Mario

I ladri di sogni

In Amici, amore, Anomalie, Donne, Giovani, Nuove e vecchie Resistenze, personale, politica, Scissione, Sinistra e dintorni on 16 ottobre 2011 at 14:12

Siamo tornati questa notte da Roma, Delusi ed arrabbiati, molto di più di quando ieri mattina siamo arrivati a Roma.
Ci siamo alzati prestissimo per prendere il treno con le offerte del sabato. Sia chiaro che oggi si fa fatica anche a viaggiare in treno, non è un mezzo per chi fa  i conti per arrivate a fine mese e siamo in tanti a fare questi benedetti conti.
In treno ci sono le mamme, mi chiederete quali mamme e che c’entrano. C’entrano, sono le mamme dei ragazzi e ragazze, studenti medi che sono partiti a notte fonda verso Roma, perché anche di questo è fatta questa manifestazione. Io e Mario avevamo mio figlio con gli studenti che venivano da Firenze e la ragazzina di 17 anni, Shaden, che la mamma, impossibilitata a venire, ci aveva affidato, anche lei era partita da Venezia con quei pullman che sono la tradotta di queste manifestazioni. Autobus che solo i giovani possono affrontare. Io ci lascerei le gambe prima ancora di arrivare.
Si arriva in una Roma assolata e allegra. Arriviamo presto e già la Piazza è colorata e piena di allegro vocio. Noi abbiamo appuntamento alle 13 o 13,30 davanti al cinema Moderno, ma ci arriviamo abbastanza presto dopo aver telefonato e fatto raccolta di amici romani e non. Qualcuno di loro deve andare in testa del corteo perchè sono quelli del Comitato 15 ottobre, c’è tanta allegria, la gente non sembra molta però, ma a noi non importa, chi c’è c’è, e anche gli studenti devono arrivare dopo essersi raccolti davanti alla Sapienza.
Chiamo mio figlio: tutto bene, stanno riunendosi per partire verso Termini. I gruppi della Palestina non si vedono. Noi indossiamo le bandiere per fare richiamo. Arrrivano ragazzi da Milano e alcuni giovani romani e un’altra ragazza da Venezia che è partita più tardi.
Siamo allegri e ottimisti, dietro ai nostri sorrisi però ci sono dei dubbi e delle tensioni (oppure pare solo a me). Non ci possiamo credere. Avevamo visti i mezzi dei carabinieri, in un angolo della piazza, e c’era qualcosa di strano: vicino ad una camionetta c’erano carabinieri con dei personaggi che carabinieri non sembravano proprio. Alcuni seduti dentro, altri che rilassati parlavano all’esterno. Fra di noi non abbiamo esternato quello che ci era venuto in mente. Eppure anche Mario aveva annotato la cosa. Non si può immaginare che, se ci fosse stato qualcosa di dubbio, lo facessero così alla luce del sole. Erano i miei retaggi da sessantottina a parlare, sicuramente. Insomma carabinieri e dimostranti dall’aspetto poco rassicurante, insieme in un guazzabuglio a dir poco sconcertante. Ma tiriamo avanti.
Mi son detta: ma cosa vai a pensare, se fossero infiltrati, perché mostrarsi alla luce del sole, sono troppo pochi, verrebbero isolati, ma che diamine. Forse mi sono sbagliata o forse il pericolo non veniva da lì, non ne sono sicura  e non lo sarò probabilmente mai.
Raccogliamo altri con la bandiera palestinese e con quelle della Flotilla, ma il furgone non arriva, poi mi chiamano al cellulare: venite a Termini che il gruppo parte da lì, il furgone è rimasto imbottigliato. Andiamo raccogliendo un po’ di persone per strada. Fortunatamente il nostro gruppo è riconoscibile per le bandiere e ci si ricompatta a Termini. Ci abbracciamo e riconosciamo i nostri amici di Facebook. E’ bello trovarsi e riconoscersi, è rassicurante. Intanto gli studenti sono arrivati alla stazione e mio figlio riconoscendo le bandiere mi raggiunge. Ci abbracciamo e siamo ottimisti e contenti. Sarà una grande manifestazione.
Quelli del Comitato sono già partiti da un po’. Ci chiamano per sapere di noi della Palestina, dove siamo. Io rispondo che non siamo ancora partiti anche se dovevamo partire in quinta posizione. Quelli ci dicono che sono ad una decina di minuti da Piazza S. Giovanni. Ma allora chi c’è dientro di loro se noi non siamo ancora partiti? Non riusciamo ancora a pensare che il corteo possa essere così lungo e numeroso.
Partiamo e si va lenti, ma è bellissimo, ci sono famiglie con bambini in carrozzina, c’è musica e allegria, qualche slogan, tanti sorrisi.
A metà Via Cavour mi arriva la telefonata di quelli del Comitato e dicono che gli studenti di termini sono bloccati da Black Blocs che stanno provocando disordini. Chiamo mio figlio, che dice: no, qui tutto tranquillo, siamo tantissimi ed aspettiamo di confluire nel corteo. La cosa mi rasserena. Richiamo quelli del Comitato che sono già entrati a S. Giovanni. Si tranquillizzano pure loro. Ma ad un tratto noi cominciamo a vedere le macchine con i vetri sfasciati e una banca con le vetrate sfondate. Ma allora da qui i Black Blocs sono già passati?
Mi telefona la mamma della ragazzina a cui dovevamo dare supporto: oddio le immagini che la televisione ci manda sono terribili, c’è una guerra in atto. Lei grida ed io sono sconvolta. Ma come? qui è tutto tranquillo. Richiamo mio figlio e non sono ancora partiti, anche lui mi conferma che è tutto tranquillo, e mi rasserena il fatto che siano ancora lì. Intanto noi vediamo la prima macchina bruciata e già spenta dai Vigili del fuoco e altre macchine sfasciate, altre vetrine sfondate. Ma che furia è passata di qua? Dai furgoni, partono i primi appelli di calma e di non accettare le provocazioni. Proprio in quel momento una trentina di giovani mascherati ci superano e il corteo si ritrae come fossero appestati. Qualcuno grida: “Siete fascisti!” “Fuori, fuori, fuori!” Ma la gente ha paura, si sente, si capisce. Dietro a questo manipolo ci corrono un po’ di ragazzi a viso scoperto, sembra che abbiamo visto il messia. Ragazzini che forse per la prima volta vedono il male, l’odio puro e ne vengono affascinati. Ho pensato che non potevano avere l’età per conoscere davvero la rabbia e la delusione, che erano solo ragazzini in cerca del gioco e della grande avventura. Dio santo, ma che potevano farci quei ragazzini? Quale pericolo potevano essere per noi, per il movimento che si era messo in cammino oggi?
Mi ritelefona la mamma disperata: non riesco a parlare con mia figlia, per televisione fanno vedere una guerra, hanno bloccato via Labicana e hanno messo a ferro e fuoco una caserma e occupato una chiesa, per favore vai a prendere i ragazzi e portali via. Sono spaventatissima, chiamo in testa al corte, sono già da un po’ in piazza S. Giovanni che è gremita. La polizia lì sta caricando e non si sa bene perché, il corteo è già tagliato in tre tronconi, c’è del fumo nero e alto che vediamo pure noi. C’è un ferito grave. C’è che quelli in piazza S. Giovanni stanno scappando, cercando di allontanarsi dalla polizia e dai violenti. Richiamo mio figlio, ma non riesco ad avere la linea. Parlo con Patrizia che parla col megafono del furgono e che mi conferma che c’è una guerra in corso. Passa un’ambulanza che risale Via Cavour, da dove siamo venuti. Io blocco Mario e gli dico: torno indietro vado dai ragazzi. Lui mi dice di non esagerare, che se stiamo calmi e non ci facciamo provocare tutto andrà bene. Eh no che non va bene, io ho Marco e Shaden in coda al corteo e loro non sanno niente, stanno solo aspettando di partire e magari a Termini questi quattro energumeni stanno facendo il caos e magari la celere carica e ci rovinano i figli.
Forse a tratti sono melodrammatica, ma non riesco più a stare nel corteo, ormai non ho più voglia di manifestare, ho già consegnato la mia bandiera della Flotilla a qualcuno e non ho che il pensiero alla coda del corteo.
Mario sa che non può fermarmi e sa che me ne andrò anche senza di lui, sa che ne sarei straziata, ma che non posso continuare. Intanto chiamo mio figlio e non riesco ad avere la linea. Mi chiedo dove sono le “mamme” che erano partite con noi. Poi al ritorno saprò che come cani da guardia hanno piantonato il corteo degli studenti, ma senza nessun potere. I padri chiamavano spaventatissimi e loro non riuscivano a cavare i loro figli o figlie dalla manifestazione.
Mario si decide: torno indietro con te e assieme a noi viene Mirna, la nostra amica brasiliana. Mio cognato e sua sorella hanno fatto un’altra strada e hanno visto gli scontri, mi chiamano e confermano che è davvero una guerra.
Risaliamo il corteo e solo allora la realtà ci appare in tutta la sua forza e anche la sua innata debolezza: c’è una marea, ma che dico, un oceano di gente, che non sa niente e non ha visto niente. E i ragazzi sono ancora alla stazione Termini. Sono ore che aspettano di partire. Mio figlio mi rassicura: ma dai, non fare la madre in ansia, qui è tutto tranquillo. Io cerco di fargli capire che magari lì sembra  tutto tranquillo, ma non riesco a spiegargli che risalendo la strada io mi incontro con una distruzione che prima non c’era? Come faccio a fargli capire che se arrivano al Colosseo, siamo perduti?
Facciamo una fatica boia a risalire contro corrente, non c’è spazio, e dobbiamo ritagliarci gli spazi con decisione. La gente ci guarda come fossimo dei matti. Più si risale il corteo e più c’è gioia ed allegria, come se fosse la giornata più bella della vita. Non sanno che sotto, alla fine della strada, c’è l’inferno. Ma perchè nessuno ferma il corteo? Ma perchè non li deviano su un altro percorso?
Mi richiama la mia amica e mi dice che persino la polizia sembra non riuscire a fermarli, Almeno da quello che mostrano in tv. Mi viene un sospetto: e se non volessero fermarli? Poi mi do della “complottista” da sola, non è possibile che siano così folli da mettere in pericolo… quanta gente? Un milione, un milione e mezzo di persone? Esagero? Faccio un po’ il conto della strada percorsa dal corteo, e dal tempo che il fronte della manifestazione è arrivata a piazza S. Giovanni che era già parzialmente piena. Sono quasi 2 ore che io vedo gente davanti e gente dietro e dietro ancora e non finisce più. E dietro c’è un mondo intero, con le famiglie e le carozzine e le bandiere di tutti i colori e l’allegria negli occhi: che grande e bella giornata oggi!
Richiamo mio figlio. Gli studenti sono entrati nel corteo. Maledizione e adesso? Mi dice più o meno dove si trovano, sono solo all’inizio mi spiega qual è il camion dietro al quale si trovano. Dice di stare calma. Ma ragiona, come faccio a stare calma se so dove vi state infilando. Sento che la sua pazienza è al limite. Ma i miei nervi sono già saltati e non posso dirgli togliti da lì e cercami Shaden perchè lui è un uomo e prende le sue decisioni e Shaden non so nemmeno dove sia. Nemmeno la mia amica lo sa.
Intanto il mio telefonino dà segni di cedimento, la batteria si sta scaricando. Sfrutto quello di Mario, che nel frattempo ha cercato degli amici che stanno in mezzo. Quello più giovane ci fa promettere di stare lontano dai disordini, ci fa giurare. Ma che cazzo sta succedendo.
Finalmente vedo gli studenti, sono moltissimi e organizzatissimi, forse hanno anche un sistema di sicurezza, forse hanno imparato pure loro ad usare i Katanga, come facevamo noi dopo il ’68. Ma questo servizio d’ordine è fatto da ragazzini. Ma che esperienza hanno? Non ci si butta in mezzo al caos così. I primi sono gli studenti medi, i piccoli, sicuramente Shaden è con loro. Impossibile vederla. A mio figlio non posso più telefonare, non posso tirare la corda della sua pazienza. Mi chiama la mamma di Shaden dice che è sempre peggio, che non sa più cosa fare, ma poi le viene un’idea e mi dice che chiamerà i numeri che avevamo preso su Facebook della Casa dei diritti civili e di Giuristi democratici, vuole sapere dove faranno finire i nostri ragazzi. Mio cognato e sua sorella cercano anche loro di raggiungerci. Faccio chiamare mio figlio dallo zio, ma so bene che non uscirà dal corteo.
Finalmente vediamo il camion del teatro Valle occupato con musica ed allegria a non finire e dientro a duecento metri il furgone dei We camp dove stanno anche gli studenti fiorentini. Ovviamente non vedo mio figlio, come potrei, sono una marea… sono delusa, spaventata, incazzata. Com’è possibile che una bella cosa come questa diventi un incubo? Sono incazzata perchè mi hanno fatto morire di paura, perchè mi hanno cancellato la gioia di partecipare e di portare al mondo anche il mio messaggio. Mi hanno trasformato il sogno in un incubo, hanno trasformato una giornata di sole e di colori e di musica in fumo, grigiore e paura. Sono incazzata, ma contro chi? Chi sono? CHI? E perché? PERCHE’?
Arriviamo finalmente a Termini e incredibilmente la piazza è ancora piena.
E’ quasi buio e ho il telefonino quasi scarico. Lo stress mi ha tagliato le gambe e mi ha svuotato il cervello. Per i ragazzi non posso fare molto né con il telefonino né con la mia buona volontà. Entriamo in stazione e ci mettiamo al bar d’angolo. Mario chiama mio figlio che mi parla e mi rassicura, il loro corteo è stato deviato… era tempo, ho un sospiro di sollievo, limitato, ma sollievo.
Richiamo gli amici in testa al corteo, anche loro si sono ricompattati e stanno andando verso la Piramide e si troveranno lì con gli studenti e i gruppi che si sono trovati tagliati fuori. Da quel che so il furgone della Palestina e della Rete romana per la Palestina si è trovato vicino agli scontri e non so che fine ha fatto. Chiamo Valentina che era rimasta con gli altri. Mi dice che è in piazza Vittorio, che sono venuti via di fronte a quel macello. Richiamo la mamma che è rimasta a casa e dico di restare calma, che i ragazzi sono stati deviati e non dovrebbero incontrare problemi. Ma tutto è stato rovinato, tutto sembra macerie di sogni ed illusioni.
Alla fine, fino a che mio figlio non chiama Mario per dire che se ne stanno tornando ai pullman e che mi manderà un messaggio quando arriverà a Firenze, io non riprendo a respirare. Il mio cellulare è morto, non prima di ricevere questo messaggio da Shaden una ragazzina di 17 anni italopalestinese piena di coraggio:
Ho sentito la mamma, tutto ok. Sto tornando indietro. Non potevo tornare indietro prima, perché dovevo partecipare a questa Italia che amo, perché è questa l’Italia in cui voglio vivere e che spero, scontri estremi a parte. Baci Shaden“.
E a questo punto mi è venuto da piangere.

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  1. Cara, carissima, ti chiamo quando sei un po’ più calma. Avrei voluto tanto essere lì io a darti un po’ di manforte. Non lasciare che questi inifltrati spupazzati da chi sappiamo vi distolgano dal vostro corso. Dal nostro corso. Perché anche noi in realtà eravamo qui. Ho visto i disordini ieri pomeriggio dal computer nella libreria di due miei amici librai. lei, romana, sapeva bene il percorso, aveva capito che i punti dell'”attacco” erano stati studiati a dovere, ben congeniati.
    “Se gli infiltrati fanno casino in quel punto, il corteo si interrompe per forza”.
    e poi sotto i denti “cazzo di servizi segreti”.
    Ci sono andati di mezzo alche i poliziotti giovani, quelli che non organizzano ma obbediscono agli ordini e si ritrovano con le gambe rotte.
    Questa storia l’ha capita anche Alemanno, il che è tutto dire. Ho sentito le sue dichiarazioni al Tg3 ieri sera e sono rimasta di sasso. Pensavo che l’avesse clonato una specie aliena.
    Ti lascio con questa chicca che Kossiga vomitò nel 2008. Un bijeux, sta rimbalzando un po’ dovunque su fb.

    “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. (…) Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”. Francesco Cossiga 2008

    • Sì ricordo bene cosa scrissi e pensai di Cossiga quando fece queste affermazioni,.. e preferisco non ripetermi visto che non l’ho compatito neanche come malato di demenza precoce. La strategia c’era sicuramente, magari raffazzonata e per scopi meno ideologici di quello che pensiamo, almeno mi sto facendoquesta idea. Che ci sia qualcuno che vuole mantenere la sua posizione e vuole estromettere qualche altro perchè è una mina vagante? Le teorie di Bruno le trovo azzeccate, ma non ho ancora le idee troppo chiare. Lunica cosa che so è che il governo che abbiamo e uno dei più vergognosi e schifosi degli ultimi millecinquecento anni….. 😦

  2. Scusa per tutti gli errori di digitazione, buttato giù di getto. Correggi pure senza problemi.

  3. io ero a 700km di distanza, nessuna notizia, perché Pietro (mio figlio) aveva il cellulare scarico. Puoi immaginare come abbiamo passato la domenica.
    Tutto bene: sano e salvo, ma deluso e sconfortato.
    Di nuovo, mi assale un senso di impotenza: non è il Paese che meritano, quest’Italietta. Non ho parole di speranza che risuonino vere, per lui.
    Ciao Ross
    Nicoletta

    • Cara Nicoletta me l’avessi detto mettevo anche Piero sotto la nostra ala protettrice e avrei chiamato pure te, fino allo scarico totale del cellulare. Ad un certo punto, rasentando il massimo del ridicolo ho pensato di mettermi in mezzo tra il corteo e gli studenti dove c’era uno spazio consistente e gridare di fermarsi e cercare di spiegare tutto. Mi avrebbero presa per matta e mio figlio si sarebbe vergognato da morire. Non l’ho fatto per fortuna. Non me lo avrebbero perdonato. A volte essere madre va in conflitto con quello che crediamo fermamente. Bisogna imparare che ogni persona ha diritto di autodeterminarsi ed io questo lo so, ma fatico ad adattarmi quando si tratta dei figli, non solo del mio (per inciso)
      Ti ringrazio per le parole e spero abbiate recuperato un poco anche voi
      Un abbraccio
      Ross

  4. Cari Franca e Mario, avevo seguito in rete quanto stava succedendo sabato e mi ero immaginato in quale drammatico stato d’animo avreste vissuto i fatti e soprattutto pensavo ai rischi che avreste potuto correre. Il racconto di Franca che leggo qui permette oggi di capire come poteva essere vista o non vista la sequenza degli avvenimenti da parte di chi partecipava al corteo, ed in qualche modo mi conferma quella che era stata una ipotesi che avevo cercato di darmi per capire il “come” poteva essere successa. Intanto sono almeno contento che voi ed i vostri cari ed amici non avete avuto danni…e tiro un sospiro di sollievo.Sono certo che, dopo la grande delusione che ben traspare dal vostro racconto, avrete modo di analizzare con calma il tutto in questi prossimi giorni. Vi confermo che posso essere da voi sabato. Fatemi sapere se va sempre bene. Vorrei qui commentare una notizia , che è stata riportata anche da Martina, quella relativa all’intervista di Cossiga, che ha avuto immediatamente una enorme circolazione in tutto il web in lingua italiana( l’ho segnalata anch’io, senza commento ).La sua diffusione massiccia in questo momento a me pare “sospetta”, proprio perché suggerisce platealmente un metodo ed una strategia “vecchia”, nel medesimo tempo in cui lascia supporre genericamente una continuità con il passato nei metodi di gestione di queste cose da parte dello Stato italiano e dei suoi servizi cosiddetti segreti. Sarei dell’idea che le cose oggi sono andate diversamente che ai tempi in cui Cossiga era ministro dell’interno, per il semplice motivo che, quanto è stato con evidenza organizzato aveva un obiettivo riferito alla situazione attuale del governo Berlusconi e la sua sopravvivenza. Ora le parole di Cossiga ( che colpiscono sempre per la grossolanità dei “consigli” …) sono state riportate fuori dal contesto in cui stavano, con l’intenzione chiara di “suggerire” la chiamata in causa di Maroni, quale attuale “ministro dell’Interno” come possibile responsabile ( sia che ne fosse al corrente, sia che NON lo sapesse ! ). Allora corre l’obbligo di chiedersi perché Maroni, e quanto conti lui per il futuro di questo governo. Non vi sembra che questa “news” ( che nuova non è )coincida con la “novità” ( ben raccontata da “Presa diretta” di Iacona ieri sera ) che la Lega si sta spaccando, e che proprio QUESTO è il pericolo IMMEDIATO per la sopravvivenza politica di B. ? Fantapolitica ? Vi abbraccio!

    • Le tue parole meritano davvero una riflessione… e davvero pongono altre domande e contemporaneamente altre risposte. Ne parleremo sabato che ovviamente resta confermato, sappimi dire l’ora di arrivo e ti veniamo a prendere.
      Un caro saluto
      Ross

      • Non ho, caro Bruno, molto da aggiungere a quello che ha detto Franca e a quanto ho dichiarato seminando la rete. In realtà mi mancano ancora molte tessere del mosaico. Per me ora è il momento dell’impegno, nel mio umile contributo, perché tutto questo non si fermi per atti vandalici.
        A presto

  5. L’articolo è impeccabile, sotto ogni punto di vista! Ma attenzione alla sezione “commenti”. Può essere quello il “cavallo di troia” del tuo blog. Evita, a seguito di provocazioni, di trascendere nel turpiloquio, nella volgarità, nell’iconoclastia e soprattutto nell’invettiva “violenta”. La violenza difatti ti pone automaticamente dalla parte del torto, ed annulla qualunque merito tu possa avere. Come del resto è successo agli “Indignatos” che manifestavano a Roma il 15 Ottobre. La falange violenta di “Infiltrados” ne ha vanificato il messaggio. Tutto studiato ad-hoc per boicottarli? Leggilo su:
    Perdono gli “Indignatos”.Vincono gli “Infiltrados” (pilotati da Qualcuno?)

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