Mario

This is my land, Hebron

In amore, Anomalie, Gruppo di discussione politica., Informazione, Le Giornate della Memoria, Nuove e vecchie Resistenze on 21 gennaio 2012 at 23:59

Piccola storia di ordinaria follia umana
La quotidiana violenza che subiscono i palestinesi
Questo articolo racconta un sopruso, una delle tante ordinarie violenze che un qualunque cittadino palestinese subisce sotto l’occupazione israeliana
19 gennaio 2012 – Jeff Halper – traduzione di Daniele Buratti (pacifista israeliano)
Fonte: Jeff Halper – Pagina Facebook – 10 gennaio 2012

Questa mattina mi ha chiamato Jawdi Jaber, un amico palestinese della Baka Valley vicino a Hebron. Dei coloni di Kiryat Arba, il grande insediamento realizzato sulla sua terra, anzi proprio a ridosso di casa sua, avevano creato uno sbarramento di sassi e pietre contro la sua casa e gli avevano bruciato la macchina.

Come automobile non era un gran che, una malconcia Peugeot mini van del’79, ma vitale per la sua famiglia. Jawdi la usava per le frequenti visite all’ospedale per trasportare la madre 90enne ammalata, non potendo permettersi ogni volta un’ambulanza. O per portare i bambini a scuola quando pioveva forte: 7 chilometri a piedi su sentieri di montagna, dove non di rado venivano attaccati da coloni israeliani armati, a volte, di mazze da baseball. Se aveva qualcosa da vendere (quest’anno le autorità israeliane gli avevano smantellato l’impianto di irrigazione, e così gran parte dei suoi prodotti – pomodori, cetrioli e uva – non sono arrivati a maturazione), lo caricava sul suo mini van e andava al mercato di Hebron. La macchina era “le braccia e le gambe della famiglia”, mi ha detto con voce calma e rassegnata.

E’ uno di quei ‘piccoli’ incidenti di cui non si viene mai a sapere, parte della sostanza di quella violenza quotidiana subita da Palestinesi di tutte le età. “Non ho mai vissuto una sola giornata di normale felicità in tutta la mia vita”, mi ha detto Jawdi di recente. Nel 2001 aveva tirato su una casetta per sua moglie e i suoi cinque figli sulla proprietà di famiglia, vicino alla casa di quattro stanze dei suoi genitori, in cui vivevano 17 persone; nel 2002 è stata fatta demolire dalle autorità israeliane, alla stregua di altre 26.000 case palestinesi demolite nei Territori Occupati a partiredal 1967, perché Israele non rilascia concessioni edilizie ai Palestinesi.

Al fratello di Jawdi, Atta, che abita sulla collina di fronte, hanno demolito la casa tre volte. Nel gennaio del 2000 dei coloni gli erano piombati in casa, di venerdì, cacciando tutta la sua famiglia di casa, e ci erano rimasti dentro per tutta la durata dello Shabbat (con la protezione della polizia); e poi, nella notte di sabato avevano dato fuoco alla casa, dissacrando i versetti del Corano infissi sulla porta, e se ne erano andati. E nessuno di loro venne arrestato.

Se qualcuno vi dice che Israele non fa pulizie etniche oppure che fa quello che fa per ragioni di ‘sicurezza’, mandatelo dalla famiglia di Jaber. Gente simpatica (Jawdi e Atta parlano un ottimo inglese), e le loro mogli, Aisha e Rudina, vi prepareranno del delizioso makluba, e i loro bambini sono sve egli e fotogenici – ma attenzione, siete in presenza di veri eroi. Sono persone spaventate, ferite, traumatizzate, tristi, impoverite e oppresse, eppure sono ‘sumud’, tenaci. I Jaber vinceranno. Possono resistere a qualsiasi violenza, ingiustizia e sofferenza inflitte dal governo israeliano e dalle persone apatiche delle colonie. Di fatto, è sulle spalle di gente così che poggia il nostro mondo.

Solo una cosa li può piegare. Non la ‘superpotenza’ americana e il suo Congresso militarizzato e ‘pro-Israele’, né i governi lacchè europei filo-americani che non hanno il coraggio di far rispettare i diritti umani che proclamano ai quattro venti, ma noi. Noi possiamo fiaccare la volontà di resistenza degli Jaber, se li abbandoniamo, se noi, le persone brave e privilegiate, rimaniamo in silenzio. Immaginate come sarebbe stato stare al fianco di Jawdi e della sua famiglia questa mattina, mentre la loro macchina veniva distrutta dalle fiamme. E allora, voi che pensate di fare?

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  1. Ne penso, ne pensai e ne penserò, esattamente quello che ne pensava @Isaac Rabin, prima di venire ucciso ( e questo infame delitto, lo abbiamo visto tutti “in diretta TV” …. ) da un israeliano folle armato dall’ odio della destra ideologica ( e fascista ) israeliana !
    Ma il pensiero di quel giusto, resta e resterà sempre in chi abbia a cuore una soluzione legittima che non calpesti la libertà dell’ uno a vantaggio dell’ altro : non ci sarà mai pace, in quel lembo martoriato di terra, finchè la Palestina ed Israele non saranno due “liberi Stati indipendenti” !
    Mi si stringe il cuore, nel leggere queste vostre righe dedicate alla Famiglia Jaber … ed alle amare condizioni in cuore è costretta a vivere …. ma potremo realmente aiutarla solo facendo pressione sul nostro Governo, gridando in strada che non c’ è Stato che non abbia diritto a vivere se rispetta lo stesso diritto degli altri Stati, combattendo il terrorismo che nega, da una parte e dall’ altra, ogni speranza di un futuro migliore, ed aiutando frattanto gli Jaber inviando loro in concreto – tramite associazioni di volontariato oneste – tutto quello che possiamo !!!
    Altro, non mi sembra che ci sia dato !
    @Bruno

  2. Grazie Bruno per la risposta. In realtà Jeff Halper sollecita con quella domanda le nostre coscienze silenti. La storia della famiglia Jaber è una di tante. E’ frutto di una prevaricazione che non è accettabile, tanto di più in un luogo che non è terra di Israele, a meno che non venga considerata tutta la Palestina come terrà a cui Israele ha diritto. I coloni sono gli estremisti che rendono impossibile qualsiasi dialogo di pace. Il film che cito e che qui vediamo solo in un primo spezzone mostra cosa è diventata Hebron, terra di 15.000 palestinesi messi in scacco da 150 famiglie israeliane. Certo due stati liberi ed indipendenti, ma come fare con uno stato a macchia di leopardo? Allontanare i coloni? Lasciare il 20 % di territorio libero per far sopravvivere lo stato di Palestina? Non è ingiusto e disumano, se già quel territorio è ridotto al 18% ed è diviso in due parti senza la possibilità di contatto? E poi Jerusalemme… una città divisa in due… perchè? Uno stato senza capitale? Ma questa è solo politichetta da poco, chi fa quella grande quella superiore la pace non la vuole proprio fare. E parlo se vuoi per tutte e due le parti… anche se per una parte arrivare alla pace vuol dire rinunciare ad avere quel tutto a cui stanno mirando da decenni, un grande Stato, una razza unica, un’unico scopo. I palestinesi non sono previsti, questo è il lato disumano

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