Mario

Ecco che c’è…

In amore, auguri, Giovani, La leggerezza della gioventù, musica, personale on 12 dicembre 2011 at 19:35

Stasera, dopo una giornata impegnativa, trascorsa come al mio solito, con uomini vari che ormai da anni fanno parte della mia vita, ho scoperto che è il 12 dicembre 2011, sarebbe a dire che sono passati 44 anni da quel giorno…
Facciamo un po’ d’ordine come la situazione lo esige. Gli uomini vari che ormai da anni fanno parte della mia vita, sono sempre diversi per forme e nomi, ma appartengono sempre alla stessa categoria: operai. Insomma niente di strano che io passi le giornate parlando con muratori, piastrellisti, impiantisti, falegnami e pittori, è il mio lavoro e a volte è pure pesante perchè ho sempre a che fare con scadenze e piccole discussioni di percorso. Lavorare con gli uomini non mi dispiace. In genere non amano molto prendere ordini da una donna, questo lo so, devo però anche dire che c’è modo e modo per farsi ascoltare, per chiedere e per far eseguire quello che vuoi. Lavorare con loro è un esercizio di equilibrio, tra il rispettare e farsi rispettare. Per me non è difficile, rarissimamente trovo la persona maleducata che vuole fare di testa propria, allora ci vado a nozze e finisce sempre che uno dei due deve lasciare il cantiere, e sinceramente non lo faccio io per principio, a meno che non ci sia una ragione precisa per farlo.
Insomma così sono le mie giornate, poi torno a casa e cerco di lasciare, dietro alle spalle, la fatica della giornata e intreccio con il mio compagno ritrovato, i soliti cicalecci. Impegni, discussioni, novità, precisazioni. Forse un po’ faticoso pure questo, ma ormai lo giudico il sale della vita. Con lui cerco di non farmi accompagnare le serate dal lavoro, ricordando tutti gli anni che ho passato a provvedere da sola a tutto, anche se accompagnata da un uomo decisionista che non aveva mai tempo per la sua famiglia. Ho imparato da sempre ad arrangiarmi da sola e a capire che per le cose che non potevo fare io direttamente, c’erano gli “operai” e rispettavo il loro lavoro, proprio perchè capivo che era qualcosa che non potevo o sapevo fare io da sola.
Insomma stasera ero stanca e stavo lì a raccogliere in casa la polvere che i falegnami avevano sparpagliato con grazia sui pavimenti ed i mobili. Lavori in casa. I cantieri peggiori e più faticosi.
Ormai avevo perso un po’ l’orientamento della giornata e avevo trascurato il mio amore proprio perchè ho lavorato poco distante da lui senza avere l’intimità delle nostre ciaccole abituali.
Ad un certo punto, già faceva buio e i falegnami stavano in chiusura della giornata, il mio vecchio ragazzo mi si è avvicinato e mi ha detto: “Lo sai che giorno è oggi?” sinceramente ho fatto fatica anche a ricordarmi che mese è oggi, e così sono risalita alla superficie e ho avuto una illuminazione: oggi è il 12 dicembre!!! Oggi sono 44 anni dal nostro primo e molto combattuto bacio. Avevo 16 anni e lui 19, eravamo alla fine dell’anno che preannunciava il 1968. Un anno che sarebbe passato inosservato se non era per quel ragazzo dagli occhi verdi, che mi avrebbe rubato l’anima e anche questo non lo sapevo. Furono due mesi soltanto. Stavamo insieme a molti amici e quasi mai da soli. Abbiamo fatto l’inverosimile, malgrado i divieti dei miei genitori che mi facevano tornare a casa prima di “Carosello”, come se quello fosse un limite invalicabile, o almeno il confine tra una ragazza seria e una perduta.
Non fu un bacio facile perchè lui non aveva voluto baciarmi il giorno prima e chissà perchè io non mi ero arrabbiata, ma l’avevo provocato tanto, fino a farmelo dare il giorno dopo. Sapevo che con lui avrei dovuto prendere sempre l’iniziativa, perchè era terribilmente timido e poi si faceva bloccare da un senso di rispetto che era sucuramente mal interpretato. Era troppo buono e troppo sensibile e proprio per questo teneva l’atteggiamento di un uomo che aveva vissuto a lungo e che conosceva il mondo. Solo quando rideva, ti faceva capire che per lui c’era ancora tutto da scoprire e che si poteva farlo assieme. Quanto parlare, quanto discutere e quanto provocare. Ed io non sapevo farne a meno, non riuscivo a smetterla, e lui non riusciva a resistere e finiva sempre nel mio ingenuo gioco di parole, o di argomenti. Furono due mesi pieni di tutto: di amicizia, di sogni, di condivisioni, di letture, di scambi di opinioni, di baci che faticavano a non diventare troppo appassionati. Il capodanno del 1968 a casa sua, con tutti gli amici e mio fratello grande a farmi da guardiano, alla prima festa che superavo la mezzanotte. Che nevicata quella notte… Mio fratello, sempre un po’ fuori dal gruppo, si era messo sul poggiolo a pensare ai fatti suoi e almeno a fingere di non vedere la mia piccola storia d’amore.
Fu quel ragazzo ormai invecchiato a dirmi: “Non una piccola storia, ma una breve storia…” Solo io potevo sapere che cosa significassero quelle parole. Solo io potevo sapere quanto fosse stata dura la sua partenza e come mi ero sentita nei mesi che seguirono. Troppi mesi per una ragazza di 16 anni, che si è lasciata convincere che quello non poteva essere l’amore per sempre e che c’era tutto un mondo davanti che l’aspettava a braccia aperte. La realtà non era proprio come mi sembrava. Il suo migliore amico non era proprio un suo amico e dopo quasi un anno da quel 12 dicembre io buttai la spugna.
Non ci vedemmo molto dopo. Io lo evitavo per molte ragioni, una tra tutte: i miei sensi di colpa. Lui mi evitava. Non era piacevole vedermi tra le braccia del suo “migliore amico”, che amico poi non era e che, solo dopo una barca di anni e di vita, siamo riusciti a vedere per quello che era: un vero stronzo.
Lui, so che non approva il mio turpiloquio. So che è un uomo dai mille pudori e so anche che è troppo buono per chiamare “stronzo” un vigliacco che non ha mai avuto il coraggio di prendersi le sue responsabilità e di chiedere scusa dove era necessario e per capire che non era un grande uomo, ma solo un piccolo manovratore, che ha avuto vita facile con una che di fiducia ne dà sempre anche troppa.
Che poi non ci è voluto molto per capire che non era la mia scelta migliore e per decidere che era meglio stare sola piuttosto che in sua compagnia. Ma questa è un’altra storia e non merita di trovarsi tra queste pagine. Ciò che invece merita è parlare di un uomo che in qualche modo mi ha tenuto con sé per tutti questi anni. Un uomo con grandi sogni e altrettanto grandi qualità, ma che si è ritirato nel suo guscio per la sua timidezza ed insicurezza.
Ancora oggi trasecola quando racconto, per l’ennesima volta, del suo enorme disegno a china che avrà contenuto almeno mille nudi di donna ai quali, mia madre, per celarli a una mia Zia suora li ha “mutandati” tutti, uno ad uno, con un pennarello nero. Era un quadro bellissimo e lui non ci crede, non ricorda, non sa. Ed è questo che io quotidianamente devo dirgli e ripertergli: i suoi tanti talenti e la sua modestia, le sue rinuncie e la sua incapacità di odiare, la sua testardaggine e la sua volontà di non dimenticarmi.
Avere la pazienza di farmi ricordare che quella piccola storia era stata breve, ma per niente piccola. Che io avevo amato ed ero stata incapace di conservarmi quell’amore. Che mi ero sempre portata nel cuore il suo ricordo e il segno della colpa di averlo fatto soffrire, per un nessuno. Perchè a 16 anni io mi ero innamorata di lui e non lo avevo capito, perchè era l’uomo che non avrei più ritrovato negli altri uomini, quello che avrebbe saputo crescere con me senza pretendere di cambiarmi, quello che avrebbe brontolato e col quale avrei trovato sempre da discutere, ma che alla fine mi avrebbe zittito con un bacio. Quel primo bacio che poi spero si rinnoverà ogni giorno della mia vita.
Ecco che c’è… è da una vita che sono innamorata di te!

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  1. Voi due siete una poesia. Ma non scherzo, sai? Io ci ho la filosofia dei primi baci. Sono i più belli, ma solo quelli di un certo tipo, come il vostro. Non quelli ubriachi o dati solo con il fine di un facile e prevedibile sesso. Quelli che si ricordano, appunto, quelli sono i veri primi baci. Quelli non svenduti e mercificati. Non me ne ricordo più di quei baci, è passato più di un lungo ventennio dagli ultimi.
    E poi, ma che hanno questi maledetti sedici anni? Sono quelli dei grandi innamoramenti? Ti ricorderai forse che anch’io ho avuto un grande amore a sedici anni, uno di quelli che mitizzi, ed anche lui durò solo pochi mesi, il tempo di un’estate. Nei vostri racconti mi fate tornare in mente la purezza di quegli amori e di quei sogni, Che poi si scontrarono con la durezza di una realtà che tutt’ora mi porto dietro.
    Siete belli, bellissimi. Non cambiate mai.

  2. Beh dai 16 anni sono belli e nessuno crede mai di trovare l’amore, non quando si è così giovani, non ci si riesce a credere mai ed invece a volte i segni rimangono più profondi di quello che credi. E ti trovi grande anzi ti trovi stanca e desiderosa di avere pace e ormai non sei solo grande ma pure passata. Succede poi che un nome risale a galla e con quel nome, tante emozioni e ricordi e straordinari sentimenti e ti accorgi che non sei più stanca come pensavi e che all’amore ci credi anzi ci hai sempre creduto e che la vita promette tante cose. Insomma l’ultima parte della tua vita diventa la parte migliore. Certo ho ritrovato un uomo particolare, ho ritrovato tutte le emozioni di quell’età senza le paure che rovinano la vita a quell’età. Ecco queste sono le mie fortune, e festeggiare un anniversario così importante, mi pare davvero incredibile.
    A Mario dico… ma non è che se fossimo rimasti assieme per tutto questo tempo ci saremmo stancati a metà strada? Questo non lo possiamo sapere. Io so bene di essere strata abbastanza scapestrata e testona da aver potuto rovinare questo e altro. Ma forse anche no… ce l’avremmo fatta, comunque è bello festeggiare e festeggiare ancora.
    Spero di vederti presto

  3. Invece io proprio a sedici anni pensavo fosse per sempre. Penso sia l’incoscienza degli adolescenti. Quella bellissima incoscienza che ti fa credere di avere il mondo tutto per te. Che ti fa credere che sia possibile cambiarlo.
    Vorrei poter crederci ancora.
    Certo che ci vediamo. Quando non so, mancano soldi e tempo. Ma sicuramente alla prima occasione 😉
    Abbracci

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