di assistenza ma aveva anche un mazzo di fiori, che aveva portato alla moglie. Così, come cosa carina. Mia figlia mi ha guardato con occhi pieni di maliconia ed un sorriso triste. Lei una cosa del genere non l’ha mai vista fare. Lei la filosofia delle attenzioni e del rispetto non la conosce.
    Gli Uomini con la maiuscola non fanno parte della sua vita, la sua vita è stata popolata da capitani scellerati. Come la mia.
    Io sono molto estrema, sai che sostengo che più donne (non le veline dell’ultimo governo, tengo a precisare, ma Donne con la maiuscola) debbano popolare la politica. Dei politici di adesso ne faccio volentieri a meno, penso che non debba neppure spiegare le mie motivazioni. Ovviamente ci risiamo, perché una donna riesca a fare carriera, in politica o qualsiasi altro campo, deve scordarsi l’idea di una famiglia. Deve scontrarsi con un tessuto sociale che ha ruoli e diritti ben delineati.
    Si torna sempre sullo stesso discorso, vero? A volte mi chiedo se cambieranno mai, le cose. E quando mia figlia mi dice: non vorrò mai un bambino, voglio vivere, come posso darle torto? Lei ha visto me, ha visto cosa è successo.
    Lei forse sarà un capitano coraggioso, e glielo auguro. Che non si lasci corrompere da facili sdolcinatezze e, soprattutto, dagli ormoni. Che viva di testa e logica.

    • Non so davvero se è un bell’augurio quello che fai a tua figlia, vivere di testa e logica penalizza il cuore e non sempre vivere con cuore vuol dire rischiare di essere annientati, te l’avrà pure fatto capire quel mazzo di fiori alla moglie in un normale pomeriggio domenicale. Dì forse è un uomo strano, una mosca bianca o forse siamo state noi a non trovarne proprio, anche se ora posso dirmi al di fuori del gruppo. Mario stesso è un uomo particolare, non facilissimo, ma attento e costante. Se chiedi se io sono certa che lui ci sarà sempre per me… ti posso rispondere che con la testa potrei dirti di sì, ma che con il cuore mi pare ancora una cosa impossibile. Vedi come cambiano le cose a seconda dei punti di vista?
      Mi auguro invece che la tua ragazza abbia la fortuna che tu fino ad oggi non hai avuto di trovare un compagno con cui condividere il cuore con la logica, nell’equilibrio dei sentimenti, degli ormoni e delle idee. Perchè non può esserci spazio per tutti? Uomini e donne insieme. Perchè non dovrebbe essere speciale anche per loro un raporto che li coinvolga totalmente? Certo ci saranno sempre quelli che daranno altre priorità e che saranno incapaci di sentimenti, ma che proprio questo lo auguri alla tua bambina… no, proprio no!

      • In realtà Ross io non auguro proprio niente, lei farà quello che vuole, ma come ti ho detto sono solo realista, osservo. Magari ci sono anche gli Uomini “eccezioni”, infatti li abbiamo appena citata /ed infatti non sono single 😉 ), ma adesso sono io che non li voglio.
        E comunque è necessario, come nel decaligo che ho scritto nel mio blog 😉 che mia figlia abbia priorità ben precise. E che impaia a discernere chi è in grado di navigare e chi invece fa affondare il tutto per una cretinata immatura, perché non ha il senso di responsabilità. Io non sono stata capace di discernere, le deve imparare, per lei stessa. C’è troppa sofferenza in gioco.

  3. Se posso entrare in un discorso serrato fra Donne ed esprimere un mio pensiero “da uomo”, non ho difficoltà ad ammettere la giustezza del fatto che in una società regolata “per stare insieme” ci siano leggi che limitino alcuni comportamenti ( ma mai il diritto di esprimere “liberamente” il proprio pensiero, o quello di partecipare alla vita democratica, magari per far parte del gruppo deputato a farle le leggi … ), o che puniscano quelle azioni considerate un reato ai fini della salvaguardia “di tutta” la collettività, ma – a parere mio – sarà più o meno evoluta e democraticamente ‘alta’ quella civiltà in cui i cittadini, non per timore delle leggi ( e delle loro pene … ) o dell’ autorità, si adeguino al “buon comportamento”, bensì, piegandosi all’ etica inestinguibile dei “valori naturali umani”, sentano in sè la necessità interiore di scegliere sempre, “da soli”, il comportamento più virtuoso, quello cioè che, mentre li faccia crescere, non calpesti gli altri e le loro scelte ugualmente importanti .
    Quanto al tuo amaro riflettere @Martina, l’ affetto e la stima che mi ispiri “inequivocabilmente”, mi consentono di sottoporre alla tua attenzione questo “mio” fatto esistenziale : le mie due figlie, due bellissime ( ed inusuali … ) Ragazze ( o se vogliamo “giovani Donne” ), nella loro infanzia hanno vissuto e osservato un padre ed una madre ( e cioè io e mia moglie ) che si amavano e si rispettavano ( come del resto ancora oggi si amano e si rispettano ) ‘pur nelle tempeste’, pur nella diversità ( mia moglie “religiosissima”, pratica e dedita al volontariato, io “agnostico”, romantico, ma come lei dedito ad aiutare in concreto, chiunque mi faccia percepire una sua fragilità, “comunque e senza nulla a pretendere” ), pur sotto l’ assillo di una suocera invadente non facile da gestire ( sua madre …. ), e non hanno avuto a lamentarsi di un padre “merluzzo” o vigliacco o immemore, ma al contrario hanno avuto un padre “invidiato” dai loro compagni/compagne … un padre di cui sono orgogliosissime !!! Eppure, Amica mia, quando avevano la stessa età di tua Figlia, NON DICEVANO PAROLE O FACEVANO PENSIERI ESISTENZIALI “DIVERSI” DA QUELLI CHE LA TUA BAMBINA ESPRIME …. SIA RIGUARDO AGLI UOMINI, SIA RIGUARDO ALL’ AMORE, SIA ALLA “ACERBA DECISIONE” DI NON VOLERSI MAI LASCIARE COINVOLGERE DAI SENTIMENTI !!!
    Rifletti su questo, @Martina : tua Figlia agisce con l’ identica naturalezza e sincerità di pensiero dei suoi coetanei, ed il fatto che abbia assistito alle tue sofferenze è soltanto una esperienza amara in più, che le sarà, cosi mi auguro, assai propizia per la sua completa crescita e maturazione “di donna” !
    Dunque, ha ragione @Rossaura, appassionatamente e lucidamente ragione @Rossaura quando “da Donna e Mamma” ti esorta a dare il tempo a tua Figlia, ed aggiungo io, a tuo Figlio che, da uomo “come e quando sarà il suo tempo” ( ed il tempo verrà, stanne certa, ad onta di tutto … ) capirà chi sia stata ed è la mamma, e come troverà sempre aperta non soltanto la porta della sua casa, ma del suo cuore stesso !!!
    @Bruno

    • E’ vero hai ragione caro Bruno a quell’età non sopportavo l’idea di sposarmi oppure di avere dei bambini, per me erano un ostacolo alla vita… mica che poi sia andata molto meglio, anche se ad un certo punto ho voluto un figlio e il matrimonio è stato stato diciamo un caso 🙂 Comunque vero è che in buona parte dei casi sono le donne a perderne di più nel caso di matrimonio e figli. Questa è una considerazione generale, non tutti gli uomini sono egoisti o pigri, non tutte le donne sono sensibili a certi temi, anzi a volte penso che stiamo tornando indietro… ma questo è un altro problema. Troppe donne si sposano per l’abito e per la cerimonia e troppe donne fanno figli per realizzare quel “sogno utopico” dell’amore e della famiglia del mulino bianco, che si sa bene essere una fregatura, ma mica si sa prima no?
      Mi ricordo mio figlio e la sua prima fidanzatina, erano piccoli e mi facevano tenerezza, e lui la proteggeva e cercava di fare l’uomo grande pronto al grande passo, ma aveva una paura boia…. sai com’è… io lo sapevo che era solo una situazione di passaggio e il mio consiglio fu, che non nvaleva la pensa avere paura e nemmeno pensare che quella ragazzina sarebbe stata la prima e l’ultima… ne sarebbe passata dell’acqua sotto i ponti e in effetti ora siamo già alla quinta e tutte (o quasi) sono sue amiche ed è bello così… cosa c’è di meglio che l’amicizia, certamente meglio di un amore usurato.
      E lasciamoli vivere e sognare e svegliarsi e ricominciare e avere le loro tristezze e le gioie, non eravamo anche noi cosi? 😉

      • Che bella considerazione hai fatto, Ross… ovvero quella che l’amicizia è meglio di una amore usurato… mi ci ritrovo in pieno 😉

  4. Scusate ma mi sento parte in causa quando si scivola sui rapporti uomo-donna e ho pudore a parlarene. Vivo il mio bellissimo sogno d’amore. Non mi chiedo : ma domani… o altro. Vivo la felicità e questo, a volte, mi fa provare anche un po’ di vergogna. Sono solito solaridizzare con chi è meno fortunato ma questa è un’alra storia; o no?
    Un abbraccio
    Mario

    • Perché vergogna? Voi la felicità ve la siete meritata (vabbé, se la meritano tutti, ma soprattutto chi ha sofferto 😉 ). GODETEVELA 😀

  5. Concordo in pieno con la nostra @Martina : VIVETELA la vostra vita bella ( per voi, e per chi vi stia vicino …. ), istante per istante, memoria per memoria …. ! 🙂
    Niente, è più bello del sogno …. quando si realizzi !
    Un abbraccio … ehm … “quadruplo” ( eh, mica potrei non comprenderci @Marty … ) !!!!
    @Bruno

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