Mario

La casa degli armadi

In amore, personale on 26 settembre 2011 at 10:23

Era sera ed ero in una casa nuova, grande, piena di porte, di finestre e di porte finestre che davano su belle terrazze. Era una bella casa sì, ma io non ci stavo a mio agio, mi sentivo un po’ prigioniera, anche perchè non riuscivo a chiudere tutte le porte degli armadi e quelle delle terrazze e anche gli armadi che stavano nelle terrazze. Io odio stare in una stanza con le ante dell’armadio aperte. Io sono armadiofobica. In una stanza con l’armadio aperto non ci dormo. E stavo lì a chiudere le ante ed ero incavolata perchè chi le aveva aperte se ne fregava delle mie manie e sapevo che lo faceva solo per darmi fastidio e per tenermi occupata. Ma quanti armadi aveva quella casa! Io non ci potevo stare in una casa così. E lì c’era Giorgio. Che strano dopo quattordici anni c’era lui ad aprire gli armadi della mia vita.
E io avrei dovuto essere contenta. In fin dei conti era tornato, ma a pensarci bene io avevo un’altra vita e ormai non volevo più che tornasse. Ma che ci favevo nella casa degli armadi? Certo, avrei dovuto essere lì, perchè io con Giorgio ero sposata, ma la mia vita io la vivevo con Michele e per Giorgio non c’era più posto. Ma avrei dovuto dirglielo a Giorgio e non sarebbe stato facile, avrei anche dovuto avvisare Michele che sarei tornata a casa tardi, ma avevo tutti gli armadi da chiudere e Giorgio teneva sotto controllo il mio telefonino. Strano che Michele non chiamasse, sembrava sapere che…, ma cosa sembrava sapere? Io non volevo stare con Giorgio volevo stare con Michele, ma ero spaventata. Giorgio non aveva mai accettato di dividermi con qualcuno e non mi avrebbe mai permesso di uscire da quella casa e soprattutto aveva in mano il mio telefonino…
Ah che ansia, Michele dove sei?
Mi sveglio con il cuore in gola, come una bambina spaventata. Michele è qui e gli armadi sono tutti chiusi. Allungo la mano e trovo la sua. “Che c’è?” “Ho fatto un brutto sogno.” Mi stringe fra le braccia. “Dai adesso sono qui che proteggo il tuo sonno.” “Ma era un sogno…..” “Su dai, sta tranquilla, non può succederti niente.” “E se qualcuno ci separasse e rovinasse il nostro amore?” “Questa volta non ti perderò e lottero come un leone per tenerti.” Spegne la luce e mi si mette vicino. E’ straordinariamente bello il buio insieme a lui se gli armadi di casa sono tutti chiusi.

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  1. Vorrei poter cancellare tutti i tuoi brutti sogni. Non sono frequenti ma vorrei liberartene ugualmente. Ma solo in sogno puoi pensare che non sono già lì. E vorrei trovarti sempre quando mi sveglio, perché mi preoccupa se non ci sei. Mi sento certo di qualcosa che non va. Comunque sai anche che: chiuderò sempre tutti gli armadi e non farà entrare i fantasmi dei giorni tristi. Come faccio ancora a dirtelo mantenendo la meraviglia della prima volta? ma per me è così ogni volta che ti ripeto che TI AMO.

    • Lo fai, lo fai, avevo ben altri sogni prima e non c’era nemmeno qualcuno che sapesse consolarmi. Sono importantissimi i sogni delle persone, dicono molto, almeno così sono i miei che non ci serve Freud per leggerli ed interpretarli. Però non mi pare che da bambina avessi particolarmente paura degli armadi, eppure…. 🙂 Una ragione sicuramente c’è. Credo di aver sempre tentato di conservare dentro di me qualcosa di privato e di irraggiungibile. Ne avevo bisogno era l’unico modo per non venire totalmente massacrata. Forse anche una forma di egoismo, ma sicuramente molto per difesa. E gli armadi aperti sono i miei sentimenti e nessuno deve trovarmi senza difesa, almeno fino ad ora, almeno finchè non ho deciso di aprirli e buttare via un sacco di cose per far posto alle nuove. 🙂 Beh più o meno questo.
      Tienimi con te.

  2. Mia figlia è armadiofobica. Va in giro a chiudere tutte le ante e sportelli che io lascio aperti. Ma io li lascio aperti apposta. Nella vita reale, e non nei sogni. Vivo solo di vita reale, diurna. Di notte dormo, poco e non ricordo più cosa sogno, ormai da tempo immemorabile. Meglio, così non ho bisogno di essere consolata al risveglio. E comunque non vorrei, non saprei nemmeno a chi chiedere e come chiedere. Mi darebbe imbarazzo chiederlo. Troppe volte mi è stato detto che devo fare da sola.
    Anche mia figlia penso che non ricordi più i sogni. Ha messo su anche lei una bella corazza, vive di quello che c’è e va avanti come un bulldozer. Anche a lei è stato detto che deve fare da sola.
    Invece mio figlio vive di incubi. Ma non solo di notte. E tiene tutte le ante, le porte e gli sportelli chiusi. Forse così non entrano spifferi, di nessun tipo.
    Ma a me le porte aperte, piacciono. Io sono claustrofobica.
    🙂

  3. Non ho nessun rapporto con le porte. Le chiudo, quelle degli armadi, ma è una questione di ordine, forse estetica. Come se fossero stati ideati per stare chiusi. Non sopporto i lembi dei vestini pizzicati tra le ante; quello no. Debbo ammettere che ho sempre cercato di affrontare le mie “paure”, in qualche modo di possederle e viverci. Debbo anche dire che sono altrove, e le ritrovo solo a volte nei miei sogni, ma parlano un altrro dialetto, naturalmente. Da quei sogni se n’è uscita la mia Compagna; è uscita per entrare definitivamente nella realtà. Vivo una tranquillità che ancora mi sembra irreale. Non so compiutamente come dirlo a Lei. Tutto oggi sembra più… elementare, più comprensibile e futile. Posso fare a meno anche degli incubi. Quello che è strano della vicenda narrata è che, come per un appuntamento, la notte c’è il sogno degli armadi e poi troviamo un intero padiglione di armadi, tra l’altro con gli specchi a vetri. Armadi inc ui entrare e poi uscire. Armadi percorso. Quasi un appuntamento. Le coincidenze della vita. Martina, una sola cosa vorrei aggiungere, guarda bene Francesca e dalle un bacio per noi. Non aggiungo nient’altro, tanto ci vedremo a ne avremo di cose da dirci, anche se poi ci basta anche qualche buon silenzio. Mi piace guardare la foto di quest’estate e quella Martina quieta al sole in bikini. L’abbraccio non può mai mancare anche quando mi sollevo del compito di dirtelo.

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