Mario

Certe donne…

In Donne on 12 ottobre 2011 at 21:48


Stamattina ho passato un po’ di tempo a leggere in rete notizie e post di blogger amiche. Tutto attorno al tema “donne…” Che poi le donne non sono tutte uguali, come non lo sono gli uomini, ci mancherebbe! Il mondo sarebbe una noia fatto di tanti manichini tutti uguali. Per fortuna o per disdetta il mondo è variegato e le donne pure. Se poi viaggi in rete, ne senti di tutti i colori, ma basta anche parlare con le amiche o assistere a qualche convegno per avere una idea più precisa.
Faccio un esempio: alcuni giorni fa ironizzavo su di una tale Terry che avrebbe potuto vendere la madre per frequentare gli ambienti giusti, quelli che ti consentono di fare la “bella vita”, tanto per capirla e che ha messo e mette il suo corpo a disposizione degli altri a scopo di lucro. Contemporaneamente sono andata a vedere il film di Simone Betton “Rachel” che parla della giovane attivista americana Rachel Corrie morta sotto un bulldozer mentre tentava di fermare la demolizione di case palestinesi nel territorio di Gaza. Ragazza, carina e fragile, che metteva il suo corpo quale barriera tra l’ingiustizia e i perseguitati, senza nessun tornaconto se non quello di sentirsi almeno utile in un mondo che se ne frega degli altri.
Sembra difficile avvicinare queste due tipi di donne ed in effetti lo è, sinceramente non lo tento nemmeno. Sempre di donne parliamo, ma di donne con valori completamente diversi, cresciute in modo diverso. Persone che hanno nutrito i loro corpi per scopi diversi, che hanno saputo dare di loro la parte migliore che avevano.
Ora non ci resta che capire quale sia la parte migliore di una donna e, sebbene comprenda che qualcuno, senza farsi sentire, ha pensato che parlassi della patonza, confesserò che invece intendevo: il cuore, la generosità e l’impegno.
Cuore contro patonza = 3 a 0
Inevitabilmente io sto dalla parte dell’impegno, dalla parte delle donne che sbagliano, ma che lo fanno con il cuore. Con quelle che crescono i figli nelle difficoltà, in cattività e senza sostegno. Quelle che lottano per la loro vita e la loro libertà e quelle che si dannano per i figli e a volte per i compagni meritevoli, oppure per niente, come succede spesso nella vita.
Molte volte sono stata giudicata dalle donne: sprezzante o altezzosa e dagli uomini, in qualche modo, poco femminile. Con quelle donne io non ho molto da condividere e non riesco a provare quell’empatia che in genere mi contraddistingue e così anche con quegli uomini non sono me stessa, rilassata e disponibile com’è nella mia natura. Certe donne sanno dare il meglio di sé solo in certe condizioni.
Ci sono donne schive che diventano leonesse per difendere i loro bambini e donne intelligenti che rinuncerebbero alla loro dignità per un adeguato tornaconto. Come si fa a parlare di un genere unico, come se fosse un’unica persona o come se avesse un’unica personalità? Le donne sono tante ed è impossibile etichettarle in un unico contenitore. Altrimenti dovremo farci entrare dentro alcune donne con certe qualità e altre con qualità diametralmente opposte. Come ad esempio le donne madri e quelle che sopportano solo da lontano i figli degli altri, ma anche chi non considera minimamente la maternità e chi pure odia i bambini. Suppongo che quando si parla di Donne io penso che si stia parlando di certe donne ma è un errore, un immaginario tutto mio che cancella le tipologie di donne che per me risultano inaccettabili.
Ricordo un giorno che stavo al mercato della mia città distribuendo, con delle amiche, un opuscoletto sulle richieste in ambito locale e nazionale, per veder riconosciuti di più i diritti di genere e anche per richiedere di migliorare dei servizi necessari al quotidiano, come assistenza all’infanzia, alla vecchiaia e alla parte debole della società. Una vecchia segaligna e acida si è fermata e ci ha riempito di parolacce: “Ma cosa volete? Più Libertà? Ma non vedete che ne avete anche troppa. Tornatevene a casa, come si è sempre fatto. A voi non basta, volete andare a lavorare per fare le puttane e lasciare i vostri bambini abbandonati da soli. Hanno ragione i vostri mariti a darvele, e a chiudervi in casa. (E tanto per cacciarcelo bene in testa) Siete tutte puttane!” Sia chiaro che a volantinare erano tre donne per la cui età, la fertilità era un ricordo ormai lontano. Comunque questo dimostra che le donne si dividono in “certe” e in “certe altre” e molto spesso le une sono le nemiche acerrime delle altre. Per quale motivo? Non saprei, ma ho il sospetto che c’entri molto spesso l’invidia e su questo devo dare ragione alla Terry nazionale che di patonze e di invidie lei se ne intende un sacco.

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  1. “Tante, libere, consapevoli”…diceva un cartellone il 13 febbraio 2011…
    mi hai fatto pensare con il paragone del diverso “uso” del proprio corpo tra Terry e Rachel, così uguali, ma mai così diverse!
    Mi sono sempre piaciute cose piuttosto maschili tipo il calcio o la boxe al posto della danza classica, o comunque sport e interessi piuttosto agonistici e competitivi per una bambina considerata tranquilla e pacata. Forse un po’ ti assomiglio, non sono mai riuscita ad essere una brava,obbediente e perfettina donne di casa, anche solo per il semplice fatto che dovevo dire sempre la mia versione dei fatti…forse tutte le nostre insicurezze sul non essere adeguate si dissolverebbero se semplicemente accettassimo questo dato di fatto, confermato anche dal tuo pezzo, l’essere così, semplicemente diverse e così semplicemente noi stesse!
    Salutissimi!

    • Cara Francesca, scrivendo questo post mi sono trovata a pensare che il mondo non è come lo vedo io, ma come è davvero nella realtà. Con questa semplice presa di coscienza mi rendo conto che parlare di donne, morale, dignità, uomini, elettori, giovani o qualsiasi altra cosa, è parlare di una cosa complessa e anche molto diversa da quella che credo. Io sono una donna complicata, come credo lo sia tu, ma non siamo uguali seppur simili, e cerchiamo di difendere la nostra idea di donna. Non riusciremo mai a difendere la Donna totale. Ecco che questa difficoltà che quando ero giovane io forse era un po’ meno sentita, e dico forse perchè comunque c’erano le ragazze “bene” che cercavano cose che non cercavo io e non le sto qui ad enumerare, c’erano le signore, quelle che vivevano all’ombra dei loro uomini, le donne moraliste ed incapaci di avere un sogno per cambiare una realtà che loro ritenevano giusta e in cui si trovavano bene, insomma oggi il divario è molto più evidente, nel tempo sono stati sdoganati comportamenti che avrebbero fatto inorridire la generazione del 68 (la mia) e non ci si sente più, non solo su questo, appartenenti ad una classe riconoscibile.
      E’ vero che se fosse stato per me avrei voluto poter essere una donna migliore, ma in questa società ho potuto essere quella che sono, forse troppo poco per le mie aspettative e probabilmente pure tu capirai nel tempo che mille legami ti hanno trattenuto e al di là dell’aspetto chieto del tuo apparire, tutte le ribellioni e le idee non hanno potuto essere valorizzate, ma certamente continuerai a riconoscerti nel genere femminile, che è l’archetipo del genere che noi ragazze ribelli e non assoggettabili abbiamo, un archetipo che esiste solo parzialmente, ma che difenderemo fino alla fine dei nostri giorni. E’ bene che questo avvenga pure. Magari col tempo le donne sapranno riconoscersi in altri valori e finiranno per assomigliarsi di più. Sì tutto sommato non sono così infelice di essere donna 😉

  2. A volte mi sarebbe piaciuto essere nata uomo. Tutto sarebbe stato così maledettamente semplice.

    • Come dicevo a Francesca, comincio a credere che il mio essere donna (e parlo del mio modo non di quello di altre) mi piace, mi ha dato possibilità e sfumature nella vita che non vorrei mai dimenticare e perdere. Ho avuto sofferenza certo, ma mi è servita per accettare non per escludere o rifiutare. Fossi stata diversa o fossi stata uomo è possibile che sarei stata dotata di altro tipo di sensibilità e non sarei chi sono oggi. Se ci penso bene non mi dispiace e sebbene qualcuno potrebbe dire che uso un giudizio moralistico sugli altri, credo per esperienza di poter dire che se giudico lo faccio solo attraverso un giudizio etico che non segue morale, ma qualcosa di più profondo e generalizzato, un valore interiore che non si basa solo su esteriorità, anche, ma non solo.
      Dai ammettilo non vorresti essere un uomo, perchè altrimenti non saresti la Martina che sei 😀

      • Non è detto che la Martina che sono mi piaccia particolarmente… ma forse questo lo hai già intuito 😉

  3. Forse noi donne ci facciamo troppa autoanalisi. In questo ammetto di essere invidiosa dei maschietti. Non esiste un universo femminile “tout court” ma esattamente come non esiste al maschile. Solo che gli uomini lo accettano, mentre noi andiamo giù pesante con lavorio di autoanalisi ed autocoscienza sul cosa siamo, da dove veniamo, dove andiamo e come siamo diverse ma, in fondo, tanto uguali. Io credo fermamente che la questione di “genere” deve essere affrontata in maniera intelligente, consapevole e soprattutto COSTRUTTIVA. Altrimenti ricadiamo nelle trappole sub culturali che per millenni ci hanno limitato. Io sono IO prima di tutto (sia sociologicamente che psicologicamente), poi sono donna, madre, compagna, figlia, ecc. ecc. Ma questi sono ruoli non aspetti inalienabili del mio essere.
    Ora scappo, probabilmente non sono stata chiarissima..ma ci sarà tempo e modo di chiaririci. Un abbraccio a tutte/i (non siamo sessiste/i) 🙂

    • No Sara sei stata chiarissima, effettivamente come diceva Simone de Beauvoir: “Non si nasce donne, si diventa”. In effetti noi siamo primariamente noi con tutto il nostro bagaglio, soprattutto il bagaglio pesantissimo della nostra educazione che pesa sempre di più a seconda dell’ambiente in cui siamo nate e dall’esperienze che abbiamo vissuto. E dovremmo vivere il nostro genere con intelligenza, consapevolezza e costruttività, ma toppiamo quasi sempre nei limiti che ci vengono assegnati assieme ai ruoli, Essere primariamente se stesse è un bel dire, ma quando mai non ci si lascia coinvolgere dai legami e dai piccoli ricatti quotidiani, non è solo predisposizione all’empatia, ma è anche vera imposizione soociale, ma forse pure io non so se riesco a spiegarmi… Mi sa che i maschietti sono stati contenti del tuo abbraccio senza condizionamenti di genere 😉

  4. Io amo le donne ma ne amo soprattutto una in particolare. Grazie di essere diversa e solo uguale a quella che sei. E’ questa differenza che rende irripetibile quello che provo quando ci sei e anche quando non ci sei e non riesco a non pensarTi. Lo vuoi capire, testona, che non mi hai lasciato alternativa. Ci sono le donne e una Donna. E quella donna non puoi che essere tu. Per il resto credo che le donne, cioè il genere, abbiamo una piccola marcia in più. Siate orgogliose di essere donne. E in fondo, pensando a Terry, debbo concludere che ci sono tanti uomini che si vendono per meno. E’ solo che un mondo dipinto al maschile li giudica con meno severità.

    • Forse sul fatto che ci siani uomini che si vendono per meno hai ragione, tralaltro di loro non si parla mai: Ha ragione Sara siamo troppo critiche con noi stesse, non impareremo mai a non dividere il mondo per genere 🙂
      Del resto non parlo. troppo imbarazzante, piacevolmente imbarazzante 😉

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