rossaurashani

Profumo di una notte di fine estate

In Amici, amore, Disimpegno, musica, personale, Venezia on 29 agosto 2011 at 23:03

Succede raramente, ma succede. Sarà che il mese di agosto è stato lungo, forse solo perché non sono in vacanza. Ma la cosa non mi dà fastidio, anzi mi piace. Sarà pure perché mio figlio è tornato per lavorare alla Mostra del Cinema e quindi è a casa e mi sento serena. Insomma ieri mi sono alzata presto, ormai ho ripreso i ritmi e anche la domenica mi piace andare in cucina a prendermi il caffè senza dimenticare la pillolina per tenere bassa la pressione. I malanni dell’età, che accetto ormai senza alcun fastidio. Lui si è alzato, i cappelli arruffati e l’abbronzatura dorata sul torso nudo. Fa caldo, ma l’aria è diversa, come la luce lo è. E’ semplicemente una splendida mattina di fine estate. Agosto sta per finire e ormai le giornate si accorciano, la luce diventa di oro fulvo, e io … io mi sento felice. Lo guardo e sorrido, non gliel’ho mai detto ma a guardarlo mi scappa sempre un po’ da ridere. E mi fa tenerezza e trattengo la voglia di prendergli la faccia tra le mani e di scoccargli un bacio sui capelli o su quello che ne resta. Se devo essere sincera non lo faccio nemmeno con mio figlio, che bambinone lo è sempre stato, e che a farsi sbaciucchiare ci sta sempre neanche che i baci gli fossero mancati. E’ bellissimo quando un uomo ti fa tenerezza, lo dico perché altri uomini mi hanno ispirato altri sentimenti, ma tenerezza mai.
Lui si siede vicino a me e mi racconta tutto trafelato il sogno che ha appena lasciato tra le coperte. Ormai lo so che buona parte dei suoi sogni gli trasmettono ansia: o lui mi ha perso in qualche luogo affollato oppure io me ne sono andata lontano e lui è certo di avermi perduta per sempre. Lo guardo con quella tenerezza e gli vorrei dire che sono solo bubbole. Possibile che non si renda conto che non siamo più due ragazzini scapestrati? Gli metto in mano una tazza di caffè e cominciamo a parlare. Di cosa? Un po’ di tutto come sempre. Le nostre colazioni domenicali non finiscono mai. Parliamo saltando di palo in frasca e il tempo vola e lui torna al sogno: “Ma lo sai che sono proprio arrabbiato con te?” “Perché non te l’ho detto, che mi allontanavo?” “Non fare la furbetta, tu non me lo volevi dire e te ne sei andata, come al solito mi hai lasciato solo!”. Rido. Ancora questo gioco. “Ma dai ti ho lasciato solo una volta e tu fai così il difficile!” “Sì, è vero, ma mi hai lasciato solo per 40 anni, credimi non ne posso aspettare altri 40, non ho più l’età!” “Beh, ma comunque sono tornata”… Se badassimo a noi, il discorso non finirebbe mai. Allora cerco di distogliergli l’attenzione. “Sai ho visto per televisione una puntata della “Grande Storia” su Monsignor Romero.” “Chi? quello che faceva i film horror?” “No, quello che li ha vissuti.” E lo scambio di battute prosegue, fino a che lui si fa conquistare dall’argomento. “Lo hanno ammazzato!” Già, come tanti altri. Io parlo mentre preparo il pranzo. Lui precisa ogni mio discorso. Non gliene scappa una. Ogni tanto conto sul fatto che la memoria gli fa cilecca e io ne so una in più di lui o almeno tento. Ridacchia. Ridacchio. Squilla il telefono. E’ una coppia di amici, più giovani di noi, che abbiamo ospitato questa estate al mare. Ci piacciono e noi piacciamo a loro. In questo caso la differenza di età non vale. Vogliono passare con noi il pomeriggio e la sera. Ok, a tutti fa piacere. Ci prepariamo di corsa e usciamo. Lui dice: “Mai visto una donna più veloce di te a prepararsi per uscire.” “Beh, che dovrei fare? Il restauro della Capella Sistina? A me non serve, fortunatamente sono nata bella!” Ridiamo. E’ bello avere sempre un motivo per ridere. Ci scorazziamo gli amici in giro per la città, loro vengono da fuori e a guardarla è sempre un bel guardare. Ormai sono pratica. Ne conosco di storie e aneddoti. Conosco anche cose che non so più dove le ho lette e pure io mi stupisco di conoscerle. Lui completa la lezione. E parla anche troppo bene della città perché la ama quasi di più che si trattasse della più bella donna che abbia mai incontrato. Non sono gelosa, almeno non lo sono di Venezia. I ragazzi rimangono incantati. Gli faccio provare l’ebbrezza del tentativo di superare la colonna della piazza, un po’ troppo panciuta, che sbilancia fino a farti cadere. Ovviamente non ce la fanno, ma si divertono come bambini. “Che facciamo stasera?” “Ho un’idea, stasera è la serata finale dell’Estate Village, ve la sentite di mangiare alla “Sagra della salamella” e ad ascoltare o ballare un po’ di “liscio?” Mi guardano con gli occhi sgranati, non ci credono, e fanno bene, nel “liscio” non ci riconoscono. Ci godiamo il tramonto dorato dal Canal Grande e partiamo per l’avventura… notte e musica alla “sagra della salamella”. Ovviamente non era una vera sagra e di salamella nemmeno l’ombra. Abbiamo mangiato paella e cous-cous e delle coke belle fresche. Abbiamo incontrato gente che conoscevamo, scambiando baci e abbracci. Anche i musicisti sono amici nostri e la musica, soprattutto la musica è il massimo. De Andrè, Battiato, Paoli, De Gregori, Guccini, e un ricordo infinito di Rino Gaetano (già trenta anni che è mancato, però sembrava meno!). Una serata dove il profumo delle spezie esotiche si confonde con quello dello zafferano, dove la menta s’incontra con l’aranciata e le nostre voci si fondono in un karaoke allegro, stonato e senza impegno.
Io lo guardo il mio vecchio compagno, non sa star fermo né con le mani né con i piedi. Ha gli occhi socchiusi come se gustasse un cibo sopraffino. Certo la nostra musica, certo le nostre dita che si intrecciano, e ancora qualche parola gridata nell’orecchio più che per parlare, per sfiorarci con le labbra. Lui dice: “E’ una serata magnifica. E’ perfetta!” Anch’io sono d’accordo e pure la nostra coppia di amici. E’ davvero una splendida serata, ma tutto è perfetto se si è capaci davvero di amare la vita. O forse basta solo capire che quel che succede oggi è il massimo che possiamo sognare, quello che sarà domani è ovviamente un’altra storia.

Annunci
  1. A questo punto cosa potrei aggiungere? Era una giornata splendida, è stato tutto perfetto. Certo che la scenografia era una grande scenografia. E’ facile restare incantati in Piazza S. Marco, ghuardando la laguna. Vedendo le navi da crociera passare. Il sole che si infrange sulle onde in mille scheggie d’oro. Ma qualsiasi cosa dicessi non aggiungerei nulla. Ho sempre pensato che una donna può dare la vita ad un uomo. E’ quello che stai facendo. Come ti ho già detto domenica con una canzone: “perché non sono quando non ci sei”. Ma te lo dico piano, non vorrei te ne profitassi, o ti montassi la testa. “Cammino piano per non far rumore, sei come l’alba”. Amarti è la cosa più meravigliosa che mi poteva capitare. Persino aspettarti è stato un meraviglioso dolore. C’è sempre stato un angolo in cui sapevo che ti avrei trovata e lì mi nascondevo e trovavo quella serenità che oggi mi dai semprte. Ed è bello dividere con te anche i silenzi. Forse quello che ci succede oggi è il massimo in assoluto. Sei la mia grande Compagna e tutto e non so finire senza una impegnativa dichiarazione: TI AMO.

    • Mi sai mettere in terribile imbarazzo, dire queste cose proprio così davanti a tutti, beh insomma davanti ai pochi lettori che abbiamo, di cui una buona parte la storia la conosce già e che a sentirci hanno il sospetto di ammalarsi di iperglicemia acuta 😀
      Non è una gran cosa quello che ho scritto, tu lo sai che sei il mio primo ricordo di felicità assoluta e spero tanto che sarai anche il mio ultimo…. 🙂 eh dai non “toccarti” si fa così per dire.

  2. Belle parole. Si respira tutta la serenità che hai vissuto, e che continuerai a vivere.

  3. Come si fa a non essere innamorati di Venezia? 😉
    Mi mettete molta serenità, ogni volta che vi leggo, ogni volta che vi parlo.
    Non mi sorprende che siate così felici… emanate felicità 🙂
    E ve la meritate, ogni briciolo di essa, dopo tutta la *beep* che vi siete presi in faccia.
    Ogni tanto al mondo c’è giustizia.
    Un forte abbraccio a voi, amate quella meravigliosa città un po’ anche per me.

    • Non chiederlo a me. Non lo so. Sono sempre stato innamorato della più bella donna al mondo: Venezia. Credo che Ross abbia colto bene quella che per me, tra le tante, è la cosa più bella di questo nostro fantastico amore, della nostra avventura, cioè la serenità. Ha saputo capirla e trasmetterla nelle sue parole. E’ una cosa incredibile per me, una vita nuova, un mondo mai esplorato, ed è un elemento fondante di questa mia felicità. Continuertò ad amare questa città che è la mia città e la mia amante ma, lo sai, io non sono geloso di questo amore. A presto e un grande abbraccio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: